Diabolik – La Recensione: Indietro nel tempo con i Manetti Bros.

Luca Marinelli è Diabolik, il celeberrimo ladro nato dalla fantasia delle sorelle Giussani, nel nuovo film dei Manetti Bros., nel quale è affiancato dalla magnetica Eva Kant di Miriam Leone e l’incorruttibile Ispettore Ginko di Valerio Mastandrea. Ma come è stata portata sullo schermo la loro storia?

Non solo Spider-Man: No Way Home: al cinema in questo momento c’è un altro cinecomic, uno di fattura e ispirazione italiana… Diabolik. E mentre il primo ha una lunga storia editoriale anche sul grande schermo, quest’ultimo ricorda un solo illustre predecessore, l’adattamento del ’68 ad opera di Mario Bava. Andiamo dunque a vedere cosa ci riserva questo nuovo tentativo di portare le gesta del ladro dagli occhi di ghiaccio al cinema.

Nella recente trasposizione, prendendo spunto dal primo e dal terzo albo della serie originale di Diabolik (Il Re del Terrore e L’Arresto di Diabolik), i Manetti Bros. ci presentano un lungo racconto che fa perno su due colpi in particolare – il primo atto più a introdurre tutti i giocatori in campo che altro – e che si prende il suo tempo per imbastire una storia che possa includere un’evoluzione di trama e personaggi pur lasciando aperta una porta per il futuro.

Con uno sguardo molto attento (forse anche troppo) e dichiarato al cinema degli anni ’60 (“Noi siamo appassionati di cinema classico, e ci siamo detti che ci sarebbe piaciuto fare un film classico” spiega Marco Manetti in conferenza stampa) e una riverenza (forse anche eccessiva) al materiale cartaceo di riferimento, questo Diabolik ci riporta sì indietro nel tempo, ma non ci permette di andare oltre.

Restiamo intrappolati in un’atmosfera altamente evocativa, tra costumi, scenografie e inquadrature che sembrano davvero trasportarci all’interno delle tavole dei fumetti, coadiuvati da musiche suggestive – per cui possiamo ringraziare Pivio & Aldo De Scalzi, oltre a Manuel Agnelli, autore di due brani originali – e se fosse tutto qui, se si trattasse solo di questo, non vi sarebbe alcun problema.

Purtroppo però la staticità diventa presto il fattore dominante in Diabolik: staticità di comportamenti (che raramente vanno oltre lo stereotipo, dal sentore fortemente antiquato pur tenendo conto del contesto dell’opera originale), di dialoghi (davvero troppo rigidi e impostati), di dinamiche e scambi tra i personaggi e all’interno della storia (prendono il sopravvento delle interazioni molto più teatrali che cinematografiche).

Lo stesso Diabolik di Marinelli non ci mostra tutto ciò di cui potrebbe essere capace, si limita ad essere quel che può trasparire a un livello superficiale dal titolo e da una descrizione sommaria e nulla più. Sono piuttosto la Eva Kant di Miriam Leone e il Ginko di Valerio Mastandrea a trascinare il film e portarsene il peso sulle spalle, con la prima che ci mette davvero poco a stabilirsi come vera e propria star della pellicola. È Eva l’asse portante del racconto, e la sua origin story si tramuta in quella principale, mettendo un po’ da parte il protagonista annunciato.

Il risultato, dunque, è un prodotto medio, quella che potremmo definire una via di mezzo tra il “si poteva fare di peggio” e il “si poteva fare di meglio”, se vogliamo metterla in termini molto sbrigativi, ma che rendono l’idea. Il gusto personale, poi, permetterà di apprezzare in misura maggiore o minore un’opera di genere che comunque è stata realizzata compiendo delle scelte stilistiche ben precise e volute, e che dunque si affida, almeno per quanto riguarda la parte che spetta al pubblico, alla sensibilità di ognuno.

Dal canto loro, i Manetti e il resto del team creativo-produttivo ci hanno regalato una personale versione di Diabolik, senza se e senza ma, che arriverà sugli schermi il 16 dicembre 2021.

