The Lego Movie 2: Una Nuova Avventura – La Recensione

 

È Ancora Tutto Meraviglioso

L’universo dei Lego è stato invaso dagli abitanti del Sistema Sorellare, alieni che sembrano avere intenzione di trasformare e distruggere a loro piacimento tutto quello che trovano sul loro cammino. Per tentare di salvare Lucy e gli altri, portati via dal nemico, Emmet decide di avventurarsi da solo nello spazio, dove farà un incontro davvero inaspettato…

rev-1-LG2-FP-0020_High_Res_JPEG

Dopo il successo di The Lego Movie nel 2014 – ed altri spin-off dedicati a Lego Batman e ai Lego Ninjago – tornano al cinema i mattoncini di plastica preferiti da tutti nel sequel The Lego Movie 2: Una Nuova Avventura.

La pellicola animata diretta da Mike Mitchell e scritta da Mathhew Fogel, assieme a Phil Lord e Chris Miller –  coinvolti anche nella realizzazione di Spider-Man – Un Nuovo Universo, che potrebbe portare a casa la statuetta per il Miglior Film Animato questa domenica agli Oscar -, non delude, e rafforza una saga che, al suo secondo appello, può rispondere presente e fare bella figura all’esame.

The Lego Movie 2 riprende la caratteristica autoreferenzialità del franchise e la accoppia ai numerosi rimandi ed easter egg provenienti da ogni angolo della nerd e pop culture, a una sagace ironia, e a una buona trama di base per intrattenere un pubblico che non è ancora pronto a smettere di canticchiare quanto “tutto sia meraviglioso”.

rev-1-LG2-T2-2950_High_Res_JPEG

Proprio la canzone candidata agli Oscar fa da ponte tra i due capitoli, fungendo allo stesso tempo da trampolino e come termine di paragone con la situazione attuale: dopo cinque anni, tutto quel che rimane del mondo che conoscevamo è una landa desolata in balia della volontà di invasori dalle intenzioni apparentemente malvagie, riconducibili all’intrusione della sorellina di Finn (Jason Sand), Bianca (Brooklyn Prince), e dei suoi invadenti Lego Duplo.

Toccherà ancora una volta ad Emmet (Chris Pratt) salvare la situazione, nonostante tutti intorno a lui pretendano che cambi atteggiamento, e si lasci alle spalle la sua natura bonaria e fin troppo ingenua – qui vista come un evidente ostacolo alla sopravvivenza -.

Sarà l’incontro con un viaggiatore spaziale dalla nave ricolma di dinosauri, Rex Rischianto – evidentemente basato sulla moltitudine di personaggi interpretati sullo schermo da Pratt, che dona anche a lui la voce – a mostrargli un nuovo lato di sé, e a farlo riflettere su quale dei due atteggiamenti debba effettivamente mantenere e coltivare.

rev-1-LG2-T2-2273r_High_Res_JPEG

Ancora una volta ci troviamo di fronte a un buon intreccio di realtà e finzione, traslando i problemi quotidiani dei due fratelli nella natura finzionale dei mattoncini gialli (e non)… Con tanto di temutissimo Armammageddon!

L’animazione continua a soddisfare l’esigente spettatore – ormai abituato alle prodezze tecnologiche dell’era attuale – e il racconto procede spedito, con dialoghi e battute che strappano spesso una sonora risata di chi coglie la citazione ben piazzata, o un consapevole sorriso a chi realizza che, sotto l’innocente humor di questi buffi personaggi, può celarsi una a volte piccola, a volte un po’ più grande verità.

The-Lego-Movie-2-Una-nuova-avventura_Teaser-Poster-Italia-2

Troverete The Lego Movie 2: Una Nuova Avventura dal 21 Febbraio nelle sale… E siamo sicuri che vi “resterà in testa”!

