Il Ritorno Di Mary Poppins – La Recensione

Mary E Il Mondo Sopra-Sotto

Al numero 17 di Cherry Tree Lane sono passati diversi anni, e la famiglia Banks nella sua nuova formazione – Michael, Jane, Ellen e i tre piccoli Banks, Annabelle, John e Georgie – non sembra passarsela al meglio. Ma il ritorno di una vecchia conoscenza cambierà tutto…

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A distanza di 54 anni, ritroviamo nuovamente sullo schermo il personaggio di Mary Poppins, comparso per la prima volta sulle pagine dei romanzi di P. L. Travers – che ricorderete avere il volto di Emma Thompson nel film Disney Saving Mr. Banks – e reso celebre da Julie Andrews nel film musical del 1964.

Ne Il Ritorno Di Mary Poppins,  la tata più amata da grandi e piccini si troverà ancora una volta nei pressi di casa Banks, pronta a dare una mano agli ormai adulti Jane (Emily Mortimer) e Michael (Ben Whishaw), e ai figli di quest’ultimo, Annabelle (Pixie Davies), John (Nathanael Saleh) e il piccolo Georgie (Joel Dawson), che porta il nome del nonno.

Dopo la precoce scomparsa della moglie, Michael si ritrova a dover far fronte a delle spese impreviste, con il rischio di perdere la casa di famiglia. I ragazzi, nel frattempo, hanno imparato a prendersi cura non solo di loro stessi, ma anche della casa, aiutando il più possibile il papà, la zia e persino la cameriera Ellen (una fantastica Julie Walters), ormai abbastanza avanti con l’età.

In una situazione in cui i bambini hanno dovuto dire addio alla loro infanzia con troppo anticipo, e dove i piccoli-ormai-adulti Banks sembrano percorrere la stessa rotta dei genitori molti anni addietro, la famiglia residente al numero 17 di Cherry Tree Lane rischia ancora una volta di perdere di vista la cosa più importante. Ma, fortunatamente, ci penserà – come in precedenza – un malridotto aquilone a sistemare tutto.

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Georgie: « Facevo volare l’aquilone, e si è impigliato in una tata!»

Il Ritorno di Mary Poppins, diretto da Rob Marshall, cammina su una retta parallela e perpendicolare rispetto all’originale, riproponendo, con una simmetria spaventosamente precisa e una narrazione dall’andamento speculare a quella passata, tutti i momenti chiave di Mary Poppins, ma adattati alla nuova storia.

È un piacere ritrovare così tanti riferimenti all’originale, in un’autoreferenzialità propria dell’universo diegetico, che mostra il lavoro di fino compiuto da regista, sceneggiatori, compositori e coreografi, e che aiuta a costruire la storia facendo da guida agli spettatori, soprattutto per coloro che sono cresciuti assieme ai Banks.

Nonostante un inizio un po’ titubante, il film trova una sua identità andando avanti con il racconto, ma sempre cercando di tener fede al proprio illustre passato.

I nuovi personaggi sembrano sapere come portare avanti l’eredità dei propri predecessori: spiccano particolarmente il lampionaio Jack (Lin-Manuel Miranda), l’estrosa cugina Topsy (Meryl Streep), e il perfido direttore di banca Wilkins (Colin Firth). Per non parlare della stessa Mary (Emily Blunt), che ha dinnanzi a sé un compito estremamente difficile da portare a termine, dovendo conquistare i cuori non solo dei più giovani fan, ma soprattutto di quelli di lunga data.

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I camei eccelsi di Dick Van Dyke e Angela Lansbury arrivano al momento giusto; specialmente il primo, che riaccende appieno la nostalgia nei cuori degli appassionati, e illumina – come dice anche la canzone – il (nuovo) mondo a festa, permettendo alla pellicola quello sprint finale che convincerà anche i meno entusiasti.

Passando invece alle canzoni, ci ritroviamo un sapore agrodolce in bocca, in quanto – mentre la colonna sonora in lingua inglese emoziona e riprende perfettamente le fila dell’originale -, sfortunatamente, non possiamo dirci soddisfatti dell’adattamento nostrano. Nel primo atto, la trasposizione italiana è semplicemente disastrosa, per poi però riprendersi e dare il suo meglio nel finale.

Anche se capiamo le difficoltà dell’operazione, ci sorprende come in passato si sia riuscito a rendere al meglio il cuore delle pellicole, mentre ultimamente ci ritroviamo con sempre più perplessità riguardo alle scelte compiute nel dipartimento musicale – vedere anche gli adattamenti italiani di Let It Go in Frozen, e in particolare Belle, che nella versione live-action ha subito un rinnovamento nella traduzione del testo quantomeno raccapricciante -.

In ogni caso, l’abbinamento della voce cantata di Mary con quella di Serena Rossi è decisamente vincente, cosa che ci compiace alquanto.