E voi, lo andrete a vedere?

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: Diabolik
Durata: 133'

Data D'Uscita: 16 dicembre 2021

Regia: Manetti Bros.

Con: 

Luca Marinelli, Miriam Leone,
Valerio Mastrandea, Serena Rossi,
Alessandro Roia, Claudia Gerini

Distribuzione: 01 Distribution

Materiali Stampa: 01 Distribution  

Spider-Man: No Way Home – La Recensione: il vostro nuovo film preferito sull’Uomo Ragno

Lo Spider-Man di Tom Holland torna sul grande schermo per una nuova avventura all’insegna del Multiverso. Chi rivedremo davvero in Spider-Man: No Way Home, e che conseguenze avranno le azioni di questi strani visitatori sulla vita del nostro giovane Peter Parker?

È qui. Spider-Man: No Way Home ha davvero trovato la via di casa, a dispetto del titolo: quella per il grande schermo, ma anche quella per il cuore degli spettatori.

Perché in questo caso tanto vale partire dalla fine (ovviamente senza spoiler); in questo caso, tanto vale dirvi che sì, è il film che ogni fan di Spider-Man, grande o piccino che sia (ma forse molto più i grandi dei piccini) vorrebbe vedere.

In Spider-Man: No Way Home, il Peter Parker del MCU viene messo di fronte al giudizio del pubblico, smascherato (e incastrato) da Mysterio, che ha rivelato al mondo la sua identità. E grazie alla distorsione delle informazioni e della percezione di massa, perpetrata dall’operazione mediatica di J. Jonah Jameson (con J.K. Simmons di nuovo nei panni del personaggio) immaginate quanto poco ci possa volere affinché tutto vada a rotoli, e il ragazzo si trovi di fronte a delle scelte difficili.

Con un po’ di ingenuità, Peter chiederà aiuto a qualcuno di nostra conoscenza (lo si vede anche dal trailer, si tratta del Dr. Strange di Benedict Cumberbatch) per cercare di porre rimedio a una situazione di certo scomoda… Che tuttavia non farà che diventare ancora più scomoda. Il rimedio si rivelerà peggiore del male che cerca di arrestare, e sorgeranno nuovi problemi, che porteranno Peter al cospetto della vera prova di maturità: quella della vita.

Peter Parker, la ragione per cui lui porta la maschera è per proteggere sé stesso e le persone che ama” spiega Tom Holland durante la sua ‘apparizione dal Multiverso’ in quel di Cinecittà, durante l’incontro stampa organizzato per la promozione del film “Quindi il fatto che questa venga rivelata al resto del mondo, direi che sarà proprio Peter a risentirne ancor più di Spider-Man“.

Spider-Man: No Way Home è l’epica conclusione della trilogia di formazione del nostro amichevole Spider-Man di quartiere, il capitolo che porterà a compimento la prima parte del suo percorso come tale (la produttrice di Sony Pictures Amy Pascal ha già annunciato una nuova trilogia con protagonista sempre Tom Holland). Questo vuol dire che abbiamo accompagnato Peter durante la sua crescita personale e quella eroe, e che ora ne vedremo l’apice, un apice assolutamente spettacolare.

Non è un film privo di difetti quello scritto da Chris McKenna e Erik Sommers e diretto da Jon Watts: presenta una primo atto leggermente più lento a carburare (e ovviamente di preparazione) rispetto ai restanti, forse alcune “scelte di comodo” per far proseguire la storia come è neccessario che prosegua, e qualche piccola sbavatura qua e là, dovuta anche e soprattutto a una questione di tempistiche… Ma una volta arrivati a fine pellicola tutto questo non conterà.

