Tenet – La Recensione

“Non cercare di capire”

Il Protagonista (John David Washington) è coinvolto in una missione segreta per salvare il mondo dalla possibilità più che reale di una Terza Guerra Mondiale, che sarà però di tutt’altra natura rispetto a ciò che ci si potrebbe aspettare. Ed è solo questione di tempo… O no? 

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Il 26 agosto in Italia è il giorno di Christopher Nolan e del suo Tenet, ma per molti è anche il giorno del ritorno nelle sale dopo mesi di lontananza dal grande schermo e dalla fruizione collettiva dei prodotti cinematografici. E non potrebbe esserci miglior scelta per una simile occasione dell’ultimo film del regista di Inception e Il Cavaliere Oscuro.

Avvolto nel mistero fin dal suo annuncio mesi e mesi or sono, Tenet  continua a tenere sulle spine il pubblico anche durante la visione, e al suo termine non aspettatevi certo di aver trovato tutte le risposte (in pieno stile Nolan). La premessa, d’altronde, è proprio quella che vi abbiamo presentato nel titolo della recensione: “Non cercare di capire“. Ma questa è una sfida allo spettatore da parte del regista, che vuole che vi scervelliate per comprendere, per seguire il filo del discorso, per ipotizzare quale sarebbe il corso d’azione migliore, cosa potrebbe andar storto, e trarre delle vostre personali conclusioni. Un gioco che Nolan sa già di vincere in partenza, ma non importa; è il coinvolgimento la chiave.

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Così, come vi ritroverete a ripassare mentalmente tutte le leggi fisiche di vostra conoscenza – che abbiate o meno una laurea in fisica come uno dei personaggi della pellicola – nel tentativo di afferrare e magari anticipare ciò che accadrà, Tenet vi ricorderà invece, a cadenza regolare, di lasciarvi alle spalle tutti i preconcetti e i concetti in vostro possesso, una volontaria provocazione, per l’appunto, che combatterete con ogni fibra del vostro corpo, rendendo ancora più entusiasmante la rinnovata esperienza cinematografica. 

Un’esperienza che, di fatto, non poteva essere vissuta diversamente se non in sala (e non di casa vostra). Perché Tenet è puro cinema non solo in quanto a contenuto, ma anche in quanto a forma: dovete sentire il riverbero dei suoni sotto i vostri piedi; dovete essere catapultati sul campo di battaglia assieme ai personaggi; dovete immergervi fino in fondo nel mondo creato da Nolan e sentire il tempo scorrere in direzione opposta alla vostra lì, su quella poltroncina, in mezzo a tutti gli altri spettatori (con la dovuta distanza di sicurezza) catturati anch’essi dalla storia che viene raccontata sullo schermo. La storia del Protagonista, ma anche la vostra. 

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Ecco allora che Tenet è sì un esperimento riuscito; sì un film che cattura e che, nonostante non renda certamente facile il gioco della comprensione, non estrania lo spettatore, ma lo rende parte del tutto. E con una buona dose d’humor, un’azione spettacolare, e delle interpretazioni come quelle di Washington e Robert Pattinson – ma anche Kenneth Branagh, sebbene un po’ sopra le righe in alcuni momenti (combinazione dovuta al personaggio stesso e al doppiaggio, probabilmente), Elizabeth Debicki (che forse, in determinati punti, potrebbe invece dar prova dell’opposto con quel suo fare estremamente controllato) e Aaron Taylor Johnson (vera “sorpresa” della pellicola) -, non poteva certo essere altrimenti.

Vi lasciamo, dunque, con una sola parola: Tenet. Fatene buon uso.

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale:
Tenet

Data di Uscita: 26 agosto 2020

Durata: 150'

Regia: Christopher Nolan

Con:
John David Washington, Robert Pattinson,

Elizabeth Debicki, Kenneth Branagh,

Aaron Taylor Johnson, Michael Caine

Distribuzione: Warner Bros. Pictures

Sonic – Il Film — La Recensione

Una piccola palla blu di super energia

Il piccolo Sonic (Ben Schwartz) è costretto a trovare rifugio sulla Terra, dove per sopravvivere dovrà però celare se stesso e i suoi poteri. Ma diversi anni dopo il suo arrivo sul nostro pianeta, un improvviso blackout causato involontariamente da lui porterà a un inseguimento senza scrupoli da parte del governo e del Doctor Eggman (Jim Carrey).

