La Casa Di Jack – La Recensione

Sfida Tra Arte e Crudeltà

Stati Uniti, anni ’70. Una donna dai modi alquanto invadenti ferma uno sconosciuto sul ciglio della strada per farsi aiutare con una gomma bucata. Per gli spettatori di oggi, potrebbe essere il citofonato inizio di un qualsiasi film horror. Per quella donna, sarà l’inizio della fine. Per Jack, sarà l’incidente scatenante della sua trasformazione in serial killer.

The House That Jack Built 33 photo by Zentropa-Christian Geisnaes

«Ho chiesto a Lars “Perché hai voluto fare questo film?” e lui mi ha risposto “Perché questo è il personaggio che più mi somiglia”… Solo che, sapete, Lars non uccide le persone».

Matt Dillon, interprete del personaggio titolare dell’ultimo film di Lars von Trier ci presenta così La Casa Di Jack, la chiacchierata pellicola presentata al Festival Di Cannes lo scorso anno.

The House That Jack Built – titolo inglese del film – è una cruda e viscerale rappresentazione non solo della psiche umana nel suo peggior stato, ma anche della incessante ricerca di un artista incompreso e insoddisfatto, che tenta di raggiungere un inarrivabile capolavoro nell’unico modo per lui concepibile: deostruendo l’umanità stessa.

The House That Jack Built 26 photo by Zentropa-Christian Geisnaes

«Jack è uno psicopatico. Non ha nessuna empatia, e questo lo porta ad essere ancora più pericoloso ed inquietante. […] Per quanto il film si concentri sulle uccisioni, credo che riguardi principalmente un artista fallito. E questo fallimento deriva proprio dalla sua mancanza di empatia» sostiene Dillon.

Jack racconta – un po’ a sé stesso, un po’ a un misterioso Virgilio (Bruno Ganz) – le tappe principali del suo “percorso artistico”, evidenziando cinque episodi che, secondo lui, sono stati fondamentali nel suo sviluppo.

A volte frutto del momento, a volte attentamente pianificati, i sanguinosi delitti di Jack servono uno scopo ben preciso: perpetrare l’arte, nutrire il suo ego. Dimostrare a quell’ingegnere che voleva essere architetto che può diventarlo, se vuole. Quella casa che progettava da anni, che aveva sempre voluto costruire, può davvero essere realizzata.

The House That Jack Built 21 photo by Zentropa-Christian Geisnaes

Uno dopo l’altro, assistiamo dunque agli efferati omicidi di cui Jack si rende colpevole, ognuno prova delle diaboliche macchinazioni di cui può essere capace l’essere umano nei suoi momenti più bui, e ognuno sintomo di ciò che accade ogni giorno, da qualche parte nel mondo.

«Jack è anche un misantropo, secondo me. Vede il mondo con un estremo cinismo. Non credo che sia necessariamente il punto di vista di Lars, ma lo instilla comunque in Jack, come parte del dibattito con Virgilio. Nel film si viene a creare una sequenza davvero interessante, anche per via della natura particolarmente grafica e macabra della violenza rappresentata; questo dimostra chiaramente come Jack voglia essere notato, come voglia essere catturato. […] Ad un certo punto lui confessa i suoi crimini, ma non viene creduto, nonostante stia dicendo la verità. Così lui va avanti, e continua a fare ciò che fa sempre».

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E riguardo alla violenza nel film – che, a dirla tutta, non differisce più di tanto da quello che abbiamo visto in molte altre occasioni sui vari schermi – sia il pubblico meno incline alla visione di scene particolarmente forti, sia quello più prono all’integrità dell’opera, sarà probabilmente lieto di sapere che verranno distribuite due versioni della pellicola qui in Italia: una tagliata (e doppiata), ed una versione estesa (in lingua originale), entrambe però vietate ai minori di 18 anni.

