Thor: Love and Thunder – Amore, dolore, avventure (e capre urlanti) nel nuovo film Marvel con Chris Hemsworth e Natalie Portman

Chris Hemsworth e Natalie Portman sono le incarnazioni del Dio del Tuono nel nuovo film del MCU diretto da Taika Waititi, Thor: Love and Thunder, che vede anche il ritorno di Tessa Thompson nel ruolo di Valkyrie e il debutto di Christian Bale nei panni di Gorr il Macellatore di Dei.

Con tutto quello che sta succedendo nel Marvel Cinematic Universe, era da un po’ che non davamo un’occhiata a quello che sta combinando il Dio del Tuono, ma grazie al quarto capitolo della saga, Thor: Love and Thunder, ci troviamo di fronte a una miriade di Dei e non uno, ma ben due Thor, e ragazzi, se non hanno avuto da fare anche loro!

Mentre un semplice ma efficace incidente scatenante mette in moto la storia – Gorr il Macellatore di Dei, il riuscitissimo villain interpretato da Christian Bale (con cui sarà particolarmente difficile non empatizzare, almeno in parte), tiene fede al suo nome e ci mostra come è diventato tale facendo strage di ogni divinità che incontra sulla sua strada -, il film si incarica di spogliare (anche letteralmente, come avete visto dai trailer) i suoi protagonisti, con un Thor (Chris Hemsworth) che rifugge dai sentimenti per paura di restare nuovamente ferito e solo, e una Jane Foster (Natalie Portman) alle prese con una delle battaglie più difficili che la vita possa riservare, una malattia che sfugge al controllo umano.

Jane sta affrontando una sfida estremamente ardua e terrificante. E il suo modo di farlo è cercare di mantenere una certa agency, un minimo di capacità d’azione su qualcosa che è in realtà al di fuori del suo controllo” spiega Natalie Portman durante la conferenza stampa italiana di Thor: Love and Thunder, e ringrazia di cuore Taika Waititi, Kevin Feige e il resto della produzione per aver riportato sullo schermo “una donna ebrea, quarantenne alta un metro e sessanta, madre di due figli” per interpretare ancora questo personaggio così sfaccettato, e di averle dato l’opportunità di vestire i panni di una supereroina.

Supereroina che, seppur alle prime armi, non se la cava certo male contro la minaccia rappresentata da Gorr, e che non sfigura affatto di fianco ai già rodati Thor di Hemsworth e Valkyrie (Tessa Thompson) e all’esilarante Korg (Waititi) che non manca mai di lasciare il segno. Da un punto di vista narrativo, sono loro gli agganci emotivi del film, ma c’è spazio anche per diverse comparse (tornano Matt Damon, Sam Neill e Luke Hemsworth con i cameo che potreste ormai aspettarvi da loro, ma anche altre star più o meno annunciate, a partire dallo Zeus di Russell Crowe) che a seconda dei casi si ritrovano (quasi) a rubare la scena.

Sul piano formale e contenutisco Thor: Love and Thunder si dimostra un degno e coerente erede di Thor: Ragnarok – molto più di altri sequel nei confronti dei propri predecessori – pur lasciando spazio a nuovi spunti in entrambi i campi (noterete, ad esempio, delle trovate cromatiche alquanto ficcanti, per le quali bisogna ringraziare anche il direttore della fotografia Barry Baz Idoine).

Sperimenta ancora, Taika Waititi – anche co-autore della sceneggiatura assieme a Jennifer Kaytin Robinson -, si diverte a mischiare elementi visivi, musiche e tematiche, portandoci in giro per l’universo in un una fiaba cosmica, un viaggio all’insegna della ricerca d’identità, del superamento del dolore e, soprattutto, dell’amore, ma sempre con quella caratteristica ironia che contraddistingue le pellicole Marvel, e in particolare quelle targate proprio Taika Waititi.

Un’ironia gentile, mai a discapito di qualcun altro, osserva Portman: “Il suo è quel tipo di humor che richiede più intelligenza, perché è davvero difficile essere così divertenti e in modo così bizzarro, ma mantenendo sempre delle emozioni incredibilmente genuine e una tale generosità“. Chi, d’altronde, riuscirebbe a riprendere degli elementi mitologici e consegnarceli in una veste tanto inaspettata quanto esilarante – sì, parliamo (anche) delle capre urlanti che anticipavamo nel titolo -?