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Un nuovo capitolo “tutto sopra-sotto” – per citare la cara cugina Topsy – che, nonostante fatichi un pochino ad ingranare nella parte iniziale, ritrova la strada con il procedere, seguendo la luce dei lampioni come nella nebbia più fitta.

Il Ritorno Di Mary Poppins sarà quindi al cinema dal 20 dicembre, pronto ad emozionare le vecchie generazioni, e ad incantare quelle presenti e a venire. E allora che aspettate? Spit Spot! Correte al cinema!

Laura Silvestri

CURIOSITÀ:

Di seguito un piccolo assaggio dei paralleli che troverete nel film con l’abbinamento delle canzoni delle due colonne sonore.

MARY POPPINS – IL RITORNO DI MARY POPPINS

Overture – Overture

Comical Poems/Pavement Artist/Cam Caminì – Il Cielo Su Di Noi

Io Vivo Come Un Re – Dove Sei? 

Un Poco Di Zucchero – Che Stupendosa Idea!

Com’è Bello Passeggiar Con Mary – Royal Doulton Music Hall

Supercalifragilistichespiralidoso – L’Abito Non Fa Il Monaco

Stiamo Svegli/Sempre Sempre Sempre – Il Posto Deve Si Nasconde

Rido Da Morire – Sopra-Sotto

Cam Caminì/ Tutti Insieme – Puoi Illuminare Il Mondo A Festa

L’Aquilone – Fin Dove Potrà Portarmi

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Materiali Stampa: Disney
Info



Titolo Originale: Mary Poppins Returns



Durata: 130'



Data di Uscita: 20 Dicembre 2018

Regia: Rob Marshall



Con: 


Emily Blunt, Lin-Manuel Miranda, 


Ben Whishaw, Emily Mortimer, 


Colin Firth, Julie Walters, 


Meryl Streep, Dick Van Dyke, 


Angela Lansbury, Pixie Davis, 


Nathanael Saleh, Joel Dawson



Distribuzione: Walt Disney Studios

Natale A 5 Stelle – La Recensione

(Non) Chiamatelo Cinepanettone.

Il Presidente del consiglio italiano si trova in Ungheria per una visita ufficiale con tutta la sua delegazione. Convinto di poter passare tranquillamente del tempo in albergo con l’amante (un’onorevole del partito di opposizione), si troverà invece in una situazione problematica: il cadavere di un uomo aggrappato alla finestra romperà infatti l’idillio. Sarà per tutti una giornata lunga e imprevedibile. 

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Eccolo qui. Il fatidico momento è arrivato. Puntuale come il grosso brufolo sul naso che spunta prima di un evento importante, come le telefonate nei momenti meno opportuni, il consueto cinepanettone dall’anima tutta italiana ha fatto anche quest’anno la sua comparsa. La cosa quantomeno interessante, è che questa volta pare trattarsi di una produzione Netflix, che poco a poco sta esternando decisioni sempre più controverse, rendendo difficile capire quale direzione – se mai ce ne fosse una precisa –  stia imboccando il colosso del binge watching.

Il presupposto della storia, tratta da una commedia di Ray Cooney, è molto semplice: poco prima di natale, il presidente del consiglio (Massimo Ghini) si reca in visita ufficiale a Budapest, con a seguito la delegazione di rappresentanza. Fin dai primi minuti ci è chiaro che i personaggi scimmiottati sono un riflesso di quelli che effettivamente popolano la nostra politica contemporanea: riconosciamo i vari riferimenti a “Matteo” (Salvini, già che c’erano anche Renzi), “Gigi” (Di Maio); ancora prima, un riferimento lo ritroviamo nel titolo, per quanto ironicamente la fazione che ingombra di più la narrazione è quella leghista. Il premier si sistema nella sua bellissima suite extra lusso, e scopriamo – neanche a dirlo – la sua tresca con una bella e giovane politica, esponente dell’opposizione (Martina Stella). 

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Come in ogni farsa, equivoci dopo equivoci sono dietro l’angolo: prima ancora di arrivare al dunque si accorgono che, coperto dai tendaggi, dalla finestra sembra penzolare il corpo di un uomo senza vita. Tra le reazioni improbabili dei due amanti – per non parlare dell’indiscreta comparsa del cameriere, interpretato da Biagio Izzo-, ad essere messo in mezzo è il povero assistente del Presidente (Ricky Memphis), un nostalgico comunista che si accontenta di seguire il presunto “nuovo che avanza” e vive ancora con la madre; ovviamente il suo compito è quello di far sparire il corpo nella maniera più discreta possibile. In una escalation di complicazioni non poteva mancare l’arrivo in albergo dei rispettivi coniugi.