Una volta costruita, La Casa Di Jack si presenta – figurativamente parlando – come una lunga e feroce disquisizione tra arte e crudeltà, sogni impossibili e realtà fin troppo concrete, ambientata nella mente contorta di un serial killer che ha ormai abbandonato ogni parvenza di decenza per dar spazio ad un impossibile perfezionismo.

Distribuito da Videa, La Casa Di Jack è al cinema dal 28 Febbraio.

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: The House That Jack Built

Durata: 152'

Data Di Uscita: 28 Febbraio 2019

Regia: Lars von Trier

Con: 

Matt Dillon, Bruno Ganz,

Uma Thurman, Shioban Fallon Hogan, 

Riley Keough, Sofie Gråbøl

Distribuzione: Videa

Netflix – La Stand-Up Comedy Di Edoardo Ferrario, Francesco De Carlo E Saverio Raimondo

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3 STAND-UP COMEDY SPECIAL ORIGINALI ITALIANI
Edoardo Ferrario: TEMI CALDI, dal 15 marzo
Francesco De Carlo: COSE DI QUESTO MONDO, dal 12 aprile
Saverio Raimondo: IL SATIRO PARLANTE, dal 17 maggio
La nuova stand-up comedy italiana arriva su Netflix con tre speciali originali, che daranno la possibilità alla comicità italiana di raggiungere una platea internazionale ed essere apprezzata nei 190 paesi in cui il servizio è disponibile.
Dal palco della Santeria di Milano, uno dei luoghi iconici della scena comedy, seguiremo le performance dei tre artisti che meglio rappresentano la stand-up moderna, rigorosamente in piedi e da soli davanti alla loro platea, in altrettanti special prodotti da DAZZLE in collaborazione con AGUILAR.
Il primo appuntamento è il 15 marzo con Edoardo Ferrario e il suo spettacolo Temi Caldi.
Un comedy special sulle più diffuse ossessioni moderne come la privacy online, le birre artigianali, la passione per gli oroscopi d’autore e il valore dell’arte. Un’ora di monologhi in cui affronta l’ansia di avere appena compiuto trent’anni e quella di non avere aneddoti eroici da raccontare ad un suo futuro nipote.”

Edoardo Ferrario

Nato a Roma nel 1987, si iscrive a giurisprudenza ma decide subito di mettere la testa a posto e dedicarsi ad un lavoro serio: la comicità. Nel 2011 scrive il suo primo monologo di stand up comedy e pochi mesi dopo si ritrova in diretta in prima serata al suo esordio televisivo. Frastornato da tutto questo, mentre si annoia durante una lezione, decide di scrivere una serie sulla sua esperienza accademica. Nel 2014 esce Esami, una sketch comedy che racconta il pirotecnico mondo dell’università italiana e conquista milioni di utenti. Nello stesso anno riceve il premio più ambito all’interno della sua facoltà: la laurea. Oggi lavora in vari programmi radio e tv e porta i suoi show di stand up nei più grandi teatri italiani e comedy club internazionali.

 

Il 12 aprile Francesco De Carlo porta su Netflix Cose Di Questo Mondo.
“Un diario di viaggio, una raccolta degli aneddoti e delle esperienze che lo hanno formato come comico e come essere umano. Racconta il suo imparare una nuova lingua, una nuova cultura, un nuovo modo di vivere il confronto con differenti abitudini alimentari e politiche, esistenziali e quotidiane. Una storia personale tra birre pesanti e droghe leggere, vizi che si abbandonano e virtù che si imparano quando si lascia la propria comfort zone per iniziare una nuova vita.”

Francesco De Carlo

Nato a Roma nel 1979, a un certo punto è emigrato a Londra per fare il comico. Ha scritto e interpretato Tutta colpa della Brexit, diario in 4 puntate di un comico italiano a Londra. Ha lavorato in televisione e in radio, a livello nazionale e internazionale. All’estero si è esibito in lingua inglese in 16 nazioni e ha partecipato ai più importanti festival di comicità al mondo, dal “Fringe” di Edimburgo al “Just For Laughs” di Montreal, passando per il Sudafrica, la Corea del Sud e vari paesi europei. A Londra si è esibito al Soho Theatre, in Italia partirà con un nuovo tour nei maggiori teatri e club della nazione. Nel 2019 è uscito il suo primo libro La mia Brexit (Bompiani). 

