Gemini Man – La Recensione

Non è mai facile accettare di essere invecchiati

Henry Brogan è uno dei migliori cecchini in circolazione, se non il migliore in assoluto, e storico collaboratore della DIA. Quando però decide di abbandonare la “professione”, e ritirarsi finalmente in pensione, le cose non vanno come vorrebbe; sarà tenuto costantemente sotto controllo, e qualcuno a lui molto, molto familiare tenterà addirittura di fermarlo… per sempre.

1

Dal regista più volte premio Oscar, Ang Lee (La tigre e il dragone, I segreti di Brokeback Mountain, Vita di Pi) arriva nelle sale una pellicola estremamente ambiziosa dal punto di vista dell’innovazione tecnologica, che ha visto una produzione lunga più di vent’anni; nato da un’idea di Darren Lemke nel 1997, a produrre il film sarebbe dovuta essere la Walt Disney Pictures, sotto la regia di Tony Scott, ma i tempi troppo lunghi nel perfezionamento della computer grafica avevano portato il progetto a sfumare. Non sembra quindi un caso che il ritmo dato all’opera definitiva si rifaccia agli action movies  di fine anni ‘90, più caciaroni e “tamarri”, che studiati.

L’ambizione dal punto di vista tecnico non fa seguito ad una eguale ambizione nello sviluppo dell’intreccio, tant’è che la storia raccontata non ha particolari picchi di originalità o brillantezza. Il nostro protagonista è Henry Brogan (Will Smith), il miglior sicario arruolato nella DIA (Defense Intelligence Agency), capace di centrare il bersaglio da distanze e velocità inimmaginabili; ad ormai cinquantun anni, però, non se la sente più di vestire i panni del killer governativo, ancor più se le sue mansioni non sembrano servire una giusta causa. 

Henry comunica le sue intenzioni di voler andare in pensione, ma i suoi superiori hanno ben altri piani per lui; si accorge presto di essere tenuto sott’occhio da un agente che finge di essere una studentessa, Danny (Mary Elizabeth Winstead) e fino a qui le cose sembrano abbastanza chiare, il governo preferisce averlo ancora in servizio. A complicare presto le cose un misterioso individuo, che tenta a più riprese di eliminare l’uomo con svariate decine di morti sulla coscienza; chi può essere in grado di uccidere il più letale assassino se non una sua esatta replica più giovane?

6677.jpg

Girato in 3D+ con un impressionante Frame Rate di 120 FPS (fotogrammi al secondo), Gemini Man punta proprio tutto sull’impatto visivo, con una tecnica che ha reso possibile la riproduzione interamente al computer una versione del “principe di Bel Air” più giovane di vent’anni. anche su questo frangente, però, alcune note sembrano necessarie: sì perché l’effetto scaturito dal “clone” è più inquietante che strabiliante. I movimenti di macchina rendono, legati alla tecnologia avanzata insieme alla natura action\sci-fi  del film, l’idea e la sensazione di trovarsi catapultati all’interno di un videogioco (poco allettante per chi vorrebbe una “sana” esperienza cinematografica).

I personaggi finiscono per non essere sviluppati a dovere, nonostante le premesse. Il tema del doppio, d’altronde, è stato sfruttato in qualsiasi sua sfaccettatura, ma il discorso esistenziale in relazione a ciò che si è stati in gioventù meritava certamente di meglio. Henry Brogan ed Henry Brogan Jr. sembrano essere perfettamente uguali ma solo fisicamente; le differenze sono imputabili alla differenza di educazione, ma è soprattutto l’esperienza, a contrastare con l’evidende ingenuità e l’incertezza del duplicato. A chiudere il tutto un finale più dolciastro del fondo di una ciotola piena di pop corn al caramello.

Al di là dell’innegabile maestria registica, Gemini man sembra quasi non avere alcuna parentela con i lavori precedenti di Ang Lee, spesso in grado di regalare grandi emozioni; e si può tranquillamente dire che non sia stato un progetto molto sentito, da parte del regista. A dimostrazione di come la tecnologia più avanzata non sia sempre sinonimo di qualità.

post

Gemini Man sarà dal 10 ottobre al cinema.

