We Are Who We Are – La Conferenza Stampa della serie Sky

Ogni parola ha un significato

Dal 9 ottobre in esclusiva su Sky e in streaming su NOW TV arriverà in Italia We Are Who We Are, la serie tv scritta, prodotta e diretta da Luca Guadagnino, e frutto di una produzione tra Sky e il network americano HBO.

Lo show composto da 8 episodi segue le vicende di un gruppo di ragazzi americani che vive, assieme alle loro famiglie, in una base militare appena fuori Venezia. La loro storia viene raccontata mostrandoci amicizie, amori, sfide personali e lotte d’identità, conflitti con l’altro e con sé stessi, in quello che è un tentativo di portare sullo schermo un microcosmo dalle “caratteristiche che possono essere declinate in sensi universali“, per dirla con le parole utilizzate dallo stesso Guadagnino durante la conferenza stampa della serie.

Così l’Italia viene nuovamente elevata ad ambientazione chiave nell’opera del regista di Call Me By Your Name, “riflettendo o ignorando ciò che sta accadendo a ogni personaggio“, spiega Guadagnino, il cui obiettivo è quello di “quadrare bene la rappresentazione realistica, pur lasciando grande libertà agli interpreti di capire da soli i propri personaggi, in modo da farli emergere completamente” racconta invece Jack Dylan Grazer, protagonista della serie.

We Are Who We Are, d’altronde, può contare su un ensemble davvero ricco e variegato, con incredibili personalità sullo schermo, come a telecamere spente. Nel cast troviamo infatti, oltre a Grazer (interprete di Fraser), anche Chloë Sevigny (Sarah), Alice Braga (Maggie), Tom Mercier (Jonathan), Francesca Scorsese (Britney), Jordan Kristine Seamón (Caitlin), Spence Moore II (Danny), Faith Alabi (Jenny), Scott Mescudi (Richard), Corey Knight (Craig) e Ben Taylor (Sam), assieme a Sebastiano Pigazzi (Enrico) e Beatrice Barichella (Valentina) – più un piccolo cameo del tutto non programmato di Timothée Chalamet, e non solo -, scelti con la supervisione della casting director Carmen Cuba (la stessa che si è occupata di scegliere gli interpreti di Stranger Things, The Martian, Magic Mike e Mrs. America, per intenderci).

Il nostro compito, il nostro desiderio, non era solo quello di avere un gruppo di attori straordinari, ma contemporaneamente un gruppo di presenze non banali” elabora GuadagninoPer me il segreto è capire se mi sono innamorato delle persone con cui sto lavorando. E devo dire che sono poliamoroso, perché li amo tutti: ci sono degli interpreti che ho scoperto come Jordan, Francesca, Spencer; che ho incontrato per la volta come Jack; ci sono delle personalità che sono esplose nel cinema internazionale come Tom; artisti come Scott, che ho sempre ammirato e che avevo l’istintivo desiderio di conoscere; ho scoperto Faith, che è un’interprete staordinaria; e poi avevo le mie passioni di vecchia data, come Alicia e Chloe… È stato un processo stupendo!“.

E a proposito di innamorarsi, è proprio questo il termine che chiama in causa Francesca Manieri, che assieme a Paolo Giordano ha collaborato alla sceneggiatura della serie: “Questa è stata una serie di innamoramenti per noi che ci lavoriamo da tanti anni: sicuramente, ho avuto un innamoramento per Paolo nella scrittura; per Lorenzo [Mieli, il produttore] che ha creduto ciecamente in questo progetto; e poi per Luca, per la sua visione“.

Una visione che, visto anche il grande successo che sta avendo oltreoceano, e che è facile immaginare possa confermarsi anche nel nostro paese, potrebbe continuare ad espandersi? “Per me sì. Sempre che i miei partner si uniscano a noi per continuare a dargli corpo e voce” risponde senza girarci troppo intorno Guadagnino.

Con la speranza, dunque, che questa storia “di un’infanzia che svanisce” (Grazer), di “hubris adolescenziale” (Giordano), di libertà e ricerca dell’dentità, un bildungsroman televisivo che coniuga diverse realtà dandogli un sapore del tutto unico, ma allo stesso tempo così familiare, possa continuare, vi ricordiamo che l’appuntamento con We Are Who We Are è solo su Sky Atlantic e NOW TV a partire da venerdì 9 ottobre 2020.

Laura Silvestri

Info 

Titolo Originale: We Are Who We Are 

Data di Uscita: 9 ottobre 2020 

Durata: 8 episodi  

Regia: Luca Guadagnino 

Con:  
Jack Dylan Grazer, Alice Braga, Chloë Sevigny, Jordan Kristine Seamón,  Spence Moore II, Scott Mescudi,  Faith Alabi, Francesca Scorsese 

Distribuzione: Sky Italia

Materiali Stampa: Sky Italia

Il Primo Re – La Recensione

Rivincita Italiana

Prima dell’Impero capace di conquistare terre e popolazioni di ogni dove, prima delle battaglie dei centurioni e delle grandi spedizioni, la storia ricorda due fratelli, i cui destini rimarranno inesorabilmente legati fino alla creazione di quella che un giorno sarà la Città Eterna. Questa è la storia di Romolo e Remo. «Questa è Roma».

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È inutile negarlo: da diversi decenni a questa parte, le produzioni italiane sono raramente viste come degne concorrenti di quelle straniere, soprattutto quando si tratta di affiancarle a quelle Made in Hollywood, e specialmente nel caso del cinema di genere.

