Toy Story 4 – La Recensione

Un giocattolo è per sempre

L’ultima avventura dei giocattoli più amati del mondo del cinema è finalmente arrivata, per la gioia di grandi e piccini. Woody, Buzz e i giocattoli di Andy che sono stati ereditati da Bonnie dovranno accogliere e proteggere il nuovo arrivato, Forky, che la bimba ha costruito con le sue mani durante il primo giorno d’asilo. Ma un viaggio inaspettato è dietro l’angolo…

null

Ammettiamolo: quelli di noi che sono cresciuti con la saga di Toy Story e che credevano di aver già pianto tutte le lacrime possibili con il terzo capitolo, Toy Story 3, hanno accolto con scetticismo la notizia dell’arrivo di un quarto film, che ne avrebbe di fatto posticipato l’epilogo.

Ciònonostante, l’hype per la nuova pellicola targata Disney Pixar era comunque alle stelle, sicuramente più per gli adulti – per quanto adulti ci possiamo davvero definire noi Millennials – che per le più giovani generazioni.

Ebbene, Toy Story 4 è finalmente arrivato, e siamo felici di comunicarvi che le aspettative non sono state deluse.

TOY STORY 4

L’inizio della storia ha un sapore alquanto malinconico: dopo un flashback in cui viene mostrato il destino di Bo Peep e delle sue pecorelle qualche anno addietro, si torna al presente, dalla piccola Bonnie, a cui Andy aveva lasciato i suoi amici più preziosi. Nella nuova casa, però, Woody – doppiato in questo capitolo dal bravissimo Angelo Maggi, a seguito della scomparsa prematura di Frizzi, iconica voce del personaggio – non si sente necessario, in quanto Bonnie spesso dimostra di preferire altri giocattoli a lui.

Deciso a provare il suo valore agli altri e a se stesso, il cowboy si nasconde nello zainetto della bimba e l’accompagna all’asilo per il suo primo giorno. Lì la ragazzina, grazie anche all’intervento di Woody, darà vita a un nuovo giocattolo, Forky, con del materiale raccolto dal cestino.

Sarà questo l’incidente scatenante del film, poiché Woody farà dell’accogliere e proteggere il nuovo arrivato la sua missione principale. Ma una gita in camper non renderà le cose semplici: Forky verrà tenuto in ostaggio in un negozio di antiquariato dalla inquietante Gabby Gabby e i suoi “compari”, e Woddy dovrà trovare il modo di salvarlo.

null

In questo frangente farà la sua ricomparsa il personaggio di Bo Peep, ora un giocattolo libero, senza nessun bambino. Questo incontro e il nuovo stile di vita condotto dall’amica spiazzeranno il nostro Woody, ma torneranno utili ai fini della missione di salvataggio. E non solo.

Con nuovi personaggi – fra tutti è doveroso citare la Gabby Gabby di Christina Hendricks, il Duke Kaboom di Keanu Reeves (doppiato in italiano da Corrado Guzzanti), e ovviamente il Forky di Tony Hale (un azzeccatissimo Luca Laurenti nella versione nostrana) -, graditi ritorni e riferimenti al passato della saga, spunti riflessivi non di poco valore e tante emozioni, è impossibile non lasciare un pezzetto del vostro cuore in sala.

Già solo l’arco narrativo di Woody, che comprende e riflette un pò quello di tutti i giocattoli, anche se ha un suo sviluppo e una propria risoluzione personale, basterebbe a coinvolgere emotivamente il pubblico: il senso di inadeguatezza, la paura di aver perso il proprio scopo, il proprio posto nel mondo, conferma ancora una volta il cowboy come uno dei personaggi più umani della saga, se non il più umano in assoluto, e quello in cui è più facile rispecchiarsi. Tant’è che Fede ribadisce più volte in conferenza stampa come gli ricordi la madre e la sua voglia di proteggerlo a tutti i costi «Mi prenderete per pazzo, ma in Woody ci ho rivisto alcuni comportamenti di mia madre, che a volte cerca di essermi vicino senza farsi vedere, cercando di dare il proprio apporto» racconta il cantante, che assieme all’altro membro del duo, Benji, ha realizzato una nuova versione di Hai un amico in me.