Si sprecano le citazioni a fatti e congetture di cui la cronaca italiana è pregna, ma paradossalmente niente di tutto ciò che ci appare davanti ha un minimo collegamento effettivo con la realtà; per dirla meglio, in un’Italia contemporanea già di per sé inquietantemente macchiettistica, questa commedia ci presenta dei personaggi che sono quasi una grottesca parodia della nostra tristemente concreta “parodia”.

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 Ma soffermiamoci un attimo sulle due figure femminili principali, la giovane onorevole e la moglie del premier. La prima ci viene mostrata per la maggior parte del film in biancheria intima – occhiali da vista inclusi, perché fanno tanto intellettuale -; ci accorgiamo che l’intenzione è di suggerire un suo lato sensibile e umano, ma è quanto mai poco credibile. La seconda è la tipica donna comune, un’insegnante a cui poco si addice il ruolo di first lady; è annoiata dall’ambiente politico e basta poco per far emergere la sua voglia di liberarsi. Basta essere un attimo coscienti di quello che sta accadendo in questi giorni a livello sociale per capire che personaggi del genere sono discutibili da qualsiasi punto di vista, e non c’è attenuante comedy che tenga.

La conferenza stampa – con presenti cast, regista e sceneggiatore – si è aperta rivolgendo un doveroso pensiero verso Bertolucci e Fantastichini, venuti a mancare di recente, ma soprattutto verso Carlo Vanzina, pilastro dei famigerati film natalizi all’italiana insieme al fratello Enrico. L’argomento tirato in ballo più spesso è ovviamente la politica: «Non si è mai parlato tanto di politica in Italia come in questo 2018». In un certo senso, questo potrebbe però essere visto come sintomo di una deteriorante tendenza nostrana a concepire le dinamiche politiche con la stessa leggerezza riservata, appunto, ad una gag comica.

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È anche emerso il fatto che, curiosamente, proprio Netflix ha premuto perché la vicenda avesse come cornice proprio quella natalizia – il titolo di partenza scartato era Week-end a cinque stelle)-.

Insomma, andata anche questa, e archiviato anche questo non-cinepanettone, non ci resta che vedere cos’altro ci riserverà la nostra piattaforma streaming di fiducia nell’anno che verrà.

Cristiana Carta

 

INFO

Titolo: Natale a 5 stelle

Regia: Marco Risi

Durata: 95’

Con: 
Massimo Ghini, Ricky Memphis, 

Martina Stella, Paola Minaccioni, 

Massimo Ciavarro, Andrea Osvart, 

Riccardo Rossi, Biagio Izzo, Ralph Palka

Data di uscita: 7 Dicembre 2018

Distribuzione: Netflix

Se Son Rose… – La Recensione

Sono cambiato, riproviamoci!”

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Ricevere un messaggio del genere potrebbe essere un incubo per alcuni e un (ennesimo) nuovo inizio per altri.

Nel film Se Son Rose…, diretto e interpretato da Leonardo Pieraccioni, lo stesso messaggio è stato mandato alle dieci ex fidanzate di Leonardo Giustini, un giornalista quotidianamente alle prese con recensioni di nuove, bizzarre app  per un sito web.

Ad inviare il “galeotto messaggio” però, non è stato Leonardo – reduce da un divorzio e impegnato con Ginora, una ragazza svampita che lui chiama “48” (Elena Cucci) – ma sua figlia Yolanda (Mariasole Pollio).

La ragazza, curiosa di scoprire il motivo dei fallimenti delle storie d’amore del padre, rintraccia le sue ex, mandando ad ognuna lo stesso messaggio.

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Tra le dieci, solo in quattro risponderanno: la prima è Benedetta (Caterina Murino), una donna dai modi molto pacati – spesso inquietanti, ma dalle tonalità comiche –,  diventata ora una suora laica.

La seconda è Elettra (Gabriella Pession), che come la precedente ex, ha un nome che già ne prospetta l’indole: se Benedetta è una donna religiosa e pacifica, Elettra si rivela essere una persona dal carattere fumantino, “elettrico”.

Fra le altre ex, spunta poi Angelica (Michela Andreozzi), un’artista avvolta da un’aura di delicatezza.

Quando i due si incontreranno, Leonardo scoprirà di non sapere nulla, in realtà, della vita di questa donna, segnata da un evento tanto tenero quanto triste .

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Ultima, ma non per importanza, è un’ex di cui Leonardo conserva ancora la foto nella scatola dei ricordi: Fioretta (Antonia Truppo). Il vezzeggiativo si rivelerà essere abbastanza in contrasto con la personalità di questo personaggio che, per dirne una, entrerà in scena percorrendo una scalinata con un SUV.

Dopo essersi guadagnato un pungo in faccia da Fioretta, Leonardo riceverà un ultimo messaggio da parte di una ex davvero “speciale”: Fabiola, l’ex moglie (Claudia Pandolfi).