Laura Silvestri

 

Info

Titolo Originale: The Lego Movie 2: The Second Part 

Data di Uscita: 21 Febbraio 2019

Durata: 107'

Regia: Mike Mitchell

Con:

 Chris Pratt, Alison Brie, 

Elizabeth Banks, Will Arnett, 

Tiffany Haddish, Nick Offerman, 

Maya Rudolph, Will Ferrell, 

Jadon Sand, Brooklynn Prince, 

Channing Tatum, Jonah Hill, 

Stephanie Beatriz

Distribuito da: Warner Bros. Italia
Materiali Stampa: Warner Bros.

Un Valzer Tra Gli Scaffali – La Recensione

La Disperazione è Dietro lo Scaffale

Christian, ragazzo taciturno e con un passato misterioso viene assunto come scaffalista del turno di notte in un grande supermercato, ai lati dell’autostrada per Lipsia, nella Germania Est. Qui troverà negli altri dipendenti una nuova famiglia, un mentore in Bruno e un’anima affine in Marion, l’addetta al reparto dolciumi.

In den Gängen/Sommerhaus Filmproduktion

Un Valzer Tra Gli Scaffali arriva nelle sale dopo aver vinto il premio della giuria ecumenica al 68° festival di Berlino.

Lontano dai film di denuncia di Ken Loach, la pellicola fa leva sull’introspezione dei personaggi immersi nella loro quotidianità, e nel rappresentare la delicata disperazione dei protagonisti si mostra, per intenderci, molto più vicino al cinema di Jim Jarmusch che a quello di Wes Anderson.

Tratto da un racconto breve di Clemens Meyer – lo stesso autore  ha poi co-sceneggiato il film insieme al regista Thomas Stuber – Un Valzer Tra Gli Scaffali non è privo di pecche a livello tecnico: a volte viene infatti da pensare che il ritmo della storia si adatti molto meglio ad un libro che ad film, perché tutte le pause sigaretta rubate tra un turno e l’altro, le partite a scacchi davanti alla macchinetta del caffè, contribuiscono sicuramente a creare l’atmosfera del film – così come lo sviluppo dei rapporti tra i personaggi – ma la durata ne risente un pò, risultando un tantino eccessiva a fronte di una trama forse troppo esile.

IN DEN GÄNGEN

Il protagonista, Christian, interpretato da Franz Rogowski – premiato per questo ruolo con il Premio Lola del Cinema Tedesco e già visto in un’altra pellicola tedesca molto acclamata nel giro festivaliero, Victoria di Sebastian Schipper – convince nel trasmetterci la sua profonda disperazione e il crescente sentimento per Marion; vediamo nei suoi occhi l’implosione di sentimenti tesissimi, anche se non riusciamo a capire le sue motivazioni o ad afferrare davvero il suo passato; notiamo i molti tatuaggi che stonano con la sua persona, che vediamo attendere titubante alla macchinetta del caffè… L’unica cosa che avrebbe forse potuto giovare alla storia e che avrebbe contribuito a creare un personaggio maggiormente stratificato, sarebbe stato un approfondimento della sua backstory, ancora troppo oscura per lo spettatore.

Effettivamente, il film riesce a restituire con efficacia il tormento interiore dei protagonisti, la quieta disperazione che si agita tra gli scaffali, quelle persone che appena tornano a casa non vedono l’ora di tornare al lavoro il giorno dopo, non per indefesso spirito aziendale ma per il calore umano che si è inaspettatamente creato tra i dipendenti negli scaffali del supermercato. Tuttavia, anche se il realismo della messa in scena potrebbe per certi versi essere considerato poetico, complessivamente rimane un realismo che, nonostante gli sforzi, non diventa mai magico, anche per i motivi sopra citati.

Un aspetto molto curato e quasi irreprensibile, invece, è quello sonoro: la musica, che si amalgama perfettamente con le immagini, e i suoni, evocati dalle azioni apparentemente più banali: noi spettatori non solo sentiamo le note di Danubio blu tra gli scaffali, ma riusciamo addirittura a sentire il rumore del mare quando qualcuno aziona un carrello elevatore.