Una volta arrivati ai titoli di coda (e anche qui, ricordatevi sempre, la storia non finisce, anzi…) a rimanere impressi nei cuori e nelle menti degli spettatori saranno quei fotogrammi che hanno inquadrato alla perfezione l’essenza dei personaggi, che hanno incorniciato in maniera pittoresca i momenti salienti della storia, ma anche quelli di contorno; saranno quei movimenti, quegli sguardi, quelle espressioni che gli interpreti del film ci permettono di vivere e sentire fino in fondo attraverso di loro (il solo Tom Holland qui mostra una maturità artistica incredibile, segno che è davvero cresciuto fianco a fianco al suo personaggio); saranno quegli inevitabili “Oh” e “Aaaah” che sentirete in sala, quelle risate fragorose e quegli applausi spontanei ma collettivi, quelle lacrime silenziose che verserete (perché accadrà, non avrete scampo) a restare con voi.

Sarà la consapevolezza di aver appena vissuto un’esperienza unica e particolarmente difficile da ripetere (impossibile non è una parola che garba molto alla Marvel, fortunatamente), un omaggio a tutto ciò che Spider-Man è stato e sarà, non solo al cinema, ma anche in tv e nei fumetti, ad essere sigillato nella vostra memoria. E speriamo che questa volta non arrivino incatesimi a far danni, perché è qualcosa che vorrete di sicuro ricordare.

Spider-Man: No Way Home è al cinema dal 15 dicembre.

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: Spider-Man: No way Home

Durata: 150'

Data D'Uscita: 15 dicembre 2021

Regia: Jon Watts

Con: 

Tom Holland, Zendaya,
Benedict Cumberbatch, Jacob Batalon,
Alfred Molina, William Dafoe, 
Jamie Foxx, Marisa Tomei  

Distribuzione: Sony Pictures

Materiali Stampa: Sony Pictures 

Tutti per 1 – 1 per Tutti, il nuovo film di Giovanni Veronesi arriva su Sky

Il ritorno dei Moschettieri

Athos, Porthos e D’Artagnan sono stati incaricati dalla Regina di portare a termine un’ultima missione: scortare la Principessina Ginevra al confine con i Paesi Bassi. Cosa potrà mai andar storto?

In tempo per il giorno di Natale arriva su Sky l’ultima fatica di Giovanni Veronesi, Tutti per 1 – 1 per Tutti. Pronti a partire ancora una volta all’avventura con i Tre Moschettieri (o quello che ne rimane) e D’Artagnan?

Il 25 dicembre è per tutti un giorno di festa, e solitamente lo si passa con i propri cari, mangiando e giocando a carte o a tombola, ma sempre in felice compagnia. Quest’anno, come ben sappiamo, è tutto diverso, come lo è stato praticamente ogni aspetto del 2020. Come fare allora per portare un po’ d’allegria nelle case degli Italiani?

Ci pensa Sky, in collaborazione con Vision Distribution e Indiana, mandando in onda proprio la sera di Natale il nuovo film di Giovanni Veronesi, 1 per Tutti – Tutti per 1.

Questa volta, i Moschettieri interpretati da Pierfrancesco Favino (D’Artagnan), Rocco Papaleo (Athos) e Valerio Mastrandea (Porthos) – grande assente Sergio Rubini (Aramis), almeno in “forma umana” -, attempati e pieni di acciacchi, si ritrovano a fare da scorta alla Principessina d’Inghilterra (Sara Ciocca), che deve raggiungere i Paesi Bassi per poter salvare l’Ancien Régime grazie a delle nozze combinate.

Ma Ginevra non ci sta, come non ci sta neanche il piccolo Buffon (Federico Ielapi), innamorato della ragazza. Così i due ne combineranno una dopo l’altra, mettendo in pericolo le relazioni tra i due regni e l’onore dei Moschettieri (che se li fanno scappare da sotto il naso ), ma facendo sì che questi si pongano delle domande fondamentali: staranno davvero facendo la cosa giusta? Vale davvero la pena calpestare in questo modo sogni e sentimenti? O forse i giovani hanno capito qualcosa in più della vita rispetto agli adulti?