Cristiana Carta

 

Info

Titolo Originale: Gemini Man

Durata: 117’

Data di Uscita: 10 Ottobre 2019

Regia: Ang Lee

Con: 

Will Smith, Clive Owen, 

Mary Elizabeth Winstead, Benedict Wong

Distribuzione: 20th Century Fox

Klaus – I Segreti Del Natale — Il Primo Film D’Animazione Di Netflix

Netflix presenta il suo primo film d’animazione, Klaus – I Segreti Del Natale, diretto da Sergio Pablos e disponibile globalmente dal 15 novembre.

Scritto da Sergio Pablos, Zach Lewis e Jim Mahoney e con protagoniste le voci di  Jason Schwartzman, JK Simmons, Norm MacDonald, Rashida Jones e Joan Cusack, Klaus vi “concerà per le feste”. Letteralmente.

Sinossi

“Jesper, il peggior studente dell’Accademia delle Poste, viene spedito su un’isola ghiacchiata, oltre il Circolo Polare Artico dove la gente del posto fatica a scambiare qualche parola e tanto meno lettere. Jesper sta per arrendersi quando trova un’alleata in Alva, un’insegnante del posto, e incontra Klaus, un misterioso falegname che vive da solo in una baita piena di giocattoli realizzati a mano. Queste improbabili amicizie sapranno riportare l’allegria a Smeerensburg ricreando anche una nuova tradizione fatta di generosità, magia e calze appese al camino con cura”.

Klaus_Vertical_Main_IT20191011-6506-1yjk28x.jpg

Laura Silvestri

Materiali Stampa: Netflix Italia

Ad Astra – La Recensione

Nel nome del padre

In un futuro prossimo, Roy McBride è un astronauta a cui viene affidata una particolare e delicata missione: dovrà compiere un rischioso viaggio spaziale alla ricerca del padre, partito parecchi anni prima verso Nettuno a capo del segretissimo Progetto Lima, e fino a quel momento dato per morto. Sarà una missione in nome della salvezza del mondo, ma anche l’occasione per Roy di scavare nella propria interiorità e nelle proprie radici, addentrandosi nel “lato oscuro della luna” che si cela in ogni essere umano. 

1

In concorso alla 76ma mostra del cinema di Venezia, l’ultima fatica di James Gray sembra essere stata accolta tiepidamente al Lido; pur non regalando nulla di nuovo, Ad Astra non si può  definire un film superfluo, e non può certo passare inosservato. 

Col dichiarato intento di ispirarsi al celebre romanzo di Conrad, Cuore di Tenebra, il tema cardine di questa rivisitazione in chiave fantascientifica è quello del rapporto tra padre e figlio e, l’elaborazione di quel lascito, quell’eredità umana, che passa da una generazione alla successiva. 

In un futuro non meglio definito, l’uomo è stato in grado di “colonizzare” la luna e buona parte del sistema solare; Roy McBride (Brad Pitt) è un astronauta che ha seguito le orme del padre, il quale è considerato una leggenda per aver affrontato il primo viaggio alla volta di Nettuno, in cerca di vita extraterrestre. Per sedici anni Clifford McBride (Tommy Lee Jones) è stato dato per morto in questa allucinante missione, fino a che una violenta tempesta magnetica non fa sorgere qualche dubbio, e getta delle ombre sull’”eroe” dello spazio e sul visionario Progetto Lima.

gtcdtyh

Roy è cresciuto col mito del padre, un padre assente, un padre con delle colpe, e per lui arriva la missione spaziale più dolorosa e complessa di tutte, non tanto a livello fisico quanto emotivo: nel tentativo di sventare l’imminente disastro che rischia di spazzare via la terra, dovrà andare alla ricerca dell’uomo, affrontando i meandri insondati della volta celeste. 

Gli uomini sono stati, fin dalla  notte dei tempi, alla ricerca di qualcosa in più, sfidando i limiti e oltrepassandoli sempre, senza accontentarsi mai; gli uomini sono anche i “divoratori di mondi“, come in epoca coloniale così nei viaggi futuristici interplanetari, sfruttando fino all’ultimo tutte le risorse a cui possono attingere. 