Che poi si siano divertiti tutti un mondo a girare Thor: Love and Thunder, è qualcosa di evidente in ogni momento del film, e le parole dell’attrice Premio Oscar arrivano solo a ribadire tale concetto: “Girare questa pellicola è stato un grande promemoria di quanto il nostro lavoro si basi sul gioco e sull’immaginazione. […] Per me ciò che vedete sullo schermo è stato frutto di una combinazione di preparazione e lasciarsi andare” afferma, aggiungendo che, come d’altronde accaduto con Ragnarok, anche qui molto è stato ottenuto grazie all’improvvisazione, una pratica più che incoraggiata da Waititi sui suoi set (“Taika è sempre alla ricerca di qualcosa di diverso in ogni scena“).

E chissà se anche il pubblico si divertirà un mondo a guardare le nuove avventure di Thor, anzi, dei Thor…

Thor: Love and Thunder è già al cinema (e ricordatevi, come sempre, di rimanere anche durante e dopo i titoli di coda!).

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: Thor: Love and Thunder

Durata: 119'

Data D'Uscita: 6 luglio 2022

Regia: Taika Waititi

Con: 

Chris Hemsworth, Natalie Portman, 
Christian Bale, Tessa Thompson 

Distribuzione: Disney

Materiali Stampa: Disney 

Tenet – La Recensione

“Non cercare di capire”

Il Protagonista (John David Washington) è coinvolto in una missione segreta per salvare il mondo dalla possibilità più che reale di una Terza Guerra Mondiale, che sarà però di tutt’altra natura rispetto a ciò che ci si potrebbe aspettare. Ed è solo questione di tempo… O no? 

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Il 26 agosto in Italia è il giorno di Christopher Nolan e del suo Tenet, ma per molti è anche il giorno del ritorno nelle sale dopo mesi di lontananza dal grande schermo e dalla fruizione collettiva dei prodotti cinematografici. E non potrebbe esserci miglior scelta per una simile occasione dell’ultimo film del regista di Inception e Il Cavaliere Oscuro.

Avvolto nel mistero fin dal suo annuncio mesi e mesi or sono, Tenet  continua a tenere sulle spine il pubblico anche durante la visione, e al suo termine non aspettatevi certo di aver trovato tutte le risposte (in pieno stile Nolan). La premessa, d’altronde, è proprio quella che vi abbiamo presentato nel titolo della recensione: “Non cercare di capire“. Ma questa è una sfida allo spettatore da parte del regista, che vuole che vi scervelliate per comprendere, per seguire il filo del discorso, per ipotizzare quale sarebbe il corso d’azione migliore, cosa potrebbe andar storto, e trarre delle vostre personali conclusioni. Un gioco che Nolan sa già di vincere in partenza, ma non importa; è il coinvolgimento la chiave.

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Così, come vi ritroverete a ripassare mentalmente tutte le leggi fisiche di vostra conoscenza – che abbiate o meno una laurea in fisica come uno dei personaggi della pellicola – nel tentativo di afferrare e magari anticipare ciò che accadrà, Tenet vi ricorderà invece, a cadenza regolare, di lasciarvi alle spalle tutti i preconcetti e i concetti in vostro possesso, una volontaria provocazione, per l’appunto, che combatterete con ogni fibra del vostro corpo, rendendo ancora più entusiasmante la rinnovata esperienza cinematografica. 

Un’esperienza che, di fatto, non poteva essere vissuta diversamente se non in sala (e non di casa vostra). Perché Tenet è puro cinema non solo in quanto a contenuto, ma anche in quanto a forma: dovete sentire il riverbero dei suoni sotto i vostri piedi; dovete essere catapultati sul campo di battaglia assieme ai personaggi; dovete immergervi fino in fondo nel mondo creato da Nolan e sentire il tempo scorrere in direzione opposta alla vostra lì, su quella poltroncina, in mezzo a tutti gli altri spettatori (con la dovuta distanza di sicurezza) catturati anch’essi dalla storia che viene raccontata sullo schermo. La storia del Protagonista, ma anche la vostra. 