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Ve lo diciamo subito: Sonic – Il Film è tutto quello che potevate volere dall’adattamento live-action di un videogioco con protagonista un super porcospino blu.

Non lasciatevi ingannare dalla vecchia CGI presentataci  con il primo trailer, anche perché ci sarà ben poco di quel design nel prodotto finito, come forse saprà chi ha seguito l’evolversi della vicenda negli ultimi mesi – l’intero film è stato sottoposto a un processo di redesign per far sì che il personaggio risultasse più fedele all’originale… Uno dei rari casi in cui il popolo ha davvero ragione e viene davvero ascoltato -.

SONIC THE HEDGEHOG

Cos’è, dunque, che ci troviamo davanti ora? Semplice. Sonic – Il Film è una deliziosa action-comedy, adatta a spettatori di tutte le età (e non esclusivamente a un target troppo giovanile, come si potrebbe pensare), che con ironia, freschezza e affabilità riesce senza troppe pretese a intrattenere sia quella parte del pubblico che non ha mai provato a correre come un razzo e raccogliere tutti gli anelli nei videogiochi SEGA, sia i fan di lunga data del prodotto videoludico (questi ultimi, poi, avranno di che essere contenti con tutti i vari riferimenti e easter egg presenti nella pellicola).

SONIC THE HEDGEHOG

Badate bene: non è nulla di estremamente originale su un piano prettamente legato al plot, che alla fine è quello comune a molti di questi adattamenti. Ma è l’approccio alla storia, al mondo e ai personaggi di Sonic, a fare la differenza. Il tono è assolutamente indovinato, come anche la scelta del cast. James Marsden è la perfetta controparte umana per il Sonic di Ben Schwartz (e anche in versione doppiata i due funzionano alla grande), mentre Jim Carrey non ha certo bisogno di provare ancora e ancora quanto possa essere adatto per un ruolo simile (Il Grinch e il Conte Olaf hanno trovato un nuovo membro per il loro club di cattivoni). Buona anche l’intuizione di Tika Sumpter (la Raina Thorpe di Gossip Girl), che riesce a ritagliarsi uno spazio tutto suo, anche grazie a una scrittura che le permette di farlo.

SONIC THE HEDGEHOG

Il regista Jeff Fowler e gli sceneggiatori Patrick Casey e Josh Miller fanno dunque un buon lavoro nel portare sul grande schermo le avventure del porcospino blu che arrivò  nel lontano 1991 nelle case dei giocatori di tutto il mondo, trovando la giusta chiave di lettura (e realizzazione). In più, con un sequel praticamente già delineato – volete rimanere per le due scene dopo i titoli di coda, fidatevi – il franchise può definirsi solo all’inizio.

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Sonic – Il Film è dal 13 febbraio al cinema.

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: Sonic The Hedgehog 

Data di Uscita: 13 febbraio 2020

Durata: 99'

Regia: Jeff Fowler

Con: 

James Marsden, Ben Schwartz,

Jim Carrey, Tika Sumpter

Distribuzione: Paramount Pictures

Piccole Donne – La Recensione

La bellezza della semplicità

Questa è la storia di Jo, Amy, Meg e Beth March. La storia di quattro ragazze, quattro sorelle, che non potrebbero essere più diverse tra loro, ma tutte con sogni, desideri, aspirazioni e un grande cuore. La storia di Piccole Donne. 

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Il 2019 è stato un anno di grande produttività per il cinema, non tanto a livello quantitativo – potrebbe anche essere, non ci siamo messi a far di conto -, quanto a livello qualitativo.  Questa Award season, rispetto a quelle immediatamente passate, è caratterizzata da un’insolita incertezza, che se non si conoscessero (o, almeno, intuissero) molti dei meccanismi dietro le assegnazioni dei premi, e ci si basasse solo sui criteri il più possibile oggettivi e meritocratici (per quanto si possa essere oggettivi nel giudicare l’arte), sarebbe davvero arduo decretare un solo e assoluto vincitore per ogni categoria.