Infine, il 17 maggio Saverio Raimondo debutta con Il Satiro Parlante. 
“Uno spettacolo che mostra al pubblico il suo lato più intimo: attraverso le sue ansie, costantemente al centro della scena, esprime il suo punto di vista politicamente scorretto sugli aspetti più banali della vita quotidiana e sulle nostre contraddizioni più profonde. Dai viaggi in aereo al terrorismo globale, fino al rompersi le costole.”

Saverio Raimondo

Roma, 1984. È un ansioso contemporaneo. Vive tra smartphone, pornografia, terrorismo globale, crisi di qualunque cosa, mille preoccupazioni della vita quotidiana. Ma ha un superpotere: l’umorismo. Nonostante la gravità delle situazioni, non riesce a prenderle sul serio. Ridicolizza qualunque cosa, a cominciare da se stesso (la sua vita privata, le sue paure, il suo corpo); fa ironia su tutto (i soldi, il sesso, il cibo). Un satiro dei tempi moderni, che offre al pubblico un cocktail di satira feroce, humour surreale, comicità demenziale, paradossi e oscenità nel suo tipico stile unplugged. Ha esordito in televisione, come autore, a diciotto anni e da allora non si è più fermato. Il suo show CCN su Comedy Central, giunto alla quinta stagione, è stato esportato in vari paesi del mondo. Nel 2018 è uscito il suo primo libro, Stiamo Calmi (Feltrinelli). Attualmente lo si può ascoltare a Caterpillar su RAI Radio2 ed è in video nel programma Le Parole della Settimana di Massimo Grammellini su RaiTre.

 

 

La Redazione

Comunicato e Materiali Stampa: Netflix

Premi David Di Donatello 2019 – Presentazione Delle Cinquine Candidate, Del Miglior Film Straniero E Del Corto Vincitore

 

Poco fa sono state annunciate in diretta streaming le cinquine candidate ai Premi David Di Donatello, il Vincitore del Premio Miglior Film Straniero e il Corto Vincitore dell’edizione 2019, che avrà luogo il 27 Marzo a Roma.

Arrivata alla sua sessantaquattresima edizione, la prestigiosa cerimonia di premiazione Made in Italy mostra segni di rinvigorimento, dotandosi di un nuovo organico, una nuova regolamentazione e un nuovo spirito.

Presenti all’annuncio Carlo Conti (Conduttore della serata di premiazione), Piera Dettassis (Presidente e Direttore Artistico Fondazione David di Donatello), Teresa De Santis (Direttore Rai1), Roberta Enni (Direttore Rai Gold)Claudio Fasulo (Vice Direttore Rai1) e Fabrizio Salini (Amministratore Delegato Rai).

Ma vediamo insieme i titoli e gli artisti nominati.

 

Vincitore Miglior Film Straniero

Roma – Alfonso Cuarón 

Ricordiamo per completezza gli altri film nominati nella categoria:

Bohemian Rhapsody – Dexter Fletcher, Bryan Singer

Cold war – Pawel Pawlikowski

Il Filo Nascosto – Paul Thomas Anderson

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri – Martin McDonagh

 

Vincitore Del Corto

Frontiera  – Alessandro Di Gregorio  

 

Cinquine Candidate

 

Miglior Attore Non Protagonista

Massimo Ghini  – A Casa Tutti Bene

Edoardo PesceDogman

Valerio Mastandrea Euforia

Ennio Fantastichini — Fabrizio De André – Principe Libero

Fabrizio BentivoglioLoro

 