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Ecco allora che Tenet è sì un esperimento riuscito; sì un film che cattura e che, nonostante non renda certamente facile il gioco della comprensione, non estrania lo spettatore, ma lo rende parte del tutto. E con una buona dose d’humor, un’azione spettacolare, e delle interpretazioni come quelle di Washington e Robert Pattinson – ma anche Kenneth Branagh, sebbene un po’ sopra le righe in alcuni momenti (combinazione dovuta al personaggio stesso e al doppiaggio, probabilmente), Elizabeth Debicki (che forse, in determinati punti, potrebbe invece dar prova dell’opposto con quel suo fare estremamente controllato) e Aaron Taylor Johnson (vera “sorpresa” della pellicola) -, non poteva certo essere altrimenti.

Vi lasciamo, dunque, con una sola parola: Tenet. Fatene buon uso.

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale:
Tenet

Data di Uscita: 26 agosto 2020

Durata: 150'

Regia: Christopher Nolan

Con:
John David Washington, Robert Pattinson,

Elizabeth Debicki, Kenneth Branagh,

Aaron Taylor Johnson, Michael Caine

Distribuzione: Warner Bros. Pictures

Sonic – Il Film — La Recensione

Una piccola palla blu di super energia

Il piccolo Sonic (Ben Schwartz) è costretto a trovare rifugio sulla Terra, dove per sopravvivere dovrà però celare se stesso e i suoi poteri. Ma diversi anni dopo il suo arrivo sul nostro pianeta, un improvviso blackout causato involontariamente da lui porterà a un inseguimento senza scrupoli da parte del governo e del Doctor Eggman (Jim Carrey).

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Ve lo diciamo subito: Sonic – Il Film è tutto quello che potevate volere dall’adattamento live-action di un videogioco con protagonista un super porcospino blu.

Non lasciatevi ingannare dalla vecchia CGI presentataci  con il primo trailer, anche perché ci sarà ben poco di quel design nel prodotto finito, come forse saprà chi ha seguito l’evolversi della vicenda negli ultimi mesi – l’intero film è stato sottoposto a un processo di redesign per far sì che il personaggio risultasse più fedele all’originale… Uno dei rari casi in cui il popolo ha davvero ragione e viene davvero ascoltato -.

SONIC THE HEDGEHOG

Cos’è, dunque, che ci troviamo davanti ora? Semplice. Sonic – Il Film è una deliziosa action-comedy, adatta a spettatori di tutte le età (e non esclusivamente a un target troppo giovanile, come si potrebbe pensare), che con ironia, freschezza e affabilità riesce senza troppe pretese a intrattenere sia quella parte del pubblico che non ha mai provato a correre come un razzo e raccogliere tutti gli anelli nei videogiochi SEGA, sia i fan di lunga data del prodotto videoludico (questi ultimi, poi, avranno di che essere contenti con tutti i vari riferimenti e easter egg presenti nella pellicola).

SONIC THE HEDGEHOG

Badate bene: non è nulla di estremamente originale su un piano prettamente legato al plot, che alla fine è quello comune a molti di questi adattamenti. Ma è l’approccio alla storia, al mondo e ai personaggi di Sonic, a fare la differenza. Il tono è assolutamente indovinato, come anche la scelta del cast. James Marsden è la perfetta controparte umana per il Sonic di Ben Schwartz (e anche in versione doppiata i due funzionano alla grande), mentre Jim Carrey non ha certo bisogno di provare ancora e ancora quanto possa essere adatto per un ruolo simile (Il Grinch e il Conte Olaf hanno trovato un nuovo membro per il loro club di cattivoni). Buona anche l’intuizione di Tika Sumpter (la Raina Thorpe di Gossip Girl), che riesce a ritagliarsi uno spazio tutto suo, anche grazie a una scrittura che le permette di farlo.

SONIC THE HEDGEHOG

Il regista Jeff Fowler e gli sceneggiatori Patrick Casey e Josh Miller fanno dunque un buon lavoro nel portare sul grande schermo le avventure del porcospino blu che arrivò  nel lontano 1991 nelle case dei giocatori di tutto il mondo, trovando la giusta chiave di lettura (e realizzazione). In più, con un sequel praticamente già delineato – volete rimanere per le due scene dopo i titoli di coda, fidatevi – il franchise può definirsi solo all’inizio.