Come nel primo film, I Moschettieri del Re – La Penultima Missione, Veronesi intreccia epica e modernità per comporre una storia senz’altro originale, ma forse questa volta non è andato tutto così liscio…

All’infuori di qualche brillante intuizione, infatti – come i personaggi di Giulia Michelini, TomTom, ovvero un navigatore umano che entra in modalità “oracolo” dopo averle letto un paradosso, e Giulio Scarpati alias Bighelì, dall’aspetto spaventoso, ma dal cuore d’oro, o anche il cameo a sorpresa di Giuliano Sangiorgi -, è difficile riscontrarvi l’ispirazione di cui sembrava essere dotato il precedente film, sia nella costruzione della storia, che nel dosaggio dei suoi elementi.

E dire che nei temi rispecchierebbe abbastanza i motivi del Natale, e la chiave di leggerezza con la quale vengono trattati è, come dice anche Favino in sede di conferenza stampa, “da non sottovalutare”. “È bello avere la possibilità di misurarsi con dei personaggi che non hanno per forza dei confini razionali o storici, perché il film gioca sul fatto che molto spesso spesso si fa riferimento alla nostra realtà e contemporaneamente all’epoca. E penso che questa sarebbe una bella palestra da alimentare” afferma ancora l’attore, spiegando come troppo spesso “come attori ci releghiamo solo nei termini del probabile, del possibile, e non sia mai si vada a toccare qualcosa che possa spostare questa linea. Ma credo che in questo momento ci sia bisogno di sconfinare nel mondo dell’improbabile, e la linea che amo di più di questo film è la quella demenziale. È il fatto che contemporaneamente sei un bambinone del ‘600, ma come riferimento hai tutto lo scibile umano e te ne prendi contemporaneamente anche gioco”.

Ma se la demenzialità non manca di certo in Tutti per 1 – 1 per Tutti, contrariamente a I Moschettieri del Re, a volte si pecca forse di eccessi sia in un verso che nell’altro dello spettro tonale, e spesso i riferimenti alla “cultura pop” non si mescolano poi così bene come dovrebbero.

In più, l’innesto ancor più evidente tra epoca moderna e il racconto “fiabesco” potrebbe risultare non sempre digesto, e togliere, più che aggiungere, impatto alla pellicola. Ma qui è probabilmente più una questione di gusto personale e preferenza dello spettatore, che un effettivo difetto del film.

Ad ogni modo, se volete passare una serata spensierata e farvi due risate con il buffo modo di parlare di D’Artagnan, o ascoltare Porthos che legge paradossi a un bizzarro oracolo per capire che pesci pigliare, basta sintonizzarsi su Sky alla 21.15 del 25 dicembre o cercare Tutti per 1 – 1 Per Tutti in streaming e on demand su NOW TV.

Laura Silvestri

Info

Titolo: Tutti per 1 - 1 per Tutti

Durata: 116'

Data d'Uscita: 25 dicembre 2020

Regia: Giovanni Veronesi

Con: 
Pierfrancesco Favino, Valerio Mastandrea, 
Rocco Papaleo, Giulia Michelini, 
Guido Caprino, Anna Ferzetti, 
Federico Ielapi, Sara Ciocca, 
Giulio Scarpati, Margherita Buy.

Distribuzione: Sky 

Materiali Stampa: Sky

Tenet – La Recensione

“Non cercare di capire”

Il Protagonista (John David Washington) è coinvolto in una missione segreta per salvare il mondo dalla possibilità più che reale di una Terza Guerra Mondiale, che sarà però di tutt’altra natura rispetto a ciò che ci si potrebbe aspettare. Ed è solo questione di tempo… O no? 

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Il 26 agosto in Italia è il giorno di Christopher Nolan e del suo Tenet, ma per molti è anche il giorno del ritorno nelle sale dopo mesi di lontananza dal grande schermo e dalla fruizione collettiva dei prodotti cinematografici. E non potrebbe esserci miglior scelta per una simile occasione dell’ultimo film del regista di Inception e Il Cavaliere Oscuro.