ToyStory4-WOODY_FORKY.jpg

Ma anche il nuovo arrivato, Forky, non scherza in merito: «A differenza di oggi che ci sono tutti i giocattoli già fatti e finiti, lui nasce dal sogno, dalla creatività di questa bambina» spiega Laurenti, che continua dicendo come, secondo lui, al di là del fatto di essere “fatti di plastica”, non ci vede poi tutte queste differenze tra giocattoli e umani «Alla fine, vedendo il film, io mi chiedo dove sia la differenza che c’è tra quello che dicono e provano i giocattoli, e quello che diciamo e proviamo noi. […] Io penso che tutti i giocattoli non siano semplicemente giocattoli, ma creazioni del nostro sentimento. Siamo noi. L’infelice è colui che non crea. I giocattoli e tutte le cose che vengono da noi stessi, dalla stanza del nostro cuore, in realtà sono impregnati del senso che gli diamo».

E tutti i giocattoli, aggiungiamo noi, hanno avuto un ruolo fondamentale nella vita “del loro bambino”. E anche se poi questi dovesse distaccarsene crescendo, o donarlo a qualcun altro, non cambia il calore che ha ricevuto dal suo cowboy, dal suo astronauta, o dalla sua forchetta di plastica preferita. Perchè un giocattolo è per sempre. Specialmente quelli di Toy Story.

TS4_POSTER

Toy story 4 sarà al cinema dal 26 giugno 2019.

Non perdetevelo!

Laura Silvestri

 

Info

Titolo: Toy Story 4

Durata: 99'

Data di Uscita: 26 Giugno 2019

Regia: Josh Cooley

Con:

Tom Hanks, Tim Allen,

Annie Potts, Keanu Reeves

Christina Hendricks, Tony Hale

Distribuzione: The Walt Disney Company


Rapina A Stoccolma – La Recensione

Una commedia che imprigiona gli spettatori

Stoccolma 1973. Un uomo armato entra nella Kreditbank e prende in ostaggio 3 dipendenti, ma non vuole quello che si trova nel caveau. Il suo obiettivo è quello di negoziare con la polizia per liberare il suo amico in prigione. Il primo ministro svedese acconsente al rilascio dell’amico a patto che si lascino andare gli ostaggi. Ma gli ostaggi non vogliono andare via.

Rapina-a-Stoccolma.jpg

Il regista e sceneggiatore Robert Budreau basa questo film sull’assurda storia vera che diede origine alla patologia chiamata “Sindrome di Stoccolma”, nella quale le vittime sviluppano sentimenti positivi nei confronti dei loro carcerieri.

L’avvenimento divenne un caso mediatico non solo perché a essere colpita fu una delle più importanti banche della Svezia, ma soprattutto per lo strano e assurdo legame che si instaurò tra il rapinatore e gli ostaggi. Infatti anche dopo aver parlato con il Primo Ministro in diretta televisiva, gli ostaggi non vollero lasciare il caveau della banca e anzi difesero il rapinatore Lars Nystrom dalla polizia.

Rispetto ad altri heist movie, come ad esempio Inside Man, oppure Quel pomeriggio di un giorno da cani, molto più improntati verso il lato action, per questo film il regista sceglie una messa in scena più classica, meno grintosa rispetto agli stilemi del genere. Le ricostruzioni molto curate degli ambienti così come dei costumi dell’epoca nei toni del beige contribuiscono a creare l’atmosfera, che bilancia sia i toni del dramma, che quelli dell’heist hovie.

Rapina a Stoccolma (7).jpg

Senza il carisma di Ethan Hawke, il protagonista Lars Nystrom sarebbe potuto risultare molto più macchiettisti;  ma la bravura dell’attore sta proprio nel trovare il giusto equilibrio tra la parte comica –  a partire dal suo abbigliamento kitsch – e la parte drammatica della storia.

I comprimari, invece, risultano un po’ sottotono: ad esempio il personaggio di Bianca, nonostante l’interpretazione di Noomi Rapace non sia da meno rispetto allo standard a cui ci ha abituato l’attrice svedese, risulta sottosviluppato. Quello che noi spettatori intuiamo possa essere un matrimonio infelice, poteva essere una motivazione molto forte per comprendere come mai non rimpiangesse di passare 5 giorni da ostaggio nella banca dove lavora, invece che a casa sua.