IN DEN GÄNGEN

Questo lungometraggio riesce comunque ad essere innovativo, soprattutto nel panorama del cinema tedesco contemporaneo dove, a volerla dire tutta, non è stato dato molto spazio all’amaro gusto di un cinema che riesce a farsi realmente  portavoce dei dolori di un’umanità silenziosa e nascosta.

In alcuni momenti, Un Valzer Tra Gli Scaffali sembra addirittura ricordare un piccolo film che Steven Soderbergh ha girato tra i vari Ocean’s, Bubble, molto simile a questo sia per tematica che ambientazione, poiché parla della quieta disperazione dei dipendenti di una fabbrica di bambole.

Un Valzer Tra Gli Scaffali, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, vi aspetta al cinema dal 14 Febbraio.

 

poster

Anna Antenucci

 

Info

Titolo Originale: In den Gängen

Durata: 125'

Data di Uscita: 14 Febbraio 2019

Regia: Thomas Stuber

Con: 

Franz Rogowski, Sandra Müller,
 Peter Kurth

Distribuzione: Satine Film

 

Il Corriere – The Mule — La Recensione

Sì, viaggiare… Con Clint Eastwood alla guida

Earl Stone non è il padre perfetto, o il marito perfetto. Non ci va neanche vicino. Ma quando si presentano gravi problemi economici e sono a rischio non solo il suo orgoglio e la sua attività, ma anche il benestare di parenti e amici, Earl decide di prendere la situazione in mano, diventando il corriere di punta di un cartello della droga messicano.

rev-1-MUL-TRLR-089r_High_Res_JPEG

Clint Eastwood torna ancora una volta sul grande schermo – qui in tripla veste: regista, produttore e protagonista della pellicola – per farci dono di un film sorprendente sotto ogni punto di vista.

Guardando il trailer, difficilmente si colgono il tono e la vera essenza dell’ultima fatica del cineasta di American Sniper e Gran Torino: anzi, si viene quasi (volontariamente) sviati da quel che troveremo poi in sala.

Ne Il Corriere – The Mule – basato su una storia vera pubblicata in un articolo del New York Times, The Sinaloa Cartel’s 90-Year-Old Drug Mule – viaggiamo in compagnia di Tata (così lo chiamano i “brutti-ceffi-che-poi-tanto-malvagi-non-sembrano” del cartello) per un’America retrodatata – ma per niente lontana da quella attuale -, scoprendo assieme ad Earl un mondo di possibilità in un paese tappezzato di etichette e stereotipi, ma nessuno davvero funzionale ed esclusivo.

rev-1-MUL-00618_High_Res_JPEG

Lo stesso Earl passa dall’essere un padre e un marito negligente, all’assumere l’improbabile ruolo di corriere della droga, per poi spendere i soldi guadagnati per salvare attività in fallimento (tra cui la sua) e pagare l’open bar al matrimonio della nipote.

Un viaggio su quattro ruote, quelle del fedele furgoncino con cui Earl ha camminato tanto in passato, e che non gli è mai costato nemmeno una multa (fino a quando non sarà ora di sostituirlo con un mezzo più moderno); un viaggio tra i fast food e gli hotel, luoghi di gratificazioni istantanee, ma anche di riscoperta delle piccole gioie della vita; un viaggio per l’America dei giovani, dei vecchi, dei “neri” e delle “lesbiche”, in una realtà che porterà Earl a rivalutare le scelte del passato alla luce di ciò che gli rivela il presente.

MUL-08696

Ciò che stupisce maggiormente di The Mule è però la leggerezza, l’ironia, l’assenza di giudizi con cui Eastwood riesce a raccontare e mettere in scena tutto ciò che compone la parabola esistenziale di un uomo che amava e capiva i fiori più delle persone, e che al termine di questo road movie finirà invece per dimostrarsi il personaggio più carico di umanità: giunto alla consapevolezza che il tempo non è mai veramente alla mercè degli uomini, cercherà di redimersi e ricostruire un rapporto con la propria famiglia (la figlia Iris è interpretata proprio da Alison Eastwood, figlia dell’attore nella vita reale), e tenterà di impedire che altri commettano i suoi stessi errori, a partire dall’agente dell’FBI che gli dà caccia (Bradley Cooper), fino al nipote del capo del cartello (Ignacio Serricchio).