In questo discorso rientra perfettamente il Piccole Donne di Greta Gerwig.  L’ultimo adattamento dell’opera cartacea di Louisa May Alcott per mano della regista di Lady Bird è un notevole passo avanti rispetto alla sua precedente creatura, e ci permette di azzardare l’accostamento del termine “perfezione” al suo titolo. Non è qualcosa che diciamo con leggerezza, badate bene. E bisogna sempre contestualizzare: Piccole Donne è perfetto nella misura in cui è stato fatto esattamente tutto ciò che si poteva fare – e come lo si poteva fare – nell’adattare e rinnovare un grande classico.

Florence Pugh (Finalized);Meryl Streep (Finalized)

Per argomentare, una volta in sala troverete che, al di là del gusto personale, al di là delle proprie convinzioni morali, al di là delle proprie preferenze in fatto di generi/attori/metodi narrativi, la storia delle Sorelle March non poteva – e probabilmente non avrebbe neanche avuto senso farlo – essere raccontata diversamente. La Gerwig riesce a cogliere fin nei minimi particolari lo spirito dell’opera originale, pur ampliandola e ristrutturandola quanto (e quando) basta per attualizzarla, senza la minima forzatura (sarà difficile, complessivamente, trovare di che lamentarsi in termini di fedeltà al romanzo).

Ad esempio, una delle sue più evidenti “rivoluzioni”, seppur graduale e mai invadente, è stata la caratterizzazione del personaggio di Amy (Florence Pugh), uno dei generalmente meno amati dai lettori. Nella pellicola, in parte grazie alla pregnante interpretazione della Pugh, e in parte grazie proprio al lavoro di fino della regista/sceneggiatrice, quello della terza sorella March diventa uno dei breakout character della storia, a cui sono tra l’altro consegnate alcune delle migliori battute (come il discorso ispirato dalle parole di Meryl Streep – fun fact -, che nel film interpreta la Zia March).

Louis Garrel (Finalized);Saoirse Ronan (Finalized)

 

Questo non vuol dire che la nostra empatia non vada in gran parte a Jo (Saoirse Ronan, che nonostante sia solita interpretare questo genere di ruoli, qui sembra decisamente più agio che altrove), come è probabilmente vero anche per la maggior parte dei lettori del libro, ma il modo in cui sono delineati tutti i personaggi, anche i secondari (anche Mr. Laurence o John Brooke, per non dire il più ovvio Laurie) ci permettono di sentirci vicino a ognuno di loro.

Ma la grande forza di Piccole Donne, e dell’operazione portata avanti  dalla Gerwig in particolare, è quella di rendere straordinario l’ordinario. È paradossalmente più semplice, in un certo senso, portare avanti con successo una storia in cui ad attirare l’attenzione sono già tanti altri elementi (ambientazione fantastica, forti caratteristiche distintive di genere, personaggi con tratti particolari ecc.), ma quanto è difficile rendere accattivante e mai banale la vita e le difficoltà quotidiane (come, d’altronde, quest’anno ha fatto con successo anche il marito della Gerwig, Noah Baumbach, con il suo Marriage Story)?

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Trionfa quindi, in questo caso, la bellezza della semplicità, di quell’ordinarietà resa più entusiasmante da una brillante scrittura, un’ottima interpretazione, e un’eccellente visione d’insieme. E tanta, tanta passione per l’opera, la storia e il mestiere.

Piccole Donne è nelle sale italiane dal 9 gennaio 2020.

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: Little Women

Data di Uscita: 9 gennaio 2020

Durata: 135'

Regia: Greta Gerwig

Con: 

Saoirse Ronan, Florence Pugh,

Timothée Chalamet, Laura Dern,

Emma Watson, Eliza Scanlen,

Meryl Streep, Louis Garrel

Distribuzione: Sony Pictures

Tolo Tolo – La Recensione

Un comico bianco nell’Africa nera

Checco è un giovane dotato di spiccata imprenditorialità ma di poca propensione alla legalità. Perseguitato dal fisco italiano e da una schiera di ex mogli e parenti, a cui deve molti soldi, Checco inaspettatamente trova rifugio in Africa, novella terra promessa, nella quale tutto è possibile, o meglio, tutto è permesso.  Sfortunatamente, si imbatterà in un nemico ancora più temibile del fisco italiano e delle sue ex-mogli, la guerra, che lo costringerà ad intraprendere un viaggio della speranza nell’Africa nera.

