Adriatic Film Festival — Dal 19 al 22 Settembre a Francavilla Al Mare

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ADRIATIC FILM FESTIVAL

Festival di Cinema Indipendete

Seconda Edizione 2019

dal 19 al 22 settembre, Palazzo Sirena

Francavilla al Mare (CH)

Che cos’è

AFF è un Festival Internazionale del Cinema Indipendente che vuole portare sulle rive adriatiche abruzzesi cortometraggi documentari e film provenienti da tutto il mondo.  Verranno presentati in Concorso proiezioni italiane ed estere. Sono coinvolti più di 40 paesi e 6 continenti. Le sezioni riguardano: Corti ItaliaCorti InternazionaliDocumentari, Film d’Animazione e Corti Scuola.

Piu’di1000 i lavori iscritti per questa seconda edizione. A selezionarli una giuria tecnica composta da Michele D’Attanasio (direttore della fotografia), Piercesare Stagni (docente e scrittore); Cristiano Di Felice (regista e Direttore della scuola di cinema IFA di Pescara, golden partner AFF) Vito Palmieri (regista) e Sara Serraiocco (attrice).

Gli Adriatic Awards premieranno i filmmakers vincitori con un Cash Prize di oltre 4.000 Euro.

34 i corti e documentari in selezione, di cui ben 15 le anteprime nazionali.

Una sessione dedicata al “Cinema e Scrittura” si aprirà il giorno 20 Settembre con la rassegna corto-scuola: un incontro che vedrà la partecipazione di oltre 200 studenti da varie scuole del territorio.

4 sono i partner internazionali ospiti del Festival: l’Edimburgh Short Film Festival e il Bruxelles Short Film Festival, con una selezione dei loro miglior lavori ( ospiti i due direttori artistici, Paul Bruce e Fred Martin) E altre 2 prestigiose partnership che di occupano di distribuzione Sfilmmaker da Pechino  e Festival Formula da Londra.

Dove, Quando e (con) Chi

AFF animerà Francavilla al Mare nei giorni 19, 20, 21 e 22 settembre, presso Palazzo Sirena, auditorium sul mare con accesso gratuito a tutti gli eventi. Oltre alle proiezioni ci saranno rassegne fuori concorso, mostre fotografiche, performance attoriali, masterclass, seminari, incontri e dibattiti.

Ogni sera saranno proiettati i film con ospite:

L’OSPITE di Duccio Chiarini con partecipazione dell’attore protagonista Daniele Parisi

L’EROE di Cristiano Anania con intervento del regista stesso

IN VIAGGIO CON ADELE di Alessandro Capitani con partecipazione del regista e dell’attore Alessandro Haber

THE NEST di Roberto De Feo, con intervento del regista e dell’attrice protagonista Francesca Cavallin.

Perché

Organizzato dall’Associazione ADRIATIC MOVIE di Guido Casale Direttore Artistico e i co-organizzatori Luana Fusco e DanieleForcucci, l’AFF ha come obiettivo quello di diffondere la cultura cinematografica valorizzando il territorio abruzzese attraverso eventi culturali e cinematografici di respiro nazionale e internazionale. Per la seconda volta presenta il Festival il critico cinematografico Francesco Di Brigida, critico cinematografico che ha collaborato con ilFattoQuotidiano.it, Fabrique du Cinema, Maxim Italia, Cinematographe FilmIsNow, Cinematografo su RaiUno.

 

Trailer dei Film in concorso AFF: 

Short teaser location AFF, Palazzo Sirena:

Foto:

https://adriaticfilmfestival.it/dove/

Contatti:

https://adriaticfilmfestival.it/contatti/

La Redazione

Comunicato Stampa: AFF

C’Era Una Volta A… Hollywood – La Recensione

Un viaggio nella Hollywood da sogno di Quentin Tarantino

Intro

Onirico, ma non del tutto irreale. Incantevole, ma non perfetto. Nostalgico, ma con un’attualità tutta sua. Il passato dai tratti ucronici raccontato da Mr. Tarantino e di cui si fanno protagonisti i personaggi di Leonardo DiCaprio (Rick Dalton), Brad Pitt (Cliff Booth) e Margot Robbie (Sharon Tate) arriva finalmente sugli schermi d’Italia, dopo aver debuttato a Cannes a maggio (per poi uscire in America) e aver conquistato la Capitale del Bel Paese nel mese di agosto.