Migliore Attrice Non Protagonista

Donatella FinocchiaroCapri-Revolution

Marina ConfaloneIl Vizio Della Speranza

Nicoletta BraschiLazzaro Felice 

Kasia SmutniakLoro

Jasmine TrincaSulla Mia Pelle

 

Miglior Attore Protagonista

Marcello FonteDogman 

Riccardo ScamarcioEuforia

Luca MarinelliFabrizio De André – Principe Libero

Toni ServilloLoro

Alessandro BorghiSulla Mia Pelle

 

Migliore Attrice Protagonista

Marianna FontanaCapri – Revolution

Pina TurcoIl Vizio Della Speranza

Elena Sofia Ricci Loro 

Alba RohrwacherTroppa Grazia

Anna FogliettaUn Giorno All’Improvviso

 

Migliore Sceneggiatura Non Originale

James Ivory, Luca Guadagnino, Walter FasanoChiamami Col Tuo Nome

Stephen Amidon, Francesca Archibugi, Francesco Piccolo, Paolo VirzìElla & John (The Leisure Seeker)

Stefano Mordini, Massimiliano CatoniIl Testimone Invisibile 

Oscar Ghiotti, Valerio Mastrandrea, Johnny Palomba, ZerocalcareLa Profezia Dell’Armadillo

Nicola Guaglianone, Luca MinieroSono Tornato

 

Migliore Sceneggiatura Originale

Matteo Garrone, Massimo Gaudioso, Ugo Chiti Dogman

Francesca Marciano, Valia Santola, Valeria GolinoEuforia

Fabio e Damiano D’InnocenzoLa Terra Dell’Abbastanza

Alice Rohrwacher Lazzaro Felice

Alessio Cremonini, Lisa Nur SultanSulla Mia Pelle

 

Miglior Regista Esordiente (Premio Gian Luigi Rondi)

Luca FacchiniFabrizio De André – Principe Libero

Simone SpadaHotel Gagarin

Fabio e Domiziano D’InnocenzoLa Terra Dell’Abbastanza

Valerio MastrandreaRide

Alessio CremoniniSulla Mia Pelle 

 

Miglior Regia

Matteo GarroneDogman

Luca GuadagninoChiamami Col Tuo Nome

Mario MartoneCapri – Revolution

Valeria GolinoEuforia

Alba RohrwacherLazzaro Felice

 

Miglior Film

Chiamami Col Tuo NomeLuca Guadagnino

Dogman Matteo Garrone

Euforia Valeria Golino

Lazzaro FeliceAlba Rohrwacher

Sulla Mia PelleAlessio Cremonini

Queste le categorie annunciate in diretta. Per un elenco completo invitiamo a visitare il sito ufficiale dei David Di Donatello https://www.daviddidonatello.it/vincitori/vincitori-premi-david-di-donatello.php

Qui potete rivedere l’annuncio delle nomination

https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2FPremiDavidDiDonatello%2Fvideos%2F625432424582833%2F&show_text=0&width=560” target=”_blank” rel=”noopener noreferrer”>Annuncio Candidature David Di Donatello

La cerimonia di consegna dei David di Donatello andrà in onda mercoledì 27 marzo in prima serata su Rai1.

Laura Silvestri

Immagini: Tuttosport

Il Primo Re – La Recensione

Rivincita Italiana

Prima dell’Impero capace di conquistare terre e popolazioni di ogni dove, prima delle battaglie dei centurioni e delle grandi spedizioni, la storia ricorda due fratelli, i cui destini rimarranno inesorabilmente legati fino alla creazione di quella che un giorno sarà la Città Eterna. Questa è la storia di Romolo e Remo. «Questa è Roma».

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È inutile negarlo: da diversi decenni a questa parte, le produzioni italiane sono raramente viste come degne concorrenti di quelle straniere, soprattutto quando si tratta di affiancarle a quelle Made in Hollywood, e specialmente nel caso del cinema di genere.

