Spider-Man: Brand New Day, la recensione – Crescere, che fatica (ma che soddisfazione)!

Spider-Man: Brand New Day sta per approdare al cinema, ma come ci è parso questo nuovo capitolo del franchise ragnesco? Di certo più adulto e ancorato alla realtà, ma vediamo insieme se e quanto questo approccio può aver effettivamente giovato alla saga.

È già tempo di un nuovo film di Spider-Man, e questa volta sarà il titolo, ma come dicono anche i BTS in 2.0That’s right, feels like it’s brand new“. Perché Spider-Man: Brand New Day riparte sì da dove ci eravamo lasciati dopo No Way Home, ma con un montaggio niente male ci mostra fin da subito come è cambiata la vita di Peter Parker (un Tom Holland sempre più padrone del ruolo) – e di rimando anche dei suoi amici, Ned (Jacob Batalon) e MJ (Zendaya), dimentichi di quello che fu l’ultimo pezzo del puzzle a causa dell’incantesimo di Doctor Strange – negli ultimi anni.

Ritroviamo dunque un Peter stanco, provato, quasi completamente alienato dalla sfera sociale salvo per un contatto telefonico con la Detective Jean DeWolff (Liza Colón Zayas), che aiuta quotidianamente combattendo senza sosta il crimine della Grande Mela. Un Peter più che mai stacanovista, che non riesce a non buttarsi a capofitto nel lavoro, nella speranza di sentirsi non solo più utile alla società e ligio al suo dovere da supereroe, ma anche e forse soprattutto, meno solo.

Tom Holland in Spider-Man: Brand New Day

Uno stato d’animo che viene approfondito da Destin Daniel Cretton – il regista di quest’ultimo capitolo, e viene da dire anche persino più calato in questo ruolo che in quello di storyteller di Shang-Chi – e posto come ancora di una pellicola che vuole affondare le sue radici nella cruda realtà, nelle difficoltà dell’ordinario, pur mostrandoci lo straordinario (tant’è che in alcuni punti non è dissimile da uno dei più riusciti titoli Marvel finora, Captain America: The Winter Soldier).

Di grande impatto sono le sequenze d’azione, memori probabilmente anche delle dinamiche videoludiche, così come le inquadrature dal punto di vista di Spidey, che contribuiscono a restiturci questo senso di smarrimento, di ricerca di sfogo e liberazione che convivono nel protagonista (probabilmente, è il film che più di tutti finora incarna la celebre frase “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità” ).

Spider-Man vs. The Hand

Non ci si risparmia in illustri camei, che si tratti di storici villain Marvel o di compagni eroi e antieroi, e di fatto si viene a creare una più naturale convergenza di personaggi che, realisticamente parlando, abitando non solo lo stesso universo, ma le stesse strade della stessa città, sarebbe più strano non incrociare, prima o poi.

Ma qui Cretton ci rende più che credibili tali interazioni – le migliori, neanche a dirlo, quelle con Frank Castle (Jon Bernthal) e un altro personaggio di punta del nuovo MCU che tuttavia non vogliamo spoilerarvi -, e non si scoraggia nemmeno dinnanzi alla difficile sfida di introdurre il misterioso personaggio interpretato da Sadie Sink (che sì, fa proprio un bel lavoro).

Jon Bernthal a.k.a. Frank Castle a.k.a. The Punisher

Non è un film privo di ingenuità, Spider-Man: Brand New Day. Ma data la capacità di integrazione di elementi chiave del lore ragnesco e in generale marveliano, data l’abilità nel tenere salda l’attenzione dello spettatore e riuscire a sorprendere pur non affrontando la più facile delle sfide – una quarta pellicola su Spider-Man più radicata nelle difficoltà della quotidianità, in un momento di “superhero fatigue“, come piace dire a tanti ormai – e la difficoltà (superata) di non banalizzare né l’argomento, né l’aggiunta di ulteriori personaggi (certamente non facili da gestire), Cretton e tutto il team riescono a consegnare un prodotto più che soddisfacente, più che godibile, e di cui ci si può anche lamentare, volendo, ma non più di tanto (e qualcuno potrebbe persino ritrovarvi echi dell’era Raimi).