Sottosviluppato è anche il personaggio di Mark Strong, in quanto il suo rapporto con il personaggio di Ethan Hawke – che è il cuore del film, anche perché Lars organizza la rapina in banca proprio per far uscire il compare di prigione – poteva essere esplorato molto più in profondità.

Rapina a Stoccolma (4)

Nonostante qualche piccola sbavatura qua e là, la pellicola corre veloce fino alla fine. Il riuscito mescolamento tra dramma e commedia rende molto piacevole la sua visione, e sicuramente strapperà al pubblico più di qualche risata.

Rapina a Stoccolma sarà nelle sale a partire dal 20 Giugno.

Rapina_Astoccolma_Poster_Ita.jpg

Anna Antenucci

 

Info 

Titolo originale: Stockholm

Durata: 92'

Data di Uscita: 20 Giugno 2019

Regia: Robert Budreau

Con: 

Ethan Hawke, Noomi Rapace, Mark Strong

Distribuzione: M2 Pictures





X-Men: Dark Phoenix – La Recensione

Dalle Ceneri, Risorge

Durante una missione nello spazio, Jean viene travolta da una misteriosa energia che troverà dimora all’interno del suo corpo, rendendola estremamente  potente, ma anche altrettanto pericolosa. L’incolumità di Jean, dei suoi compagni e del resto della popolazione è a rischio, e tocca agli X-Men trovare una soluzione… Se c’è. 

DarkPhoenix_Stills_StareRight_rgb.jpg

Come l’araba fenice che risorge dalle sue ceneri, così accade per la saga degli X-Men. Sia per quanto riguarda la trilogia originale, sia per quanto concerne quella prequel, il terzo capitolo – rispettivamente X-Men: Conflitto Finale e X-Men Apocalypse – è stato quello meno apprezzato da pubblico e critica (a ragione). Ma, fortunatamente, X-Men: Dark Phoenix è qui per chiudere con onore l’era X-Men/Fox.

Le premesse non sembravano essere delle migliori, dati i reshoot e i continui cambi di data d’uscita del film, ma ora possiamo finalmente tirare un sospiro di sollievo.

La pellicola diretta da Simon Kinberg ritrova infatti quel tepore caratteristico di First Class e Giorni Di Un Futuro Passato, lo stesso che ci ha fatto affezionare ai personaggi in quelle istanze – come anche nel primo X-Men – e che è stato registrato come quasi totalmente assente in Apocalypseassicurandoci l’accesso emotivo alle vicende narrate.

DarkPhoenix_EW_Fin3a_CMYK

«Adoro questi personaggi. Sono cresciuto leggendo le loro storie nei fumetti» afferma Kinberg, finora solo sceneggiatore e produttore dei film sui mutanti «La transizione che mi ha portato sulla sedia da regista per me è stata molto fluida, principalmente grazie a questi ragazzi fantastici con cui ho avuto il piacere di lavorare. […] È come se stessi lavorando con la mia famiglia» racconta il regista in collegamento streaming. E si nota la sintonia con l’ambiente circostante e la storia in un film che lui stesso definisce “diverso” rispetto agli altri X-Men «È più drammatico, crudo, reale».

Sotto questo aspetto gli si può dar ragione, vista anche la morte – ampiamente preannunciata, anche in fase promozionale – di uno dei membri originali della saga. Non solo, ma in Dark Phoenix veniamo a conoscenza del “lato oscuro” di diversi personaggi, oltre a quello della titolare Fenice/Jean Grey (Sophie Turner). Hank/Bestia (Nicholas Hoult) e soprattutto il Professor X (James McAvoy) si dimostreranno più che umani nel loro cedere alle emozioni meno edificanti, nel loro voler sistemare le cose grazie ai poteri di cui sono dotati.

E se di potere dobbiamo parlare, non possiamo non fare riferimento all’emblematica battuta pronunciata da Mystica/Jennifer Lawrence che diverrà presto una delle più celebri del film: «Siamo sempre noi donne a salvare gli uomini, alla fine. Dovremmo chiamarci X-Women».

