Prey, la recensione: il franchise di Predator si reinventa con un tuffo nel passato

Cosa fa più paura del Predtore per eccellenza? Nulla, come abbiamo scoperto il 26 luglio al Giffoni Film Festival, dove è sbarcato in anteprima Prey, il film prequel di Predator in arrivo il 5 agosto su Disney+.

Spesso si guarda avanti per cercare di dare nuova vita a un franchise cinematografico o televisivo, ma nel caso di Predator è il passato che adesso farà da rampa di lancio verso un futuro potenzialmente sempre più radioso.
Dopo l’insuccesso di pubblico e di critica di The Predator, fino ad oggi il più recente capitolo ambientato nell’universo portato per la prima volta sullo schermo dal film del 1987 di John McTiernan con Arnold Schwarzenegger, siamo infatti di fronte a un altro tentativo di raccontare storie legate a questo mondo fatto di predatori e prede.

Un tentativo che, questa volta, sembra aver centrato l’obiettivo, spostando il focus dai primi ai secondi già dall’eloquente titolo, Prey, e rendendo la battaglia per la sopravvivenza più avvincente che mai, tanto da conquistare sin dalle prime scene anche il giovane pubblico del Giffoni Film Festival, dove il lungometraggio in arrivo in questi giorni su Disney+ è stato presentato in anteprima.

Si è parlato di origin story per il feroce predatore alieno che ormai dagli anni ’80 popola i nostri schermi, ma in realtà il film realizzato da Dan Trachtenberg (10 Cloverfield Lane, The Boys) e scritto da Patrick Aison (Jack Ryan, Treadstone) non si propone di raccontarci com’è nato uno degli antagonisti per eccellenza del grande schermo: Prey è sì classificabile come prequel, in quanto vengono narrati degli eventi accaduti cronologicamente prima della storia a cui facciamo solitamente riferimento come punto di partenza della saga (il film dell’87), ma non scopriamo ancora le vere origini dei temibili Yautja.

Quella che abbiamo di fronte è dunque la narrazione di una storia antica, ambientata nel 1719, nella terra natia dei Comanche, dove la giovane Naru (Amber Midthunder) cerca di farsi valere all’interno di una tribù dai valori fortemente patriarcali.
Intenta a dimostrare le sue abilità da cacciatrice proprio come il fratello Taabe (Dakota Beevers), Naru si allontana spesso dal villaggio per affinare le sue abilità. E sarà durante queste sue spedizioni nella natura più selvaggia che inizierà a rendersi conto di una possibile minaccia ben diversa da quella rappresentata dalla fauna locale, nonostante i dubbi e l’incredulità del resto della tribù.
E presto, ritrovandosi a seguire una scia di sangue e morte (che non lo rendono probabilmente il film più indicato per gli amanti degli animali), anche Taabe e gli altri arriveranno a comprendere gli avvertimenti della più giovane guerriera, ma pagando il più alto dei costi immaginabili.

È crudo, feroce, spietato il racconto che prende vita sullo schermo in Prey.
Non c’è nulla di edulcorato nel modo in cui Trachtenberg ci presenta quest’avventura primordiale, ma solo apparentemente appartenente a un’altra epoca, e in realtà sempre spaventosamente attuale nel mettere in campo le paure, le difficoltà e le lotte per la supremazia del regno umano e animale.

Un ciclo che si ripete all’infinito (in senso figurato, ma anche letterale come vedrete in particolare grazie a una scena esemplare) e malgrado i progressi ottenuti con il tempo, che non lascia scampo, e che mette tutti di fronte a una spietata prova da superare per potersi laureare non solo combattenti, non solo guerrieri, ma prima di tutto sopravvissuti. Naru e gli altri personaggi devono dunque intraprendere un inesorabile rito di passaggio (con tanto di nome apposito per noi abbastanza impronunciabile), che racchiude in sé il cuore del film, il messaggio che anche attraverso l’incisività di interpreti che abbracciano alla perfezione i propri ruoli (a partire da Midthunder, che già aveva dato prova del suo talento in diverse produzioni, dalla serie FX Legion al reboot di Roswell, passando per il film L’uomo dei ghiacci – The Ice Road con Liam Neeson), l’eleganza di una fotografia ragionata eppur disinvolta e un accompagnamento musicale che sa quando prendersi determinate libertà e mostrarsi più dirompente, e quando invece sostenere in maniera più riservata e senza orpelli superflui la storia, giunge chiaro e forte a noi spettatori.

E tutti gli abbonati di Disney+ potranno scoprirlo a partire dal 5 agosto, quando Prey sarà finalmente disponibile per la visione.