 Al corrente della missione di Yolanda, e felicemente risposata con Fabio (Gianluca Guidi), Fabiola si scoprirà essere fra le destinatarie del messaggio, ma tornerà dall’ex-marito unicamente in virtù di sincera confidente.

Grazie all’incontro con le sue ex, Leonardo capirà di essere stato un amante noioso, poco determinato, e di essere rimasto, in fondo, ancora un ragazzo in cerca del vero amore.

La commedia non solo scava a fondo per comprendere i veri motivi per cui una relazione possa finire, ma analizza anche una situazione che si verifica più spesso di quanto si possa pensare: quante volte abbiamo vissuto dei ritorni di fiamma? Quante volte sono tornati degli ex incancellabili dal nostro passato?

E quante volte siamo stati noi “gli ex che tornavano”?

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Durante la conferenza, Pieraccioni ha affermato di aver iniziato con I Laureati, in cui si descriveva una realtà appartenente al mondo giovanile. Con l’avanzare dell’età ha poi incentrato le sue storie attorno a “quei dubbi del vissero felici e contenti fino ad arrivare ad oggi, al momento in cui è finalmente venuto a conoscenza di un “amore infinito”: quello di un genitore per i figli.

Ecco quindi che «Se son rose… potrebbe essere il primo film di una seconda serie».

La mission che Pieraccioni ha proposto al suo co-sceneggiatore Filippo Bologna (Perfetti Sconosciuti, Cosa fai a Capodanno?) era semplice: Raccontiamo la verità, perché quello è un codice infallibile».

L’aver seguito questo ideale ha fatto sì che Se Son Rose… risultasse essere un film “sincero”, aggettivo assegnato dallo stesso regista alla sua opera durante l’incontro con la stampa.

La parola passa poi alle attrici, che rivelano come alcune di loro avessero effettivamente delle caratteristiche simili ai propri personaggi, mentre altre si sono trovate ad aggiungere alla performance qualcosa di personale, e altre ancora hanno dovuto ricercare al di fuori di sé il proprio ruolo, mettendosi completamente in gioco.

Nonostante la comicità di base, e il potere attrattivo che esercita tendenzialmente su un determinato tipo di pubblico, Se Son Rose… è una commedia su cui si può riflettere, e che riesce a cogliere lo zeitgeist attuale.

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Quella del 25 novembre è stata nominata la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, vittime spesso di storie d’amore finite e non accettate come tali: vedere un film in cui dalle stesse delusioni si può trarre un insegnamento importante, come il valore del ricordo di un momento passato, o di un “amore infinito” come quello per i figli, sarebbe il modo perfetto per celebrarla, anche a distanza di tempo.

Lucrezia Roviello

Info

Titolo: Se son Rose…

Regia: Leonardo Pieraccioni

Durata: 90’

Con:  Leonardo Pieraccioni, Michela Andreozzi, 
Elena Cucci, Caterina Murino, 
Claudia Pandolfi, Gabriella Pession, 
Mariasole Pollio, Antonio Truppo,
Gianluca Guidi, Sergio Pierattini, 
Nunzia Schiano, Vincenzo Salemme 


Data di uscita: 29 novembre 2018

Distribuzione: Medusa Mediaset Group

 

American Horror Story: Apocalypse – La Recensione Del Finale Di Stagione

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Nell’arco di due mesi American Horror Story: Apocalypse ha generato, nella mente degli spettatori, teorie su teorie riguardo al suo finale di stagione. Nell’ultimo episodio si è assistito ad un alternarsi di vittorie tra Michael Langdon (Cody Fern) e la Suprema in carica, Cordelia Foxx (Sarah Paulson).

Improvvisamente si ritorna al presente, ovvero al momento in cui le streghe Cordelia, Myrtle (Frances Conroy) e Madison (Emma Roberts) faranno il loro ingresso trionfante nell’Avamposto 3, decise ad eliminare una volta per tutte Michael.

Ad aspettarle, l’ecatombe generata da Venable (sempre interpretata da Sarah Paulson) che, irritata dalla sua esclusione dalla selezione di Michael, ha deciso di avvelenare tutti i residenti nel bunker, comprese Coco (Leslie Grossman) e Mallory (Billie Lourd).

Nel corso dell’episodio scopriremo che le due streghe sono riuscite ad entrare nell’Avamposto 3: Coco, oltre ad essere una strega, ha potuto permettersi l’accesso al bunker grazie alla sua floridezza economica (fondamentalmente è una milionaria).

Quale cavallo di Troia è più efficace del denaro?

Cordelia, Myrtle e Madison, scampate all’apocalisse nucleare, dopo essersi sotterrate, si addentreranno nell’Avamposto 3 e resusciteranno le “sorelle” che inviate dalla Suprema.

Ad unirsi a loro ci sarà anche una vecchia conoscenza della serie: Marie Laveau (Angela Bassett).