MUL-12075r

Così Tata e spettatore capiranno l’importanza del guardarsi attorno, prima di partire alla disperata ricerca di un qualcosa che, forse, non siamo poi così disposti a trovare. O almeno, non a discapito di tutto il resto.

rev-1-MUL-02441r_High_Res_JPEG

Il Corriere – The Mule è distribuito da Warner Bros. Pictures, e sarà dal 7 Febbraio al cinema.

Laura Silvestri

 

Info


Titolo Originale: The Mule


Data di Uscita: 7 Febbraio 2019


Durata: 114'


Regia: Clint Eastwood



Con:


Clint Eastwood, Bradley Cooper,


Michael Peña, Taissa Farmiga,


Allison Eastwood, Dianne Wiest,


Laurence Fishburne, Andy Garcia


Distribuzione: Warner Bros.Pictures

Dragon Trainer – Il Mondo Nascosto — La Recensione

Non c’è Due senza Tre

Torna Hiccup, torna Sdentato e tornano draghi e vichinghi, qui alle prese con un nuovo, temibile nemico. Ma, come sempre, le sfide non provengono solo dall’esterno, e i vivaci abitanti di Berk (umani e non) dovranno fare i conti con il vero significato delle parole amore, amicizia, affetto e… Casa.

dragon-trainer-e28093-il-mondo-nascosto_immagine-6

Con Dragon Trainer – Il Mondo Nascosto la DreamWorks animation conclude nel migliore dei modi la sua saga animata di punta, confermando la propria posizione di rilievo – accanto alla Disney –  nella storia dell’animazione e nell’immaginario collettivo del pubblico cinematografico.

La società – fondata, tra gli altri, da Spielberg in persona – ha saputo, nel corso degli anni, dare vita ad alcuni tra i capolavori animati di maggior rilievo: da Z La FormicaIl Principe D’Egitto, da La Strada Per El Dorado ai film di Shrek, passando per i più recenti Madagascar e (il sempre troppo sottovalutato) Le 5 Leggende, la DreamWorks ha puntato su delle storie capaci di catturare lo spettatore, e catapultarlo in straordinari mondi di fantasia.

La trilogia diretta da Dean Deblois non fa eccezione, e attraverso la storia di Hiccup – figlio del capo di un villaggio vichingo – e di Sdentato – una Furia Buia, la specie di draghi più feroce – racconta lo scomparire dei pregiudizi, l’accettazione della diversità, e il nascere e il progredire di un’amicizia – quella tra umani e draghi – che si svilupperà pienamente in questo terzo capitolo.

dragon-trainer-il-mondo-nascosto_immagine-7

Minacciati dal terribile Grimmel (F. Murray Abraham), spietato cacciatore di draghi, Hiccup (Jay Baruchel) e gli altri abitanti del villaggio saranno costretti a lasciare le loro case e seguire il loro nuovo capo oltre i confini del mondo conosciuto, dove sperano di trovare il Mondo Nascosto, leggendario luogo dalla misteriosa ubicazione e da dove si narra provengano i draghi. Nel frattempo, Sdentato scopre di non essere l’ultimo della sua specie: incontrerà, infatti, una Furia Bianca, di cui si innamorerà istantaneamente.

Come spesso accade nelle grandi storie di amicizia, Dragon Trainer – Il Mondo Nascosto si interroga sui confini fisici e figurati dell’amore e della libertà. A volte, nel tentativo di proteggere i nostri cari, rischiamo di tarpar loro le ali, e impedirgli di spiccare il volo, ostacolando il proseguimento di entrambe le parti per la propria strada.

dragon-trainer-il-mondo-nascosto_immagine-6

Con una superba animazione, Deblois riesce ancora una volta a imprimere sullo schermo il percorso di crescita dei suoi personaggi, portando a compimento un arco narrativo iniziato quasi dieci anni fa.