1 (6)

«Credo sia fantastico il fatto che Jean non sia solo il personaggio centrale del film in quanto mutante incredibilmente potente, ma anche in quanto essere umano con dei difetti, capace di mostrare vari aspetti ed evoluzioni di sé, un personaggio a tutto tondo. Credo che questa sia una rappresentazione fedele dell’essenza di una donna» sostiene Sophie Turner, che nel frattempo fa notare come persino il personaggio interpretato dalla Chastain, nonostante le intenzioni poco amichevoli, cerchi di spronare Jean a raggiungere il suo più grande potenziale.

Ma quello che X-Men: Dark Phoenix fa meglio, e che richiama anche momenti precedenti della saga, è riunire sullo schermo i componenti del team e le loro abilità, come nelle scene di lotta dell’ultimo atto. Rafforzando i legami tra i vari personaggi sia attraverso i dialoghi, sia attraverso le scene d’azione, Dark Phoenix riesce a far tornare la banda sul palco per un ultimo encore.

E anche se non abbiamo potuto vedere Jackman un’ultima volta nei panni di Logan/Wolverine – dopotutto, come sostenuto anche da Kinberg, avrebbe stonato in questo contesto, vista la relazione tra Wolverine e Jean -, la pellicola non ci ha lasciato certo con l’amaro in bocca.

DP_70x100_campF-1

X-Men: Dark Phoenix sarà nelle sale dal 6 Giugno.

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: X-Men: Dark Phoenix

Data di Uscita: 6 Giugno 2019

Durata: 106'

Regia: Simon Kinberg

Con:

Sophie Turner, James McAvoy,

Michael Fassbender, Jessica Chastain,

Tye Sheridan, Nicholas Hoult

Jennifer Lawrence, Alexandra Shipp

Evan Peters

Distribuzione: 20th Century Fox



Rocketman – La Recensione

Elogio al Talento e alla Follia

La vita di Reginald Dwight e la carriera di Elton John si fondono sul grande schermo in un film folle e travolgente, proprio come il suo protagonista. 

null

Per chi se lo stesse chiedendo, non ci saranno riferimenti a Bohemian Rapsody in questo pezzo. Oltre al fatto di condividere genere (biopic musicale) e regista, i due film vanno visti come entità totalmente separate, e continuare imperterriti in un paragone tra le parti non sarebbe giusto nei confronti di nessuna delle pellicole in questione.

Detto questo, permetteteci di andare avanti ed elogiare quello che secondo noi è un più che riuscito tentativo di portare sul grande schermo la complicata quanto affascinante vita dell’iconico cantautore londinese, Sir Elton Hercules John, all’anagrafe Reginald Kenneth Dwight.

Rocketman esplora non solo l’aspetto professionale, ma anche e soprattutto il profilo personale di John, dando a vedere quanto il secondo abbia influenzato e dato forma – volente o nolente – al primo, con tutte le mancanze, le insicurezze e i traumi che ha dovuto sopportare fin da bambino. Partendo da un padre indifferente e disinteressato e da una madre egocentrica e fin troppo schietta (davvero degna di nota la prova attoriale di Bryce Dallas Howard), andando avanti con il peso del proprio essere “diverso” dagli altri ragazzi, del possedere una certa “stramberia” dal carattere inespugnabile, fino al sentirsi completamente solo anche quando circondato da centinaia di persone – grazie anche ai continui tradimenti del suo manager/amante John Reid (Richard Madden) una volta raggiunta la fama -, Reggie (interpretato da uno strabiliante Taron Egerton) prova incessantemente a gettarsi tutto alle spalle, in modo da poter costruire questa sorta di bizzarro personaggio il cui superpotere risiede nella sua unicità.

null

«Devi cancellare chi sei per divenire chi vuoi essere davvero», gli viene detto a un certo punto nel film. E Reggie si convince che è così stanno davvero le cose: che, nonostante il talento, quel ragazzo dai buffi ma timidi modi di fare che intonava un’ancora abbozzata Your Song seduto al pianoforte di casa non potrà mai sfondare senza qualche piccolo cambiamento, senza scendere a compromessi. Soltanto che le mezze misure non sono mai state nel suo stile, e mai lo saranno… È cosi che Elton – come verrà conosciuto in tutto il mondo – si farà presto prendere la mano dall’esilarante euforia generata dalla fama, dai soldi e dallo showbiz, e cadrà in una spirale di alcool, droga e comportamenti al limite (e spesso oltre) dell’accettabile, che lo farà definitivamente precipitare nell’oblio più oscuro.