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Sonic – Il Film è dal 13 febbraio al cinema.

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: Sonic The Hedgehog 

Data di Uscita: 13 febbraio 2020

Durata: 99'

Regia: Jeff Fowler

Con: 

James Marsden, Ben Schwartz,

Jim Carrey, Tika Sumpter

Distribuzione: Paramount Pictures

Piccole Donne – La Recensione

La bellezza della semplicità

Questa è la storia di Jo, Amy, Meg e Beth March. La storia di quattro ragazze, quattro sorelle, che non potrebbero essere più diverse tra loro, ma tutte con sogni, desideri, aspirazioni e un grande cuore. La storia di Piccole Donne. 

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Il 2019 è stato un anno di grande produttività per il cinema, non tanto a livello quantitativo – potrebbe anche essere, non ci siamo messi a far di conto -, quanto a livello qualitativo.  Questa Award season, rispetto a quelle immediatamente passate, è caratterizzata da un’insolita incertezza, che se non si conoscessero (o, almeno, intuissero) molti dei meccanismi dietro le assegnazioni dei premi, e ci si basasse solo sui criteri il più possibile oggettivi e meritocratici (per quanto si possa essere oggettivi nel giudicare l’arte), sarebbe davvero arduo decretare un solo e assoluto vincitore per ogni categoria.

In questo discorso rientra perfettamente il Piccole Donne di Greta Gerwig.  L’ultimo adattamento dell’opera cartacea di Louisa May Alcott per mano della regista di Lady Bird è un notevole passo avanti rispetto alla sua precedente creatura, e ci permette di azzardare l’accostamento del termine “perfezione” al suo titolo. Non è qualcosa che diciamo con leggerezza, badate bene. E bisogna sempre contestualizzare: Piccole Donne è perfetto nella misura in cui è stato fatto esattamente tutto ciò che si poteva fare – e come lo si poteva fare – nell’adattare e rinnovare un grande classico.

Florence Pugh (Finalized);Meryl Streep (Finalized)

Per argomentare, una volta in sala troverete che, al di là del gusto personale, al di là delle proprie convinzioni morali, al di là delle proprie preferenze in fatto di generi/attori/metodi narrativi, la storia delle Sorelle March non poteva – e probabilmente non avrebbe neanche avuto senso farlo – essere raccontata diversamente. La Gerwig riesce a cogliere fin nei minimi particolari lo spirito dell’opera originale, pur ampliandola e ristrutturandola quanto (e quando) basta per attualizzarla, senza la minima forzatura (sarà difficile, complessivamente, trovare di che lamentarsi in termini di fedeltà al romanzo).

Ad esempio, una delle sue più evidenti “rivoluzioni”, seppur graduale e mai invadente, è stata la caratterizzazione del personaggio di Amy (Florence Pugh), uno dei generalmente meno amati dai lettori. Nella pellicola, in parte grazie alla pregnante interpretazione della Pugh, e in parte grazie proprio al lavoro di fino della regista/sceneggiatrice, quello della terza sorella March diventa uno dei breakout character della storia, a cui sono tra l’altro consegnate alcune delle migliori battute (come il discorso ispirato dalle parole di Meryl Streep – fun fact -, che nel film interpreta la Zia March).

Louis Garrel (Finalized);Saoirse Ronan (Finalized)

 

Questo non vuol dire che la nostra empatia non vada in gran parte a Jo (Saoirse Ronan, che nonostante sia solita interpretare questo genere di ruoli, qui sembra decisamente più agio che altrove), come è probabilmente vero anche per la maggior parte dei lettori del libro, ma il modo in cui sono delineati tutti i personaggi, anche i secondari (anche Mr. Laurence o John Brooke, per non dire il più ovvio Laurie) ci permettono di sentirci vicino a ognuno di loro.

Ma la grande forza di Piccole Donne, e dell’operazione portata avanti  dalla Gerwig in particolare, è quella di rendere straordinario l’ordinario. È paradossalmente più semplice, in un certo senso, portare avanti con successo una storia in cui ad attirare l’attenzione sono già tanti altri elementi (ambientazione fantastica, forti caratteristiche distintive di genere, personaggi con tratti particolari ecc.), ma quanto è difficile rendere accattivante e mai banale la vita e le difficoltà quotidiane (come, d’altronde, quest’anno ha fatto con successo anche il marito della Gerwig, Noah Baumbach, con il suo Marriage Story)?