Il nuovo capitolo delle avventure dell’Uomo Ragno, infatti, ci porta più vicini alla prima parte del nome, l’uomo, lasciando pian piano indietro il ragazzo che avevamo imparato a conoscere e che, proprio come invece farebbe la sua controparte aracnide, sta mutando, e si prepara ad affrontare i cambiamenti con un nuovo sguardo al futuro. Uno sguardo che, a giudicare da quanto visto finora, ci garba e ci sentiamo non solo di condividere, ma anche di adottare noi stessi per i prossimi film in cui comparirà il nostro amichevole Spider-Man di quartiere.

Il poster ufficiale di Spider-Man: Brand New Day

Spider-Man: Brand New Day arriva il 29 luglio nelle sale italiane. I vostri sensi di ragno si sono già attivati?

Laura Silvestri

Info
Titolo originale: Spider-Man: Brand New Day
Durata: 145′
Data d’uscita: 29 luglio
Regia: Destin Daniel Cretton
Con:
Tom Holland, Zendaya, Jon Bernthal, Jacob Batalon, Sadie Sink, Mark Ruffalo, Liza Colón Zayas, Tramell Tillman
Distribuzione e Materiali Stampa: Sony Pictures, Marvel

I Fantastici 4: Gli Inizi, la recensione: primi grandi passi per la prima famiglia del MCU

I Fantastici 4: Gli Inizi è la nuova versione della prima famiglia Marvel targata MCU, e una piacevole visione carica di sentimenti nostalgici e profondità emotiva. Ma come ci si è arrivati? Lo abbiamo scoperto al Giffoni Film Festival.

Sono tornati: I Fantastici 4 sono di nuovo al cinema, approdando finalmente nel Marvel Cinematic Universe (ok, in un certo li avevamo già visti in Doctor Strange nel Multiverso della Follia, ma sappiamo tutti come è andata). Con I Fantastici 4: Gli Inizi – mostrato ai ragazzi in occasione del Giffoni Film Festival -, la prima famiglia di casa Marvel viene infatti totalmente e definitivamente introdotta nella macrostoria del MCU, anche se partiamo da un altro universo.

Quella che invero ci troviamo davanti per l’occasione non è Terra 616, alla quale eravamo abituati, ma Terra 828, dalle atmosfere retrò e nostalgiche (impossibile non pensare a WandaVision, altro prodotto Marvel di cui Matt Shakman, al timone della pellicola, è stato regista). Qui un gruppetto di quattro eroi già perfettamente collaudato ci viene mostrato prima nell’intimità della loro vita privata, poi con un esuberante montaggio inserito a mo’ di programma televisivo atto a celebrare il quarto anniversario del supergruppo.

Una origin story che dunque parte in medias res, senza tuttavia dimenticarsi di tenerci aggiornati su quanto accaduto in precedenza. Una formula che non solo funziona, ma che permette anche di non soffermarsi troppo su questioni non necessarie nell’immediato, e che volendo possono sempre essere riprese in futuro.

Ottima scelta poiché, con i suoi 115 minuti, I Fantastici 4: Gli Inizi ha altro a cui pensare: deve mostrarci il presente dei nostri eroi, impegnati a gestire non solo le sorti del resto del mondo, ma anche del loro piccolo microcosmo, che sta per cambiare dopo la notizia della gravidanza di Sue (Vanessa Kirby); deve stabilire una nuova mitologia, perché per quanto incasellato nel più grande MCU, di questo mondo senza gli Avengers sappiamo ben poco; e deve ovviamente introdurre un nuovo, grande nemico, Galactus, il Divoratore di Mondi (Ralph Ineson).

E fa piacere poter dire che la missione è stata compiuta con successo: Pedro Pascal, Joseph Quinn, Vanessa Kirby e Ebon Moss-Bachrach abitano bene i rispettivi ruoli, ed è possibile accorgersene sempre di più man mano che si va avanti con la pellicola. Arrivati all’ultima parte della storia, con loro ci si sente ormai davvero parte di una famiglia, e il sentimento che pervade lo spettatore è quello che porta a dire “Non vedo l’ora che interagiscano con il resto del MCU” (specialmente dopo la prima scena post-credit).

C’è un giusto bilanciamento tra scene “cosmiche” e “domestiche”, che non cozza affatto con il tono e le dimensioni del film, e anzi aiuta questa produzione a ritagliarsi uno spazio tutto suo all’interno di universo già colmo di personalità, e all’apparenza forse anche un po’ sovraffollato.