Prey è dunque un prequel diverso da quello che si potrebbe aspettare un fan di Predator, ma pur riproponendo una storia nelle sue fondamenta piuttosto tipica per il franchise, riesce a portare sullo schermo un’unicità di spirito che ne diventa la caratteristica vincente e che trova una convincente espressione sia nell’impostazione formale, sia nell’attenzione rivolta allo sviluppo dei personaggi e del racconto. Il tutto non allontanandosi mai troppo dal tracciato dell’originale, e anzi dimostrando di esserne un degno erede e al contempo predecessore.

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: Prey

Durata: 99'

Data D'Uscita: 5 agosto 2022

Regia: Dan Trachtenberg

Con: 

Amber Midhunter, Dakota Beavers,
Dane DiLiegro, Michelle Thrush

Distribuzione: Disney+

Materiali Stampa: Disney+

Downton Abbey II: Una Nuova Era – La famiglia Crawley torna sullo schermo in edizione Home Video

Si fa ritorno nel mondo di Downton Abbey grazie all’edizione Home Video del secondo film tratto dalla serie tv ideata da Julian Fellowes: preparatevi per gustarvi anche da casa Downton Abbey II: Una Nuova Era.

“La modernità fa irruzione a Downton”

Non c’è gioia più grande per i fan di Downton Abbey di poter far ritorno tra le mura di questa spettacolare dimora inglese che di tante vicende è stata teatro, e continua ad esserlo. In Downton Abbey II: Una Nuova Era si utilizza ancora il mezzo cinematografico per ampliare la storia della famiglia Crawley e di chi li circonda, e anzi, doppiamente si potrebbe dire, vista la presenza delle telecamere anche in scena.

Questa volta, infatti, vedremo i Crawley alle prese con due diverse storyline: Lady Mary (Michelle Dockery) e chi resta a Downton dovrà a avere a che fare con una troupe cinematografica che, in una situazione dal sapore molto metanarrativo, ha voluto proprio Highclere Castle come location del proprio film; Lord Robert (Hugh Bonneville) e buona parte della famiglia più qualche membro della servitù, invece, si recheranno nel sud della Francia, dove è situata una villa entrata misteriosamente in possesso di Lady Violet (Dame Maggie Smith).

La doppia ambientazione permetterà dunque un’espansione della storia su due fronti su un piano narrativo, e su quello prettamente visivo provvederà un’ottima occasione di contrasto di colori, toni, stili e culture, come viene illustrato anche abbondamente nei contenuti speciali dell’edizione blu-ray.

L’alta definizione dell’edizione home video vi darà poi occasione di gustarvi al meglio non solo tutte le ambientazioni, ma anche i costumi, le acconciature e ogni piccolo dettaglio per cui la produzione di Downton Abbey è sempre stata celebre, e che ancora una volta porta in gran quantità e qualità sullo schermo (e sì, sono incluse anche le fantastiche musiche che accompagnano ormai da tempo la serie e le sagaci battute di Lady Violet, che potrete udire anche in Dolby Atmos e Dolby Digital Plus 7.1).

E mentre scopriamo qualcosa in più sul passato, presente e futuro dei nostri protagonisti – Perché non vediamo l’Henry Talbot di Matthew Goode? Cosa succede a Cora (Elizabeth McGovern)? E quale sarà la verità dietro la opeculiare eredità di Lady Violet? -, e accogliamo nuovi personaggi nella mischia – al cast del film si aggiungonoad esempio il regista Jack Barber a cui presta il volto Hugh Dancy e gli attori Myrna Dalgleish e Guy Dexter, interpretati rispettivamente da Laura Haddock e Dominic West -, è chiaro che, come d’altronde anticipa lo stesso titolo, Downton Abbey II: Una Nuova Era segna un passaggio importante nella storia dell’opera, un passaggio che ora potrete vedere e rivedere comodamente anche in edizione digitale, DVD e Blu-Ray, tutte già disponibili al pubblico.

Laura Silvestri

CONTENUTI SPECIALI NEI FORMATI BLU-RAY E DVD:

È bello essere di nuovo a casa

 Il cast è felice di tornare al castello e di realizzare il nuovo film nuovamente insieme. Senti cosa hanno da dire, com’è stato per loro ritrovarsi ancora e scoprire nuovi dettagli della storia dei loro personaggi.

Ritorno a Downton Abbey: le riprese di una nuova era

Una grande produzione come lo è Downton Abbey II: Una nuova era richiede moltissima preparazione, tantissime persone e un’incredibile abilità. Questo making-of vuole immergersi nel lavoro di ogni dipartimento che ha contribuito a portare in vita questo film.

Un personaggio leggendario

Guardiamo meglio il personaggio leggendario che è la Contessa Dowager di Grantham e scopriamo perché Maggie Smith è nata per interpretarla.