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Trionfa quindi, in questo caso, la bellezza della semplicità, di quell’ordinarietà resa più entusiasmante da una brillante scrittura, un’ottima interpretazione, e un’eccellente visione d’insieme. E tanta, tanta passione per l’opera, la storia e il mestiere.

Piccole Donne è nelle sale italiane dal 9 gennaio 2020.

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: Little Women

Data di Uscita: 9 gennaio 2020

Durata: 135'

Regia: Greta Gerwig

Con: 

Saoirse Ronan, Florence Pugh,

Timothée Chalamet, Laura Dern,

Emma Watson, Eliza Scanlen,

Meryl Streep, Louis Garrel

Distribuzione: Sony Pictures

Tolo Tolo – La Recensione

Un comico bianco nell’Africa nera

Checco è un giovane dotato di spiccata imprenditorialità ma di poca propensione alla legalità. Perseguitato dal fisco italiano e da una schiera di ex mogli e parenti, a cui deve molti soldi, Checco inaspettatamente trova rifugio in Africa, novella terra promessa, nella quale tutto è possibile, o meglio, tutto è permesso.  Sfortunatamente, si imbatterà in un nemico ancora più temibile del fisco italiano e delle sue ex-mogli, la guerra, che lo costringerà ad intraprendere un viaggio della speranza nell’Africa nera.

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Checco nazionale, dopo l’inarrivabile successo di Quo Vado?, azzarda con una delle tematiche più scottanti dell’attualità nostrana ed europea giocando con la paura dello straniero e del fisco.

Da degno erede dei maestri della commedia all’italiana ai quali si ispira esplicitamente, Zalone si cimenta per la prima volta nelle vesti da regista confermandosi come un acutissimo osservatore delle contemporaneità, capace di restituire nuovamente un ritratto dell’Italia dalle mille sfaccettature.

Quasi come in una immagine speculare di Quo Vado? in Tolo Tolo troviamo la descrizione di quella Italia che rifiuta sprezzante l’assistenzialismo. Un’Italia dotata di grandi slanci produttivi, anche se spesso gli stessi sono atrofizzati da un apparato burocratico soffocante, ma anche dallo spezzo per qualsiasi forma di legalità. Una Italia nella quale nel malcontento e nel sonno della ragione nascono mostri politici dagli slogan facili e dalle carriere fulminee. Ma anche una Italia che non guarda solo al suo orticello ma che si confronta, seppur per caso, con le tragedie che avvengono nel mondo affrontando in prima persona il dramma dei rifugiati che scappano da guerre e da dittature.

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Capace di essere politicamente scorretto senza mai superare il limite dell’inaccettabile Zalone conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, il talento di narratore ed interprete dei limiti e delle virtù dello stivale che, tra vizi vecchi e nuovi, echi di fascismo misti a semplice arrivismo e bagliori di fascino inarrivabile, continua a rappresentare terra fertilissima per gli autori e gli artisti.

Ravvivato dall’aiuto alla sceneggiatura di Paolo VirzìTolo Tolo tratteggia personaggi inaspettatamente interessanti come quello di Omar, ispirato ad una figura realmente esistita di senegalese amante del neorealismo italiano, che conferiscono ulteriore profondità ad una pellicola coraggiosa, travestita da commedia per le famiglie, che si appresta ad affrontare i populismi di questa Italia di oggi stanca e livida.

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Tolo Tolo è dal 1 gennaio al cinema.

Josephine M.

 

Info

Titolo: Tolo Tolo

Data di Uscita: 1 gennaio 2020

Durata: 90'

Regia: Checco Zalone

Con:

Checco Zalone, Souleymane Sylla,

Manda Touré, Nassor Said Birya,

Antonella Attili, Gianni D'Addario

Distribuzione: Medusa Film

Star Wars: L’Ascesa di Skywalker – La Recensione

Sempre e per sempre, in una galassia lontana lontana…

La Saga degli Skywalker volge al termine con il nono episodio, Star Wars: L’Ascesa di Skywalker, diretto da J. J. Abrams. Rey, Poe, Finn e il resto della Resistenza continuano a combattere contro il Primo Ordine, ma delle potenti forze del male provenienti dal passato rendono sempre più inevitabile la resa dei conti.  

