La Sirenetta – La Recensione del live-action Disney: un nuovo racconto dai mari dal sapore familiare

La Sirenetta è pronta a salire in superficie e fare il suo debutto al cinema in versione live-action, con un cast stellare e la musica che amiamo da sempre… Ma tutto è diverso, seppur familiare. Andiamo in fondo al mar per scoprirlo.

Il 24 maggio è il tanto atteso giorno in cui si potrà vedere sul grande schermo uno dei titoli più discussi degli ultimi anni, il live-action Disney de La Sirenetta. Oggetto di svariate polemiche per differenti ragioni, dal casting ai cambi alla storia, dal character design dei personaggi alle modifiche ai testi delle canzoni, finora avevamo potuto dare solo delle occhiate fugaci al prodotto finito, ma il momento di giudicare con cognizione di causa è arrivato.

Attenzione: possono seguire leggeri spoiler (per quanto li si possa definire tali).

Diretto da Rob Marshall (Il Ritorno di Mary Poppins, Chicago, Into the Woods) e basato su una sceneggiatura di David Magee (Il Ritorno di Mary Poppins, Vita di Pi, Neverland – Un Sogno per la Vita), l’ispirazione principale è chiaramente il classico d’animazione Disney del 1989, da cui riprende gran parte degli elementi, ma fin da subito un concetto è chiaro: questo è comunque un film a sé… Come è giusto che sia.

Perché quando si tratta di portare in versione in carne e ossa amate storie dell’infanzia di molti come i classici Disney e ciò a cui si ispiravano, non si riesce mai ad accontentar tutti: c’è chi si lamenta che il retelling è troppo fedele al film d’animazione, chi non ammette aggiunte, tagli o modifiche; chi ne proclama l’inutilità ancor prima di vedere come è stato realizzato, chi dice che è solo un’operazione per far soldi e non c’è anima dietro… Le considerazioni, sterili o meno che possano essere, condivisibili oppur no, sono molteplici, sia a giochi fatti, che prima di poter anche solo iniziare la corsa.

Nel caso de La Sirenetta, come dicevamo, è stato più che mai così. Ma quanto visto al cinema, quale risposta dà in merito? Come si comporta a fronte di tutte queste conversazioni? Facendo il suo. Rischiando abbastanza? Sì. Riuscendo sempre alla perfezione? No. Con risultati accettabili? A voi il giudizio finale.

Quel che possiamo fare noi, è raccontarvi la nostra esperienza con il film, che è stata per lo più positiva, seppur con qualche riserva. Fin dall’inizio della visione, si è respirata l’atmosfera che un tempo era propria del classico d’animazione, con qualche interpolazione antica o moderna (suggestiva è la citazione dalla fiaba di Hans Christian Andersen che appare proprio al principio), e sebbene fin da subito si notino alcuni dei cambiamenti apportati, lo scarto non è così ampio come si possa pensare.

Colpisce in diversi momenti, ma purtroppo in negativo, la CGI, con una resa degli effetti visivi generale che non è delle migliori, e che può distogliere l’attenzione da ciò che invece funziona. Colpa di cui si macchia, in determinati casi, anche l’adattamento italiano, che tuttavia si può analizzare solo in parte, mancando la visione in lingua originale del film (su YouTube troviamo qualche clip dal film, ma ovviamente prendere solo quelle in considerazione implicherebbe, ad ogni modo, un giudizio parziale).

Va comunque fatto un discorso caso per caso in merito, perché se la coppia Yana C. e Sara Labidi (rispettivamente le voci nel cantato e nel parlato di Ariel) sembra adattarsi abbastanza bene all’interprete originale, Halle Bailey – che in barba a tutte le polemiche, ci mostra una Ariel sì naïf e sognatrice, al punto da far tenerezza, ma anche dal carattere forte e determinato, come d’altronde richiede il personaggio -, e la veterana Simona Patitucci (voce di Ursula nel live-action, ma doppiatrice di Ariel nel classico animato dell’89) sorprende per la sua versatilità nel passare dall’eroina alla villain della storia, Mahmood, a cui è stato affidato il difficile compito di doppiare Sebastian, non sempre sembra trovare la sua dimensione: buono nel rap con Scuttle (sì, c’è un brano rap che coinvolge due dei personaggi più amati, ed è anche piuttosto riuscito in italiano), meno incisivo in “In Fondo al Mar“, poco convincente nel parlato.