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Checco nazionale, dopo l’inarrivabile successo di Quo Vado?, azzarda con una delle tematiche più scottanti dell’attualità nostrana ed europea giocando con la paura dello straniero e del fisco.

Da degno erede dei maestri della commedia all’italiana ai quali si ispira esplicitamente, Zalone si cimenta per la prima volta nelle vesti da regista confermandosi come un acutissimo osservatore delle contemporaneità, capace di restituire nuovamente un ritratto dell’Italia dalle mille sfaccettature.

Quasi come in una immagine speculare di Quo Vado? in Tolo Tolo troviamo la descrizione di quella Italia che rifiuta sprezzante l’assistenzialismo. Un’Italia dotata di grandi slanci produttivi, anche se spesso gli stessi sono atrofizzati da un apparato burocratico soffocante, ma anche dallo spezzo per qualsiasi forma di legalità. Una Italia nella quale nel malcontento e nel sonno della ragione nascono mostri politici dagli slogan facili e dalle carriere fulminee. Ma anche una Italia che non guarda solo al suo orticello ma che si confronta, seppur per caso, con le tragedie che avvengono nel mondo affrontando in prima persona il dramma dei rifugiati che scappano da guerre e da dittature.

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Capace di essere politicamente scorretto senza mai superare il limite dell’inaccettabile Zalone conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, il talento di narratore ed interprete dei limiti e delle virtù dello stivale che, tra vizi vecchi e nuovi, echi di fascismo misti a semplice arrivismo e bagliori di fascino inarrivabile, continua a rappresentare terra fertilissima per gli autori e gli artisti.

Ravvivato dall’aiuto alla sceneggiatura di Paolo VirzìTolo Tolo tratteggia personaggi inaspettatamente interessanti come quello di Omar, ispirato ad una figura realmente esistita di senegalese amante del neorealismo italiano, che conferiscono ulteriore profondità ad una pellicola coraggiosa, travestita da commedia per le famiglie, che si appresta ad affrontare i populismi di questa Italia di oggi stanca e livida.

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Tolo Tolo è dal 1 gennaio al cinema.

Josephine M.

 

Info

Titolo: Tolo Tolo

Data di Uscita: 1 gennaio 2020

Durata: 90'

Regia: Checco Zalone

Con:

Checco Zalone, Souleymane Sylla,

Manda Touré, Nassor Said Birya,

Antonella Attili, Gianni D'Addario

Distribuzione: Medusa Film

Star Wars: L’Ascesa di Skywalker – La Recensione

Sempre e per sempre, in una galassia lontana lontana…

La Saga degli Skywalker volge al termine con il nono episodio, Star Wars: L’Ascesa di Skywalker, diretto da J. J. Abrams. Rey, Poe, Finn e il resto della Resistenza continuano a combattere contro il Primo Ordine, ma delle potenti forze del male provenienti dal passato rendono sempre più inevitabile la resa dei conti.  

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Tanto tempo fa, in una galassia… Beh, ormai questa galassia la sentiamo più che vicina, non trovate? Dopo nove episodi cinematografici (e tante aggiunte provenienti dall’Universo Espanso di Star Wars), la Saga degli Skywalker giunge a conclusione, anche se l’universo creato da George Lucas ci riserverà ancora parecchie sorprese in futuro.

Star Wars: L’Ascesa di Skywalker, diretto da J. J. Abrams, è predisposto dunque per portare a compimento una storia iniziata nel 1977, che è passata per tre diverse generazioni di eroi, antagonisti, e protettori di entrambi i lati della Forza.