Perché allora rischiare tanto con Il Primo Re?

«L’idea nasce – insieme ad Andrea Paris, che ha prodotto con me il film, e assieme agli sceneggiatori (Filippo Gravino e Francesca Manieri) – dalla volontà di cercare una storia che avesse ovviamente un sedimento nella nostra cultura, nel nostro passato, ma che allo stesso tempo tempo fornisse l’occasione per realizzare questo tipo di racconto: un racconto fortemente cinematografico, con tante chiavi di lettura, ma anche con elementi action spettacolari che spesso, appunto, in Italia non vengono adoperati, ma come invece ha fatto la nostra cinematografia in Veloce Come Il Vento. Nelle maniere più diverse, in Italia il genere è sempre esistito. Questo film forse è qualcosa di più, nel senso che utilizza il genere per parlare e per realizzare un racconto complesso, sentimentale, che ci parla del presente; però in qualche modo senza perdere la sua italianità, nel senso che è un film realizzato con capitali provenienti da tutto il mondo, però in Italia, da maestranze italiane, con una costruzione produttiva basata e realizzata dal nostro paese. Il mio auspicio è che possa essere un elemento in un percorso di rinnovamento nella nostra cinematografia perché credo che, forse, esiste (speriamo) un pubblico che abbia voglia di vedere storie diverse» spiega il regista, Matteo Rovere, in conferenza stampa.

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Da questo punto di vista, Il Primo Re centra sicuramente l’obbiettivo, provando, con grande maestria, come anche l’Italia – un tempo tra i maggiori produttori di kolossal cinematografici, come Cabiria, La Caduta Di Troia e Quo Vadis? – possa aspirare (nuovamente) a “viaggiare tra le stelle”, magari creandosi una galassia tutta sua.

Una galassia di cui Romolo (Alessio Lapice) e Remo (Alessandro Borghi) potrebbero essere gli iniziatori, come di Roma furono i fondatori. I due, legati dal filo rosso del destino e sottoposti, volenti o nolenti, alla crudeltà – o benevolenza, che dir si voglia – degli antichi Dei (o, se non altro, alla convinzione di essa), fungeranno da archetipo – come sostiene anche la Manieri – che caricherà di una forza tale la storia, da far sì che la parola vada «in sottrazione».

Il proto-latino utilizzato per i dialoghi – ricostruito grazie ad una ibridazione tra indoeuropeo e ciò che si aveva di un latino “fon-dativo, pre-romano” – scandisce le poche, essenziali battute della pellicola, conferendo un’aurea di misticità e autenticità al racconto. Non lasciatevi spaventare dall’assenza della lingua italiana come la conosciamo oggi. A parlare saranno i volti, gli sguardi, i gesti, le azioni dei personaggi – abilmente interpretati da alcuni tra quelle che possiamo definire senza indugi le promesse del cinema italiano -; la presenza della natura, del paesaggio circostante si avvertirà prepotente e condannatrice; la fede, le credenze, le convinzioni di un popolo che non ancora poteva definirsi tale, ma che apprenderà come questa sia l’unica modalità di sopravvivenza, asserirà tutto ciò che c’è da asserire.

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«Ero terrorizzato all’idea di recitare in (proto)latino. Quando Matteo mi ha detto “guarda vorrei farlo in proto-latino” ho risposto “vabbè… facciamolo in proto-latino…”» racconta Borghi con sguardi eloquenti. «Ci siamo confrontati tantissimo, ogni cosa è stata oggetto di lunghe chiacchierate tra me, Matteo e Alessio […] Penso anche al finale del film. C’erano un milione di modi diversi di raccontarlo, e farselo raccontare, alla fine abbiamo scelto questa chiave […] C’è stato un lavoro molto attento. Matteo è completamente matto. Sa tutto, qualunque cosa, e te la argomenta sempre in una maniera tecno-didattica. Roba che tu stai lì e dici “oddio, che cosa ha detto adesso?”. Una cosa brutta, davvero» continua scherzando «però poi serve. E la lingua è diventata, secondo me, una delle chiavi fondamentali di questo film. Adesso non posso assolutamente immaginarlo recitato in un’altra lingua; è impossibile».