E allora tuffiamoci anche noi in questo mare di ricordi dai colori vibranti e dai toni pastello; dalle note che fuoriescono dai giradischi per diffondersi nelle abitazioni, nei locali e nelle strade di Los Angeles; dalle illusioni di un tempo che dovrà venire, ma che forse non arriverà mai davvero. Accompagniamo dunque l’irrequietezza di Rick, la praticità di Cliff e la spensieratezza sognante di Sharon che dipingono la Hollywood di un tempo, presente nel cuore dei personaggi, lontano – eppure così vicino – per gli spettatori, ma passato e sempiterno nella mente del regista.

Laura Silvestri

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C’era una volta… il piccolo Quentin (Discorsi a cuore aperto)

Rick Dalton è un attore televisivo ormai di scarso successo, nonostante un glorioso passato, che insieme alla sua controfigura e grande amico Cliff  cerca di tirare avanti rincorrendo i bagliori di Hollywood; i suoi vicini di casa sono niente meno che Roman Polanski e moglie, in quei fatidici giorni che hanno visto il brutale assassinio di Sharon Tate da parte della Famiglia di Charles Manson.

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“Sometimes I feel like my only friend is the city I live in, the City of Angels….” cantava Anthony Kiedis, nel 1992: una “città degli angeli” dove tutto è possibile, che può confortare, ispirare e far compagnia a chiunque si senta un estraneo nel mondo; quella stessa città, Los Angeles, che Tarantino decide di omaggiare con la sua attesissima e sfavillante ultima fatica. L’autore di cult assoluti quali Le Iene, Pulp Fiction, Kill Bill, Bastardi senza gloria ci porta a fare un viaggio – nella memoria e nel tempo – che agisce su più livelli, attraverso la sua personale ricostruzione di un’epoca cruciale, tanto per la formazione cinefila dello stesso Tarantino quanto per l’intera storia del cinema. 

Arrivato al suo nono lungometraggio, il regista sembra voler tirare le somme di una carriera avviata ufficialmente proprio in quel fatidico ‘92. Come volendo fare un recap conclusivo, “sfilano” durante il film i tantissimi ed eterogenei elementi cinematografici a lui cari (caratteristici della sua cifra stilistica), dando comunque massima attenzione all’organicità narrativa, ottenendo un risultato entusiasmante e per nulla scontato.

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In breve, la storia si svolge nel 1969 in una Hollywood in pieno fermento ed evoluzione, che stava per essere sconvolta dal terribile omicidio dell’attrice Sharon Tate (ai tempi moglie di Roman Polanski, nonché in dolce attesa) ad opera della setta di Manson, segnando prepotentemente un “prima” e un “dopo”; Rick Dalton (Leonardo DiCaprio) è un attore televisivo ormai divenuto di scarso rilievo, e affiancato da Cliff Booth (Brad Pitt) – sua controfigura, amico e “assistente” – , cerca di farsi strada in un ambiente che sembra non avere più spazio per loro. 

Quando l’agente di Rick gli propone di andare a lavorare in Italia per un regista di spaghetti western, scoppia la crisi esistenziale definitiva dell’attore, terrorizzato all’idea di aver toccato il fondo. Intanto, la coppia Polanski/Tate (interpretati da Rafał Zawierucha e Margot Robbie) va ad abitare la villa adiacente a quella di Dalton, e i due fanno come da contraltare alle inquietudini del vicino: loro sono dei fari luminosi, in questa “nuova Hollywood” che si stava andando a formare; nell’ombra, in disparte (ma di certo non “sconfitto”) c’è Cliff , laborioso, propositivo e fornito di eccezionale lealtà, una di quelle figure che, pur nascoste, hanno contribuito a rendere grande il cinema. 

In linea di massima, la narrazione appare strutturata come un romanzo corale, che si snoda seguendo i passi di Rick e di Cliff, ma spesso anche della Tate; struttura coadiuvata dalla voce narrante fuori campo, che non può non richiamare alla mente le favole della buonanotte (Once upon a time…) alla maniera di Tarantino, s’intende. Del resto, il punto fondamentale continua ad essere il piacere di raccontare; non c’è bisogno di dire come lui ci riesca alla grande, piegando magistralmente la Storia alle sue necessità espressive.