Un brano che, per quel che possiamo ipotizzare non avendolo sentito in originale (ma vogliamo fidarci di Lin-Manuel Miranda, che ha lavorato alla colonna sonora del film assieme ad Alan Menken), sembra risentire del passaggio da una lingua all’altra (questa volta più a livello testuale) è l’assolo di Eric (Jonah Hauer-King), personaggio che, invece, gode di maggiore approfondimento caratteriale nel live-action, e a cui vengono date motivazioni e una backstory da non disdegnare.

Manca poi la canzone atta a presentare le sorelle di Ariel, che qui hanno persino nomi differenti, ed è meglio non addentrarsi nel discorso su Re Tritone di Javier Bardem, che non è decisamente l’MVP della pellicola (quel titolo spetta di tutto diritto a Melissa McCarthy, con una spettacolare Ursula).

Ma, probabilmente, tra i dettagli che hanno fatto maggiormente notizia nelle settimane precedenti all’uscita del film, vi sono state le modifiche al testo di “Baciala” (“Kiss The Girl“), uno dei brani più caratteristici del film dell’89 e dell’intera discografia disneyana, che però vi farà piacere apprendere come in italiano sia in realtà molto fedele alla versione che tutti amiamo. Non temete, dunque, perché si tratta davvero di minuzie.

Lo stesso non si può dire di “Les Poissons“, il divertente inno dello chef Louis nel cartone… Che qui proprio non c’è. Nada. Nisba. Assente. Non pervenuto. Mettetevi l’anima in pace. Tranquilli, però: nessuno ci ha tolto l’arricciaspiccia, per cui il mondo può continuare a girare.

Insomma, tra modifiche, tagli e aggiunte (che, ribadiamo, non si può non aspettarsi in un qualsiasi progetto per il quale non sia un annunciato adattamento shot-for-shot, ovvero in maniera pedissequa, dell’originale), tra una polemica e l’altra, quel che rimane è il risultato finale. Questo può far storcere o meno il caso in alcuni punti (e qualche adjustment, anche tra quelli qui non menzionati, lo farà con tutta probabilità), ma alla fine della storia, chi andrà a vedere La Sirenetta al cinema si troverà davanti a un film godibile, con i suoi punti di forza e con i suoi difetti, ma di certo non da catalogare come “fallimentare”.

E, che vi piaccia o meno la nuova versione, uscirete comunque cantando dalla sala, e arriverete a casa che con tutta probabilità starete ancora fischiettando “In Fondo al Mar” e simili, proprio come un tempo eravate soliti fare dopo la visione del classico animato, e come le nuove generazioni avranno ora doppiamente modo di fare.

Con noi, a questo punto, vi diamo appuntamento alla prossima, e che dire… “È stato un piacioro!

Trovate La Sirenetta dal 24 maggio al cinema.

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: The Little Mermaid

Durata: 135'

Data di Uscita: 24 maggio 2023

Regia: Rob Marshall

Con: 
Halle Bailey, Melissa McCarthy,
Jonah Hauer-King, Daveed Diggs, 
Jacob Tremblay, Awkwafina,
Javier Bardem

Distribuzione: Walt Disney Company

Un Viaggio A Quattro Zampe – La Recensione

Per Un Pezzettino Di Formaggio

Bella è una cagnolina che ha vissuto a lungo tempo rintanata nell’incavo di un edificio abbandonato, in compagnia di numerosi gatti. Un giorno viene trovata da Lucas, che deciderà di portarla con sé ed adottarla, nonostante il contratto della casa in cui vive assieme alla madre non lo permetta. Una serie di eventi porterà Lucas e la madre a doversi trasferire, e a lasciare Bella con degli amici in una città a 400 miglia da casa loro, anche se solo per il periodo del trasloco. Ma la cagnolina, desiderosa di rivedere al più presto il suo padroncino, troverà il modo di scappare dalla sua temporanea sistemazione, e da sola intraprenderà un viaggio irto di ostacoli per tornare a casa.