La realizzazione del film… nel film

Tuffati più in profondità nel dietro le quinte del film dentro al film, scoprendo l’enorme ricerca di informazioni e dettagli presi in considerazione, dalla scenografia del set alle auto alla grande varietà di attrezzi di scena ed equipaggiamenti utilizzati in linea con il periodo storico del film.

Lo yacht di Britannia di Sua Maestà

Scopri la vera storia dello Yatch Britannia di sua maestà, e perché era la nave perfetta per il film.

È ora di sputare il rospo

Accomodati in compagnia di Allen Leech (Tom Branson) e Laura Carmichael (Lady Edith) mentre sputano il rospo su com’è stata davvero la vita sul set di Downton Abbey II: Una nuova era

Commento al film con il regista Simon Curtis

INFORMAZIONI TECNICHE BLU-RAY

Genere: Drammatico

Dischi: 1

Durata: 125 minuti ca.

Video: 1080p High-Definition Widescreen 2.39:1

Audio: Inglese, Tedesco Dolby Atmos; Italiano, Francese Dolby Digital Plus 7.1

Sottotitoli: Italiano, Inglese n/u, Olandese, Francese, Tedesco

INFORMAZIONI TECNICHE DVD

Genere: Drammatico

Dischi: 1

Durata: 120 minuti ca.

Video: Formato panoramico anamorfico 2.39:1

Audio: Italiano, Inglese, Francese, Tedesco Dolby Digital 5.1

Sottotitoli: Italiano, Inglese n/u, Tedesco, Olandese, Francese

Info

 generali

Titolo originale: Downton Abbey: A New Era

Durata: 124'



Data di Uscita HV: 14 luglio 2022

Regia: Simon Curtis

Con:


Hugh Bonneville, Laura Carmichael, 
Jim Carter, Brendan Coyle,  
Michelle Dockery, 

Elizabeth McGovern,
Maggie Smith, Allen Leech

Distribuzione: 
Universal Pictures Home Entertainment Italia

The Gray Man – La Recensione: Bond, Bourne spostateve… Arriva il Sierra Six di Ryan Gosling

È caccia all’uomo nel nuovo film Netflix diretto da Anthony e Joe Russo, The Gray Man, in cui l’agente della CIA Sierra Six di Ryan Gosling cerca di sfuggire ai folli tentativi del suo inseguitore, il Lloyd Hansen di Chris Evans, di farlo fuori e di recuperare un oggetto in suo possesso.

La calda estate 2022 si fa ancora più calda con le nuove release cinematografiche e streaming di luglio, e come può non rendere tutto più bollente lo spy-thriller di Netflix firmato dai fratelli Russo, The Gray Man? E non solo perché nel cast troviamo alcuni dei più acclamati sex symbol di Hollywood, ma perché la pellicola basata sull’omonimo romanzo di Mark Greaney promette fin da subito uno spettacolo esplosivo.

Ah, e perché per promuoverla, in occasione della premiere italiana, Netflix non ha certo badato a spese, offrendo agli spettatori e alla stampa romana una full immersion nel mondo del film con la The Gray Man Experience, dove prima e dopo la proiezione si è potuto sorseggiare cocktail a tema, fare un giro tra allestimenti che riprendevano le location della pellicola e persino scattare foto da vere spie.

Ma cosa aspettarsi da questo nuovo titolo? Innanzi tutto, tanta azione. Sembra scontato, persino superfluo menzionare certi aspetti quando si parla di simili prodotti, ma state pur certi che le coreografie di lotta dirette dai fratelli Russo non passano mai inosservate (come d’altronde le maxi-scritte bianche che stanno a indicare le varie ambientazioni e i periodi temporali), qualcosa che abbiamo imparato fin dai tempi di Captain America: Civil War, e che qui ritorna prepotentemente a farsi evidente: che sia un inseguimento durante gli spettacoli pirotecnici di Capodanno, una lotta all’ultimo respiro (letteralmente) con dei cavi, o un singolo combattimento in una fontana al sorgere del sole, o persino un momento autoironico con protagonista una panchina e delle manette, Anthony e Joe e il loro formidabile team creativo-produttivo sanno sempre come rendere ancor più memorabile le botte di turno.

Non sono però solo a menare le mani, Ryan Gosling, Chris Evans e Ana de Armas, le tre spie al centro degli intrighi adeguatamente adattati per lo schermo dagli sceneggiatori del MCU Christopher Markus e Stephen McFeely e dallo stesso Joe Russo, ma assieme a Billy Bob Thornton, Regé Jean-Page, Jessica Henwick, Dhanush, Alfre Woodard e la giovane Julia Butters ci regalano tutti delle performance più che valide, a prescindere dal maggiore o minore screen time concessogli.