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Ciò che rende questa pellicola un vero gioiello, però, è la sua natura metacinematografica che, attraverso i riferimenti pop, le reiterate manie e il citazionismo “spietato”, si fa al tempo stesso autocitazionismo. Non è un mistero l’enorme debito di Quentin Tarantino verso Sergio Leone (il titolo del film ne è una palese dimostrazione) e il western italiano, verso Scorsese, oppure verso il cinema d’azione proveniente da Hong Kong (ed ecco Bruce Lee, che in quegli anni era divenuto una vera e propria stella di Hollywood), ma tanto altro si potrebbe nominare; come il fantasma del natale passato, tutto ritorna, in un modo o nell’altro, per un faccia a faccia con la vera anima di uno tra i registi più orgogliosamente cinefili di sempre.

Per quanto possa risultare scontato, il cast eccezionale non delude affatto, e spiccano per ovvi motivi i nostri protagonisti; DiCaprio sfoga il suo talento ed emoziona; Brad Pitt, forse un po’ più defilato come il personaggio prevedeva, ma quanto mai incisivo; la splendida Margot Robbie sembra fatta su misura per vestire i panni della compianta star in ascesa, prendendone non solo le movenze ma anche (se in questi termini vogliamo definirla) l’essenza.

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Al netto delle polemiche, che già hanno infiammato buona parte degli “addetti ai lavori”, C’era una volta a… Hollywood trabocca di umanità, passione, rispetto e ammirazione verso i mestieri della settima arte. Non ha potuto fare a meno, Tarantino, di cogliere quella componente di umanità anche nei giovani adepti – in particolar modo Le Ragazze – della Manson Family (che si tratti di civetteria, di rabbia o di paura, non è determinante).

Con quello che il regista ha ribadito essere il suo “penultimo, forse ultimo film per il cinema” ci regala una perla che ha il sapore di un discorso di commiato a cuore aperto, indimenticabile e veramente sentito. 

C’Era Una Volta A… Hollywood è un film con talmente tanti input di riflessione da richiedere analisi ben più approfondite, ma al momento dovrebbe bastare aggiungere che si tratta sì di quasi tre ore, che però non fanno sentire il loro peso, scorrendo veloci, dense di imprevedibilità e di uno spropositato, puro amore per il cinema.

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Dal 18 settembre al cinema.

Cristiana Carta

 

Info

Titolo Originale: Once Upon A Time... In Hollywood

Durata: 165’

Data di Uscita: 18 Settembre 2019

Regia: Quentin Tarantino

Con: 

Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, 
Margot Robbie, Timothy Olyphant, 
Dakota Fanning, Al Pacino,
 Luke Perry, Austin Butler,
Damian Lewis, Kurt Russel,
 Maya Hawke

Distribuzione: 

Warner Bros. Italia e Sony Pictures Entertainment

Angry Birds 2 – La Recensione

L’unione fa la forza

La minaccia dei terribili maialini verdi sembra essere un brutto e lontano ricordo all’Isola degli Uccellini. I suini avanzano una sincera proposta di tregua, ma il burbero Red non si adagia all’idea di una pace perpetua, infatti… il pericolo non è cessato, ed è più glaciale che mai.

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Dopo un primo strampalato episodio datato 2016, in Angry Birds 2 – Nemici Amici Per Sempre tornano alla carica i “pennuti arrabbiati” di Rovio Entertainment, arrivati direttamente dal celebre giochino che di certo quasi tutti hanno avuto, seppur per un brevissimo periodo, all’interno del proprio smartphone. Grazie all’irascibile ma coraggioso Red, l’Isola degli Uccellini sembra essere adesso finalmente al sicuro, e il sopracciglione deve pian piano arrendersi all’eventualità di una “pensione forzata”. Eppure, non è ancora del tutto convinto da questa strana armonia ritrovata.

E ci aveva visto giusto, Red, ma questa volta il pericolo non proviene dall’Isola dei Maialini: gli uccellini vengono travolti da enormi ammassi di ghiaccio, e sta al nuovo eroe dell’isola fermare chiunque si celi dietro questo attacco. Certo, non è da solo: con lui gli strambi compagni già conosciuti in precedenza, insieme all’incredibile collaborazione dei maialini; ha inizio un esilarante percorso ad ostacoli che porterà i nostri protagonisti a capire quanto sia importante la solidarietà e il lavoro di squadra.