Roy parte forse per espiare una colpa che non gli appartiene, ma che sente in qualche modo insita ne suo essere; forse per cercare qualcosa oltre gli involucri senza sostanza, oltre l’amarezza della solitudine; tutto ciò che trova, in un modo o nell’altro, è solo quel ragazzino che avrebbe tanto voluto avere una figura paterna al suo fianco.

ddctc

 Ad Astra sfrutta le grandi narrazioni cinematografiche di fantascienza ormai entrate nell’immaginario collettivo per introdurre delle questioni esistenziali e d’introspezione. Non ha certamente grandi picchi di innovazione, è figlio di tutto un filone che si potrebbe far risalire a 2001 Odissea nello Spazio, passando per Tarkovskji fino a Gravity di Cuàron, concludendo con il film che (guarda caso) ha aperto l’edizione passata della mostra del cinema di Venezia, Il Primo Uomo di Chazelle. Eppure regala tantissimo dal punto di vista umano, toccando nervi scoperti lì dove ci si sente più indifesi, perché la solitudine può essere terrorizzante esattamente come può esserlo l’ignoto.

Tra sequenze esteticamente mozzafiato e un montaggio sonoro suggestivo, qualche problema non manca: manca la concretezza narrativa, in un film che ti prende sì per mano, e ti guida all’interno di un’atmosfera piena di significato, ma non ti permette di sostare il tempo necessario, senza poter assimilare il contesto e fare il punto della situazione.

Per quanto riguarda Pitt, stella indiscussa “tra le stelle”: freddo e impassibile, forse troppo, non sembra mostrare mai il minimo cedimento o la minima emozione; paradossalmente, in un altro film che lo vede impegnato questi giorni nelle sale, C’era una volta… a Hollywood, seppur non protagonista, sprigionava un carisma che purtroppo qui risulta totalmente assente, ma il fascino gli permette di farsi perdonare (quasi) tutto.

1

Sarà un’avventura intergalattica (all’interno dell’animo umano) difficile da dimenticare.

Ad Astra è dal 26 settembre al cinema.

Cristiana Carta

Info

Titolo Originale: Ad Astra

Durata: 124’

Data di Uscita: 16 Settembre 2019

Regia:  James Gray

Con:

 Brad Pitt, Tommy Lee Jones,

 Ruth Negga, Liv Tyler   

Distribuzione: 20th Century Fox

C’Era Una Volta A… Hollywood – La Recensione

Un viaggio nella Hollywood da sogno di Quentin Tarantino

Intro

Onirico, ma non del tutto irreale. Incantevole, ma non perfetto. Nostalgico, ma con un’attualità tutta sua. Il passato dai tratti ucronici raccontato da Mr. Tarantino e di cui si fanno protagonisti i personaggi di Leonardo DiCaprio (Rick Dalton), Brad Pitt (Cliff Booth) e Margot Robbie (Sharon Tate) arriva finalmente sugli schermi d’Italia, dopo aver debuttato a Cannes a maggio (per poi uscire in America) e aver conquistato la Capitale del Bel Paese nel mese di agosto.

E allora tuffiamoci anche noi in questo mare di ricordi dai colori vibranti e dai toni pastello; dalle note che fuoriescono dai giradischi per diffondersi nelle abitazioni, nei locali e nelle strade di Los Angeles; dalle illusioni di un tempo che dovrà venire, ma che forse non arriverà mai davvero. Accompagniamo dunque l’irrequietezza di Rick, la praticità di Cliff e la spensieratezza sognante di Sharon che dipingono la Hollywood di un tempo, presente nel cuore dei personaggi, lontano – eppure così vicino – per gli spettatori, ma passato e sempiterno nella mente del regista.