Senza ulteriori indugi (e senza spoiler), passiamo dunque a commentare l’epica risoluzione messa in atto da Abrams, i cui protagonisti sono i personaggi che abbiamo conosciuto e imparato ad amare (ma anche odiare, per chi si sente più vicino al Lato Oscuro) ne Il Risveglio della Forza e Gli Ultimi Jedi, ma anche nelle due precedenti trilogie.

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Sarà difficile procedere senza rivelare alcun dettaglio, poiché tanto andrebbe detto sulle scelte narrative compiute in funzione del rispetto, ma anche del rinnovo della tradizione. La classica grande battaglia tra forze del bene e del male viene qui declinata con aspetti più intimistici, che andranno però a segnare il destino dell’universo. Si esternano i timori, i ricordi, le speranze, i sogni, i desideri andati e quelli ancora possibili, e si interiorizza la forza, quella Forza, ma non solo, per andare alla scoperta di sé e dell’altro.

Gioca molto sulle dinamiche tra i personaggi, Abrams, richiama a sé volti noti e li riunisce alle nuove generazioni, in modo da creare un efficace continuum narrativo ed emozionale. Il Golden Trio della più recente trilogia (Poe, Rey, Finn) funziona brillantemente, sfoggiando una chimica incredibile, ed emanando un’aria di familiarità quasi impensabile se si ragiona sul poco tempo che hanno (purtroppo) condiviso sullo schermo nel corso dei tre film – un vero peccato non poter esplorare ulteriormente questo aspetto, e soprattutto aver avuto modo solo ora, con il terzo capitolo, di goderne più appieno -.

Ma sono principalmente Ben (Adam Driver) e Rey (Daisy Ridley) a portare avanti le fila della trama principale: due facce di una stessa medaglia, ma anche due complessi esseri umani, dallo spettro emotivo e comportamentale quasi complementare, che si influenzano a vicenda, vengono influenzati da ciò che li circonda, e a loro volta trasformano il mondo e le persone (umani, creature aliene o droidi, che dir si voglia) con cui vengono a contatto.

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Tanta azione, tanta esposizione, tanto riflettere: è duro, il confronto con il passato; ma è ancora più dura guardare avanti. È dura affrontare la realtà, è dura lasciarsi e lasciare andare, ed è dura dire addio. Ma in questo caso, e non senza qualche cucitura qua e là, si riesce a far tutto. Pur restando nei limiti del prevedibile, ma non per questo banale o “sbagliato”, pur agendo in una comfort zone che si preferisce definire – anche, magari, con più correttezza – aderenza a una mitologia e a degli archetipi di fondo, L’Ascesa di Skywalker ci prende per mano e ci conduce con affetto e nostalgia verso la fine della storia che a tutti noi veniva raccontata da bambini, che abbiamo continuato a guardare e ascoltare da ragazzi, e che ora, da adulti, sentiamo ormai come nostra, come un’estensione di ciò che noi stessi siamo stati, siamo e saremo.

Sempre e per sempre, lì, in una galassia lontana lontana… che davvero così lontana, poi, non è.

Star Wars: L’Ascesa di Skywalker è dal 18 dicembre al cinema.

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Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: Star Wars: The Rise of Skywalker

Data di Uscita: 18 dicembre 2019

Durata: 141'

Regia: J.J. Abrams

Con:

Daisy Ridley, Adam Driver,

Oscar Isaac, John Boyega,

Carrie Fisher, Joonas Suotamo,

 Ian McDiarmid, Billy Dee Williams

Distribuzione: Walt Disney Company

 

 

Cena con Delitto – Knives Out — La Recensione

Indovina chi (anzi, come) muore a cena

Lo scrittore di gialli Harlan Thrombey muore la sera del suo ottantacinquesimo compleanno, dopo una cena con tutta la famiglia al completo. La polizia lo classifica come suicidio, ma il Detective Benoit Blanc viene ingaggiato per risolvere un omicidio. Cosa sarà successo davvero? 

MORNING BELL

Benvenuti in casa Thrombey, dove tutti nascondono qualcosa, e nessuno è innocente… O forse sì?

Nel giallo deduttivo di Rian Johnson niente è come sembra, e quando pensiamo di aver capito come è andata, ci viene provato il contrario. Ma non è esattamente questo quello che i migliori Murder Mystery dovrebbero fare? Già, ed è proprio ciò che abbiamo davanti.