Ridiamo e piangiamo assieme ai vichinghi e ai loro compagni squamati, ci preoccupiamo per le loro sorti, e ci rassereniamo nel vedere che i sentimenti veri, quelli profondi, che vanno oltre la felicità personale, in favore di quella altrui, segneranno forse la fine di un’avventura, ma anche l’inizio di una ancora più grande ed avvincente.

E come da titolo – originale e tradotto – si addestrano i draghi a convivere con gli umani, ma al tempo stesso, li e ci si addestra tutti alla vita.

dragon-trainer-3-il-mondo-nascosto-teaser-poster-italia-1

Dragon Trainer – Il Mondo Nascosto è distribuito da Universal Pictures, e sarà al cinema dal 31 Gennaio.

Laura Silvestri

Materiali Stampa: Universal Pictures

 

Info

Titolo Originale: How To Train Your Dragon - The Hidden World

Durata: 104'

Data di Uscita: 31 Gennaio 2019

Regia: Dean DeBlois

Con:

Jay Baruchel, America Ferrera,

Kit Harington, Cate Blanchett,

Craig Ferguson, Gerard Butler,

Jonah Hill, F. Murray Abraham

Distribuzione: Universal Pictures

Il Primo Re – La Recensione

Rivincita Italiana

Prima dell’Impero capace di conquistare terre e popolazioni di ogni dove, prima delle battaglie dei centurioni e delle grandi spedizioni, la storia ricorda due fratelli, i cui destini rimarranno inesorabilmente legati fino alla creazione di quella che un giorno sarà la Città Eterna. Questa è la storia di Romolo e Remo. «Questa è Roma».

foto-il-primo-re-1-high

È inutile negarlo: da diversi decenni a questa parte, le produzioni italiane sono raramente viste come degne concorrenti di quelle straniere, soprattutto quando si tratta di affiancarle a quelle Made in Hollywood, e specialmente nel caso del cinema di genere.

Perché allora rischiare tanto con Il Primo Re?

«L’idea nasce – insieme ad Andrea Paris, che ha prodotto con me il film, e assieme agli sceneggiatori (Filippo Gravino e Francesca Manieri) – dalla volontà di cercare una storia che avesse ovviamente un sedimento nella nostra cultura, nel nostro passato, ma che allo stesso tempo tempo fornisse l’occasione per realizzare questo tipo di racconto: un racconto fortemente cinematografico, con tante chiavi di lettura, ma anche con elementi action spettacolari che spesso, appunto, in Italia non vengono adoperati, ma come invece ha fatto la nostra cinematografia in Veloce Come Il Vento. Nelle maniere più diverse, in Italia il genere è sempre esistito. Questo film forse è qualcosa di più, nel senso che utilizza il genere per parlare e per realizzare un racconto complesso, sentimentale, che ci parla del presente; però in qualche modo senza perdere la sua italianità, nel senso che è un film realizzato con capitali provenienti da tutto il mondo, però in Italia, da maestranze italiane, con una costruzione produttiva basata e realizzata dal nostro paese. Il mio auspicio è che possa essere un elemento in un percorso di rinnovamento nella nostra cinematografia perché credo che, forse, esiste (speriamo) un pubblico che abbia voglia di vedere storie diverse» spiega il regista, Matteo Rovere, in conferenza stampa.

foto-il-primo-re-5-high

Da questo punto di vista, Il Primo Re centra sicuramente l’obbiettivo, provando, con grande maestria, come anche l’Italia – un tempo tra i maggiori produttori di kolossal cinematografici, come Cabiria, La Caduta Di Troia e Quo Vadis? – possa aspirare (nuovamente) a “viaggiare tra le stelle”, magari creandosi una galassia tutta sua.

Una galassia di cui Romolo (Alessio Lapice) e Remo (Alessandro Borghi) potrebbero essere gli iniziatori, come di Roma furono i fondatori. I due, legati dal filo rosso del destino e sottoposti, volenti o nolenti, alla crudeltà – o benevolenza, che dir si voglia – degli antichi Dei (o, se non altro, alla convinzione di essa), fungeranno da archetipo – come sostiene anche la Manieri – che caricherà di una forza tale la storia, da far sì che la parola vada «in sottrazione».