Laura Silvestri

main_large

C’era una volta… il piccolo Quentin (Discorsi a cuore aperto)

Rick Dalton è un attore televisivo ormai di scarso successo, nonostante un glorioso passato, che insieme alla sua controfigura e grande amico Cliff  cerca di tirare avanti rincorrendo i bagliori di Hollywood; i suoi vicini di casa sono niente meno che Roman Polanski e moglie, in quei fatidici giorni che hanno visto il brutale assassinio di Sharon Tate da parte della Famiglia di Charles Manson.

main_large

“Sometimes I feel like my only friend is the city I live in, the City of Angels….” cantava Anthony Kiedis, nel 1992: una “città degli angeli” dove tutto è possibile, che può confortare, ispirare e far compagnia a chiunque si senta un estraneo nel mondo; quella stessa città, Los Angeles, che Tarantino decide di omaggiare con la sua attesissima e sfavillante ultima fatica. L’autore di cult assoluti quali Le Iene, Pulp Fiction, Kill Bill, Bastardi senza gloria ci porta a fare un viaggio – nella memoria e nel tempo – che agisce su più livelli, attraverso la sua personale ricostruzione di un’epoca cruciale, tanto per la formazione cinefila dello stesso Tarantino quanto per l’intera storia del cinema. 

Arrivato al suo nono lungometraggio, il regista sembra voler tirare le somme di una carriera avviata ufficialmente proprio in quel fatidico ‘92. Come volendo fare un recap conclusivo, “sfilano” durante il film i tantissimi ed eterogenei elementi cinematografici a lui cari (caratteristici della sua cifra stilistica), dando comunque massima attenzione all’organicità narrativa, ottenendo un risultato entusiasmante e per nulla scontato.

main_large

In breve, la storia si svolge nel 1969 in una Hollywood in pieno fermento ed evoluzione, che stava per essere sconvolta dal terribile omicidio dell’attrice Sharon Tate (ai tempi moglie di Roman Polanski, nonché in dolce attesa) ad opera della setta di Manson, segnando prepotentemente un “prima” e un “dopo”; Rick Dalton (Leonardo DiCaprio) è un attore televisivo ormai divenuto di scarso rilievo, e affiancato da Cliff Booth (Brad Pitt) – sua controfigura, amico e “assistente” – , cerca di farsi strada in un ambiente che sembra non avere più spazio per loro. 

Quando l’agente di Rick gli propone di andare a lavorare in Italia per un regista di spaghetti western, scoppia la crisi esistenziale definitiva dell’attore, terrorizzato all’idea di aver toccato il fondo. Intanto, la coppia Polanski/Tate (interpretati da Rafał Zawierucha e Margot Robbie) va ad abitare la villa adiacente a quella di Dalton, e i due fanno come da contraltare alle inquietudini del vicino: loro sono dei fari luminosi, in questa “nuova Hollywood” che si stava andando a formare; nell’ombra, in disparte (ma di certo non “sconfitto”) c’è Cliff , laborioso, propositivo e fornito di eccezionale lealtà, una di quelle figure che, pur nascoste, hanno contribuito a rendere grande il cinema. 

In linea di massima, la narrazione appare strutturata come un romanzo corale, che si snoda seguendo i passi di Rick e di Cliff, ma spesso anche della Tate; struttura coadiuvata dalla voce narrante fuori campo, che non può non richiamare alla mente le favole della buonanotte (Once upon a time…) alla maniera di Tarantino, s’intende. Del resto, il punto fondamentale continua ad essere il piacere di raccontare; non c’è bisogno di dire come lui ci riesca alla grande, piegando magistralmente la Storia alle sue necessità espressive.

main_large.jpg

Ciò che rende questa pellicola un vero gioiello, però, è la sua natura metacinematografica che, attraverso i riferimenti pop, le reiterate manie e il citazionismo “spietato”, si fa al tempo stesso autocitazionismo. Non è un mistero l’enorme debito di Quentin Tarantino verso Sergio Leone (il titolo del film ne è una palese dimostrazione) e il western italiano, verso Scorsese, oppure verso il cinema d’azione proveniente da Hong Kong (ed ecco Bruce Lee, che in quegli anni era divenuto una vera e propria stella di Hollywood), ma tanto altro si potrebbe nominare; come il fantasma del natale passato, tutto ritorna, in un modo o nell’altro, per un faccia a faccia con la vera anima di uno tra i registi più orgogliosamente cinefili di sempre.