Avvolto nel mistero fin dal suo annuncio mesi e mesi or sono, Tenet  continua a tenere sulle spine il pubblico anche durante la visione, e al suo termine non aspettatevi certo di aver trovato tutte le risposte (in pieno stile Nolan). La premessa, d’altronde, è proprio quella che vi abbiamo presentato nel titolo della recensione: “Non cercare di capire“. Ma questa è una sfida allo spettatore da parte del regista, che vuole che vi scervelliate per comprendere, per seguire il filo del discorso, per ipotizzare quale sarebbe il corso d’azione migliore, cosa potrebbe andar storto, e trarre delle vostre personali conclusioni. Un gioco che Nolan sa già di vincere in partenza, ma non importa; è il coinvolgimento la chiave.

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Così, come vi ritroverete a ripassare mentalmente tutte le leggi fisiche di vostra conoscenza – che abbiate o meno una laurea in fisica come uno dei personaggi della pellicola – nel tentativo di afferrare e magari anticipare ciò che accadrà, Tenet vi ricorderà invece, a cadenza regolare, di lasciarvi alle spalle tutti i preconcetti e i concetti in vostro possesso, una volontaria provocazione, per l’appunto, che combatterete con ogni fibra del vostro corpo, rendendo ancora più entusiasmante la rinnovata esperienza cinematografica. 

Un’esperienza che, di fatto, non poteva essere vissuta diversamente se non in sala (e non di casa vostra). Perché Tenet è puro cinema non solo in quanto a contenuto, ma anche in quanto a forma: dovete sentire il riverbero dei suoni sotto i vostri piedi; dovete essere catapultati sul campo di battaglia assieme ai personaggi; dovete immergervi fino in fondo nel mondo creato da Nolan e sentire il tempo scorrere in direzione opposta alla vostra lì, su quella poltroncina, in mezzo a tutti gli altri spettatori (con la dovuta distanza di sicurezza) catturati anch’essi dalla storia che viene raccontata sullo schermo. La storia del Protagonista, ma anche la vostra. 

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Ecco allora che Tenet è sì un esperimento riuscito; sì un film che cattura e che, nonostante non renda certamente facile il gioco della comprensione, non estrania lo spettatore, ma lo rende parte del tutto. E con una buona dose d’humor, un’azione spettacolare, e delle interpretazioni come quelle di Washington e Robert Pattinson – ma anche Kenneth Branagh, sebbene un po’ sopra le righe in alcuni momenti (combinazione dovuta al personaggio stesso e al doppiaggio, probabilmente), Elizabeth Debicki (che forse, in determinati punti, potrebbe invece dar prova dell’opposto con quel suo fare estremamente controllato) e Aaron Taylor Johnson (vera “sorpresa” della pellicola) -, non poteva certo essere altrimenti.

Vi lasciamo, dunque, con una sola parola: Tenet. Fatene buon uso.

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale:
Tenet

Data di Uscita: 26 agosto 2020

Durata: 150'

Regia: Christopher Nolan

Con:
John David Washington, Robert Pattinson,

Elizabeth Debicki, Kenneth Branagh,

Aaron Taylor Johnson, Michael Caine

Distribuzione: Warner Bros. Pictures

Sonic – Il Film — La Recensione

Una piccola palla blu di super energia

Il piccolo Sonic (Ben Schwartz) è costretto a trovare rifugio sulla Terra, dove per sopravvivere dovrà però celare se stesso e i suoi poteri. Ma diversi anni dopo il suo arrivo sul nostro pianeta, un improvviso blackout causato involontariamente da lui porterà a un inseguimento senza scrupoli da parte del governo e del Doctor Eggman (Jim Carrey).

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Ve lo diciamo subito: Sonic – Il Film è tutto quello che potevate volere dall’adattamento live-action di un videogioco con protagonista un super porcospino blu.

Non lasciatevi ingannare dalla vecchia CGI presentataci  con il primo trailer, anche perché ci sarà ben poco di quel design nel prodotto finito, come forse saprà chi ha seguito l’evolversi della vicenda negli ultimi mesi – l’intero film è stato sottoposto a un processo di redesign per far sì che il personaggio risultasse più fedele all’originale… Uno dei rari casi in cui il popolo ha davvero ragione e viene davvero ascoltato -.

