Widows – Eredità Criminale — La Recensione

Siamo sole. 

 

Un gruppo di donne rimaste vedove si riunisce per compiere il colpo che potrà saldare i debiti contratti dai loro mariti, morti durante una rapina finita male.

Widows – Eredità Criminale, presentato in anteprima al TIFF 2018 e in uscita il 15 Novembre in Italia, è un heist movie tratto dall’omonima serie TV inglese, andata in onda negli anni ’80.

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Siamo a Chicago, città in cui i colpi di proiettile sono il metronomo delle sirene della polizia e delle sgommate di auto. Dopo la morte del marito Harry (Liam Neeson), Veronica Rawlins (Viola Davis) riceve una visita da Jamal Manning (Brian Tyree Henry), candidato per l’assessorato di un rione della città. Manning la informa che la somma di denaro, frutto del colpo in cui Harry e i suoi tre complici hanno perso la vita, gli è stata sottratta, intimandole di ritrovarlo e restituirglielo entro una settimana.

Veronica, entrata in possesso dei piani di una rapina programmata in precedenza dal marito, contatterà le altre due vedove, Alice (Elizabeth Debicki) e Linda (Michelle Rodriguez), proponendo loro di mettere a segno il colpo.  Le tre donne, affiancate da un’aggiunta dell’ultimo momento, Belle (Cynthia Erivo), si troveranno dinnanzi a qualcosa di estremamente pericoloso, e che non rientra nella loro quotidianità, ovvero diventare a tutti gli effetti delle criminali. Ma ciò che potrebbero perdere questa volta è ben più prezioso: la loro dignità di donne, madri e mogli… o meglio, vedove.

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Steve McQueen torna in gran forma dopo il successo di 12 Anni Schiavo, che gli è valso il Premio Oscar come “Miglior Film” nel 2013.  Come nel caso del film appena citato, i lunghi piani sequenza, accompagnati in sottofondo dalla colonna sonora di Hans Zimmer, riescono perfettamente a conferire drammaticità alle espressioni dei personaggi.

 I dialoghi di Widows sono essenziali e ricchi di contenuti; con molta intelligenza – e ironia – , la sceneggiatura di McQueen porta sullo schermo temi che hanno macchiato d’inchiostro le pagine dei rotocalchi americani negli ultimi anni: la diffusione e il commercio d’armi, la violenza sulle persone di colore ad opera della polizia e quella nei confronti delle donne. In questo caso, la questione del female power trova una svolta dai toni revenge nel personaggio oppresso interpretato da Elizabeth Debicki, che regala una performance magistrale e meritevole di attenzione.

In un periodo in cui stanno spopolando film e serie TV del genere heist, accomunati dalla centralità delle donne all’interno della storia – basti pensare a Tokyo e Nairobi de La Casa di Carta, o alle otto ladre riunite per compiere “il colpo” al MET nel più recente Ocean’s 8, – Windows merita la sua occasione. McQueen confeziona infatti una pellicola dalla trama molto articolata, ricca di colpi di scena e dettagli che potrebbero sfuggire anche allo spettatore più attento.

Il miglior modo di godere appieno di questo film sarebbe accomodarsi in sala e lasciare che il ticchettio dell’orologio ci accompagni verso la fine del countdown.

Lucrezia Roviello

 

Info

Titolo: Windows 

Regia: Steve McQueen

Durata: 128’

Con: Viola Davis, Elizabeth Debicki, Michelle Rodriguez, 
Cynthia Erivo, Liam Neeson,Colin Farrell, 
Daniel Kaluuya, Brian Tyree Henry

Data di uscita: 15 novembre

Distribuzione: 20th Century Fox

Hunter Killer: Caccia Negli Abissi – La Recensione

Sei mai stato su un Hunter Killer?