Per quanto possa risultare scontato, il cast eccezionale non delude affatto, e spiccano per ovvi motivi i nostri protagonisti; DiCaprio sfoga il suo talento ed emoziona; Brad Pitt, forse un po’ più defilato come il personaggio prevedeva, ma quanto mai incisivo; la splendida Margot Robbie sembra fatta su misura per vestire i panni della compianta star in ascesa, prendendone non solo le movenze ma anche (se in questi termini vogliamo definirla) l’essenza.

main_large1

Al netto delle polemiche, che già hanno infiammato buona parte degli “addetti ai lavori”, C’era una volta a… Hollywood trabocca di umanità, passione, rispetto e ammirazione verso i mestieri della settima arte. Non ha potuto fare a meno, Tarantino, di cogliere quella componente di umanità anche nei giovani adepti – in particolar modo Le Ragazze – della Manson Family (che si tratti di civetteria, di rabbia o di paura, non è determinante).

Con quello che il regista ha ribadito essere il suo “penultimo, forse ultimo film per il cinema” ci regala una perla che ha il sapore di un discorso di commiato a cuore aperto, indimenticabile e veramente sentito. 

C’Era Una Volta A… Hollywood è un film con talmente tanti input di riflessione da richiedere analisi ben più approfondite, ma al momento dovrebbe bastare aggiungere che si tratta sì di quasi tre ore, che però non fanno sentire il loro peso, scorrendo veloci, dense di imprevedibilità e di uno spropositato, puro amore per il cinema.

main_large

Dal 18 settembre al cinema.

Cristiana Carta

 

Info

Titolo Originale: Once Upon A Time... In Hollywood

Durata: 165’

Data di Uscita: 18 Settembre 2019

Regia: Quentin Tarantino

Con: 

Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, 
Margot Robbie, Timothy Olyphant, 
Dakota Fanning, Al Pacino,
 Luke Perry, Austin Butler,
Damian Lewis, Kurt Russel,
 Maya Hawke

Distribuzione: 

Warner Bros. Italia e Sony Pictures Entertainment

I Fratelli Sisters – Nel vecchio West con il Blu-Ray del Film

I Fratelli Sisters

“È il 1851, e Charlie ed Eli Sisters (Joaquin Phoenix e John C. Reilly) sono due fratelli e assassini, cresciuti in un mondo selvaggio e ostile. Hanno le mani sporche di sangue: sangue di criminali, sangue di vittime innocenti… Sono dei pistoleri, e quella è l’unica vita che conoscono. Il più anziano dei due, l’introspettivo Eli (Reilly) continua ad uccidere su commissione insieme al fratello più giovane, ma sogna una vita normale. Il più giovane dei due, Charlie (Phoenix) che è un grande bevitore, ha preso entusiasta il controllo del duo nell’esecuzione dei cruenti mandati. Ciascuno di loro mette però in discussione il metodo dell’altro e la loro vita è un continuo battibecco.

Durante un viaggio nei territori del Nord Ovest, i fratelli Sisters giugnono sulle montagne dell’Oregon, poi in un pericoloso bordello nella piccola città di Mayfield e, infine, nella California della febbre dell’oro. Il viaggio metterà a dura prova il legame tra i due fratelli basato sulla loro attività omicida, ma potrebbe anche trasformarsi nell’occasione per riscoprire ciò che resta della loro umanità?”

Presentato alla settantacinquesima edizione della Mostra del Cinema Di Venezia e vincitore del Leone d’argento per la Miglior Regia, I Fratelli Sisters arriva finalmente in edizione Home Video.

Prima pellicola in lingua inglese per il regista francese Jacques Audiard, I Fratelli Sisters mette insieme un cast principale di enorme talento (Joaquin Phoenix, John C. Reilly, Jake Gyllenhaal, Riz Ahmed) per raccontare la storia di due fratelli nel vecchio west, ma non nel modo in cui vi aspettereste.

Nell’edizione blu-ray del film (1080i/p HD Widescreen 2.35:1, DTS HD Master Dolby Audio), il cui menù principale è disponibile in 5 lingue (Inglese, Italiano, Ungherese, Polacco e Rumeno), troviamo, oltre al lungometraggio – della durata di 122 minuti circa, con traccia audio in Inglese, Italiano, Ungherese e Polacco e sottotitoli in Inglese, Italiano, Ungherese, Polacco e Rumeno – tre segmenti ascrivibili ai contenuti speciali.