Sarà certo interessante vedere come in futuro verranno utilizzati questi personaggi (in particolare un paio) nell’economia del MCU, e che sfida rappresenterà la loro integrazione nel più grande progetto narrativo. Di certo, questo primo capitolo della storia dei Fantastici 4 non fa rimpiangere le precedenti iterazioni (e chi parla, contrariamente ai più, aveva apprezzato I Fantastici 4 del 2005), e fa ben sperare per ciò che verrà.

Per ora non si può che speculare con il reminder che I Fantastici 4 torneranno in Avengers: Doomsday, senza poi dimenticarsi la post-credit de I Thunderbolts*

I Fantastici 4: Gli Inizi è ora al cinema.

Laura Silvestri

Info
Titolo originale: Fantastic 4: First Steps
Durata: 115′
Data d’uscita: 23 luglio
Regia: Matt Shakman
Con:
Pedro Pascal, Vanessa Kirby, Joseph Quinn, Ebon Moss-Bachrach, Ralph Ineson, Julia Garner
Distribuzione e Materiali Stampa: The Walt Disney Company

La Sirenetta – La Recensione del live-action Disney: un nuovo racconto dai mari dal sapore familiare

La Sirenetta è pronta a salire in superficie e fare il suo debutto al cinema in versione live-action, con un cast stellare e la musica che amiamo da sempre… Ma tutto è diverso, seppur familiare. Andiamo in fondo al mar per scoprirlo.

Il 24 maggio è il tanto atteso giorno in cui si potrà vedere sul grande schermo uno dei titoli più discussi degli ultimi anni, il live-action Disney de La Sirenetta. Oggetto di svariate polemiche per differenti ragioni, dal casting ai cambi alla storia, dal character design dei personaggi alle modifiche ai testi delle canzoni, finora avevamo potuto dare solo delle occhiate fugaci al prodotto finito, ma il momento di giudicare con cognizione di causa è arrivato.

Attenzione: possono seguire leggeri spoiler (per quanto li si possa definire tali).

Diretto da Rob Marshall (Il Ritorno di Mary Poppins, Chicago, Into the Woods) e basato su una sceneggiatura di David Magee (Il Ritorno di Mary Poppins, Vita di Pi, Neverland – Un Sogno per la Vita), l’ispirazione principale è chiaramente il classico d’animazione Disney del 1989, da cui riprende gran parte degli elementi, ma fin da subito un concetto è chiaro: questo è comunque un film a sé… Come è giusto che sia.

Perché quando si tratta di portare in versione in carne e ossa amate storie dell’infanzia di molti come i classici Disney e ciò a cui si ispiravano, non si riesce mai ad accontentar tutti: c’è chi si lamenta che il retelling è troppo fedele al film d’animazione, chi non ammette aggiunte, tagli o modifiche; chi ne proclama l’inutilità ancor prima di vedere come è stato realizzato, chi dice che è solo un’operazione per far soldi e non c’è anima dietro… Le considerazioni, sterili o meno che possano essere, condivisibili oppur no, sono molteplici, sia a giochi fatti, che prima di poter anche solo iniziare la corsa.

Nel caso de La Sirenetta, come dicevamo, è stato più che mai così. Ma quanto visto al cinema, quale risposta dà in merito? Come si comporta a fronte di tutte queste conversazioni? Facendo il suo. Rischiando abbastanza? Sì. Riuscendo sempre alla perfezione? No. Con risultati accettabili? A voi il giudizio finale.

Quel che possiamo fare noi, è raccontarvi la nostra esperienza con il film, che è stata per lo più positiva, seppur con qualche riserva. Fin dall’inizio della visione, si è respirata l’atmosfera che un tempo era propria del classico d’animazione, con qualche interpolazione antica o moderna (suggestiva è la citazione dalla fiaba di Hans Christian Andersen che appare proprio al principio), e sebbene fin da subito si notino alcuni dei cambiamenti apportati, lo scarto non è così ampio come si possa pensare.

Colpisce in diversi momenti, ma purtroppo in negativo, la CGI, con una resa degli effetti visivi generale che non è delle migliori, e che può distogliere l’attenzione da ciò che invece funziona. Colpa di cui si macchia, in determinati casi, anche l’adattamento italiano, che tuttavia si può analizzare solo in parte, mancando la visione in lingua originale del film (su YouTube troviamo qualche clip dal film, ma ovviamente prendere solo quelle in considerazione implicherebbe, ad ogni modo, un giudizio parziale).