In una contemporaneità non specificatamente definita, la terribile minaccia di una incombente Terza Guerra Mondiale porta Joe Glass, Capitano di un Hunter Killer (sofisticato sottomarino americano) e il suo equipaggio a sventare un colpo di stato nazionalista in Russia, sfidando la sorte negli abissi del Mar Glaciale Artico…

Tratta dal romanzo di G. Wallace e D. Keith uscito nel 2012, Hunter Killer – Caccia Negli Abissi è una storia che deve affrontare il fragilissimo equilibrio tra Usa e Russia, mai assestato del tutto; si parla di responsabilità, di scelte che vanno ad inglobare il destino dei rapporti tra le potenze mondiali e della popolazione tutta; si mettono in luce alcune dinamiche pericolose proprie di una realtà che ha sulle spalle il peso della Guerra Fredda, con tutte le sue conseguenze.

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Ci troviamo davanti ad un vero e proprio intrigo internazionale, in cui tutto è giocato su tre diversi “scenari operativi”: la sala all’interno del Pentagono, da cui l’ammiraglio Donnegan (Gary Oldman) dirige l’intera operazione, la base nemica da cui verrà prelevato il Presidente russo, e il sottomarino fulcro dell’intera struttura narrativa. I passaggi da uno scenario all’altro controllano abbastanza bene la tensione, trascinando la storia verso una parte finale che sprigiona un angst dalle sfumature catastrofiche (e claustrofobiche); peccato si sfoci in una risoluzione, a essere sinceri, davvero troppo facile e scontata.

Il ritmo e i dialoghi seguono un po’ lo strascico di un certo cinema action-thriller degli anni ’90, senza purtroppo avere quello sprint in più che male non avrebbe fatto.

Il lavoro registico compie il suo dovere, ma è tutt’altro che brillante, pur trovando qualche scelta visiva che sicuramente non lascia indifferenti (il merito in parte se lo prende anche un’ambientazione artica suggestiva). Ci sono dei frammenti di attimo in cui si trascende dal susseguirsi dei fatti e quasi ci si immerge negli abissi insieme al sottomarino.

Anche il setting militare/claustrofobico all’interno di un sottomarino da guerra è decisamente abusato, però il film riesce nel riprodurre con accuratezza, e in qualche modo nel dare un’autenticità, una definizione, a questo spazio, e alle dinamiche all’interno e al di fuori di esso.

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Gli attori cardine di tutto il film sono indiscutibilmente Gerard Butler e Gary Oldman. Butler nei panni del Capitano Joe Glass è credibilissimo, con la giusta dose di magnetismo; il suo è un personaggio che con carisma e sangue freddo prende in mano la situazione, senza mai un’esitazione. Quello di Oldman è un tasto dolente, in quanto l’Ammiraglio Charles Donnegan è un personaggio che ha dalla sua la razionalità ma è molto poco incisivo; cosa dire, se non che quando si ha un attore (finalmente!) premio Oscar del genere è anche necessario saperlo sfruttare al meglio?

In sostanza, un film che ha certamente i suoi difetti, ma godibile, con buon impatto visivo e un discreto, anche se poco coraggioso, sviluppo narrativo.

Cristiana Carta

 

 

Info

 
Titolo: Hunter Killer

 
Regia: Donovan Marsh

 
Durata: 121’


Con: Gerard Butler, Gary Oldman, Common, Linda Cardellini, Toby Stephens

 
Data di uscita: 8 Novembre

 
Distribuzione: Eagle Pictures

 

Overlord – La Recensione

L’Horror(e) Della Guerra

Dal regista Julius Avery e dal produttore esecutivo J.J. Abrams, arriva Overlord, film ambientato all’epoca del secondo conflitto mondiale, che racchiude in sé una miscela di generi: dall’horror-thriller all’action di guerra, dallo splatter al mistery, la pellicola non si fa davvero mancare nulla, e dimostra di saper intrattenere goliardicamente il pubblico.