SONIC THE HEDGEHOG

Cos’è, dunque, che ci troviamo davanti ora? Semplice. Sonic – Il Film è una deliziosa action-comedy, adatta a spettatori di tutte le età (e non esclusivamente a un target troppo giovanile, come si potrebbe pensare), che con ironia, freschezza e affabilità riesce senza troppe pretese a intrattenere sia quella parte del pubblico che non ha mai provato a correre come un razzo e raccogliere tutti gli anelli nei videogiochi SEGA, sia i fan di lunga data del prodotto videoludico (questi ultimi, poi, avranno di che essere contenti con tutti i vari riferimenti e easter egg presenti nella pellicola).

SONIC THE HEDGEHOG

Badate bene: non è nulla di estremamente originale su un piano prettamente legato al plot, che alla fine è quello comune a molti di questi adattamenti. Ma è l’approccio alla storia, al mondo e ai personaggi di Sonic, a fare la differenza. Il tono è assolutamente indovinato, come anche la scelta del cast. James Marsden è la perfetta controparte umana per il Sonic di Ben Schwartz (e anche in versione doppiata i due funzionano alla grande), mentre Jim Carrey non ha certo bisogno di provare ancora e ancora quanto possa essere adatto per un ruolo simile (Il Grinch e il Conte Olaf hanno trovato un nuovo membro per il loro club di cattivoni). Buona anche l’intuizione di Tika Sumpter (la Raina Thorpe di Gossip Girl), che riesce a ritagliarsi uno spazio tutto suo, anche grazie a una scrittura che le permette di farlo.

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Il regista Jeff Fowler e gli sceneggiatori Patrick Casey e Josh Miller fanno dunque un buon lavoro nel portare sul grande schermo le avventure del porcospino blu che arrivò  nel lontano 1991 nelle case dei giocatori di tutto il mondo, trovando la giusta chiave di lettura (e realizzazione). In più, con un sequel praticamente già delineato – volete rimanere per le due scene dopo i titoli di coda, fidatevi – il franchise può definirsi solo all’inizio.

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Sonic – Il Film è dal 13 febbraio al cinema.

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: Sonic The Hedgehog 

Data di Uscita: 13 febbraio 2020

Durata: 99'

Regia: Jeff Fowler

Con: 

James Marsden, Ben Schwartz,

Jim Carrey, Tika Sumpter

Distribuzione: Paramount Pictures

Fantasy Island – La Recensione

 

Attento a ciò che desideri

I vincitori di un contest si ritrovano catapultati a Fantasy Island, una splendida isola gestita dal misterioso Mr. Roarke; in questo luogo d’incanto, ognuno ha la possibilità di veder avverato il suo più grande sogno; ma alcune volte non si è pronti a scoprire le conseguenze di ciò che desideriamo…

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Ecco servito l’ultimo nato dalle scuderie Blumhouse, celebre casa produttiva che può vantare di aver dato nuova linfa al cinema di genere negli ultimi dieci anni, munita di ottime idee e un ridottissimo budget. Quella di Jason Blumè una ricetta ormai ben collaudata e vincente, ma è dietro l’angolo il rischio che inizi a trasformarsi in un meccanismo forzato e ripetitivo, come i gesti pieni di inerzia compiuti da una catena di montaggio.

Di che si tratta? Fantasy Island vuole essere il remake a tinte horror dell’omonima serie tv – che a molti, oggi, potrebbe non dire nulla – andata in onda tra gli anni 70 e 80 e conosciuta in Italia come Fantasilandia; questa raccontava di un’isola gestita dallo strano Mr. Roarke insieme a Tattoo, suo assistente. I visitatori dell’isola avevano la possibilità di poter esprimere qualsiasi desiderio, con una sola controindicazione: una volta avverato, il desiderio doveva necessariamente arrivare fino alla sua naturale conclusione. Va da sé che gli ospiti dell’isola potevano imparare a proprie spese che non sempre ciò che vuole porta a conseguenze positive, suscitando sempre una riflessione morale.