Fletcher e il suo team sono abili nel raccontare tutto questo attraverso colori sgargianti, sequenze psichedeliche e rocambolesche, esagerate come lo è il loro soggetto, con vistosi costumi ed elaborate coreografie. Ma mostrano anche una certa destrezza nel dare una visione più discreta, intimistica di Dwight, quando necessario. E, ovviamente, le musiche più familiari dell’artista sono astutamente inserite in momenti chiave della pellicola, pronte a contrassegnarne le tappe fondamentali.

Perché una Tiny Dancer nel momento in cui crede di aver perso l’indivisa attenzione di Bernie, l’amico di sempre – un Jamie Bell capace di giocarsela quasi a pari merito con Egerton in quanto a presenza scenica – o una Goodbye Yellow Brick Road nell’ultimo atto, a mo’ di saluto a sé stesso, a ciò che era diventato e che deve ora abbandonare per poter tornare alle origini, non possono non catturare e raggiungere lo spettatore – fan o meno del cantante -, (in)trattenendolo in un mondo fatto sì di piume, brillantini e assurdi occhiali da sole, ma anche di vere, forti e tangibili emozioni.

RKTMAN_INTL_T-EGERTON_STADIUM_DGTL_1_SHT_ITA_ALT.indd

Rocketman sarà nelle sale italiane a partire dal 29 Maggio.

Laura Silvestri

 


Info



Titolo: Rocketman



Durata: 121'



Data di Uscita: 29 Maggio 2019



Regia: Dexter Fletcher



Con:


Taron Egerton, Richard Madden


Bryce Dallas Howard, Jamie Bell 



Distribuzione: 20th Century Fox

Aladdin – La Recensione

Sete di potere e voglia di libertà

Arriva sul grande schermo la rivisitazione in live action di uno dei classici disney più amati di sempre: Aladdin è un ladruncolo che scorrazza per la città di Agrabah, e si innamora perdutamente di Jasmine, che scoprirà essere la figlia del Sultano. Torneranno la famigerata lampada magica, il tappeto volante, la scimmietta Apu e, ovviamente, l’istrionico e incontenibile Genio della Lampada.

null

Da qualche anno a questa parte, l’annuncio di un classico targato Disney pronto a prendere le nuove vesti del live action sembra divenuto ormai un appuntamento fisso. Nella fattispecie, parliamo di Aladdin, che arrivava al Cinema nel 1992: inserito nel periodo del cosiddetto “Rinascimento Disney” ha contribuito a risollevare le sorti della casa di Topolino, all’indomani di un brusco declino.

Ventisei anni più tardi, riprende vita con la regia di Guy Ritchie(Sherlock Holmes, King Arthur).

AL-18258Rsm.jpg
Per quei pochi che hanno vissuto su un veliero in mare aperto o magari i troppo piccini per ricordare, la trama si sviluppa intorno ad Aladdin (Mena Massoud), un ragazzo che vive di furti ed espedienti ad Agrabah; girovagando per le strade della città incontra la bella Jasmine (Naomi Scott), nei guai perché beccata da un mercante a dare il suo pane ad un ragazzino affamato – senza averlo prima pagato. Il giovane ladro non sospetta minimamente che quella splendida ragazza sia in realtà la figlia del Sultano, e Aladdin si ritrova catturato dalle guardie, capitanate dall’arrogante Jafar (Marwan Kenzari).