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Un gruppo di soldati atterra nella Francia occupata dai Nazisti per boicottare l’imminente invasione tedesca. Il loro compito è distruggere una radiotrasmittente posizionata in cima a una torre, nei pressi di una chiesa fortificata. Non sanno, però, che orrori inimmaginabili si celano al di sotto…

È difficile parlare di star power in questo caso, poiché gli attori più familiari al grande pubblico sono probabilmente una minoranza: Wyatt Russell, già visto in 22 Jump Street e in Black Mirror, e Pilo Asbæk, l’Euron Greyjoy di Game Of Thrones, mentre i più attenti riconosceranno forse Iain De Caestecker, il Fitz di Agents Of S.H.I.E.L.D., Jacob Anderson, anche lui reduce dal Trono Di Spade. Eppure, la fama non sembra essere un fattore qui necessario.

La storia raccontata lancia infatti le premesse per la ribalta dell’everyman, l’uomo qualunque, che si batte e combatte contro chi, invece, le tenta tutte per poter raggiungere l’immortalità fisica e figurata, anche a costo della proprio umanità.

Si punta allo spessore interpretativo, che i ragazzi scelti sanno convogliare – grazie anche ad una caratterizzazione assolutamente non da disdegnare – persino nelle scene più toccanti, e che riescono ad adattare, quando necessario, a quelle di carattere comico o più improntate all’azione.

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Passando alla qualità visiva, è particolarmente apprezzabile la fotografia – che forse indugia un po’ troppo a lungo sui toni scuri in fase iniziale, mostrando invece più dinamicità andando avanti – e rievoca con successo, assieme ad un assennato lavoro di ricostruzione da parte di scenografi e costumisti, le atmosfere tipiche dei ’40.

L’ambientazione è decisamente una boccata d’aria fresca per narrazioni di questo genere, evitando di saturare ulteriormente il panorama degli horror movie con l’ennesimo contemporary dotato di adolescenti spensierati e case infestate.

E persino le trovate più inerenti lo splatter non commettono l’orrore errore di scadere nel kitsch e nel trash… Almeno non eccessivamente.

Trama avvincente, personaggi che finalmente non fanno venir voglia di gridare al villain della storia «Sono dietro la porta, ti prego falli fuori!» e un interessante prospettiva sulle debolezze umane fanno di Overlord non solo il film di Halloween che non vi aspettate – soprattutto perché esce l’8 Novembre -, ma anche il pop-corn movie che non vi farà andare di traverso lo spuntino di mezzanotte, e che non vi pentirete di aver messo su nonostante sia già calata l’oscurità.

Laura Silvestri

 

Info

Titolo: Overlord

Regia: Julius Avery

Durata: 109'

Con: Jovan Adepo, Wyatt Russell, Pilo Asbæk, 
Iain De Caestecker, JohnMagaro, 
Dominic Applewhite, Jacob Anderson, 
Mathilde Ollivier 

Data Di Uscita: 8 Novembre

Distribuzione: Paramount Pictures, 20th Century Fox


 

 

Lo Schiaccianoci E I Quattro Regni – La Recensione

Un Successo Mancato Dagli Sgargianti Colori

Dal 31 Ottobre nelle sale italiane è possibile vivere la magia dell’ultimo film targato Disney – la fiaba natalizia ispirata dal balletto di Tchaikovsky e dal racconto Lo Schiaccianoci E Il Re Dei Topi di E. T. A. Hoffmann – Lo Schiaccianoci E i Quattro Regnicon protagonista Mackenzie Foy nel ruolo di Clara Stahlbaum, inconsapevole principessa di un mondo incantato pieno di meraviglie e segreti.

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La pellicola diretta da Lasse Hallström e Joe Johnston non rispecchia però appieno il talento dei due registi, probabilmente meno per loro demerito, e più a causa di una sceneggiatura non all’altezza del compito.

Con Lo Schiaccianoci E Quattro Regni sembrerebbe infatti ripetersi quanto già accaduto recentemente con un altro adattamento prodotto dalla Casa di Topolino, Nelle Pieghe Del Tempo.

Fin dai suoi primi lungometraggi animati, una costante della Disney è sempre stata quella di dar vita ad incredibili storie con personaggi iconici e dialoghi memorabili. Chi non ricorda i monologhi del gabbiano Scuttle e le manie di protagonismo della strega dei mari Ursula ne La Sirenetta, le brillanti e divertenti trovate del Genio in Aladdin, o le  esilaranti osservazioni del simpaticissimo Olaf in Frozen – Il Regno Di Ghiaccio, che fin dall’uscita del film nel 2013, è diventato istantaneamente uno dei personaggi più amati da grandi e piccini.