Il discorso riguarda in particolare l duo protagonista/antagonista formato da Gosling e Evans, che contrappongono due stili recitativi completamente diversi per raggiungere un perfetto equilibrio: il primo agisce per sottrazione, e presenta quell’ironica stoicità che sappiamo appartenergli, dandogli però una nuova declinazione; e il secondo, memore di quanto già fatto anche in altre occasioni per simili ruoli (pensiamo al Mr. Freezy di The Iceman o al Ransom Drysdale di Cena con Delitto – Knives Out), trova il modo di offrirci ancora un’altra versione, unica nel suo genere, del villain psicopatico che amerete odiare.

E li perdoneremo se Six sembra più d’acciaio dell’Uomo d’Acciaio, e se, alla fine dei giochi, ci rimane forse poco spazio per esplorare la minaccia rappresentata da chi muove le fila da dietro le quinte… Soprattutto perché l’intento di rendee The Gray Man un franchise che richiama quelli ai quali si ispira – come Bond e Bourne – è chiaro, e le basi per un sequel sono già state gettate. Non resta che vedere se il pubblico lo renderà possibile.

The Gray Man arriverà il 22 luglio su Netflix, mentre in alcune sale cinematografiche d’Italia è già disponibile per la visione.

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: The Gray Man

Durata: 122'

Data D'Uscita: 22 luglio 2022

Regia: Joe e Anthony Russo

Con: 

Ryan Gosling, Chris Evans, 
Ana de Armas, Regé Jean Page, 
Jessica Henwick, Billy Bob Thornton

Distribuzione: Netflix

Materiali Stampa: Netflix

Elvis – La Recensione: il Re del Rock ‘n’ Roll torna in vita nel film di Baz Luhrmann con Austin Butler

Il biopic su Elvis Presley diretto da Baz Luhrmann riporta sullo schermo l’anima del Re del Rock ‘n’ Roll grazie a un’incredibile sensibilità creativa ed emotiva e a una straordinaria performance attoriale da parte di Austin Bustler.

Non ci sono mezzi termini per descrivere Elvis l’artista, e non ce ne sono per descrivere il film di Baz Luhrmann dedicato a uno dei più grandi artisti musicali di tutti i tempi. Elvis o lo si ama, o lo si odia. A voi la scelta di intendere l’uno, l’altro o entrambi (ma la risposta ve l’abbiamo già suggerita).

È difficile parlare per assoluti nel mondo dell’arte, dello spettacolo e dell’intrattenimento, e bisogna sempre stare attenti a non concedere troppo terreno alla soggettività quando si elabora un pensiero critico come quello che si dovrebbe normalmente riscontrare in una recensione, almeno secondo la concezione generale e attuale attribuita a questa tipologia di articolo (e su questo argomento ci sarebbe da discuterne a volontà, ma non è questa la sede adatta).

Ma dell’Elvis di Baz Luhrmann – interpretato magistralmente da un Austin Butler che finalmente otterrà un posto fisso nei radar “della gente che conta” in quel di Hollywood dopo questa interpretazione – non si può non conversare in questo modo. Non si può utilizzare mitezza e compostezza per un film che è l’antitesi di tutto ciò che rimane lì, nel limbo tra gli estremi, e non prende una posizione ben precisa.

L’Elvis di Luhrmann e Butler non si scusa con il mondo per il suo modo di restuirgli un’icona in tutta la sua esuberanza, in tutta la sua voglia di arrivare, in alto, sempre più in alto; al pubblico, il suo amato pubblico; e al cuore della musica, quella musica che tanto conforto e disperazione gli ha provocato nel corso degli anni.

Sceglie uno stile visivo e narrativo sui generis e colmo d’ispirazione (luci stroboscopiche, split-screen, ritmi frenetici ma sorprendentemente calibrati all’occasione), Luhrmann, che non tradisce mai sé stesso né il soggetto della sua opera nel raccontarci, a partire dalla figura del Colonnello Tom Parker (un quasi irriconoscibile Tom Hanks), la storia di questo ragazzo che fin da bambino ha fatto delle note musicali il suo mondo, il suo rifugio. Di un ragazzo che ha sempre messo la sua famiglia e la musica davanti a ogni altra cosa, che ha rifiutato di scendere a compromessi quanto più contava, e che se si è fatto ingabbiare da qualcosa, quel qualcosa è stato un solo, unico sentimento: l’amore.