Quest’ultimo ha messo in moto un piano per diventare Sultano, e costringe il prigioniero a recuperare la leggendaria Lampada magica: si dice che sfregare la lampada liberi il Genio, il quale è tenuto ad esaudire ben tre desideri, formulati da chiunque lo abbia richiamato. Così il ladro farà la conoscenza del teatrale Genio della Lampada (interpretato da Will Smith). Sarà quindi Aladdin ad ottenere i desideri, e non perderà l’occasione per poter diventare un vero principe di una città fittizia. Ottiene così una legittimazione per poter frequentare la principessa, ma non potrà fingere a lungo, né con Jasmine né tantomeno con sé stesso.

null
In questo intreccio di desideri, accecante sete di potere e voglia di libertà, sono pochi i cambiamenti portati da Ritchie: quasi più del nostro protagonista, si rende fulcro del film Jasmine, forte e indipendente, insofferente verso chi vorrebbe prendere decisioni al suo posto, scegliere per lei, renderla un oggetto; per questo motivo avrebbe forse meritato quel poco di caratterizzazione in più; ottimo però l’inserimento della dama di corte/migliore amica, un personaggio delizioso, sempre al fianco della principessa con simpatia e leggerezza.

Il bisogno di essere finalmente libero dilania anche il Genio, la cui interpretazione data da Smith per buona parte non delude, regalando parecchie risate ma anche attimi di tenerezza… e risiede qui una delle licenze prese rispetto alla versione originale.
Per chi freme dalla voglia di sapere quale sorte è toccata agli iconici brani, questi ci sono proprio tutti (Notti d’Oriente, Un Amico Come Me, Il Mondo è Mio, Principe Alì, etc.); qualche piccolo accorgimento è stato attuato ma senza affatto snaturare – al limite storcerà un po’ il naso chi ha bene in testa le versioni originali – . C’è semmai l’aggiunta di un emozionante pezzo cantato dalla Scott/Jasmine (Naomi Riveccio, finalista dell’ultima edizione di X Factor, nella versione italiana).

null
Di questo adattamento rimane sicuramente il tripudio di colori, un impatto visivo eccezionale – dalle imponenti distese desertiche agli abiti da sogno – di pari passo con una resa dinamica parecchio interessante (se ci si vuole scordare di alcuni momenti, forse eccessivamente “Bollywood”).

Aladdin è, soprattutto, per chi vuole immergergersi ancora una volta in questa fiaba luminosa e senza tempo, e per chi la riscoprirà adesso per la prima volta – magari decidendo di ripescare le “origini animate”.

img_0620

Dal 22 Maggio al cinema.

Cristiana Carta

Info

Titolo Originale: Aladdin

Durata: 128'

Data di Uscita: 22 Maggio 2019

Regia: Guy Ritchie

Con: 
Mena Massoud, Naomi Watts,
 Will Smith, Marwan Kenzari

Distribuzione: Walt Disney Pictures

Pet Sematary – La Recensione

 

“I don’t want to be buried in a Pet Sematary”

Il Dott. Creed  si trasferisce, con la famiglia e l’amato gatto Church, in una cittadina di campagna del Maine, in modo da poter rallentare i ritmi frenetici tipici della metropoli. Ma la nuova abitazione designata si trova incastrata tra una strada  pericolosamente trafficata e un bosco, che oltre ad un inquietante cimitero dedicato agli animali domestici sembra nascondere qualcosa di ben più oscuro.

PET SEMATARY

Le trasposizioni cinematografiche operate sui racconti dell’indiscusso Re del Brivido ormai non si contano più, partendo dallo scomodare nomi illustri tra i quali Brian de Palma e Stanley Kubrick, fino ad arrivare all’enorme successo scaturito dal recente rifacimento del cult per eccellenza, It; questa volta è toccato ad uno dei romanzi – a detta dello stesso King – più paurosi e angoscianti di tutta la sua sconfinata produzione.

Il duo registico dedito all’Horror – Dennis Widmyer e Kevin Kölsch – propone per l’appunto un remake di Pet Sematary; la precedente versione, realizzata nel 1989 e uscita in Italia con il titolo Cimitero Vivente, potrebbe ritenersi abbastanza dimenticabile, se non fosse per due dettagli: l’impressionante performance di Miko Hughes  panni del piccolo Gage e niente meno che Stephen King in un cameo d’eccezione.