Cordelia ha infatti promesso a Papa Legba, intermediario tra il mondo dei vivi e quello dei morti nella cultura vodoo, l’anima più oscura e corrotta sulla Terra – quella di Dinah Stevens (Adina Porter), – in cambio di quella di Marie.

Il piano delle streghe è quello di tornare indietro nel tempo per impedire a Michael di scoprire i suoi poteri malefici. L’unica che può eseguire il “Tempus Infinituum” (ovvero cambiare gli avvenimenti del passato e modificare il corso della Storia) è Mallory.

Le streghe si troveranno a fronteggiare Michael in uno scontro all’ultimo sangue, in cui, in un primo momento, sembra che a cedere sia proprio quest’ultimo. Marie Laveau, Coco e Madison riusciranno infatti a frenare temporaneamente la furia dell’Anticristo.

Tuttavia resteranno vittime della sua spietata violenza.

Nel frattempo Mallory verrà ferita a morte da Brock (Billy Eichner), situazione che andrà a sfavore di Cordelia, la quale sembrerà aver perso ogni speranza.

L’impeto di Michael proseguirà finché la saggia Suprema non deciderà di ricorrere ad un gesto estremo.

Sul baratro di una scalinata, con un coltello in mano puntato verso di sé, proferirà le parole:

Satana ha un solo figlio…

Ma le mie sorelle sono una legione, figlio di puttana.”

Ciò che accadrà in seguito si dimostrerà degno del nome di Cordelia, anche se porterà a un finale che non tutti hanno apprezzato: la morte di Michael e il ripristino dell’ordine presente prima dei bombardamenti.

La sconfitta di costui, in realtà, permetterà all’entità dell’Anticristo di reincarnarsi in un altro bambino.

Sarà pe caso un finale iterativo? Mallory, unica in grado di fermare il male, potrebbe continuare ad ostacolarlo all’infinito?

Staremo a vedere, dopotutto la serie antologica è stata rinnovata per altre due stagioni.

La scelta dell’utilizzo dei flashback in Apocalypse si è rivelata fondamentale per la creazione della suspense, ed è riuscita a ritagliare quegli spazi necessari per permettere dei crossover ben realizzati. Eppure duole ammettere che in alcuni casi è risultata effettivamente confusionaria.

La stagione è ambientata nel 2020, anno dei bombardamenti nucleari.

Nella 8×04 compare il cartello esplicativo “Tre anni prima della bomba (2017)”, anno in cui Cordelia continua il reclutamento delle streghe all’interno della Miss Robichaux, ma narra di essere stata nell’hotel Cortez per recuperare Queenie, deceduta lì nel 2016 (altro flashback). Nel frattempo due insegnanti della Hawthorne Academy scoprono l’esistenza di un ragazzo dai poteri maligni: Michael Langdon.

In “Ritorno alla Murder House”, ambientata in uno dei tre anni fra il 2017 e il 2020, le narrazioni interne all’episodio (flashback) risalgono addirittura al 2015: anno in cui Constance Langdon si toglie la vita e Michael scappa di casa.

Anche stavolta Murphy ha assegnato molteplici ruoli ad un solo attore – come per Evan Peters – e, anche in questo caso, tutti sono stati perfettamente in grado di sostenere il difficile compito.

Va inoltre ricordata la straordinaria presenza della Lange che, nonostante avesse annunciato il suo ritiro da American Horror Story, è riuscita a sorprendere ed emozionare i fan della serie con un cameo nella 8×06 e nell’ultimo episodio.

Le performance più memorabili – oltre a quella di Cody Fern – sono quelle di Frances Conroy, Taissa Farmiga, Sarah Paulson ed Emma Roberts: nessuno di questi personaggi è rimasto identico a come l’abbiamo conosciuto in Coven. Ma, allo stesso tempo, nessuna di loro è risultata incoerente con il proprio background: tutte si sono evolute, hanno messo in discussione le loro debolezze e le loro forti personalità per il bene comune.

Ciò che ha lasciato un po’ l’amaro in bocca (forse) è il non ritorno al presente di Myrtle e la sorte riservata a Madison: se da una parte Mallory ha riportato in vita le streghe Misty Day (Lily Rabe) e Nan (Jamie Brewer), dall’altra sembra aver deciso che alla signorina Montgomery un po’ di tempo nel suo inferno non potesse farle che bene.

Tirando le somme, questa stagione ci è piaciuta… Anche perché non è facile ostacolare l’Apocalisse!

In attesa della prossima, vi lasciamo con le parole proferite dalla sapiente Suprema:

“Tu credi che si tratti solo di vincere o perdere, avere successo o fallire.

Ma il fallimento è quando hai perso ogni parvenza di speranza.”

Lucrezia Roviello

Bohemian Rhapsody – La Recensione

 

Preparatevi a farvi scuotere!