Il proto-latino utilizzato per i dialoghi – ricostruito grazie ad una ibridazione tra indoeuropeo e ciò che si aveva di un latino “fon-dativo, pre-romano” – scandisce le poche, essenziali battute della pellicola, conferendo un’aurea di misticità e autenticità al racconto. Non lasciatevi spaventare dall’assenza della lingua italiana come la conosciamo oggi. A parlare saranno i volti, gli sguardi, i gesti, le azioni dei personaggi – abilmente interpretati da alcuni tra quelle che possiamo definire senza indugi le promesse del cinema italiano -; la presenza della natura, del paesaggio circostante si avvertirà prepotente e condannatrice; la fede, le credenze, le convinzioni di un popolo che non ancora poteva definirsi tale, ma che apprenderà come questa sia l’unica modalità di sopravvivenza, asserirà tutto ciò che c’è da asserire.

foto-il-primo-re-3-high

«Ero terrorizzato all’idea di recitare in (proto)latino. Quando Matteo mi ha detto “guarda vorrei farlo in proto-latino” ho risposto “vabbè… facciamolo in proto-latino…”» racconta Borghi con sguardi eloquenti. «Ci siamo confrontati tantissimo, ogni cosa è stata oggetto di lunghe chiacchierate tra me, Matteo e Alessio […] Penso anche al finale del film. C’erano un milione di modi diversi di raccontarlo, e farselo raccontare, alla fine abbiamo scelto questa chiave […] C’è stato un lavoro molto attento. Matteo è completamente matto. Sa tutto, qualunque cosa, e te la argomenta sempre in una maniera tecno-didattica. Roba che tu stai lì e dici “oddio, che cosa ha detto adesso?”. Una cosa brutta, davvero» continua scherzando «però poi serve. E la lingua è diventata, secondo me, una delle chiavi fondamentali di questo film. Adesso non posso assolutamente immaginarlo recitato in un’altra lingua; è impossibile».

Se quindi verosimiglianza – anche in fatto di ricostruzione storica -, credibilità ed intensità sono i punti forti de Il Primo Re, un piccolo appunto va necessariamente fatto alla rapidità d’esecuzione di alcune scene chiave, in cui avremmo forse preferito vedere dei cambiamenti meno repentini a livello comportamentale e di sviluppo caratteriale; ma che, tuttavia, al fronte della modalità di realizzazione dell’intera opera, non ne inficia il risultato finale.

Osate, dunque, come hanno osato coloro che hanno creduto in questo progetto. Credete nella produzione italiana, e credete in questa produzione italiana. Che, nel peggiore dei casi, sarà un’utile lezione di storia. Della nostra civiltà, ma anche del nostro cinema.

locandina-il-primo-re-high

Il Primo Re, prodotto da Groenlandia, Rai Cinema e Gapbusters, in associazione con Roman Citizen e distribuito da 01 Distribution sarà al cinema dal 31 Gennaio.

Laura Silvestri

Info 

Titolo Originale: Il Primo Re

Durata: 119'

Data di Uscita: 31 Gennaio 2019

Regia: Matteo Rovere

Con: 

Alessandro borghi, Alessio Lapice, 
Tania Garebba 

Distribuzione: 01 Distribution

Il Testimone Invisibile – La Recensione

Non c’è salvezza senza sofferenza, e lei non è più furbo di me.

Adriano Doria (Riccardo Scamarcio) – imprenditore di successo – si risveglia sul pavimento della stanza di un hotel. Davanti a sé, il cadavere della fotografa Laura (Miriam Leone), sua amante, cosparso di banconote.

Tre mesi dopo, Adriano è affiancato da un’imbattuta penalista (Maria Paiato) – al termine della sua brillante carriera – che dovrà difenderlo in tribunale, essendo l’unico indagato per la morte di Laura, che però si dichiara innocente.

scamarcio-leone

È notte, le strade che circondano i grattacieli di Milano si incrociano, delle scarpe femminili scendono da un’auto, la musica in sottofondo è incalzante, intermittente e grave.