Ma torniamo in un attimo ai giorni nostri: ridimensionato all’interno di un contesto più contemporaneo, Pet Sematary racconta di Louis Creed (Jason Clarke), un medico che con la moglie Rachel (Amy Seimetz) e i loro bimbi Ellie e Gage (Jeté Laurence e Lucas Lavoie) si trasferiscono da Boston a Ludlow, una piccola cittadina nel Maine, in cerca di uno stile di vita un po’ più rilassato. Ellie è una tipica ragazzina preadolescente, e come tale non perde l’occasione di esplorare i dintorni della nuova casa, insieme al suo inseparabile gatto, Church. La proprietà sembra estendersi all’interno di un bosco piuttosto sinistro, ed è qui che farà la conoscenza dell’anziano vicino, Jud (John Lithgow), ma soprattutto scoprirà il cimitero degli animali, un luogo dove i padroncini vanno a seppellire con tutti i crismi le amate bestiole.

PET SEMATARY

La sensazione che ci sia qualcosa di straniante è quasi palpabile nell’aria – non si direbbe lugubre – ma polverosa e quasi soffocante che si respira in quello spiazzo di terreno, e subito smuove in Ellie tante riflessioni e  tanti turbamenti; non semplifica le cose la strada adiacente, percorsa forsennatamente da enormi camion: non il massimo quando si hanno dei bambini vivaci. Nella prima parte del film si sfrutta senza remore la dose di ansia fornita dal rischio che l’innocenza possa venir tranciata da una gigantesca vettura ad alta velocità, e a pagare il prezzo sarà il povero Church. 

I coniugi Creed si trovano in un complicato diverbio: Louis è convinto che la figlia debba affrontare consapevolmente la perdita di un affetto importante, ma la moglie intende nascondere la verità, fingendo che il gatto sia semplicemente scappato; non dovremo attendere tanto per scoprire che Rachel non ha mai superato la morte della sorella (affetta da una grave malattia alla colonna vertebrale), ma ad assillarla costantemente più del dolore è la consapevolezza di avere inconsciamente – nei meandri più insondabili della sua mente – desiderato la sua morte.

Cosa succederebbe se, “per caso”, Jud rivelasse a Louis il segreto che sta (letteralmente) dietro al cimitero degli animali? Se fosse davvero possibile richiamare alla vita un povero animale? Perché fermarsi qui? Perché allora, non cercare di rimediare quando l’infernale vettura deciderà di prendersi una delle cose più care che possiedi al mondo, ovvero uno dei tuoi figli?

PET SEMATARY

È giusto riconoscere che chi segue e ama il maestro dell’orrore apprezzerà certamente, non tanto la fedeltà al testo originale (che in linea di massima lascia il tempo che trova), quanto piuttosto la fedeltà alle tematiche e ai concetti fondanti della sua narrativa; l’infanzia che viene messa davanti alla necessità di elaborare la morte e il lutto, l’incessante e assillante senso di colpa, i traumi sopiti che riemergono per ricordarci che chiunque dovrà, prima o poi, fare i conti con il proprio passato; l’unico  scivolone in questo senso è il finale, che sembrerebbe non essere quello che King aveva auspicato per questa pellicola, bensì qualcosa di esageratamente canonico e poco audace.

Quanto alla  messa in scena, possono riconoscersi di sfuggita delle strizzate d’occhio ad alcune scelte registiche della versione di fine anni ’80, e tantissimo utilizzo di stilemi caratterizzanti la maggior parte dei film horror, soprattutto di quest’ultimo decennio; escluso questo, oltre all’ottima prova della piccola Jeté Laurence, rimane ben poco che possa essere davvero meritevole di nota.

In buona sostanza, Pet Sematary si è rivelato gradevole, ed un risultato soddisfacente sotto alcuni punti di vista, ma è purtroppo ben lontano dal poter essere inserito tra le più belle pellicole tratte da una storia del Re.

1

Pet Sematary è dal 9 Maggio al Cinema.

Cristiana Carta

Info

Titolo Originale: Pet Sematary

Durata: 100’

Data di Uscita: 9 Maggio 2019

Regia: Dennis Widmyer, Kevin Kölsch

Con:
 Jason Clarke, Amy Seimetz, 
Jeté Laurence, Lucas Lavoie,
 John Lithgow

Distribuzione: 20th Century Fox 

Pokémon Detective Pikachu – La Recensione

Ritorno Al Passato

Nella regione di Kanto vi è un luogo, Ryme City, in cui umani e Pokémon vivono fianco a fianco, condividendo un’esistenza da compagni, amici e alleati. Tim Goodman, solitario ragazzo poco avvezzo ai modi di fare di città, vi farà ritorno a causa della scomparsa del padre, ma ciò che troverà sarà ben diverso da quel che si aspettava. Grazie all’aiuto di un Pikachu estremamente loquace, una giovane aspirante reporter e uno Psyduck dagli orribili mal di testa, Tim riscoprirà i valori dell’amicizia e della famiglia in una pericolosa quanto straordinaria avventura.