21301454202854576166

Q&A con Jacques Audiard e Jake Gyllenhaal

Nella sessione di domande e risposte, il regista spiega come è avvenuto l’approccio con il libro di Patrick DeWitt, da cui è tratto il film, mentre Gyllenhaal, che sembrerebbe aver “rincorso” Audiard per parecchio tempo per riuscire ad avere un ruolo in uno dei suoi film, racconta come ha ottenuto la parte di Morris in un aneddoto davvero divertente.

I due passano poi a parlare di scelte e tecniche e creative atte ad ottenere il massimo dell’autenticità, senza però inficiare la riuscita artistica del film, dei valori e dei sentimenti con cui la pellicola è stata realizzata e che cerca di trasmettere, e di come ci si sente a lavorare a un progetto del genere.

Interviene poi il pubblico, che indaga maggiormente sulla caratterizzazione dei personaggi e le dinamiche tra loro, così come sulla direzione presa da Audiard nella stesura della sceneggiatura, e le sue intenzioni riguardo al finale.

Per Sempre Fratelli

La seconda featurette riguarda il rapporto tra i due personaggi principali, Eli (Reilly) e Charlie (Phoenix) e ne esplora i retroscena.

Ricercato Vivo o Morto

L’ultimo dei contenuti extra è una carrellata di scene che ci offre una panoramica di quello che vedremo nel film.

The Sisters Brothers

La Redazione

Info

Titolo Originale: The Sisters Brothers

Data di Uscita HV: 28 agosto 2019

Durata:122'

 Regia: Jacques Audiard 

Con: 

Joaquin Phoenix, John C. Reilly, 

Jake Gyllenhaal, Riz Ahmed  

Distribuzione: 

Universal Pictures Home Entertainment Italia

E Poi C’è Katherine – La Recensione

Gara di bravura tra Emma Thompson e Mindy Kaling

Katherine Newberry, (Emma Thompson) iconica presentatrice di talk show in onda da più di 30 anni, rischia di perdere il suo show poiché gli ascolti  crollano ogni anno sempre di più. Decide così di assumere Molly Patel, (Mindy Kaling) una donna di origine indiana, nel team di scrittura del suo programma popolato da soli uomini. Sarà l’inizio di una rivoluzionaria trasformazione per Katherine.

94282_ppl

Tra blockbuster multimilionari e drammi che puntano dritti agli Oscar, sembra che Hollywood non produca più pellicole come E poi c’è Katherine, che è un film senza pretese, ma scritto con intelligenza, con tanto di messaggio edificante, senza però essere stucchevole.

Una delle ultime commedie ambientate dietro le quinte di un talk show risale al 2010, Il Buongiorno del mattino, con protagonisti Rachel McAdams e Harrison Ford, o anche, di argomento simile, la serie tv del 2012 di Aaron SorkinThe Newsroom.

E poi c’è Katherine è il primo lungometraggio scritto da Mindy Kaling – già autrice della serie The Mindy Project e The Office – che dice di averlo ideato appositamente per Emma Thompson.

e-poi-cè-katherine-4.jpg

Il film è sì, pieno di cliché, e il finale è prevedibile sin dalla prima inquadratura, ma Mindy Kaling – qui anche in veste di interprete – con la sua scrittura acuta riesce a superare brillantemente tutte le situazioni già viste, per poi ribaltarle e portare una prospettiva diversa e dare autenticità alla scena.

Infatti, la chimica tra la due attrici è palpabile, ed è il cuore del film: il rapporto tra Katherine e Molly non è mai scontato, anzi, prende corpo dalla sincera empatia tra le due protagoniste.

Emma Thompson e Mindy Kaling sono quindi mattatrici assolute della scena, ma anche i personaggi secondari hanno il loro spazio: la performance di John Lithgow (The Crown) come marito di Katherine, dà vita ad una delle scene più toccanti del film, e anche Hugh Dancy (Hannibal, I Love Shopping) non è da meno.