Una costruzione minuziosa di elementi che rimangono indelebili con il passare degli anni, gli stessi che accompagnano più generazioni in uno straordinario viaggio nel regno della fantasia, e che purtroppo sembrano mancare in queste ultime istanze.

In entrambi i casi – ma soprattutto in Nelle Pieghe Del Tempo – salta subito all’occhio l’assenza di una coerenza di fondo nella storia, di una coesione narrativa che permetta un fluido costituirsi di situazioni e vicende con convincenti rapporti di causa-effetto.

Se alcune cose vengono ripetute ad nauseam – la necessità per Meg di trovare il padre, la sua inadeguatezza, il suo non essere ancora pronta, il nome del fratello (quante volte è possibile ripetere Charles Wallace in dieci secondi? Jennifer Lee e Jeff Stockwell, sembrano aver trovato il modo di battere un record mondiale…) nel film della DuVernay; quasi tutto ciò che contraddistingue Clara, i nomi dei vari personaggi, la chiave e la sua connessione con la madre ne Lo Schiaccianoci – e corroborate da dialoghi fin troppo semplicistici e on-the-nose, che sottovalutano la capacità di comprensione e assimilazione dei più piccoli, per altre non vengono fornite informazioni magari necessarie per avere un quadro più organico e completo della vicenda – come ha fatto Marie a diventare una principessa? E perché accettano tutti senza troppe domande l’identità di Clara? Come si è arrivati a determinati punti nella storia? -.

La mancanza di una backstory e di un più approfondito sguardo alle personalità e alle azioni della maggior parte dei personaggi rende poco agevole l’immedesimazione con essi, non permettendo la creazione di legami emotivi forti e durevoli con lo spettatore.

Le stesse interpretazioni, nonostante la presenza di illustri nomi del panorama cinematografico internazionale come Keira Knghitley, Matthew Macfayden, Morgan Freeman e Helen Mirren, risentono di una pigra scrittura, e possono fare molto poco per migliorare la resa.

Tra due, cinque, dieci anni, ciò che rimarrà de Lo Schiaccianoci E I quattro Regni non sarà lo sviluppo dell’intreccio, i plot-twist o i personaggi (forse solo il birichino Topolastro), ma la maestosità dei colori e la sua straordinaria forza visiva.

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Ancora di salvezza e vero revitalizzante della pellicola è infatti l’aspetto grafico, curatissimo fin nei minimi dettagli: trucco, costumi, scenografie, effetti speciali, coreografie di inimmaginabile efficacia e splendore fanno si che ci si possa quasi dimenticare dei difetti del film, e portano forse molti a dire «Ma si, dai, alla fine è pur sempre una fiaba per bambini!».

Eppure, noi siamo d’accordo con la Blanchett quando sostiene che i migliori film sono quelli che non trattano con condiscendenza i bambini, che non rendono troppo palese l’insegnamento dietro il racconto, ma che intrattengono e portano a far domande, a partecipare attivamente alla ricerca di esso; parere d’altronde condiviso dallo stesso Zio Walt, e che è sembrata essere finora la linea guida della sua compagnia.

Lo Schiaccianoci E I Quattro Regni è comunque un’opera decisamente godibile e visivamente accattivante, anche se principalmente memore di ciò che avrebbe potuto essere, e che invece, ahimè, non è.

Laura Silvestri

Info

Titolo: The Nutcracker And The Four Realms

Durata: 99'

Regia: Lasse Hallström e Joe Johnston

Con: Mackenzie Foy, Keira Knghitley, 
Matthew Macfayden, Morgan Freeman e Helen Mirren

Data Di Uscita: 31 Ottobre

Distribuzione: Walt Disney Company

 

To All The Boys I’ve Loved Before – Dalla Pagina Allo Schermo

Dal 17 Agosto è finalmente disponibile su Netflix il film To All The Boys I’ve Loved Before (in Italiano Tutte Le Volte Che Ho Scritto Ti Amo), adattamento del primo libro della trilogia Young Adult di Jenny Han.