Come Rocketman con Elton John, Elvis ci permette di avvicinarci a una leggenda, e all’uomo dietro di essa. Ci regala sensazionali performance canore, ci fa intraprendere un viaggio in un passato che non è mai veramente passato, che è ancora oggi vivido nelle menti di chi l’ha vissuto, ma anche di chi ne ha solo sentito parlare. Perché chi non ha presente quella folta chioma nera, quei completi a zampa d’elefante dai mille colori, quelle mosse che gli sono valse il soprannome di Elvis the Pelvis…

Ma, al tempo stesso, chi può può dimenticare anche il contesto sociale sociale in cui sono nati? Chi può mai pensare che Elvis possa prescindere dalla sua realtà storica? Di certo non Luhrmann, che riserva un’attenzione minuziosa a questo aspetto nel suo film, tanta quanta ne dedica alla spettacolarità e ai sentimenti.

Elvis diretto da Baz Luhrmann è un film di Baz Luhrmann in quanto regista in tutto e per tutto; è un film di Austin Butler in quanto suo interprete in tutto e per tutto; ed è un film di noi, il pubblico in quanto spettatore di un’accorata epica musicale e personale, in tutto e per tutto (e per tutte le sue due ore e quaranta minuti di durata, che ammettiamo potevano essere leggermente ridotte senza troppe conseguenze).

Elvis è dal 22 giugno al cinema distribuito da Warner Bros. Pictures Italia.

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: Elvis

Durata: 159'

Data D'Uscita: 22 giugno 2022

Regia: Baz Luhrmann

Con:

Austin Butler, Tom Hanks,
Olivia DeJonge, Helen Thomson

Distribuzione: Warner Bros. Pictures

Materiali Stampa: Warner Bros. Italia

Doctor Strange nel Multiverso della Follia – Il ritorno di Sam Raimi alla Marvel

Approda finalmente nelle sale il cinecomic del MCU con protagonista Benedict Cumberbatch e firmato da Sam Raimi, Doctor Strange nel Multiverso della Follia, che segna il ritorno del regista di Spider-Man nella scuderia Marvel. Ma come sarà questo Multiverso in chiave Raimi?

L’attesa è finita, e finalmente Doctor Strange nel Multiverso della Follia è arrivato nelle sale. Ma non è solo per il contenuto potenzialmente “esplosivo” del nuovo film dei Marvel Studios che gli appassionati attendevano con grandissimo hype questa pellicola – quali personaggi dal Multiverso Marvel faranno la loro comparsa? E cosa vorrà dire questo per il futuro del MCU? – ma anche e soprattutto perché il sequel di Doctor Strange segna un grande ritorno cinematografico, quello di Sam Raimi.

Ci sono alte probabilità che i fan Marvel di lunga data vi indicheranno uno tra Spider-Man e Spider-Man 2 (il 3 facciamo finta di niente per ovvie ragioni) come il loro preferito tra i cinecomic della Casa delle Idee, ed è con questa mentalità che in molti si recheranno al cinema per vedere quale sarà il risultato di questo connubio forse inaspettato all’epoca dell’annuncio (quando Scott Derrickson decise di abbandonare la regia di Multiverse of Madness), ma in realtà più sensato di quanto si potesse pensare.

E vediamo allora dove ci porta il viaggio attraverso il Multiverso targato Raimi (e Michael Waldron, sceneggiatore che si è occupato anche della serie tv di Disney+ Loki), un Multiverso segnato da forti sentimenti e che dovrà avere a che fare con le conseguenze delle azioni (e reazioni) dei singoli individui che lo popolano, quale che sia la versione che si presenta dinnanzi a noi in quel momento.

Come sapevamo già anche dalle informazioni condivise dagli Studios sul film, e senza spoilerarvi troppo sul contenuto, ne Il Multiverso della Follia Strange e gli altri si ritroveranno a viaggiare per il Multiverso grazie all’abilità di America Chavez (una Xochitl Gomez che si inserisce già alla perfezione nel roster del MCU), ovvero quella di creare portali che rendono possibile il passaggio da un universo all’altro.

La pellicola si apre in medias res, per cui veniamo subito catapultati nel bel mezzo dell’azione. Azione che però sembra riguardare un altro Strange di un differente universo… Almeno fino a quando questi eventi non porteranno all’incontro tra i nostri protagonisti. Dopo aver fatto il punto della situazione, tuttavia, e aver compreso l’entità del problema, si rende necessario chiedere l’aiuto di qualcuno dotato di grandi poteri per contrastare l’incombente minaccia. E si dia il caso che un certo Avenger sia disponibile… Ma non tutto andrà come sperato.