Negli anni settanta, una band inglese capitanata dal cantante più travolgente che l’industria discografica abbia mai avuto, arriverà a cambiare per sempre la storia della musica: lui è Freddie Mercury e loro sono i Queen.

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Quando, all’alba degli anni settanta, Farrokh Bulsara (Rami Malek, che in moltissimi conosceranno per la serie Tv Mr. Robot) incontra i musicisti Brian e Roger (rispettivamente Gwilym Lee e Ben Hardy), è solo un ragazzotto di origini parsi, attratto dal sontuoso abbigliamento femminile e da tutto ciò che è spettacolare. La sua incredibile voce sarà però la spinta decisiva a far nascere i Queen, la rock band Regale per eccellenza.

Farrokh mostra decisamente le qualità del frontman: è un bel concentrato di audacia e battute pungenti, e nemmeno il suo nome può essere banale – che infatti presto cambierà in Freddie Mercury -. Insomma, un autentico esplosivo che aspetta solo di essere innescato.

Intanto l’equilibrio che si crea all’interno del gruppo è quasi commovente: sono più che amici, sono così uniti da sembrare una famiglia, completandosi e sostenendosi a vicenda. Ma come in tutte le famiglie, non mancano screzi e incomprensioni.

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Davanti agli occhi, scorre inesorabile un’ascesa scandita dalle note dei pezzi più famosi ed emozionanti, con i quali la band ha conquistato l’immortalità eterna, dando un’attenzione particolare alle incursioni nella musica operistica. La fascinazione di Freddie verso questo tipo di atmosfera porterà al brano “definitivo”, assolutamente glorioso (come direbbe la buona Mara Maionchi) e in grado di fomentare anche i sassi – a quell’epoca come in tutte le generazioni a seguire –  Bohemian Rhapsody, un’immensa opera rock ancora oggi senza rivali. Ma nel ’75 pareva impensabile dare in pasto al pubblico di allora una canzone così poco immediata, di ben 6 minuti di lunghezza; l’unica cosa da fare resta intraprendere svariate prove di forza con l’industry e i produttori, che li vorrebbero imbrigliati in uno schema che non li rappresenta affatto.

Tutto culmina (ma anche, emblematicamente, prende il via) nel loro concerto più iconico e significativo: il Live Aid dell’85, a Wembley. E dopo aver sofferto e combattuto per anni in silenzio con la malattia, Farrokh Bulsara, noto universalmente come Freddie Mercury, morirà di AIDS nel ’91, all’età di 45 anni

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Se dobbiamo esser sinceri, di sbavature ce ne sono, e sfortunatamente il film deve avere un po’ risentito della sostituzione di regia; si indugia in sentimentalismi e in momenti che potrebbero risultare discutibili, mentre un aspetto su tutti avrebbe meritato molta più cura, cioè l’insieme di sfumature che costituivano Mercury nel suo essere: provocatore, strafottente, megalomane, sicuro di essere destinato alla grandezza, però anche estremamente fragile, con una complessa sensibilità. L’idea di fondo è buona là dove si vuole mostrare il netto solco tra la ribalta di ribollente e allucinata energia e un “dietro le quinte” molto più dimesso, comunque sopra le righe, ma che sa quasi di borghese.

Al nostro Malek, d’altro canto, non si può rimproverare praticamente nulla: si è dovuto confrontare con la personalità forse più carismatica, ingombrante e controversa degli ultimi tempi, con una delle voci più potenti e inconfondibili nella storia della musica. Non resta altro che aggiungere chapeau.

BOHEMIAN RHAPSODY

Frutto dell’unione di musical e biopic, Bohemian Rhapsody, è una gioia per gli occhi e soprattutto per le orecchie, e vi renderà difficile non cantare a squarciagola, fingendo di reggere in alto un microfono (rigorosamente ancora agganciato all’asta, chiaro!)

Cristiana Carta

 

Info

Titolo: Bohemian Rhapsody

Regia: Dexter Fletcher, Bryan Singer

Durata: 106'

Con: Rami Malek, Mike Myers, Aidan Gillen,

 Tom Hollander, Joseph Mazzello, Lucy Boyton, 

Allen Leech, Michelle Duncan, Aaron McCusker, 

Max Bennett, Gwilym Lee, Ben Hardy

Data di uscita: 29 novembre 2018

Distribuzione: 20th Century Fox

Robin Hood: L’Origine Della Leggenda – La Recensione

Eppure, eppure, eppure.

Lord Robin di Loxley è costretto a prender parte a una guerra non sua, che si rivelerà solo un inutile spargimento di sangue e un assurdo spreco di denaro. Al suo ritorno a casa, scopre che la corruzione dilaga fin oltre la contea, e che il suo popolo, assieme alla sua amata, è relegato in miniera. Assieme a un mentore inaspettato, il ragazzo cercherà di rimediare ai torti commessi dallo Sceriffo di Nottingham e dai suoi alleati, diventando l’eroe delle leggende.