Questa, per chi è amante dei noir e dei thriller, è poesia.

Perché sì, Il testimone invisibile è un bel thriller capace di suscitare un hype pazzesco, ma le atmosfere che ci vengono proposte nelle prime inquadrature sembrano omaggiare quelle di opere più noir e “classiche”, una su tutte L’altro uomo di Alfred Hitchcock.

I personaggi di questo film non sono solo complessi, sono prismatici, e lo sono in maniera realistica: hanno delle debolezze che li portano a cedere, li spingono alla disperazione e a gesti estremi.

testimone-700x430

Per arrivare ad ottenere un risultato che permetta un coinvolgimento degno di attenzione bisogna quindi rendere merito agli attori che sono stati in grado di dar voce ai conflitti dei propri personaggi.

Le storie che vengono mostrate al pubblico sono spesso raccontate per metà: sono supposizioni, confessioni, illazioni, e ancora più spesso sono storie confuse.

Il punto di forza del film è proprio la caoticità che lo ascrive al genere psicologico, in cui vige la tremenda regola del “ciò che ho visto era x, ma poteva essere anche y”, accompagnata dal pensiero “potrebbe essere chiunque, potrebbe essere nessuno”.

E non c’è scampo: il pubblico in sala deve seguire ogni pista proposta, fare a sua volta congetture per poi, improvvisamente, domandarsi il perché dell’invisibilità del testimone nel titolo dell’opera.

140306925-71d3dc65-1ee8-4159-a572-65235740b063

Questa sequela di elucubrazioni potrebbe sembrare snervante, ma i 142 minuti di film volano. e state ben certi che, a pochi istanti dall’agghiacciante finale, troverete risposte ad ogni vostra supposizione.

A quel punto, se avrete indovinato il finale, siete stati molto bravi.

Il Testimone Invisibile, thriller scritto e diretto da Stefano Mordini, è il remake del film spagnolo di Contrattempo di Oriol Paulo ed è ancora in sala in questo periodo.

Insomma, film consigliato… E nel frattempo, ne approfittiamo per fare un paio di rewatch di thriller hitchockiani e rileggere Pirandello.

locandina

Disclaimer: Immagini prese da Google Immagini

Lucrezia Roviello

 

Info

Titolo: Il Testimone Invisibile

Regia: Stefano Mordini

Durata: 102’

Data di uscita: 13 dicembre 2018

Con: 

Riccardo Scamarcio, Miriam Leone, 

Fabrizio Bentivoglio, Maria Paiato, 

Sara Cardinaletti

Distribuzione: Warner Bros. Pictures

 

 

Creed II – La Recensione

Ritorno Sul Ring

Le cose vanno decisamente bene per Adonis Creed: è diventato campione del mondo dei pesi massimi e ha chiesto a Bianca di sposarlo. Ma ad un passo dalla felicità, il passato torna a sfidarlo. Il suo fantasma ha il volto e i muscoli di Viktor, figlio di Ivan Drago, il pugile che trentaquattro anni prima ha ucciso suo padre, Apollo Creed, sul ring.

rev-1-c2-08538-rc2_high_res_jpeg

A tre anni di distanza dal film Creed – Nato per combattere – che ebbe un’ottima accoglienza sia di pubblico che di critica – era imperativo che la storia continuasse.

Michael B. Jordan riprende il ruolo di Adonis Creed, ma in cabina di regia non c’è più Ryan Coogler – qui solo in veste di produttore esecutivo – ; il testimone passa a Steven Caple Jr., regista del lungometraggio The Land.

Se il riferimento per Creed era il primo capitolo della saga di Rocky, il sequel è invece strettamente legato agli accadimenti di Rocky IV.

