Mistify: Michael Hutchence – #RFF14

Richard Lowenstein firma questa preziosa testimonianza, presentata all’ultima Festa del Cinema di Roma, e dedicata al carismatico leader di un gruppo oggi forse un po’ dimenticato dal grande pubblico, ma parte della storia musicale degli anni novanta, gli INXS: parliamo di Michael Hutchence. Grande amico del cantante, il regista ha firmato anche molti dei loro video musicali, ed è pienamente percepibile la sintonia che riesce a scaturire da questo lungometraggio, giocando sul connubio tra la semplicità e le mille sfaccettature di un’anima difficile.

Chi è Michael Hutchence? Di origini australiane, nato il 22 gennaio 1960, veniamo introdotti dalle immagini sullo schermo alla sua infanzia e adolescenza in giro per il mondo, soprattutto in seguito alla separazione dei genitori; poi arriva il primo album con gli INXS, in cui è la sua voce calda e potente a fare la differenza; poi il successo; poi le varie pressioni mediatiche.

Interamente composto da immagini di repertorio, relegando al fuori campo le voci di chi lo ha conosciuto e amato, e ne conserva il ricordo ancora oggi; e così c’è la vacanza in Italia con la collega e compagna Kylie Minogue, uno dei grandi amori della sua vita; c’è la nascita della figlia Tiger Lily, le confessioni, le insicurezze (sia a livello artistico che emotivo), l’essere ancora incompleti, in cerca di definizione, mentre il resto del mondo sembra avergli già dato un’etichetta precisa.

C’è un momento preciso in cui questo documentario sveste i panni della “biografia” per tuffarsi in acque ben più trascendentali: succede quando, a causa dei gravi traumi procurati dall’aggressione di un tassista, il cantante perde l’olfatto e il gusto; proprio lui, che aveva amato alla follia Profumo, il romanzo di Patrick Süskind, lui, pervaso dalla voglia di gustarsi la vita al massimo. Da quel momento, del resto, la sua stessa vita non sarà più la stessa, così come i suoi modi di fare, quasi si fosse spezzato un incantesimo; così si è gradualmente portati a pensare che il suo gesto estremo, la morte per asfissia, fosse assolutamente premeditato; un gesto forse emblematico di quel disordine interiore sempre presente in lui, ma sicuramente acuitosi nell’ultimo periodo della sua giovane vita.

Un uomo che, sul palco e al di fuori, stregava chiunque con la sua sensualità e il suo conseguente sex appeal, nascondeva un ragazzo dolce e troppo fragile per il mondo dello spettacolo, totalmente distante dall’immagine tipica della rock star aggressiva e sregolata.

Mistify: Michael Hutchence è un documentario inconsueto e inaspettato, nella misura in cui diventa preponderante l’aspetto introspettivo più intimo dell’artista, lasciando in secondo piano gli aspetti legati figura pubblica che la sua carriera musicale ha contribuito a plasmare – un po’ come lo stesso Hutchence avrebbe certamente voluto. 

Cristiana Carta

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