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Eppure, siamo rammaricati di comunicarvi che di eroi e leggende, nel film di Otto Bathurst, se ne vedono ben pochi.

Memore di un poco convincente King Arthur: Il Potere Della Spada, Robin Hood – L’Origine Della Leggenda mette in scena una versione rimodernata di un classico senza tempo, ma invece di imparare dagli errori commessi dal suo “predecessore”, vi prende spunto per farne di nuovi, più personali e… Meno giustificabili.

Con un cast così ricco di potenziale – Egerton è sicuramente uno dei giovani più talentuosi del panorama attuale, mentre Foxx e Mendelsohn non avrebbero bisogno nemmeno più di introduzioni – è davvero difficile confezionare un prodotto meno che discreto.

Eppure, è esattamente ciò che accade.

Similmente a quanto avvenuto per King Arthur, non bastano lo star power e il talento degli attori, le scene d’azione a metà tra slow-motion e hyper speed (tanto care a Ritchie, e qui emulate da Bathurst), o la promessa di riportare un personaggio così iconico sul grande schermo per garantire il successo della pellicola.

Non quando la traballante sceneggiatura e le opinabili scelte di costume e production design sembrano fare a pugni tra loro. Non quando la storia di fondo non supporta l’essenza dei personaggi a cui sta dando vita. E non quando questi ultimi sono a malapena riconoscibili nel maldestro tentativo di rinnovarli e rimodernarli, ma senza una chiara visione dietro.

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Il film pecca tristemente di un’indecisione che non trova risoluzione: ci prova, ma non abbastanza; osa, ma non nel modo giusto, sfociando più nel casuale bizzarro e ridicolo, che nel volutamente stravagante, e disorientando completamente lo spettatore.

Vuole essere provocativo, irriverente, politicamente rilevante, ma non lascia tracce di alcuno spessore. Fa un tentativo anche in materia di femminismo, ma con scarsi risultati. Semmai, ottiene l’effetto opposto, rendendo Marian uno degli elementi più irritanti del lungometraggio.

Eppure, Robin Hood – L’Origine della Leggenda ci lascia effettivamente qualcosa – anche se nulla di particolarmente positivo, se escludiamo le interpretazioni e qualche battuta azzeccata -: ci lascia delle domande.

Dove sono l’impavido Robin e suoi Merry Men, dov’è il senso dell’umorismo tipico dell’arciere incappucciato, e dove sono il cuore e l’anima del ladro che rubava ai ricchi per dare ai poveri perché era la cosa giusta da fare (e non solo per far bella figura con la gentil donzella o per capriccio personale)?

Con la speranza che almeno voi troviate risposte, Robin Hood – L’Origine Della Leggenda sarà dal 22 Novembre al cinema.

Laura Silvestri

Info


Titolo: Robin Hood


Durata: 116'



Data di Uscita:22 Novembre 2018
Regia: Otto Bathurst


Con: 
Taron Egerton, Jamie Foxx, 

Ben Mendelsohn, Eve Hewson, 

Jamie Dornan, Tim Minchin


Distribuzione: 01 Distribution

Animali Fantastici: I Crimini Di Grindelwald – La Recensione

Il Mondo Magico È Tornato

Il Mago Oscuro Grindelwald riesce a fuggire dalla prigionia e riprende la sua crociata contro gli esseri non magici, riunendo tutti i maghi purosangue fedeli alla causa. Newt e gli altri dovranno impedire che ciò accada, e nel frattempo, tentare di salvare Creedence dalle grinfie del perfido stregone. 

VOLTAIRE

Dalle casse risuonano le note familiari della colonna sonora di James Newton Howard, sullo schermo appare il logo Warner. Bros. e… ci siamo.

Ancora una volta facciamo ritorno in quel mondo pieno di magia, incantesimi e misteriose creature che, prima con la saga del bambino sopravvissuto Harry Potter, e ora con le avventure del magizoologo Newt Scamander, ci ha accompagnato dall’infanzia all’età adulta, e che sta facendo lo stesso con le nuove generazioni.

Animali Fantastici: I Crimini Di Grindelwald è il secondo capitolo della saga prequel spin-off di Harry Potter, e con tutti i suoi pregi e difetti, si dimostra un’altra solida aggiunta a quello che ormai siamo soliti indicare come Wizarding World.

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Sarebbe forse il caso di togliersi subito il dente dolente, come si suol dire, e iniziare da ciò che non va in questa seconda pellicola della serie, diretta da David Yates – già al timone del primo film, Animali Fantastici E Dove Trovarli, e degli ultimi quattro film della saga madre – e scritta dalla stessa J. K. Rowling.