I personaggi ci vengono presentati con delle entrate alla stregua di uno spy movie di tutto rispetto: Chuck, giallissimo e velocissimo; Bomb che (come suggerisce il nome) può letteralmente esplodere in qualsiasi momento, nonché appena uscito dalla prigione… della sua cameretta; si aggiungerà alla squadra Silver, la sorella di Chuck, una geniale studentessa di ingegneria, che però non sembra avere grande “affinità” con Red. Completano il tutto i maialini più nerd e tecnologici di sempre, che sembrano essere venuti fuori direttamente da un centro assistenza Apple.

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La minaccia ha un volto tanto sorprendente quanto plausibilissimo: Zeta, regina viola dell’Isola delle Aquile, vuole vendicarsi di una delusione amorosa subita in gioventù, e avere finalmente ciò che si merita, ovvero una bella vita sotto il sole tropicale delle isole sottratte ad uccellini e maialini; forse eccessivamente rancorosa, ma come non capire una donna offesa e umiliata, oltraggiata, che cerca riscatto?!?

Il pennuto rosso e sopraccigliuto dovrà faticare non solo per risolvere la situazione, ma anche per impararare a collaborare, cosa non facile per lui, terrorizzato dall’idea di tornare ad essere un reietto. La sua paura di sentirsi di nuovo solo, diverso, l’aveva superata solo grazie ai suoi atti eroici, alla sua coraggiosa leadership, e non vuole rischiare di mandare tutto in frantumi; ma è necessario darsi man forte per superare le avversità.

La trama principale è arricchita una side story portata avanti da pulcini, tre teneri batuffoli color pastello, che ritrovandosi a dover salvare e proteggere delle uova, hanno anche il loro importante ruolo nella vicenda, fatto di dolcezza e senso di responsabilità.

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Angry Birds 2 è un film animato non particolarmente innovativo o illuminante, ma senza alcun dubbio divertente, e d’altronde non poteva essere altrimenti, avvalendosi di  Thurop Van Orman – autore della scapestrata serie animata Adventure Time – alla regia .  Con una storia sufficientemente omogenea, densissima di colori, è adattissimo a questa nuova generazione di bimbi moderni, più avveduti, svegli e smaliziati. Insospettabilmente potrebbero divertirsi anche i più grandi, soprattutto grazie ad una colonna sonora degna di nota, quasi da “effetto nostalgia”, ben integrata con il disegno narrativo, capace di strappare spesso una risata tramite tempistiche azzeccatissime.  

“Ma pensa te!”

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Angry Birds 2 è al cinema dal 12 settembre.

Cristiana Carta

Info

Titolo Originale: The Angry Birds Movie 2

Durata: 96’

Data di Uscita: 12 Settembre 2019

Regia: Thurop Van Orman, John Rice

Con: 

(voci) Jason Sudeikis, Peter Dinklage, 

Josh God, Leslie Jones, 

Bill Hader, Rachel Bloom

Distribuzione:
 
Sony Pictures Italia / Warner Bros. Pictures Italia

E Poi C’è Katherine – La Recensione

Gara di bravura tra Emma Thompson e Mindy Kaling

Katherine Newberry, (Emma Thompson) iconica presentatrice di talk show in onda da più di 30 anni, rischia di perdere il suo show poiché gli ascolti  crollano ogni anno sempre di più. Decide così di assumere Molly Patel, (Mindy Kaling) una donna di origine indiana, nel team di scrittura del suo programma popolato da soli uomini. Sarà l’inizio di una rivoluzionaria trasformazione per Katherine.

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Tra blockbuster multimilionari e drammi che puntano dritti agli Oscar, sembra che Hollywood non produca più pellicole come E poi c’è Katherine, che è un film senza pretese, ma scritto con intelligenza, con tanto di messaggio edificante, senza però essere stucchevole.

Una delle ultime commedie ambientate dietro le quinte di un talk show risale al 2010, Il Buongiorno del mattino, con protagonisti Rachel McAdams e Harrison Ford, o anche, di argomento simile, la serie tv del 2012 di Aaron SorkinThe Newsroom.

E poi c’è Katherine è il primo lungometraggio scritto da Mindy Kaling – già autrice della serie The Mindy Project e The Office – che dice di averlo ideato appositamente per Emma Thompson.