Se quindi verosimiglianza – anche in fatto di ricostruzione storica -, credibilità ed intensità sono i punti forti de Il Primo Re, un piccolo appunto va necessariamente fatto alla rapidità d’esecuzione di alcune scene chiave, in cui avremmo forse preferito vedere dei cambiamenti meno repentini a livello comportamentale e di sviluppo caratteriale; ma che, tuttavia, al fronte della modalità di realizzazione dell’intera opera, non ne inficia il risultato finale.

Osate, dunque, come hanno osato coloro che hanno creduto in questo progetto. Credete nella produzione italiana, e credete in questa produzione italiana. Che, nel peggiore dei casi, sarà un’utile lezione di storia. Della nostra civiltà, ma anche del nostro cinema.

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Il Primo Re, prodotto da Groenlandia, Rai Cinema e Gapbusters, in associazione con Roman Citizen e distribuito da 01 Distribution sarà al cinema dal 31 Gennaio.

Laura Silvestri

Info 

Titolo Originale: Il Primo Re

Durata: 119'

Data di Uscita: 31 Gennaio 2019

Regia: Matteo Rovere

Con: 

Alessandro borghi, Alessio Lapice, 
Tania Garebba 

Distribuzione: 01 Distribution

Twilight – 20 e 21 Novembre Di Nuovo Nelle Sale Italiane Il Primo Film Della Saga

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Per festeggiare i dieci anni dall’uscita del primo film della saga, torna nelle sale italiane Twilight di Catherine Hardwicke.

Il film tratto dall’omonimo romanzo di Stephenie Meyer, e che ha portato alla ribalta gli attori Kristen Stewart Robert Pattinson, sarà disponibile al cinema il 20 e il 21 Novembre; mentre il 13 dello stesso mese al The Space Moderno di Piazza Della Repubblica di Roma, ore 20.30, si terrà una premiere-evento che promette grandi sorprese prima della proiezione per i fan della saga.

“Dopo il matrimonio di sua madre, l’adolescente Bella Swan si trasferisce dall’assolata Phoenix, in Arizona, a casa di suo padre nella piovosa cittadina di Forks, nello stato di Washington. Introversa e solitaria, Bella non ha grandi aspettative per quanto riguarda la nuova scuola e i nuovi compagni, ma l’incontro con Edward Cullen, bello, intelligente e spiritoso, anche se con un alone di mistero, cambia completamente le sue prospettive. Tra i due nasce prima una profonda amicizia e poi un’appassionata storia d’amore, ma quando Bella scopre la vera identità di Edward viene catapultata in un mondo misterioso dove la vita e la morte non hanno confini…”

Materiale Stampa: ManzoPiccirillo

Laura Silvestri

 

Martin Scorsese – La Consegna Del Premio Alla Carriera alla Festa Del Cinema Di Roma 2018

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Festa Del Cinema Di Roma: Il 22 Ottobre, all’Auditorium Parco Della Musica, è stato consegnato da Paolo Taviani il premio alla carriera a Martin Scorsese.

La consegna del premio ha seguito un incontro con il pubblico in cui si è parlato di cinema italiano e dei registi/film che hanno influenzato la carriera da regista e la vita da appassionato di cinema di Scorsese.

Grandi emozioni per i presenti in sala, e sicuramente un grande giorno per la storia del grande schermo.