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Tanto tempo fa, in una galassia… Beh, ormai questa galassia la sentiamo più che vicina, non trovate? Dopo nove episodi cinematografici (e tante aggiunte provenienti dall’Universo Espanso di Star Wars), la Saga degli Skywalker giunge a conclusione, anche se l’universo creato da George Lucas ci riserverà ancora parecchie sorprese in futuro.

Star Wars: L’Ascesa di Skywalker, diretto da J. J. Abrams, è predisposto dunque per portare a compimento una storia iniziata nel 1977, che è passata per tre diverse generazioni di eroi, antagonisti, e protettori di entrambi i lati della Forza.

Senza ulteriori indugi (e senza spoiler), passiamo dunque a commentare l’epica risoluzione messa in atto da Abrams, i cui protagonisti sono i personaggi che abbiamo conosciuto e imparato ad amare (ma anche odiare, per chi si sente più vicino al Lato Oscuro) ne Il Risveglio della Forza e Gli Ultimi Jedi, ma anche nelle due precedenti trilogie.

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Sarà difficile procedere senza rivelare alcun dettaglio, poiché tanto andrebbe detto sulle scelte narrative compiute in funzione del rispetto, ma anche del rinnovo della tradizione. La classica grande battaglia tra forze del bene e del male viene qui declinata con aspetti più intimistici, che andranno però a segnare il destino dell’universo. Si esternano i timori, i ricordi, le speranze, i sogni, i desideri andati e quelli ancora possibili, e si interiorizza la forza, quella Forza, ma non solo, per andare alla scoperta di sé e dell’altro.

Gioca molto sulle dinamiche tra i personaggi, Abrams, richiama a sé volti noti e li riunisce alle nuove generazioni, in modo da creare un efficace continuum narrativo ed emozionale. Il Golden Trio della più recente trilogia (Poe, Rey, Finn) funziona brillantemente, sfoggiando una chimica incredibile, ed emanando un’aria di familiarità quasi impensabile se si ragiona sul poco tempo che hanno (purtroppo) condiviso sullo schermo nel corso dei tre film – un vero peccato non poter esplorare ulteriormente questo aspetto, e soprattutto aver avuto modo solo ora, con il terzo capitolo, di goderne più appieno -.

Ma sono senza dubbio Ben (Adam Driver) e Rey (Daisy Ridley) a portare avanti le fila della trama principale: due facce di una stessa medaglia, ma anche due complessi esseri umani, dallo spettro emotivo e comportamentale quasi complementare, che si influenzano a vicenda, vengono influenzati da ciò che li circonda, e a loro volta trasformano il mondo e le persone (umani, creature aliene o droidi, che dir si voglia) con cui vengono a contatto.

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Tanta azione, tanta esposizione, tanto riflettere: è duro, il confronto con il passato; ma è ancora più dura guardare avanti. È dura affrontare la realtà, è dura lasciarsi e lasciare andare, ed è dura dire addio. Ma in questo caso, e non senza qualche cucitura qua e là, si riesce a far tutto. Pur restando nei limiti del prevedibile, ma non per questo banale o “sbagliato”, pur agendo in una comfort zone che si preferisce definire – anche, magari, con più correttezza – aderenza a una mitologia e a degli archetipi di fondo, L’Ascesa di Skywalker ci prende per mano e ci conduce con affetto e nostalgia verso la fine della storia che a tutti noi veniva raccontata da bambini, che abbiamo continuato a guardare e ascoltare da ragazzi, e che ora, da adulti, sentiamo ormai come nostra, come un’estensione di ciò che noi stessi siamo stati, siamo e saremo.

Sempre e per sempre, lì, in una galassia lontana lontana… che davvero così lontana, poi, non è.

Star Wars: L’Ascesa di Skywalker è dal 18 dicembre al cinema.