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Tornando al film, facciamo subito la conoscenza con il gruppo di ospiti appena arrivati sull’isola, vincitori di un contest, che vedranno di lì a poco avverarsi il loro desiderio più grande. C’è Melanie (interpretata da Lucy Hale, ormai habituè di questa recente “new wave” horror), ragazza intrigante e spigliata, che però non riesce a dimenticare i drammi dell’adolescenza, tanto da desiderare una feroce vendetta nei confronti della compagna che la bullizzava al liceo; c’è Elena (Maggie Q) dilaniata dal rimpianto di aver rifiutato la proposta di matrimonio dell’uomo che amava; poi i fratelli Bradley e Brax (rispettivamente Ryan Hansen e Jimmy O. Yang) che nella loro semplicità hanno esplicitamente desiderato di avere tutto; alla fine Patrick (Austin Stowell) che vuole ardentemente arruolarsi, per seguire le orme del padre soldato, morto in una missione.

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Nella pellicola diretta da Jeff Wadlow (Obbligo o verità) la narrazione corale si rivela upotpourri di generi che cercano disperatamente di convivere, avvolti in una patina di horror che non riesce del tutto a convincere. La vicenda di Melanie è quella che più fa da collante all’intera struttura, ma paga lo scotto di ricalcare in maniera leggermente ingenua il classico topos da teen drama; gli amanti della comedy à la American Pie sono serviti con la vicenda dei due fratelli, mentre con Patrick si sfiora l’avventura a sfondo bellico. Si sarebbe potuto tramutare il diamante grezzo in un vero e proprio gioiello, ma l’intersecazione dei vari drammi personali in una “soluzione sistematica” ha portato purtroppo ad una deriva banale e – potremmo azzardare – poco ragionata.

Al netto di alcune interpretazioni attoriali abbastanza degne di nota (ad esempio Lucy Hale e l’ambiguo Mr. Roarke di Michael Peña) e di ambientazioni esteticamente appaganti e decisamente mozzafiato, Fantasy Island non dà particolare soddisfazione nemmeno sul campo della messa in scena, ormai adagiata su scelte preconfezionate. Un vero peccato, considerate le premesse capaci di attirare enormi aspettative..

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Fantasy Island è al cinema dal 13 febbraio.

Cristiana Carta

 

Info

Titolo Originale: Fantasy Island

Durata: 110’

Data di Uscita: 13 febbraio 2020

Regia: Jeff Wadlow

Con: 
Lucy Hale, Michael Peña, 
Maggie Q, Austin Stowell, 
Portia Doubleday, Michael Rooker
Ryan Hansen, Robbie Jones

Distribuzione: 
Sony Pictures Italia / Warner Bros. Italia

Birds Of Prey – La Recensione

La Mano Vincente

Harley Quinn (Margot Robbie) e il Joker si sono lasciati, e ora che la ragazza non è più sotto la protezione di quest’ultimo, tutta Gotham le dà la caccia, inclusi il magnate figlio di papà Roman Sionis (Black Mask) e la detective Renee Montoya (Rosie Perez). Intanto, la strada di Harley e quella di altre gentildonne, come Dinah Lance (Jurnee Smollett-Bell), Cassandra Cain (Ella Jay Basco) e Helena Bertinelli (Mary Elizabeth Winstead), si incrociano.

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A differenza di Suicide Squad (2016), Birds of Prey (e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn) il biglietto del cinema lo vale tutto. Ma perché esordiamo proprio mettendo a paragone i due titoli, oltre che per l’ovvia connessione di fondo? Perché Birds of Prey è tutto quello che il suo “predecessore” non è riuscito ad essere.

Ma non facciamo come Harley, e partiamo dall’inizio. BOP è uno standalone, come ci tengono a precisare i produttori e la regista Cathy Yan, e per questo non vi saranno particolari collegamenti con altri film DC eccetto qualche easter egg e, ovviamente, la situazione di base. Ma non aspettatevi di vedere sullo schermo il Joker di Leto.

Mr J., però, è un tassello importante della pellicola, perché è solo esorcizzandolo e liberandosi della sua ombra che Harley potrà andare avanti per la sua strada. Una strada irta di ostacoli e figure che ce l’hanno a morte con lei per tutto quello che ha combinato sotto l’ala del Clown Prince di Gotham, e che ora non hanno più alcun timore di mostrare tutto il loro rancore nei confronti della Dottoressa.