Poteva essere un film banale, scontato, soprattutto per via dell’idea di riesumare Ivan Drago – colpevole di aver ucciso sul ring Apollo Creed negli anni 80 – e dargli un erede pronto a rinnovare una sfida ormai generazionale. Eppure, non è così.

rev-1-c2-01822-r2_high_res_jpeg

L’intreccio, all’apparenza, potrebbe risultare blando: ci si potrebbe legittimamente annoiare guardando quello che accade ad Adonis e al suo percorso, che si muove sempre in bilico tra quello che il pubblico si aspetta, e il tentativo di trovare un nuovo modo per raccontare le stesse cose.

In realtà la pellicola è sì piena di cliché, tuttavia sapientemente amalgamati, che permettono una sincera empatia con i personaggi per tutta la sua durata. Noi spettatori sappiamo già quando Adonis Creed perderà e quando vincerà, e gli autori ne sono consapevoli. Per questo il film non si concentra tanto sullo scontro fisico, ma sull’evoluzione emotiva dei personaggi.

Soprattutto in questo capitolo della saga, in cui la posta in gioco si alza tantissimo, poiché Adonis dovrà fare i conti con il fantasma dell’assassinio di suo padre, il drive narrativo non è tanto la vendetta, quanto il rapporto padre/figlio di fronte ai cambiamenti, proprio nel momento in cui lui stesso sta per diventare padre.

rev-1-cr2-mktg-still-srgb-1.27.1_high_res_jpeg

Come affermato anche dal regista in un’intervista, Creed II non è un film sulla vendetta, ma su due persone legate da uno stesso destino, e su cosa ci può essere in gioco per loro. Esplorando la ferita emotiva di questi due pugili, la vendetta passa in secondo piano.

  Ivan Drago, tuttavia, non ha mai scordato la sconfitta subita da parte di Rocky, e ha cresciuto suo figlio Viktor nell’odio.

Viktor Drago, interpretato da Florian “Big Nasty” Munteanu, un vero pugile tedesco di origini rumene, è fisicamente imponente e realmente minaccioso, ma lo spazio a lui dedicato nella pellicola è estremamente ridotto, tanto da chiedersi se il suo personaggio – e il conflitto con il padre – non meritassero un’esplorazione più approfondita.

In Rocky IV, anche il personaggio di Ivan Drago poteva considerarsi manicheo – come del resto suo figlio in questo capitolo – ma in realtà fu proprio lui (interpretato sempre da Dolph Lundgren) ad attraversare la trasformazione meglio sviluppata, imparando a perdonare.

CREED II

Le istanze tematiche del film sono apertamente delineate, ed emerge chiaramente come il vero cuore pulsante di questa saga non sia il pugilato, ma la famiglia. I personaggi di Adonis e Bianca (interpretata da Tessa Thompson) si trovano a diventare genitori per la prima volta, affrontando la probabilità che la figlioletta potrebbe nascere sorda.

Michael B. Jordan torna, come dicevamo, nei panni di Adonis (di nome e di fatto) per la seconda volta, confermandosi come astro nascente della nuova Hollywood, e dimostrando di saper incarnare alla perfezione l’eroe che lotta per i suoi sogni, ma che non ha paura di essere vulnerabile.

Rispetto al primo Creed, dove l’obiettivo principale di Adonis era dimostrare di essere degno del nome che portava, e di sapere accettare l’ingombrante eredità del genitore, in questo nuovo capitolo deve dimostrare a se stesso di poter essere un uomo diverso dal padre, e trovare dentro di sé la forza di combattere per ciò in cui crede.

rev-1-c2-14091-rc_high_res_jpeg

Il pubblico potrà forse chiedersi quale sarà il livello di saturazione per queste saghe che attraversano più e più decenni, ma dubitiamo che di fronte alle emozionanti scene finali di Creed II, al cinema dal 24 Gennaio, mancherà di prodigarsi in un sonoro applauso.

Anna Antenucci

Titolo : Creed II

Durata: 130'

Data di Uscita: 24 Gennaio 2019

Regia: Steven Caple Jr.

Con: 

Michael B. Jordan, Sylvester Stallone, 

Tessa Thompson, Dolph Lundgren

Distribuzione: Warner Bros. Pictures