Lara Jean Song ha un segreto: conserva lettere d’amore in una scatola, una per ogni ragazzo per cui ha avuto una cotta – incluso il fidanzato di Margot, sua sorella maggiore-.  Le lettere sono il suo rifugio personale e, oltre a lei, nessuno è conoscenza della loro esistenza… Finché un giorno non vengono misteriosamente recapitate ai destinatari.

Qualche anno fa, girando su Goodreads, mi capitò sotto gli occhi un libro dal titolo insolitamente lungo. Incuriosita, lessi la trama, e ricordo che la prima che cosa che pensai fu: «Con la mia sfiga, strano che non sia capitato anche a me qualcosa di simile». Certo, la sottoscritta è figlia unica, quindi le dinamiche sarebbero state decisamente diverse, ma la situazione iniziale suonava davvero come una di quelle tipiche assurdità che rendono la vita da liceale estremamente imbarazzante interessante.

Insomma, la premessa di To All The Boys I’ve Loved Before – con la sua combo di clichè awkward main character + fake relationship – sembrava l’ideale per passare una serata all’insegna della leggerezza e del divertimento.

Ed effettivamente, in un paio d’ore, Lara Jean, Peter K. e gli altri personaggi creati dalla Han sono riusciti a diventare parte di un immaginario così vivido, che sembrava si stesse davvero parlando di persone realmente esistenti.

La situazione familiare di Lara Jean, il rapporto con le sorelle, con gli amici e gli altri compagni (qualcuno ha detto PETER KAVINSKY?), il suo modo di affrontare la realtà… Tutti ingredienti attentamente dosati e miscelati per una ricetta da manuale, in grado di fornire al lettore una full immersion nella vita dei Covey – Song, e a facilitarne l’immedesimazione con la protagonista.

Le citazioni alla cultura pop e il linguaggio spedito, ma non affrettato, si dimostrano un’ottimo veicolo sia per le scene ad alta dose di “mielosità”, che per quelle più drammatiche, e rendono la lettura appassionante e scorrevole.

Ovviamente, il pensiero di un possibile adattamento cinematografico si innesta quasi immediatamente nella mente dei lettori… Ma per lungo tempo tutto ciò è rimasto, per l’appunto, solo un pensiero.

Oggi invece, grazie alla piattaforma di streaming Netflix, possiamo finalmente vedere questi personaggi prendere vita in una rom-com di quelle che non ti aspetti divenga una delle tue preferite, ma che – tra un cupcake e una battuta su John Hughes – ti ruberà il cuore, proprio come farà Noah/Peter K.

Perché se già nel libro ci eravamo tutte inevitabilmente prese una cotta per Mr Kavinsky, nonostante i suoi momenti da remarkable a**hole, nella controparte “su celluloide” sarà ancora più difficile resistergli. Sarà forse anche merito dell’aurea di adorabilità che si porta dietro Noah Centineo? Molto, molto probabile.

Passando alle sorelle Song, Lana Condor sembra essere perfettamente a suo agio nei panni di Lara Jean, aggiungendo quel tocco di freschezza e autenticità alla buffa ragazzina dall’aria sognante che ci aspettavamo di vedere.

È inoltre piacevole notare come la sceneggiatura abbia reso Kitty (Anna Cathcart) molto più benevola e amichevole nei confronti di Lara Jean, e che le sia stato dedicato il giusto screen-time – forse anche un po’ a discapito di Margot (Janel Parrish), che nel cartaceo occupa molto più spazio-.

Destino simile a quello di Margot ha avuto Josh (Israel Broussard), rimasto sfortunatamente vittima di un minutaggio tiranno che riduce al minimo indispensabile le sue interazioni con la protagonista, e che ci depriva di alcuni dei momenti più carini del libro (penso che tutti avremmo adorato vedere la scena di Halloween).