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Il film è sì, pieno di cliché, e il finale è prevedibile sin dalla prima inquadratura, ma Mindy Kaling – qui anche in veste di interprete – con la sua scrittura acuta riesce a superare brillantemente tutte le situazioni già viste, per poi ribaltarle e portare una prospettiva diversa e dare autenticità alla scena.

Infatti, la chimica tra la due attrici è palpabile, ed è il cuore del film: il rapporto tra Katherine e Molly non è mai scontato, anzi, prende corpo dalla sincera empatia tra le due protagoniste.

Emma Thompson e Mindy Kaling sono quindi mattatrici assolute della scena, ma anche i personaggi secondari hanno il loro spazio: la performance di John Lithgow (The Crown) come marito di Katherine, dà vita ad una delle scene più toccanti del film, e anche Hugh Dancy (Hannibal, I Love Shopping) non è da meno.

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E poi c’è Katherine è stato classificato come vietato ai minori di 17 anni, oltre ad aver ricevuto critiche da chi lo ha visto come una semplice scusa per portare avanti l’agenda femminista. Invece, il messaggio del film non appare mai forzato né sbandierato, e le battute più riuscite sono motivate proprio dal delicato tema, trattato sempre con autenticità.

Per i suoi 102 minuti di durata, non c’è un solo momento che non vi ruberà almeno un sorriso, anche se non è mai una risata sguaiata, ma piuttosto una risata intelligente.

Una pellicola leggera e brillante, anche se scontata in alcuni momenti, ma mai banale,  con una Emma Thompson in grande spolvero.

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E poi c’è Katherine sarà dal 12 settembre al cinema.

Anna Antenucci

Info 

Titolo Originale: Late Night

Durata: 102'

Data di Uscita: 12 settembre 2019

Regia: Misha Ganatra

Con:

Emma Thompson, Mindy Kaling, 

Hugh Dancy, John Lightgow

Distribuzione: Adler Entertainment

IT – Capitolo Due — La Recensione

Tour Dew Force Da Brivido

27 anni dopo gli eventi accaduti nel primo capitolo, il male, nella forma del Clown Pennywise, torna ad impossessarsi della cittadina di Derry, nel Maine, e costringe il Club dei Perdenti a ritrovarsi insieme per combattere le loro paure e annientarlo una volta per tutte.

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Nel 2017, l’adattamento cinematografico di Andy Muschietti della prima parte del mastodontico lavoro di Stephen King si era rivelato un fulmine a ciel sereno: il primo capitolo del film ha generato una risposta entusiasta sia da parte del pubblico che dalla critica, incassando 700 milioni di dollari a fronte di una spesa di 35.

Ora, IT – Capitolo Due alza la posta in gioco, con una durata maggiore, (169 minuti contro i 135 del primo film), più sangue e più CGI.

I membri del Club dei Perdenti sono cresciuti (con un lavoro del  casting che in alcuni casi sfiora la perfezione), sono diventati adulti, hanno cercato di andare avanti con le loro vite come potevano ma la chiamata da parte di Mike li costringe a tornare a Derry.

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Questo secondo capitolo parte davvero in quarta, mostrando già dalla scena iniziale dei jump scare più che degni di nota. Ma con il proseguire del film, forse complice la durata eccessiva, si perde questo ritmo, rallentando sempre di più, diventando molto ripetitivi nei meccanismi atti a suscitare paura e svuotando man mano della loro potenza tutte le scene spaventose. Dopo svariate volte in cui la scena sembra ripetersi aello stesso modo, l’occhio dello spettatore andrà subito a cercare l’angoletto più buio dell’inquadratura, in cui si nasconderà, prevedibilmente, Pennywise.

Anche qui in cabina di regia c’è Andy Muschietti, che utilizza ogni angolo di ripresa, ogni inclinazione della telecamera, per massimizzare lo spavento, riuscendoci e adattando delle soluzioni di montaggio – che anche i detrattori più cinefili non avranno nulla da contestare – per collegare i giovani attori del primo capitolo ai protagonisti del secondo.

Tutti gli attori adulti ci offrono delle performance incredibili, in prima linea Jessica Chastain, James McAvoy e Bill Hader, e ad ogni personaggio viene concesso il giusto tempo per essere approfondito, tanto che a volte sembra di rivedere il primo capitolo interpretato però da attori adulti.