Ricordate questo suono? Chi di voi ha preso in mano almeno una volta un Game Boy e ci ha giocato decisamente più del dovuto – la sentite ancora la mamma che vi chiama e vi chiede di spegnere perché è pronto in tavola? -, probabilmente sì.

È il suono di tante giornate felici passate a far finta di poter partire all’avventura come se niente fosse, con solo uno zaino in spalla, e tante sfere bianche e rosse al suo interno.

Forse non eravamo come quel bambino che sembrava non crescere mai nell’anime tratto dal fortunato gioco (sì, Ash, stiamo parlando di te), e forse potevamo solo fingere che il cane fosse in realtà un Growlithe, ma il desiderio di divenire i più grandi allenatori di Pokémon era un sentimento più che comune, all’epoca.

rev-1-PDP-TRL2-091_High_Res_JPEG

Tim Goodman (Justice Smith) non è un allenatore di Pokémon. È un ragazzo che sognava di diventarlo, ma col passare del tempo ha preso una strada diversa, tanto da non avere nemmeno un Pokémon Buddy (un compagno fedele che lo affianchi nella vita di tutti i giorni), contrariamente al resto degli abitanti di Ryme City.

Ma il suo ritorno in città coincide con la misteriosa scomparsa del padre e con degli strani accadimenti – ad essa collegati – che sembrano rendere poco amichevoli le altrimenti cordiali creaturine. Una bizzarra situazione su cui lui, la zelante Lucy (Kathryn Newton) + Psyduck e un Pikachu col cappellino da detective (Ryan Reynolds) si ritroveranno presto a dover indagare.

rev-1-PDP-TRL-2794r_High_Res_JPEG

Pokémon Detective Pikachu – adattamento dell’omonimo videogioco spin-off, come avrete già intuito – è una pellicola che punta a catturare i cuori degli appassionati di lunga data del mondo dei Pokémon, così come l’attenzione di un pubblico più generico, non per forza già legato al materiale di partenza della storia.

Un’operazione portata avanti con successo da Rob Letterman, che assieme agli sceneggiatori riesce a indovinare il tono e l’impostazione adatta all’occasione. Con sufficienti easter egg e rimandi ai videogame e alla serie animata, e grazie all’imprescindibile ironia di Reynolds, si riesce ad arricchire una trama fondamentalmente basica, senza che questa paghi lo scotto per essere “l’ennesima scusa per adattare un videogioco a fare soldi”.

rev-1-PDP-TRL-2473_High_Res_JPEG

Perché Pokémon Detective Pikachu potrà anche essere prevedibile per quanto riguarda determinati aspetti, o un po’ troppo “volemose bene” per altri, ma è molto meno infantile di quel che possa sembrare ai più scettici.

E se non ci credete, provate a dare un’occasione a questo film, specialmente se siete cresciuti a pane e lotte pokémon.

Pikachu, Bulbasaur, Lickitung, Mr. Mime, Psyduck, Charizard e tanti altri – anche se forse un po’ meno di quanti ne avremmo voluti vedere, ma per quello ci sarà sicuramente spazio nei sequel – torneranno sul grande schermo per portarvi oltre i cieli dell’avventura e farvi vivere – o rivivere – le emozioni che da sempre sono legate a questi mostriciattoli colorati dalle peculiari sembianze.

pokemon-detective-pikachu-artwork

Pokémon Detective Pikachu è al cinema dal 9 Maggio.

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: Detective Pikachu

Durata: 104'

Data di uscita: 9 Maggio 2019

Regia: Rob Letterman

Con:

Ryan Reynolds, Justice Smith, 
Bill Nighy, Ken Watanabe, 
Kathryn Newton

Distribuzione: Warner Bros.