Riprendendo direttamente il filo da WandaVision, Waldron e Raimi inseriscono il personaggio di Wanda Maximoff/Scarlet Witch (interpretato ancora una volta da una brillante Elizabeth Olsen che sa perfettamente come giocare con le nostre emozioni) nell’azione facendo perno sui traumi e i dolori che l’hanno accompagnata fino a quel momento, decidendo di sfruttarli per dare al personaggio una svolta più dark (e in un certo senso agendo anche di comodo).

Il percorso psicologico di Wanda sarà dunque una componente fondamentale del film, come di contro lo sarà quello di Stephen Strange, proprio come anticipato dagli attori nelle varie interviste. Se poi ci aggiungiamo una prima comparsa dell’archetipico viaggio dell’eroe anche per America Chavez, di character development in questo film non ne sentiamo affatto la mancanza, sebbene in alcuni casi riesca meglio che in altri. Peccato che la cornice in cui avvenga il tutto non sia esattamente delle più chiare e cristalline, e distolga spesso l’attenzione dal resto.

È facile infatti perdersi in quel turbinio di psichedelici colori che cozzano volutamente con le tinte horror di cui fa spesso uso Raimi (e, d’altronde, come non potrebbe visto il suo background e l’assist fornitogli dalla serie animata What If…?). Per quanto riguarda il confezionamento di Multiverse of Madness, sembra proprio di essere tornati indietro nel tempo, a quei primi anni 2000 tanto cari al regista, che impregnano sotto più aspetti la pellicola (il che potrebbe essere visto sia come punto a favore che a sfavore, a vostra discrezione).

Con l’aiuto del compositore Danny Elfman, Raimi evoca dunque (ormai) antichi sapori, li mischia allo stile Marvel Studios, e dà un’impronta ben precisa a qesto nuovo capitolo della saga dello Stregone Supremo (anzi, ex, inchinatevi e portate rispetto a Wong, mi raccomando). Un’impronta che per certi versi può sembrare un po’ antiquata, superata, ma per altri può far contenti gli amanti di quel modo di fare cinema che tanto pareva esser mancato a molti spettatori, e che cerca comunque di rinnovarsi con trovate che deNotano (la maiuscola è voluta, capirete perché guardando una particolare sequenza del film) un lavoro di fantasia e creatività davvero non da poco.

Non siamo di fronte a un film perfetto, tutt’altro. Abbiamo eccessi a destra e sinistra, tempi sballati (e questo è uno di quei pochi casi in cui forse avrebbe giovato andare anche oltre con il minutaggio), a volte un surplus di momenti didascalici e un amalgama non sempre accurato degli elementi in gioco. Ma l’intenzionalità dietro gran parte di tutto ciò non potrebbe essere più lampante, ed è dunque una precisa scelta creativa quella che ci troviamo a commentare e quindi giudicare.

E se la storia ci ha insegnato qualcosa è che spesso questi non sono fattori decisivi, o lo sono in maniera del tutto inaspettata, nel far rientrare un prodotto nella colonnina dei preferiti di ognuno. E qualcosa ci dice che Doctor Strange nel Multiverso della Follia potrebbe essere catalogabile in quella stessa colonnina per molti di voi.

Doctor Strange nel Multiverso della Follia è dal 4 maggio al cinema.

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: Doctor Strange in the Multiverse of Madness

Durata: 127'

Data D'Uscita: 4 maggio 2022

Regia: Sam Raimi

Con: 

Benedict Cumberbatch, Elizabeth Olsen,
Benedict Wong, Xochitl Gomez 

Distribuzione: Disney

Materiali Stampa: Disney 

The Batman – La Recensione: nel segno del Pipistrello

Robert Pattinson veste i panni dell’Uomo Pipistrello nel suo secondo anno di attività come vigilante mascherato nella Gotham fredda, cupa e corrotta di Matt Reeves, dove un grande pericolo è in agguato.

Com’è torbida, la Gotham di The Batman. Com’è asfissiante l’aria che si respira tra quegli edifici in stile gotico le cui ombre nascondoo l’ombra per eccellenza, quella del giustiziere mascherato noto come Batman.

Un Batman ancora alle prime armi, acerbo, ma che ha già fatto esperienza non solo di quanto dura possa essere la realtà (persino da privilegiato come può essere per un Wayne), ma anche di quanto incredibilmente complicato possa essere il cercare di renderla migliore, di liberare dall’oscurità le strade di una città avvolta in essa.

Una realtà che sentiamo vicina, guardando la pellicola diretta da Matt Reeves, terribilmente vicina. Vuoi per gli inevitabili parallelismi socio-politici, che si potrebberò sì applicare in ogni epoca nella sua essenza, ma che nelle modalità ritroviamo somiglianze e richiami anche e soprattutto alla nostra, a un’attualità che prende sempre più le fattezze di fantasia, ma una fantasia tutt’altro che ideale; vuoi per l’umanità e la crudeltà con cui si ritrova ad avere a che fare il protagonista, un Robert Pattinson che abita alla perfezione il Bruce Wayne e ancor più il Cavaliere Oscuro dei nostri tempi.