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Nonostante la durata eccessiva e molte scene ripetitive, IT – Capitolo Due mantiene le promesse fatte alla fine del primo capitolo e offre 3 ore di spavento condite da performance di primo livello.

IT- Capitolo Due è dal 5 settembre al cinema.

Anna Antenucci

Info:

Titolo originale: IT – Chapter Two

Durata: 169 minuti

Data di Uscita: 5 settembre 2019

Regia: Andy Muschietti

Con: 

Bill Skarsgård, Jessica Chastain, 

James McAvoy, Jay Ryan

Bill Hader, James Ransone, 

Isaiah Mustafa

Distribuzione: Warner Bros. Pictures

 

Il Regno – La Recensione

I re possono cadere, i regni perdurano

Manuel (Antonio de la Torre) è un influente vice segretario regionale che ha tutte le carte in regola per fare il grande salto e imporsi sulla scena politica nazionale, ma viene incastrato da una fuga di notizie che lo coinvolge in uno scandalo per corruzione.

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Vincitore di 7 Premi Goya 2019 tra cui quello per il Miglior Attore Protagonista e per la Miglior Regia, a fronte di 13 nomination, Il Regno (El Reino), pellicola del 2018 diretta da Rodrigo Sorogoyan (Che Dio Ci Perdoni), con protagonisti Antonio De La Torre (Ballata dell’Odio e dell’Amore, Abracadabra) e José Maria Pou (Mare Dentro), è un thriller politico che dipinge la realtà del mondo moderno e ritrae un segmento della società, l’élite politica, come non è mai stato osservato prima. E lo fa attraverso gli occhi di un politico corrotto, impegnato in una lotta per la sopravvivenza dopo aver superato il limite, spinto dal partito e dai propri interessi.

Come un provetto Mr Wolf di tarantiniana memoria, Manuel Lopez Vidal  – vice segretario regionale pronto al grande salto nella politica che conta – mette pezze, risolve problemi, ottiene consensi, divenendo un elemento prezioso del partito politico, ma delle intercettazioni e un’accusa di corruzione incrinano il tutto. Con Il Regno, Sorogoyan porta in scena ascesa, caduta e risalita, di uno zelante uomo di potere, depotenziato dalla propria dimensione regionale, che gli va parecchio stretta.

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Delineando un intreccio solido da una struttura narrativa ambiziosa, caricato tutto sulle spalle del Manuel di De La Torre, il cui arco narrativo è un continuo ribaltamento di ruoli da carneade a vittima, ora subendo passivamente ora invertendo la posizione cercando di trovare le contromisure necessarie a un sistema marcio attraverso le sue stesse regole.
Per una vita in bilico tra sfera pubblica e privata – Manuel infatti – oltre che politico è marito e padre, e gli eventi alla base de Il Regno mettono in dubbio tutti i ruoli sociali che s’è saputo creare nel corso della sua carriera (e vita).

Fino alla suggestiva sequenza conclusiva, dove Manuel e il suo castello di carta dovranno affrontare l’opinione pubblica, la cui voce della giornalista non è che quella del popolo oppresso dinanzi alla corruzione della classe dirigente.

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La regia di Sorogoyan, ispirata e ricca di citazioni – a cominciare dalla suggestiva sequenza d’apertura che rievoca il piano sequenza d’ingresso nel ristorante de Quei bravi ragazzi (1990) di Martin Scorsese – è fatta principalmente di piani medi, particolari e primi piani, volti così a sottolineare gli elementi scenici e il ritmo serrato dei dialoghi, ma anche di semi-soggettive su Manuel, indicanti da subito il punto di vista alla base della narrazione.

Permettendo così al Manuel di De La Torre di muoversi nell’ambiente narrativo dei meandri della politica spagnola de Il Regno – a metà tra Indagine su un Cittadino al di Sopra di Ogni Sospetto  (1971) di Elio Petri e House of Cards di Beau Willimon –  i cui movimenti dietro le quinte sono esaltati da una fotografia di pochi (e spesso freddi) elementi diegetici e principalmente di ombre negli ambienti chiusi, in linea con il tono della pellicola.