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Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: Star Wars: The Rise of Skywalker

Data di Uscita: 18 dicembre 2019

Durata: 141'

Regia: J.J. Abrams

Con:

Daisy Ridley, Adam Driver,

Oscar Isaac, John Boyega,

Carrie Fisher, Joonas Suotamo,

 Ian McDiarmid, Billy Dee Williams

Distribuzione: Walt Disney Company

Cena con Delitto – Knives Out — La Recensione

Indovina chi (anzi, come) muore a cena

Lo scrittore di gialli Harlan Thrombey muore la sera del suo ottantacinquesimo compleanno, dopo una cena con tutta la famiglia al completo. La polizia lo classifica come suicidio, ma il Detective Benoit Blanc viene ingaggiato per risolvere un omicidio. Cosa sarà successo davvero? 

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Benvenuti in casa Thrombey, dove tutti nascondono qualcosa, e nessuno è innocente… O forse sì?

Nel giallo deduttivo di Rian Johnson niente è come sembra, e quando pensiamo di aver capito come è andata, ci viene provato il contrario. Ma non è esattamente questo quello che i migliori Murder Mystery dovrebbero fare? Già, ed è proprio ciò che abbiamo davanti.

Cena con Delitto – Knives Out (la prima parte del titolo è un’immancabile aggiunta nostrana) riprende la migliore tradizione letteraria e cinematografica e mette su un avvincente enigma che tiene incollati allo schermo, ma non solo perché si vuole arrivare a strecciare ogni nodo e sciogliere ogni dubbio su cosa sia davvero successo la notte del suicidio/omicidio, come è normale che sia. Già dai primi minuti della pellicola, infatti, si viene catapultati nelle dinamiche personali e famigliari di casa Thrombey, nei problemi e nei segreti dei membri della ricca famiglia, ma anche degli “outsider”, ed è impossibile non iniziare a prendere le parti di uno o più di loro fin da subito. Perché a seconda del momento, vorrete risolvere il caso con il Detective Benoit Blanc (Daniel Craig), o mandare tutti a quel paese come fa Ransom (Chris Evans), o passare un po’ di Biochetasi alla povera Marta (Ana De Armas), che è affetta da conati di vomito ogni volta che mente – no, non stiamo scherzando -.

MORNING BELL

Divertente, graffiante (diremmo quasi… affilata), sorprendente, la sceneggiatura di Johnson, che non si lascia scappare nemmeno un’occasione per inserirvi una citazione illustre, un commento a sfondo politico, o un easter egg inaspettato – va da sé, ormai, che l’ideale sarebbe vederlo in versione originale per poter cogliere tutto al meglio -, e che riesce a rendere anche il più “apparentemente innocuo” riferimento ficcante ed essenziale.

Ma se, quindi, il 50% del lavoro è frutto dell’operato del regista/sceneggiatore/produttore, l’altro 50% è tutto riconducibile al cast stellare del lungometraggio – da Christopher Plummer a Jamie Lee Curtis, da Ana De Armas a Chris Evans, da Michael Shannon a Daniel Craig, per non parlare di Toni Collette, Don Johnson e persino l’iconica K Callan -, che si dimostra l’ensemble perfetto, e dona ancora più carattere a un film che, di per sé, ne aveva già in abbondanza.

E anche se, secondo i nostri calcoli, andiamo fuori di percentuali, la resa finale non sarebbe stata la stessa senza gli accorgimenti tecnici di cui è dotato Cena con Delitto – Knives Out: le inquadrature strategiche, il posizionamento e la scelta della musica, la scenografia ammiccante, ma mai invadente (nonostante questo potesse essere uno dei maggiori rischi), e in generale il modo in cui viene ricreata un’atmosfera così fuori dal tempo, ma anche estremamente attuale, non fanno che aggiungere valore al prodotto.

E, per i fan dell’etica e della morale, ci sarà sicuramente di che discutere. Non solo ci viene proposto un whudunnit entusiasmante e degno della migliore Agatha Christie, ma non viene nemmeno a mancare la lezione di vita… Che però scoprirete solo al cinema, e solo grazie alla morte del “povero” Harlan.

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Cena con Delitto – Knives Out è dal 5 dicembre al cinema.

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: Knives Out

Durata: 130'

Data di Uscita: 5 Dicembre 2019

Regia: Rian Johnson

Cast:

Daniel Craig, Christopher Plummer,

Chris Evans, Ana De Armas, 

Jamie Lee Curtis, Michael Shannon, 

Don Johnson, Toni Collette

Distribuzione: 01 Distribution