Foto e Video: Laura Silvestri

Laura Silvestri

Giacomo Gianniotti – La Stampa Italiana Incontra Il Dr. DeLuca

Di solito, se si può evitare una visita dal medico, tanto meglio. Ma se il dottore in questione è Mr. Andrew DeLuca, a.k.a. Giacomo Gianniotti, magari un’occhiatina ce la si fa dare volentieri…

Qualche settimana fa, Gianniotti – di origine italiana, ma naturalizzato canadese – era qui nel Bel Paese, e noi di Time Stone Entertainment eravamo lì con lui e il resto della stampa italiana per parlare della sua esperienza nella Terra delle Opportunità e sul set di Grey’s Anatomy.

«Ero un po’ nervoso all’idea di unirmi ad un cast così grande e consolidato già da tanti anni, pieno di attori diversi e con una lunga carriera alle spalle; ma sono stati tutti molto gentili, e devo dire che mi hanno fatto sentire fin da subito a mio agio. Per me è stato un onore conoscerli e lavorare con loro».

«Ricordo quanto fossi agitato il mio primo giorno sul set, e anche durante quelle scene in sala operatoria così zeppe di termini appartenenti al linguaggio medico… E io che pensavo “Oddio, come farò a ricordare tutto e dirlo così velocemente?” Ma lì si ride e si scherza, anche quando si sbaglia, e alla fine tutto va per il meglio. Anche perché, capita davvero a tutti di impicciarsi, a volte!»

E va avanti raccontando qualche aneddoto.

«James Pickens – il capo dell’ospedale, il Dr.  Webber – è stato il primo a farmi sentire davvero a casa. Durante la prima table reading a cui partecipai, io ero seduto lì, non conoscevo nessuno, come il primo giorno di scuola, e lui si è alzato, ha attraversato la stanza, e si è presentato dandomi il benvenuto. È l’attore più anziano del cast, un uomo davvero di classe… Un tale gesto da parte sua dice molto!»

 Ma qual è, secondo lui, il segreto del successo dello show?

«Io penso che Shonda, essendo una delle prime showrunner donna dell’industria televisiva, sia riuscita a creare una storia con molti personaggi femminili di rilievo: forti, intelligenti, indipendenti, in carriera… Cosa che non era poi tanto comune in televisione nel periodo in cui debuttò la serie. E penso che questo abbia creato una forte empatia con il pubblico femminile, e abbia anche ispirato molto donne a intraprendere una carriera in campo medico. Incontro spesso delle fan che mi dicono quanto lo show le abbia incoraggiate in tal senso.»

«E poi credo che Shonda e gli sceneggiatori utilizzino lo show come mezzo per dire qualcosa, per mandare avanti idee politiche, morali, ma anche per spostare l’attenzione su patologie ancora poco note».

Sul doppiaggio del suo personaggio ci dice:

«Ho chiesto se potevo doppiarmi da solo, ma credo ci siano dei regolamenti e dei sindacati che non lo permettono, perché giustamente, sarebbe come togliere lavoro ai doppiatori professionisti! Però c’è stata una scena in cui io e Stefania [Spampinato] – l’attrice che interpreta sua sorella, che sostiene essere “davvero un amore”, e con cui si divertiva a conversare in italiano sul set – abbiamo dovuto parlare in italiano… E quando l’ho vista doppiata mi sono accorto che, per far notare la differenza, ci avevano fatto siciliani!»

Riguardo alla meritocrazia nell’industria cinematografica:

«Credo che sia un po’ lo stesso dappertutto, ma su diversi livelli. Quando avevo 18 anni, ho lasciato il liceo, e mi sono trasferito da Toronto a Roma, dove sono rimasto per due anni. Di sera facevo il barman a Campo de’ Fiori, e di giorno facevo provini. Volevo recitare in italiano, ma ho trovato un sacco di difficoltà. In quei due anni, non ho trovato nulla. Alla fine mi sono arreso, ho preso un biglietto per tornare in Canada a studiare teatro. Ovviamente, appena fatto il biglietto, mi chiamano per dirmi che avevo ottenuto un ruolo qui! Era una piccola parte in un programma che si chiama Medicina Generale.