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E dunque la nostra Harley si ritroverà in un mare di guai, e assieme a lei anche la ladra adolescente Cassandra Cain, la cantante/autista di Sionis Dinah Lance, la detective della polizia di Gotham Renee Montoya e l’assassina solitaria Helena Bertinelli. Oh, e una iena dal nome davvero simpatico (non ve lo spoileriamo).

BOP ci trasporta quindi nuovamente a Gotham, ci mette davanti un gruppo di donne alquanto eterogeneo, accompagnato da una colonna sonora che riprende grandi successi della musica e li rielabora a seconda dell situazione, e con un vivace impianto visivo ci racconta le folli vicende di Harley e compagne. Ma tutto questo non viene mai rappresentato in maniera banale, e soprattutto, ha una sua logica, come un suo tono e una sua estetica.

Per prima cosa, essendo fondamentalmente la storia dell’emancipazione di Harley, come da titolo, il suo è ovviamente il personaggio più sviluppato, e con il carisma della Robbie,  non può che bucare lo schermo. È facile empatizzare con Harleen Francis Quinzel a.k.a. Harley Quinn quando le altre ragazze sparlano di lei; è facile empatizzare con HQ quando cerca conforto e compagnia in un nuovo “animaletto domestico”; è facile empatizzare con HQ quando tutto ciò che vuole è mangiarsi un gustoso panino; e lo è anche quando fa di tutto per salvarsi la pelle.

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Ma, come sostiene la stessa Quinn, Harley non è l’unica donna di Gotham in cerca di emancipazione. E nel presentarci una a una le new entry del film, la Yan riesce a mandare un chiaro messaggio di empowerment femminile, senza mai appesantire il racconto, senza sbandierare l’intento, senza “marciarci sopra”. Tutto ciò che c’è di femminista nella pellicola, non è inserito per puro politically correct o eccessivo zelo, ma è anzi ben congegnato e funzionale alla storia, oltre che di particolare effetto. Basta prendere una Dinah o una Renee per rendersene conto.

Chi, forse, ne esce un po’ malconcio da tutta la vicenda è il Black Mask di McGregor, che nonostante l’ottima interpretazione dell’attore, a volte scade un po’ troppo nella caricatura. Ma è un dettaglio minore, perché riesce comunque a inquietare non poco l’audience nei momenti in cui è richiesto.

A livello visivo, dicevamo, BOP è un trionfo di colori, ma mai usati a caso. Costumi e scenografie sono assolutamente centrati, e calzano a pennello. Le scene d’azione, poi, sono davvero entusiasmanti, con delle sequenze coreografate in maniera estremamente accattivante. Per completare il tutto, una soundtrack che è l’opposto di quella di Suicide Squad, pur avendo portato avanti un’operazione simile (anche se Suicide Squad tentava più di di imitare i Guardiani della Galassia, che di raccontare una storia attraverso la musica): ogni brano è ficcante sia su un piano contenutistico che formale, e coinvolge ancora di più lo spettatore nella vicenda.

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Scanzonato, ma al punto giusto, Birds of Prey (e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn) fa dunque parte di quella mano vincente – assieme a Wonder Woman e a Shazam! ( e Joker, che però è un discorso un po’ a parte), e si spera alle alle altre pellicole in arrivo – che la DC Films e la Warner Bros. sono riuscite a pescare dal catalogo cinecomic. Il nostro augurio è che il gioco continui in questa direzione.

Dal 6 febbraio al cinema.

Laura Silvestri

Info 

Titolo Originale: Birds Of Prey 

(and the fantabulous emancipation of one Harley Quinn)

Data di Uscita: 6 febbraio 2020

Durata: 109'

Con:

Margot Robbie, Ewan McGregor

Jurnee Smollett-Bell, Mary Elizabeth Winstead

Rosie Perez, Ella Jay Basco

Distribuzione: Warner Bros. Pictures