Cena con Delitto – Knives Out (la prima parte del titolo è un’immancabile aggiunta nostrana) riprende la migliore tradizione letteraria e cinematografica e mette su un avvincente enigma che tiene incollati allo schermo, ma non solo perché si vuole arrivare a strecciare ogni nodo e sciogliere ogni dubbio su cosa sia davvero successo la notte del suicidio/omicidio, come è normale che sia. Già dai primi minuti della pellicola, infatti, si viene catapultati nelle dinamiche personali e famigliari di casa Thrombey, nei problemi e nei segreti dei membri della ricca famiglia, ma anche degli “outsider”, ed è impossibile non iniziare a prendere le parti di uno o più di loro fin da subito. Perché a seconda del momento, vorrete risolvere il caso con il Detective Benoit Blanc (Daniel Craig), o mandare tutti a quel paese come fa Ransom (Chris Evans), o passare un po’ di Biochetasi alla povera Marta (Ana De Armas), che è affetta da conati di vomito ogni volta che mente – no, non stiamo scherzando -.

MORNING BELL

Divertente, graffiante (diremmo quasi… affilata), sorprendente, la sceneggiatura di Johnson, che non si lascia scappare nemmeno un’occasione per inserirvi una citazione illustre, un commento a sfondo politico, o un easter egg inaspettato – va da sé, ormai, che l’ideale sarebbe vederlo in versione originale per poter cogliere tutto al meglio -, e che riesce a rendere anche il più “apparentemente innocuo” riferimento ficcante ed essenziale.

Ma se, quindi, il 50% del lavoro è frutto dell’operato del regista/sceneggiatore/produttore, l’altro 50% è tutto riconducibile al cast stellare del lungometraggio – da Christopher Plummer a Jamie Lee Curtis, da Ana De Armas a Chris Evans, da Michael Shannon a Daniel Craig, per non parlare di Toni Collette, Don Johnson e persino l’iconica K Callan -, che si dimostra l’ensemble perfetto, e dona ancora più carattere a un film che, di per sé, ne aveva già in abbondanza.

E anche se, secondo i nostri calcoli, andiamo fuori di percentuali, la resa finale non sarebbe stata la stessa senza gli accorgimenti tecnici di cui è dotato Cena con Delitto – Knives Out: le inquadrature strategiche, il posizionamento e la scelta della musica, la scenografia ammiccante, ma mai invadente (nonostante questo potesse essere uno dei maggiori rischi), e in generale il modo in cui viene ricreata un’atmosfera così fuori dal tempo, ma anche estremamente attuale, non fanno che aggiungere valore al prodotto.

E, per i fan dell’etica e della morale, ci sarà sicuramente di che discutere. Non solo ci viene proposto un whudunnit entusiasmante e degno della migliore Agatha Christie, ma non viene nemmeno a mancare la lezione di vita… Che però scoprirete solo al cinema, e solo grazie alla morte del “povero” Harlan.

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Cena con Delitto – Knives Out è dal 5 dicembre al cinema.

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: Knives Out

Durata: 130'

Data di Uscita: 5 Dicembre 2019

Regia: Rian Johnson

Cast:

Daniel Craig, Christopher Plummer,

Chris Evans, Ana De Armas, 

Jamie Lee Curtis, Michael Shannon, 

Don Johnson, Toni Collette

Distribuzione: 01 Distribution

Zombieland: Doppio Colpo – La Recensione

Se ami qualcuno sparagli alla testa 

A Zombieland i morti viventi non sono solo un brutto ricordo ma ancora “solide” realtà. Dopo aver lasciato Wichita, Little Rock, Columbus e Tallahassee alle prese con il tentativo di sentirsi una famiglia, le due ragazze scappano. Tra nuove ed evolute creature zombie e il ritorno di Wichita, non resta che una cosa da fare: andare a recuperare Little Rock.