Molte sono comunque le scene memorabili, ed è facile immaginare come alcune di queste siano già divenute un instant classic del genere; come Lara Jean che si butta dalla finestra accompagnando il tutto con non troppo entusiasti  “Ouch”, o come la mid-credit scene, che apre la strada a un sempre più probabile sequel (ricordiamo, già esistente in cartaceo, P.S. I Still Love You, secondo libro della trilogia).

Se quindi avete un paio d’ore a disposizione (anche meno, in realtà), collegate il vostro account di Netflix, e premete su play: le lettere sono state inviate.

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: To All The Boys I've Loved Before

Durata: 99'

Regia: Susan Johnson

Con: Lana condor, Noah Centineo, Janel Parrish, Anna Cathcart, John Corbett, Israel Broussard, Jordan Burtchett

Data di Uscita: 17 Agosto

Distribuzione: Netflix

Mission: Impossible – Fallout — La Recensione

Something Old, Something New

Il titolo del film accennerà anche a una ricaduta, a delle ripercussioni. Ma Mission: Impossible -Fallout non sembra averne in termini di qualità, e l’ultimo capitolo della saga si presenta come uno dei migliori finora.

Ethan Hunt e il suo IMF dovranno riparare agli errori commessi durante una missione, cercando di evitare catastrofiche conseguenze. Nuovi e vecchi nemici e alleati si uniranno alla squadra in una corsa contro il tempo.

Il sito americano Rotten Tomatoes  sembra aver trovato una correlazione tra i chilometri percorsi da Tom Cruise nei film, e la qualità delle sue pellicole.

Sebbene non sia ancora stato possibile fare i calcoli per Mission: Impossible -Fallout, qualcosa ci dice che questa teoria potrebbe effettivamente rivelarsi in un certo qual modo accurata: perché Ethan Hunt corre parecchio anche qui, e noi ci divertiamo parecchio a vederlo fare.

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Tra new entry e ritorni (più o meno) inaspettati – ci hanno particolarmente convinto Alec Baldwin, Vanessa Kirby e Henry Cavill, che ripaga alla grande il regista del franchise per averlo scelto (tra l’altro tramite post su Instagram), e che come villain funziona tanto quanto da supereroe – e grazie a una sceneggiatura che permette un coinvolgimento totale e costante dello spettatore, Fallout non solo porta a termine la missione al botteghino, ma riesce a tenere aperta la strada verso un nuovo, intrigante episodio della fortunata action saga.

Attualizzando e rinnovando i cliché tipici del genere, aggiungendo nuove dinamiche e rispolverandone di vecchie, facendo buon uso di tempi comici e callidi comebacks, il film sfrutta al meglio la mano a disposizione, e vince la partita senza troppe difficoltà.

In pratica, in Mission: Impossible – FalloutTom Cruise (sempre più giovane) e Henry Cavill (con i suoi favolosi baffi) se le danno di santa ragione, e a pubblico e critica la cosa sta più che bene.

Certo ci sarebbe piaciuto veder tornare il William Brandt di Jeremy Renner, ma confidiamo che l’attore – che ha dovuto rinunciare per via di precedenti impegni sul set dell’ultimo Avengers – possa tornare a salvare il mondo (anche senza arco e freccia) nel prossimo MI.

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Lasciando da parte l’affaticamento da sequel e portando con sé una generosa dose d’intrattenimento, saccheggiando nel migliore dei modi la sua stessa tradizione ed esplorando nuovi percorsi, la missione si può, anche questa volta, considerare compiuta.

Mission: Impossible -Fallout sarà al cinema dal 29 Agosto.

Laura Silvestri

 

Info

Titolo: Mission: Impossible - Fallout

Durata: 147'

Regia: Christopher McQuarrie

Con: Tom Cruise, Henry Cavill, Simon Pegg, Rebecca Ferguson, 
Ving Rhames, Alec Baldwin, Vanessa Kirby, 
Angela Bassett, Sean Harris, Michelle Monaghan

Data di Uscita: 29 Agosto 2018

Distribuzione: 20th Century Fox, Paramount Pictures