Perché allora rischiare tanto con Il Primo Re?

«L’idea nasce – insieme ad Andrea Paris, che ha prodotto con me il film, e assieme agli sceneggiatori (Filippo Gravino e Francesca Manieri) – dalla volontà di cercare una storia che avesse ovviamente un sedimento nella nostra cultura, nel nostro passato, ma che allo stesso tempo tempo fornisse l’occasione per realizzare questo tipo di racconto: un racconto fortemente cinematografico, con tante chiavi di lettura, ma anche con elementi action spettacolari che spesso, appunto, in Italia non vengono adoperati, ma come invece ha fatto la nostra cinematografia in Veloce Come Il Vento. Nelle maniere più diverse, in Italia il genere è sempre esistito. Questo film forse è qualcosa di più, nel senso che utilizza il genere per parlare e per realizzare un racconto complesso, sentimentale, che ci parla del presente; però in qualche modo senza perdere la sua italianità, nel senso che è un film realizzato con capitali provenienti da tutto il mondo, però in Italia, da maestranze italiane, con una costruzione produttiva basata e realizzata dal nostro paese. Il mio auspicio è che possa essere un elemento in un percorso di rinnovamento nella nostra cinematografia perché credo che, forse, esiste (speriamo) un pubblico che abbia voglia di vedere storie diverse» spiega il regista, Matteo Rovere, in conferenza stampa.

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Da questo punto di vista, Il Primo Re centra sicuramente l’obbiettivo, provando, con grande maestria, come anche l’Italia – un tempo tra i maggiori produttori di kolossal cinematografici, come Cabiria, La Caduta Di Troia e Quo Vadis? – possa aspirare (nuovamente) a “viaggiare tra le stelle”, magari creandosi una galassia tutta sua.

Una galassia di cui Romolo (Alessio Lapice) e Remo (Alessandro Borghi) potrebbero essere gli iniziatori, come di Roma furono i fondatori. I due, legati dal filo rosso del destino e sottoposti, volenti o nolenti, alla crudeltà – o benevolenza, che dir si voglia – degli antichi Dei (o, se non altro, alla convinzione di essa), fungeranno da archetipo – come sostiene anche la Manieri – che caricherà di una forza tale la storia, da far sì che la parola vada «in sottrazione».

Il proto-latino utilizzato per i dialoghi – ricostruito grazie ad una ibridazione tra indoeuropeo e ciò che si aveva di un latino “fon-dativo, pre-romano” – scandisce le poche, essenziali battute della pellicola, conferendo un’aurea di misticità e autenticità al racconto. Non lasciatevi spaventare dall’assenza della lingua italiana come la conosciamo oggi. A parlare saranno i volti, gli sguardi, i gesti, le azioni dei personaggi – abilmente interpretati da alcuni tra quelle che possiamo definire senza indugi le promesse del cinema italiano -; la presenza della natura, del paesaggio circostante si avvertirà prepotente e condannatrice; la fede, le credenze, le convinzioni di un popolo che non ancora poteva definirsi tale, ma che apprenderà come questa sia l’unica modalità di sopravvivenza, asserirà tutto ciò che c’è da asserire.

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«Ero terrorizzato all’idea di recitare in (proto)latino. Quando Matteo mi ha detto “guarda vorrei farlo in proto-latino” ho risposto “vabbè… facciamolo in proto-latino…”» racconta Borghi con sguardi eloquenti. «Ci siamo confrontati tantissimo, ogni cosa è stata oggetto di lunghe chiacchierate tra me, Matteo e Alessio […] Penso anche al finale del film. C’erano un milione di modi diversi di raccontarlo, e farselo raccontare, alla fine abbiamo scelto questa chiave […] C’è stato un lavoro molto attento. Matteo è completamente matto. Sa tutto, qualunque cosa, e te la argomenta sempre in una maniera tecno-didattica. Roba che tu stai lì e dici “oddio, che cosa ha detto adesso?”. Una cosa brutta, davvero» continua scherzando «però poi serve. E la lingua è diventata, secondo me, una delle chiavi fondamentali di questo film. Adesso non posso assolutamente immaginarlo recitato in un’altra lingua; è impossibile».

Se quindi verosimiglianza – anche in fatto di ricostruzione storica -, credibilità ed intensità sono i punti forti de Il Primo Re, un piccolo appunto va necessariamente fatto alla rapidità d’esecuzione di alcune scene chiave, in cui avremmo forse preferito vedere dei cambiamenti meno repentini a livello comportamentale e di sviluppo caratteriale; ma che, tuttavia, al fronte della modalità di realizzazione dell’intera opera, non ne inficia il risultato finale.

Osate, dunque, come hanno osato coloro che hanno creduto in questo progetto. Credete nella produzione italiana, e credete in questa produzione italiana. Che, nel peggiore dei casi, sarà un’utile lezione di storia. Della nostra civiltà, ma anche del nostro cinema.

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Il Primo Re, prodotto da Groenlandia, Rai Cinema e Gapbusters, in associazione con Roman Citizen e distribuito da 01 Distribution sarà al cinema dal 31 Gennaio.

Laura Silvestri

Info 

Titolo Originale: Il Primo Re

Durata: 119'

Data di Uscita: 31 Gennaio 2019

Regia: Matteo Rovere

Con: 

Alessandro borghi, Alessio Lapice, 
Tania Garebba 

Distribuzione: 01 Distribution