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Dopo ben dieci anni dal precedente Benvenuti a Zombieland, Emma Stone, Abigail Breslin, Jesse Eisenberg e Woody Harrelson ritornano nei panni del quartetto più strambo mai sopravvissuto ad una apocalisse zombie, rispettivamente Wichita (sempre in fuga dai legami e dai propri sentimenti), Little Rock  (non più adolescente ma ormai una forte, giovane donna), il nerd attaccato a sicurezza e norme Columbus e il maestro delle armi con annesse uccisioni zombie, Tallahassee. 

Nulla di nuovo sotto il sole rispetto al capitolo precedente, intendiamoci: il solito umorismo derivante dalle normali situazioni quotidiane affrontate in un contesto decisamente fuori comune – come un’assurda invasione di zombie – giustamente condita da quella sana autoironia restando sul limite del parodistico.

Ma, come recita una delle fondamentali regole di Columbus, «Quando non sei certo che i non-morti siano morti-morti, non risparmiare munizioni: Head-Shot di sicurezza, sempre», perciò è sempre meglio un “doppio colpo”, e per quanto sia una regola quasi mai applicabile a livello cinematografico, in questo caso non si può che dargli ragione. A raddoppiare, è soprattutto il livello del grottesco e la pericolosità dei non morti: memori della classificazione fatta in relazione dai diversi tipi di zombie, vedremo spuntare fuori nuove “tipologie”, tra le quali i superavanzati “T800”, che prendono il loro nome da Terminator; questa nuova “razza” non morta, infatti, sembra essere decisamente dura a morire, e ce ne sono più di quanto i nostri quattro possano immaginare.

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Come accennato, non mancano i problemi quotidiani: lasciati in precedenza mentre tentavano di formare insieme una vera famiglia – disfunzionale, magari, ma solida – sembrano adesso quasi riuscirci… all’interno della casa bianca. quasi, perché la scostante Wichita decide di sparire, sentendosi sotto pressione dopo la proposta di matrimonio avanzata da Columbus; Little Rock, dal canto suo, la segue, non sopportando più di essere trattata come una bambina da Tallahasse, che si era preso la briga di farle da figura paterna, forse esagerando.

Rimasti soli, i due “uomini di casa” si imbatteranno nella biondissima Madison, che si nascondeva dentro la cella frigorifero di un supermercato; si verrà a creare una situazione imbarazzante che prevede il ritorno di Wichita, l’improbabile liaison tra Columbus e l’avvenente (ma non proprio brillante) “ragazza nuova”, per sfociare poi nella ricerca di Little Rock, scappata con una sorta di cantautore hippie dalla chioma fluente. 

Tra gli ottimi e ormai collaudati attori protagonisti, la Stone in particolar modo sembra essere stata progettata appositamente per interpretare la parte della ragazza forte e determinata, capace di tutto ma assolutamente ironica (ancor meglio se machiavellica e insondabile, infatti è nel relativamente recente La Favorita che riesce davvero a portare in scena tutto il suo enorme potenziale): dall’ormai cult del 2009 ne è passata di acqua sotto i ponti, che le ha portato un Oscar come migliore attrice una seconda candidatura come migliore attrice non protagonista, e questo si può senz’altro percepire.

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Zombieland: Doppio Colpo è un seguito che vende buona parte delle sue battute a chi già ha “visitato” Zombieland, ma nonostante ciò riesce a farsi prodotto a sé stante; un prodotto molto lontano dall’essere definito canonico, che allo stesso tempo fa riferimento e trae risorse da tutto un intero immaginario pop sui morti viventi, e risulta svagato quanto basta pur nelle sue ingenuità, oltre che divertente… da morire.

No, non ci siamo dimenticati di Bill Murray, che pur soltanto in pochi minuti riesce ad essere sempre il mattatore della situazione. A questo proposito, vi invitiamo a rimanere in sala al termine dei titoli di coda.

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Zombieland: Doppio Colpo sarà dal 14 novembre al cinema.

Cristiana Carta

Info

Titolo Originale: Zombieland: Double Tap

Durata: 99’

Data di Uscita: 14 novembre

Regia:  Ruben Fleischer

Con: 
Woody Harrelson, Jesse Eisenberg, 
Emma Stone, Abigail Breslin, 
Zoey Deutch

Distribuzione: Sony Pictures Italia