Già dalle prime scene iniziano a sorgere spontanee delle domande, che continuano a moltiplicarsi durante il film, e non trovano risposta giunti a conclusione di esso. Tutto normale, si potrebbe pensare. Eppure molte di esse – se escludiamo quelle relative a determinate scelte registiche, come le peculiari inquadrature iniziali – hanno a che fare con un elemento imprescindibile, seppur estremamente ostico, degli universi transmediali: la continuità.

Senza rovinarvi il piacere di scervellarvi sul come e perché di questi dubbi, ci riserviamo il diritto di rimanere leggermente perplessi da alcune scelte di sceneggiatura, che non sembrano incastrarsi perfettamente nella logica e nella cronologia seguite finora.

Detto questo, ci sarebbe da fare un piccolo appunto sulla caratterizzazione dei personaggi.

Se infatti abbiamo avuto l’estremo piacere di vedere dedicato ampio spazio al giovane Silente di un perfetto Jude Law (e interpretato nella sua versione ancora più giovane da Toby Regbo) e al suo rapporto con il magnetico Grindelwald di Johnny Depp (Jamie Campbell Bower in età adolescenziale), troviamo che a quest’ultimo, tutto sommato, sia stato attribuito un peso non necessariamente controbilanciato dai suoi presunti atti. Se con Voldemort il terrore che esso suscitava faceva accapponare la pelle al solo sentirlo nominare, in questo caso sembra più un dato di fatto da tenere costantemente in considerazione “perché è così”, e non per ciò che effettivamente vediamo e sentiamo. Probabilmente, nella prima istanza un grande contributo era dato dall’impressionabilità dovuta all’età dei lettori e degli spettatori – e forse anche l’avere una effettiva e duratura controparte cartacea ne aumentava la solennità – ma siamo convinti che al Mago Oscuro che aveva terrorizzato il mondo prima di Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato, e ai suoi crimini – come da titolo, dopotutto -, si sarebbe potuto dare una maggiore  incisività.

Dal lato dei “buoni”, qualche considerazione sarebbe da fare sulle sorelle Goldstein e il loro approfondimento caratteriale in questo secondo capitolo: è comprensibile che lo spazio a disposizione per portare avanti tutti questi elementi fosse poco, ma avremmo gradito forse uno sviluppo più coerente per Queenie, e un appiglio – uno qualunque – che avesse potuto rendere meno arduo sopportare Tina.

Per essere uno dei lead character assieme a Newt (a seguire nella gerarchia troviamo Queenie e Jacob), è decisamente poco quello a cui ammontano le sue azioni e la sua presenza alla fine del film, così come ci vengono date poche ragioni per considerarla almeno in parte indispensabile come fa lo stesso Newt.

Passando a pensieri più felici, Theseus – interpretato da Callum Turner -, assieme al già citato Giovane Silente, è probabilmente la migliore aggiunta del sequel. Bellissime ed estremamente significative le scene con Newt, così come quelle con Leta (Zoë Kravitz) e i due fratelli, simbolo di un legame che, seppur abbastanza approfondito qui, si spera verrà comunque mostrato più nel dettaglio in futuro.

Dei vivi complimenti vanno poi elargiti nei confronti dei costumisti: è impossibile non notare l’accuratezza e la raffinatezza dei costumi di scena – davvero vien voglia di andare su Amazon e cercare le riproduzioni dei vari cappotti mostrati… E che dire delle divise di un tempo? – come anche la loro funzione di simbiosi e contrasto, a livello visivo, con i toni cupi delle scenografie.

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E tra inseguimenti, misteri e complotti, i titolari Animali Fantastici sono forse qui meno protagonisti che in precedenza, ma hanno comunque i loro momenti per brillare e ammaliare il pubblico.

Se dovessimo misurare in percentuali la riuscita di Animali Fantastici: I Crimini Di Grindelwald, gioverebbe forse una seconda visione per poter essere del tutto imparziali. Ma per fortuna o sfortuna, a seconda dei punti di vista, ce ne è bastata una – così come ci è bastata una semplice inquadratura di un certo castello – per sentirci comunque a casa (anche se un tantino spaesati in certi momenti) proprio come ci aveva promesso Zia Row.

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Animali Fantastici: I Crimini Di Grindelwald sarà al cinema dal 15 Novembre 2018, e in anteprima nazionale il 14.

Laura Silvestri

Info


Titolo: Fantastic Beasts - The Crimes Of Grindelwald

Durata: 134'

Data Di Uscita: 15 Novembre 2018

Regia: David Yates

Con:Eddie Redmayne, Katherine Waterston, 
Jude Law, 
Johnny Depp, Callum Turner, 

Dan Fogler, Alison Sudol,
Ezra Miller,
Claudia Kim, 
Zoë Kravitz

Distribuzione: Warner Bros.