Perché con questo Batman Reeves mette d’accordo Nolan e Snyder, ma allo stesso tempo si allontana da loro – anche se ancor di più si allontana dagli altri predecessori -, per offrirci qualcosa di inedito al cinema. Riscrive un racconto che tanto prende dai fumetti, ma che altrettanto rielabora, proprio come promesso, in chiave più realistica, psicologica. Scaviamo a fondo nello stato mentale di un villain terrificante nella sua deviata scaltrezza, l’Enigmista di Paul Dano, e in quello della sua controparte, un Batman tormentato dal passato e spaventato da ciò che potrebbe accadere nel presente e in futuro se la città dovesse sprofondare ancor più nel buio.

Niente supervillain e supereroi per The Batman, perché ci pensano già gli essere umani “ordinari” a tenere banco: c’è l’incorruttibile Detective Gordon (Jeffrey Wright), che ripone la sua fiducia nel Pipipistrello per raddrizzare le storture morali di Gotham; troviamo il sempre fedele Alfred di Andy Serkis, che come da manuale fa del benestare dei Wayne la sua più grande e anzi unica priorità (e che per certi versi ricorda non poco quello mostrato nella serie tv Pennyworth); abbiamo un’ammaliante Selina Kyle (Zoë Karvitz) sulla strada per diventare Catwoman, ma che ancora la Catwoman che tutti conosciamo non è, e che proprio come il nostro protagonista dovrà “crescere nella pelle” che ha scelto di abitare.

E poi ancora il Pinguino di Colin Farrell, il Carmine Falcone di John Turturro… Tutti i personaggi in The Batman hanno il proprio spazio ricavato a puntino, e se per alcuni potrebbe sembrarvi di aver visto poco nonostante le quasi tre ore di durata (2 e 55 per la precisione), ricordatevi che c’è ancora tanto da scoprire in futuro, come lo stesso Reeves mette bene in chiaro nel corso della pellicola.

Ci sarebbe ancora tanto da dire su The Batman… Su come con inquadrature studiate e suggestive sfumature (solo elogi per il lavoro di Greig Fraser, il direttore della fotografia) Reeves sia riuscito a portare sullo schermo un fedele ritratto di un uomo e di una città complicati, difficili da caratterizzare senza scadere in uno o l’altro estremo (e qui è d’obbligo menzionare anche lo sceneggiatore Peter Craig) ; su come sia una detective story, un thriller noir a tenere lo spettatore incollato alla sedia (soprattutto per i più grandi) e di come esplosioni e combattimenti siano parte integrante del tutto, ma non l’attrattiva principale; su come una colonna sonora che oscilla tra i Nirvana, Schubert e Michael Giacchino faccia da perfetto accompagnamento alle gesta dei suoi personaggi, che si tratti delle più plateali o dei momenti più intimi.

Ce ne sarebbero, sì, di cose da dire su questa nuova iterazione cinematografica di uno degli eroi più celebri del mondo dei fumetti DC. Si potrebbe continuare ad analizzare questo o quell’aspetto, si potrebbe star qui a discutere della caratterizzazione dei personaggi, delle motivazioni delle loro azioni… Si potrebbe iniziare a teorizzare su quel che vedremo nei sequel – perché dopo una pellicola così, e una chiusa del genere, non può non essere ufficializzata una sua continuazione, anche in più parti (la forma della trilogia è quella di cui si parla da tempo, d’altronde) -.

Ma come inteso anche da una campagna promozionale che in fin dei conti non ha rivelato poi molto del film, maggiormente volta a darci un’idea, un sentimento generale di ciò che ci avrebbe accolto in sala, c’è solo una cosa da fare adesso: recarsi al cinema e godersi l’ultimo film nel segno del Pipistrello.

The Batman arriverà nelle sale italiane il 3 marzo 2022.

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: The Batman 

Durata: 175'

Data D'Uscita: 03 marzo 2022

Regia: Matt Reeves

Con: 

Robert Pattinson, Zoë Kravitz,
Jeffrey Wright, Andy Serkis, 
Paul Dano, Colin Farrell,
Peter Sarsgaard, John Turturro

Distribuzione: Warner Bros. Pictures

Materiali Stampa: Warner Bros. Italia 

The Suicide Squad – La recensione: cuore e follia nel nuovo film DC firmato James Gunn

Un gruppo di supercriminali viene “ingaggiato” per portare a termine una vera e propria missione suicida per conto del governo americano. Ce la faranno i nostri (anti) eroi?