Non è facile resistere alla dolcezza di un cucciolo, e difficilmente si riesce a rimanere impassibili quando ci sono di mezzo i nostri amici a quattro zampe. Per questo molti entrano al cinema sapendo che, probabilmente, verseranno più di una lacrimuccia durante una pellicola con loro protagonisti.

Il film diretto da Charles Martin Smith, Un Viaggio A Quattro Zampe,  – basato sul libro Una Casa Per Bella di W. Bruce Cameron – sembra esserne perfettamente consapevole, e impiega ogni mezzo a sua disposizione per mantenere viva la tradizione.

Dalla protagonista assoluta, una tenera cagnolina dagli occhioni ambrati, alla complicata situazione in cui si ritrova per via dell’intolleranza e dell’avidità umana, il lungometraggio punta – con risultati altalenanti – a far commuovere lo spettatore, attento a seguire ogni passo di Bella.

Il sentimento intrinseco della storia è sicuramente lodevole, e condivisibile da chiunque abbia un cuore – e non solo dai padroncini di cani, gatti o simili -, e  il film ha il grande merito di affrontare questioni di rilievo come l’ingiusto trattamento riservato ai cani randagi, specialmente se etichettati come pericolosi per via del loro aspetto – nello specifico, quali sono gli estremi per determinare l’appartenenza o meno del cane alla categoria dei pit bull, la cui supposta pericolosità non ne permette la circolazione in strada? -.

Eppure, se trova la sua forza proprio in questi elementi, e nelle scene di quotidianità con Bella (Shelby, a cui presta la voce, almeno in originale, Bryce Dallas Howard), Lucas (Jonah Hauer-King) e la mamma (Ashley Judd), – chi a casa ha un cucciolo, si ritroverà tantissimo nelle piccole cose, qui dipinte in maniera davvero accurata, come l’inusuale amore dei cani per il formaggio – e quelle al centro di riabilitazione per veterani – altra tematica di grande importanza, come l’affetto altrui, non importa se umano o no, possa effettivamente aiutare a riprendersi anche dai grandi traumi – Un Viaggio A Quattro Zampe si perde proprio sulle parti che avrebbero potuto elevarlo a must del genere.

Nonostante il pubblico di riferimento potrà probabilmente dirsi abbastanza soddisfatto del risultato – è sicuramente una pellicola dedicata principalmente a famiglie e bambini, anche se un paio di scene potrebbero sembrare meno accessibili per questi ultimi -, non si può sorvolare sull’assurdità di alcuni passaggi (come il felino in CGI di cui proverà ad occuparsi Bella durante il suo viaggio, o la serie di incidenti a catena causati dalla stessa in autostrada), che farebbero storcere un po’ il naso anche al più disincantato dei bimbi.

Anche l’aver dato una voce umana a Bella – seppur funzionale ai fini narrativi – contribuisce forse a diminuire il grado di empatia nei suoi confronti, piuttosto che aumentarlo.

Ma pro e contro a parte, ciò che rimane davvero di Un Viaggio A Quattro Zampe è l’affetto incondizionato che gli animali possono provare nei confronti degli uomini, e la grande capacità di amare che quest’ultimi possono imparare ad avere (o ricordare di avere) nei confronti non solo dei loro amici a quattro zampe, ma anche l’un l’altro.

In fondo, a volte basta davvero anche solo… un pezzettino di formaggio!

Un Viaggio A Quattro Zampe sarà al cinema dal 14 Marzo.

Laura Silvestri

Materiali Stampa: Warner Bros.
 Info

Titolo Originale: A Dog's Way Home

Durata: 96'

Regia:  Charles Martin Smith

Data di Uscita: 14 Marzo 2019

Con: 

Ashley Judd, Jonah Hauer-King, 

Edward James Olmos, Alexandra Shipp,

Wes Studi, Bryce Dallas Howard

Distribuzione: Warner Bros. Entertainment