Una delle principali debolezze alla base della pellicola  – tuttavia – pur a fronte di un solido intreccio e di una regia che sa fare ben trasparire il conflitto di un uomo nel riequilibrare la propria posizione all’interno del partito, è il montaggio che tende a rendere la pellicola – dal ritmo già lento e cadenzato e dai dialoghi serrati – un’intessitura di sequenze disorganiche il cui effetto clip show va lentamente ad attenuarsi con il crescere graduale della posta in gioco.
L’altro è la colonna sonora, minimale, le cui sonorità techno tendono a creare un effetto straniante nello spettatore.

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Sorogoyan delinea così con Il Regno una rappresentazione verosimile di un sistema marcio e corrotto come quello politico, senza tuttavia prendere posizione giudicante, a partire dalla caratterizzazione del suo protagonista. Il Manuel di De La Torre infatti, non è un uomo innocente, ma un assetato di potere le cui accuse di corruzione gli impediscono di poter incedere nel suo piano e di avere l’appoggio del suo partito – impegnato in tutti i modi a liberarsi di questa patata bollente.
Per un personaggio, quindi, senza alcuna crescita narrativa o conflitto interiore, né tantomeno senso di colpa, anzi, coerente e ben consapevole del suo operato e dei meccanismi della macchina ben oliata che è la politica.

Il Regno di Sorogoyan è certamente una pellicola avvincente e di indubbio interesse, che conferma ancora una volta il talento di Antonio De La Torre come uno degli attori iberici più brillanti della sua generazione.

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Il Regno sarà al cinema il 5 Settembre.

Francesco Parrino

 

Info 

Titolo Originale:  El Reino

Data di uscita: 5 Settembre 2019 

Durata: 132’

 Regia: Rodrigo Sorogoyen 

Con: 

Antonio de la Torre, Mónica Lopez, 

Josep Maria Pou 

Distribuzione: Movies Inspired

Ravenna Nightmare Film Fest – Pupi Avati alla Première

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Pupi Avati alla Première
del Ravenna Nightmare Film Fest

Il regista bolognese presenterà il suo ultimo film Il Signor Diavolo
in occasione della Premiere del Ravenna Nightmare Film Fest il Venerdì 23 agosto ore 20.30
al Cinema City di Ravenna.

In attesa dell’appuntamento ufficiale ad ottobre continuano al multisala Cinema City di Ravenna le Festival Premiere, il ciclo di prime visioni di film d’autore, targate Ravenna Nightmare Film Fest, che in questa occasione ha l’onore di presentare il regista e autore Pupi Avati, padre indiscusso del gotico padano, che presenterà il suo ultimo film Il Signor Diavolo e sarà disponibile ad incontrare il suo pubblico e i giornalisti per un Q&A esclusivo.

A presentare il grande regista Bolognese ci saranno Eraldo Baldini, scrittore romagnolo, conosciuto per il suo stile gotico-rurale, Franco Calandrini direttore artistico del Ravenna Nightmare Film Fest e Nevio Galeati, direttore artistico del festival letterario GialloLuna NeroNotte, che condurrà il Q&A.

Regista, sceneggiatore, scrittore e produttore cinematografico, Pupi Avati è uno dei maggiori protagonisti del panorama artistico e cinematografico italiano di oggi, che, periodicamente torna a cimentarsi con il cinema horror dando vita a quello che viene considerato il gotico padano: un cinema dell’orrore intimo e personale, che denuncia la tragicità del presente e rimpiange un passato ormai perduto e che con Zeder, presentato in versione restaurata durante la prima edizione di Ravenna Nightmare, La Casa dalle finestre che ridono e L’arcano incantatore ha portato il genere a livelli di eccellenza.

Il Signor Diavolo segna il ritorno del regista al genere horror.

“Roma 1952. Furio Momentè, ispettore del Ministero di Grazia e Giustizia, viene inviato a Venezia per risolvere una delicata questione. Un ragazzo ha ucciso un coetaneo convinto di uccidere il diavolo. L’obiettivo dell’ispettore è quello di evitare la deposizione di un prete e di una suora nel procedimento penale in corso. Iniziate le indagini, Montanè verrà immischiato in delle trame oscure e complesse, ma ciò che verrà alla luce sarà molto più agghiacciante di quanto immaginasse”.

Ingresso: intero 8€ ridotto 6,50€

Per maggiori informazioni potete consultare il sito ufficiale dell’evento www.ravennanightmare.it

La Redazione

Fonte Immagine: Bologna Today
Comunicato Stampa: Ravenna Nightmare Film Fest