Va comunque fatto un discorso caso per caso in merito, perché se la coppia Yana C. e Sara Labidi (rispettivamente le voci nel cantato e nel parlato di Ariel) sembra adattarsi abbastanza bene all’interprete originale, Halle Bailey – che in barba a tutte le polemiche, ci mostra una Ariel sì naïf e sognatrice, al punto da far tenerezza, ma anche dal carattere forte e determinato, come d’altronde richiede il personaggio -, e la veterana Simona Patitucci (voce di Ursula nel live-action, ma doppiatrice di Ariel nel classico animato dell’89) sorprende per la sua versatilità nel passare dall’eroina alla villain della storia, Mahmood, a cui è stato affidato il difficile compito di doppiare Sebastian, non sempre sembra trovare la sua dimensione: buono nel rap con Scuttle (sì, c’è un brano rap che coinvolge due dei personaggi più amati, ed è anche piuttosto riuscito in italiano), meno incisivo in “In Fondo al Mar“, poco convincente nel parlato.

Un brano che, per quel che possiamo ipotizzare non avendolo sentito in originale (ma vogliamo fidarci di Lin-Manuel Miranda, che ha lavorato alla colonna sonora del film assieme ad Alan Menken), sembra risentire del passaggio da una lingua all’altra (questa volta più a livello testuale) è l’assolo di Eric (Jonah Hauer-King), personaggio che, invece, gode di maggiore approfondimento caratteriale nel live-action, e a cui vengono date motivazioni e una backstory da non disdegnare.

Manca poi la canzone atta a presentare le sorelle di Ariel, che qui hanno persino nomi differenti, ed è meglio non addentrarsi nel discorso su Re Tritone di Javier Bardem, che non è decisamente l’MVP della pellicola (quel titolo spetta di tutto diritto a Melissa McCarthy, con una spettacolare Ursula).

Ma, probabilmente, tra i dettagli che hanno fatto maggiormente notizia nelle settimane precedenti all’uscita del film, vi sono state le modifiche al testo di “Baciala” (“Kiss The Girl“), uno dei brani più caratteristici del film dell’89 e dell’intera discografia disneyana, che però vi farà piacere apprendere come in italiano sia in realtà molto fedele alla versione che tutti amiamo. Non temete, dunque, perché si tratta davvero di minuzie.

Lo stesso non si può dire di “Les Poissons“, il divertente inno dello chef Louis nel cartone… Che qui proprio non c’è. Nada. Nisba. Assente. Non pervenuto. Mettetevi l’anima in pace. Tranquilli, però: nessuno ci ha tolto l’arricciaspiccia, per cui il mondo può continuare a girare.

Insomma, tra modifiche, tagli e aggiunte (che, ribadiamo, non si può non aspettarsi in un qualsiasi progetto per il quale non sia un annunciato adattamento shot-for-shot, ovvero in maniera pedissequa, dell’originale), tra una polemica e l’altra, quel che rimane è il risultato finale. Questo può far storcere o meno il caso in alcuni punti (e qualche adjustment, anche tra quelli qui non menzionati, lo farà con tutta probabilità), ma alla fine della storia, chi andrà a vedere La Sirenetta al cinema si troverà davanti a un film godibile, con i suoi punti di forza e con i suoi difetti, ma di certo non da catalogare come “fallimentare”.

E, che vi piaccia o meno la nuova versione, uscirete comunque cantando dalla sala, e arriverete a casa che con tutta probabilità starete ancora fischiettando “In Fondo al Mar” e simili, proprio come un tempo eravate soliti fare dopo la visione del classico animato, e come le nuove generazioni avranno ora doppiamente modo di fare.

Con noi, a questo punto, vi diamo appuntamento alla prossima, e che dire… “È stato un piacioro!

Trovate La Sirenetta dal 24 maggio al cinema.

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: The Little Mermaid

Durata: 135'

Data di Uscita: 24 maggio 2023

Regia: Rob Marshall

Con: 
Halle Bailey, Melissa McCarthy,
Jonah Hauer-King, Daveed Diggs, 
Jacob Tremblay, Awkwafina,
Javier Bardem

Distribuzione: Walt Disney Company