LN_00350

E poi c’è Katherine è stato classificato come vietato ai minori di 17 anni, oltre ad aver ricevuto critiche da chi lo ha visto come una semplice scusa per portare avanti l’agenda femminista. Invece, il messaggio del film non appare mai forzato né sbandierato, e le battute più riuscite sono motivate proprio dal delicato tema, trattato sempre con autenticità.

Per i suoi 102 minuti di durata, non c’è un solo momento che non vi ruberà almeno un sorriso, anche se non è mai una risata sguaiata, ma piuttosto una risata intelligente.

Una pellicola leggera e brillante, anche se scontata in alcuni momenti, ma mai banale,  con una Emma Thompson in grande spolvero.

film E poi c'è Katherine

E poi c’è Katherine sarà dal 12 settembre al cinema.

Anna Antenucci

Info 

Titolo Originale: Late Night

Durata: 102'

Data di Uscita: 12 settembre 2019

Regia: Misha Ganatra

Con:

Emma Thompson, Mindy Kaling, 

Hugh Dancy, John Lightgow

Distribuzione: Adler Entertainment

IT – Capitolo Due — La Recensione

Tour Dew Force Da Brivido

27 anni dopo gli eventi accaduti nel primo capitolo, il male, nella forma del Clown Pennywise, torna ad impossessarsi della cittadina di Derry, nel Maine, e costringe il Club dei Perdenti a ritrovarsi insieme per combattere le loro paure e annientarlo una volta per tutte.

rev-1-IT2-26273r_High_Res_JPEG

Nel 2017, l’adattamento cinematografico di Andy Muschietti della prima parte del mastodontico lavoro di Stephen King si era rivelato un fulmine a ciel sereno: il primo capitolo del film ha generato una risposta entusiasta sia da parte del pubblico che dalla critica, incassando 700 milioni di dollari a fronte di una spesa di 35.

Ora, IT – Capitolo Due alza la posta in gioco, con una durata maggiore, (169 minuti contro i 135 del primo film), più sangue e più CGI.

I membri del Club dei Perdenti sono cresciuti (con un lavoro del  casting che in alcuni casi sfiora la perfezione), sono diventati adulti, hanno cercato di andare avanti con le loro vite come potevano ma la chiamata da parte di Mike li costringe a tornare a Derry.

rev-1-IT2-06927r_High_Res_JPEG

Questo secondo capitolo parte davvero in quarta, mostrando già dalla scena iniziale dei jump scare più che degni di nota. Ma con il proseguire del film, forse complice la durata eccessiva, si perde questo ritmo, rallentando sempre di più, diventando molto ripetitivi nei meccanismi atti a suscitare paura e svuotando man mano della loro potenza tutte le scene spaventose. Dopo svariate volte in cui la scena sembra ripetersi aello stesso modo, l’occhio dello spettatore andrà subito a cercare l’angoletto più buio dell’inquadratura, in cui si nasconderà, prevedibilmente, Pennywise.

Anche qui in cabina di regia c’è Andy Muschietti, che utilizza ogni angolo di ripresa, ogni inclinazione della telecamera, per massimizzare lo spavento, riuscendoci e adattando delle soluzioni di montaggio – che anche i detrattori più cinefili non avranno nulla da contestare – per collegare i giovani attori del primo capitolo ai protagonisti del secondo.

Tutti gli attori adulti ci offrono delle performance incredibili, in prima linea Jessica Chastain, James McAvoy e Bill Hader, e ad ogni personaggio viene concesso il giusto tempo per essere approfondito, tanto che a volte sembra di rivedere il primo capitolo interpretato però da attori adulti.

IT-CAPITOLO-2-TEASER-POSTER-ITALIA-01

Nonostante la durata eccessiva e molte scene ripetitive, IT – Capitolo Due mantiene le promesse fatte alla fine del primo capitolo e offre 3 ore di spavento condite da performance di primo livello.

IT- Capitolo Due è dal 5 settembre al cinema.

Anna Antenucci

Info:

Titolo originale: IT – Chapter Two

Durata: 169 minuti

Data di Uscita: 5 settembre 2019

Regia: Andy Muschietti

Con: 

Bill Skarsgård, Jessica Chastain, 

James McAvoy, Jay Ryan

Bill Hader, James Ransone, 

Isaiah Mustafa

Distribuzione: Warner Bros. Pictures