War Heist Movie con dei Supervillain“. È così che James Gunn descriveva il suo The Suicide Squad durante il tour promozionale del film. E in effetti, l’etichetta calza, i generi di riferimento ci sono tutti… Ma è anche tremendamente riduttiva. Perché The Suicide Squad – Missione Suicida è molto più di quel che può sembrare, di quel che ci si possa aspettare da una pellicola che promette di mandare allo sbando un gruppo di supervillain nel tentativo di salvare la giornata.

La pellicola scritta e diretta da Gunn rispecchia alla perfezione lo stile del regista, il suo modo di fare, pur trovando una sua specifica identità (cosa non facile, soprattutto se pensiamo che molti si aspettano di vedere sullo schermo un Guardiani della Galassia 2.0).

E, consiglio spassionato per lo spettatore, sarebbe meglio non perdersi in paragoni tanto tra i film Marvel targati Gunn, come tra questo “soft reboot” – come ci è stato a un certo punto presentato – e il suo predecessore, il Suicide Squad di David Ayer: le pellicole, seppur simili per molti aspetti, non potrebbero essere più differenti, ed è esattamente questo il punto.

C’è un avvertimento che viene ripetutamente espresso dai materiali promozionali di The Suicide Squad, un concetto che probabilmente sarà stato preso alquanto alla leggera dal pubblico, ma che si rivelerà quantomai veritiero fin dai primi minuti del film, e che riassunto senza fare spoiler si potrebbe ridurre a un semplice “Aspettatevi di tutto“.

Perché Gunn non si è certo risparmiato nel realizzare un’opera che è capace di mostrare estrema brutalità in una scena, e momenti intimi e ricolmi d’empatia in quella successiva, alternando pazzesche scene d’azione in altrettanto incredibili contesti (è la fiera degli effetti pratici, preferiti alla meno “reale” CGI) a backstory e scambi dal grande impatto emotivo, non dimenticandosi mai di condire il tutto con una chiara visione politica, d’altronde inevitabile se si prende in considerazione il fatto che la missione della Task Force X ha luogo sull’isola di Corto Maltese, recente teatro di un colpo di stato (ma anche qui, c’è molto altro dietro).

E mentre cerchiamo di districare tutti i fili che conducono noi e i protagonisti proprio su quest’isola, mentre veniamo a conoscenza del passato, dei sogni (infranti) e delle aspirazioni di questi ultimi, sono diversi tra i villain-quasi-eroi-ma-non-troppo a spiccare, nonostante il gran numero di personaggi presenti.

La Harley Quinn di Margot Robbie è ormai una garanzia, e non fa eccezione sotto la guida di Gunn; il Rick Flag di Joel Kinnaman ha finalmente occasione di brillare; il Peacemaker di John Cena è ancor più intrigante di quanto si preannunciasse (e per uno che si presenta con una frase come “La cosa che ho più a cuore è la pace, e non importa quanti uomini, donne o bambini devo uccidere per ottenerla”, è tutto dire); il Bloodsport di Idris Elba e la Ratcatcher 2 di Daniela Melchior sono probabilmente tra i personaggi meglio esplorati della pellicola, anche grazie alla dinamica che si viene a creare tra loro; e forse andava già da sé, ma aspettatevi grandi cose anche da Polka-Dot Man (David Dastmalchian) e soprattutto Nanaue/King Shark (a cui presta la voce Sylvester Stallone).

Come può immaginare chi conosce un minimo l’operato di James Gunn (o semplicemente chi ha dato un’occhiata ai trailer del film), The Suicide Squad è intriso di uno humor che rende tutto più folle, ma che è anche in grado di bilanciare i momenti più drammatici e quelli più grotteschi della pellicola, che grazie a delle indovinate scelte registiche, vengono intessuti efficacemente tra loro per dar vita a un prodotto organico, che non lascia troppo spazio ad eventuali “E se in questo punto avessero fatto così invece…“.

E vedrete che non ci vorrà molto affinché più recente cinecomic DC rientri di diritto tra i preferiti di critica e pubblico, e assuma lo status di cult del genere.

The Suicide Squad – Missione Suicida arriverà in tutte le sale cinematografiche il 5 agosto 2021.

Ma attenzione a non affezionarsi troppo…

Laura Silvestri


Info

Titolo Originale: The Suicide Squad

Durata: 132'

Data D'Uscita: 5 agosto 2021

Regia: James Gunn

Con: 

Viola Davis, Margot Robbie,
John Cena, Idris Elba,
Joel Kinnaman, Daniela Melchior

Distribuzione: Warner Bros.

Materiali Stampa: Warner Bros. Italia