Ma devo dirti la verità, mi guardavo intorno, e la realtà che mi circondava era piena di figli, nipoti, cugini di qualcuno. E io mi dicevo “A un certo punto questi nipoti dovranno pur finire!”».

«Ovviamente, anche in America è così. Alla fine, se conosci qualcuno, sei sempre avvantaggiato. Ma questo accade per qualsiasi industria. Però in America credo si badi di più al merito: se davvero ti impegni e lavori costantemente, dopo un po’, e con un po’ di fortuna, vieni premiato».

«Questo è il primo show in cui ho un ruolo ricorrente, e posso dirmi effettivamente parte del cast» dice rispondendo alla nostra domanda riguardo le differenze riscontrate sui vari set.

«Questo già ti dà un maggior senso di fiducia, ti fa sentire più sicuro. Vuol dire che i produttori e gli sceneggiatori hanno visto qualcosa in te, tanto da affidarti un ruolo più duraturo. Quindi sì, direi che è questa la più grande differenza. Poi quello di Grey’s è un set fantastico; molti di loro hanno famiglia, mogli o mariti, figli che spesso vengono a trovarli, quindi ti dà proprio quella sensazione di gioia e familiarità».

Sul rischio di diventare ipocondriaci:

«Beh, diciamo che aumenta un po’. Sai quando leggi i sintomi di una malattia per una puntata, e inizi a pensare “Uh, in effetti quello mi fa male, e ho questa tossetta…” Però non possiamo fossilizzarci su queste cose!»

Sui suoi progetti futuri:

«Io ho iniziato con il teatro, e non avrei mai pensato di arrivare in tv o sul grande schermo. Però da quando ho iniziato con la tv, mi sono fermato. Dopo Grey’s Anatomy, mi piacerebbe molto tornare alle mie radici teatrali. Oltre a questo, sono un grande fan di cinema, anche di quello italiano. Da quando La Grande Bellezza ha vinto l’Oscar, il mondo sembra aver spostato di nuovo l’attenzione sull’Italia, e questo mi ha reso molto orgoglioso. Il mondo sta cambiando, e noi dobbiamo continuare a produrre prodotti di qualità come stiamo facendo. Guadagnino, ma anche Suburra, The Young Pope… Ma anche progetti che non sono italiani, ma vengono girati in Italia e portano lavoro e lustro al nostro paese. Sono molto contento della direzione in cui stiamo andando. Molto lentamente, ma stiamo andando!»

Ma che tipo di ruoli gli vengono proposti, e quali vorrebbe invece interpretare?

«I ruoli che mi arrivano e quelli che vorrei mi arrivassero non sono esattamente gli stessi: spesso mi propongono il ruolo del bravo ragazzo, quello dolce e gentile, che riporta la ragazza a casa per le dieci di sera. A me piacerebbe davvero interpretare uno cattivo, malato, pazzo, strano… Tutte cose che ho studiato, e che da parecchio tempo non ho occasione di portare sullo schermo».

Aggiunge poi sul suo essere visto come italiano: «Se mi vedi, non pensi immediatamente “Ah guarda, questo ha proprio l’aspetto del tipico italiano”. Però il mio nome lascia intuire subito la cosa. Il motivo per cui ho scelto il mio primo agente, è perché è stato l’unico che non mi ha chiesto di cambiare il nome».

Non manca la battutina in risposta alle domande sulla politica:

«Faccio sempre una scommessa con me stesso: ogni volta che incontro qualcuno che non conosco, mi chiedo quanto ci vorrà prima che si inizi a parlare di Trump. Beh, normalmente non più di un paio di minuti!»

Gianniotti conclude l’incontro stampa chiedendo a noi, in quanto fan, cosa pensassimo di Grey’s Anatomy, e ringraziandoci per l’affetto e il supporto che diamo alla serie.

Salutiamo il Dr. DeLuca e ci auguriamo di rivederlo presto… Possibilmente al di fuori della sala operatoria.

Laura Silvestri