Spider-Man: Un Nuovo Universo – La Recensione

C’è Un Solo Spider-Man… O Forse No?

Un misterioso macchinario ideato dalle Fisk Industries causa una collisione tra realtà parallele, tutte abitate dal proprio “amichevole Spidey di quartiere”. Per evitare disastrose ed irreparabili conseguenze, Miles Morales e gli altri membri del Ragnoverso dovranno unire le forze e tentare di riportare alla normalità le loro realtà.

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Questo Natale preparatevi ad accogliere nelle sale delle vostre città uno – anzi, molti – dei supereroi più amati dai fan dei fumetti e non: Spider-Man. E Spider-Man. E Spider-Man. E… Beh, avete afferrato il concetto.

Spider-Man: Un Nuovo Universo porterà infatti sul grando schermo differenti versioni dell’eroe mascherato, dai più conosciuti Peter Parker (Chris Pine e Nick Johnson) e Miles Morales (Shameik Moore), alle “varianti” più insolite, come Peni Parker (Kimiko Glen) e Spider-Ham (John Mulaney), a cui si aggiungeranno anche lo Spider-Man Noir di Nicolas Cage e la Spider-Gwen di Hailee Steinfeld.

Riprendendo un’idea vista precedentemente su carta – come nell’arco narrativo Spider-Verse del 2014 – e in tv – nella terza e quarta stagione di Ultimate Spider-Man: Web Warriors -, il lungometraggio animato diretto da Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rotnam, e scritto da Phil Lord e Chris Miller, ci fa dono di una delle migliori pellicole sul personaggio, accrescendo, ancora una volta, l’impatto a lungo termine dell’Uomo Ragno sulla cultura popolare.

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Protagonista principale del film è Miles Morales, lo Spider-Man di origini afro-americane/portoricane – creato da Brian Michael Bendis e Sara Pichelli –  dell’Ultimate Universe.

Il ragazzo, alle prese con la pubertà e il trasferimento in una nuova, elitaria scuola – e ultimamente poco in sintonia con l’austero padre poliziotto (Bryan Tyree Henry) – sta faticando nel trovare il suo posto nel mondo. L’unico con cui sembra riuscire ad essere sé stesso senza problemi è lo zio Aaron (Mahershala Ali), che lo incoraggia a esprimersi attraverso l’arte, e realizzando murales. Mentre Miles è intento in quest’ultima attività, viene in contatto con un ragno radiattivo, il cui morso lo doterà di straordinari poteri.

Resosi conto delle abilità acquisite, Miles inizierà a testarle per la città, imbattendosi in quella che si rivelerà essere l’ultima battaglia dello Spider-Man originale, Peter Parker, che affiderà al suo “erede” il compito di finire ciò che lui stesso aveva iniziato, e fermare i piani del malvagio Wilson Fisk/Kingpin (Liv Schreiber). Da qui, la storia prenderà una piega sempre più incredibile, portando all’incontro e alla co-esistenza, nella stessa realtà, dei vari Spidey.

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La particolarissima animazione di Spider-Man: Un Nuovo Universo – che effettua un mix di tecniche e stili, amalgamandoli con abilità e originalità -, rende piacevole e mai noiosa la visione, e aiuta lo spettatore a barcamenarsi nel variopinto mondo della storia grazie anche ad espedienti che segnano il passaggio (letterale e figurato) tra una scena, una sequenza o una situazione, all’altra – come nel caso della comparsa delle didascalie tipiche dei comics dopo l’acquisizione dei poteri da parte del protagonista.

Musiche accattivanti, pop/street art e colori psichedelici, omaggi e (auto)citazioni, umorismo on-point, ma anche significativi movimenti di macchina, momenti drammatici, di riflessione e di condivisione – e un iconico cameo del compianto Stan Lee – accompagnano Miles, Peter e gli altri nella più imprevedibile delle avventure, ricordando a loro – e a noi – che il mestiere dell’eroe può essere entusiasmante, divertente, appagante, ma anche difficile, pericoloso, e può richiedere sacrifici più grandi di quelli che molti sarebbero disposti a compiere.

Ma come già sappiamo più che bene… «Da grandi poteri derivano grandi responsabilità».

Siete pronti, dunque, a indossare anche voi la maschera e diventare degli eroi come (gli) Spider-Man?

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Spider-Man: Un Nuovo Universo arriverà nella nostra realtà cinematografica il 25 Dicembre 2018.

P.S. Rimanete fino alla fine dei titoli di coda, non ve ne pentirete.

Laura Silvestri

Disclaimer: Immagini prese da Google Immagini

 

Info

Titolo Originale: Spider-Man: Into The Spider-Verse

Durata: 117'

Data di Uscita: 25 Dicembre 2018

Regia: Bob Persichetti, Peter Ramsey, 

Rodney Rotnam

Con: 

Chris Pine, Nick Johnson, 

Mahershala Ali, Shameik Moore, 

Kimiko Glen, John Mulaney, 

Nicolas Cage, Hailee Steinfeld, 

Oscar Isaacs, Liv Schreiber

Distribuzione: Sony Pictures





Aquaman – La Recensione

Un Nuovo Re, Una Vecchia Storia

Dall’unione tra la Regina di Atlantide e un umano della terraferma nasce Arthur Curry, colui che, alla scomparsa della madre, sarebbe destinato a divenire Re di Atlantide in quanto primogenito, e a portare la pace tra i due popoli in quanto appartenente ad entrambi i mondi. Eppure sul trono di Atlantide siede suo fratello Orm, e il popolo del mare sembra essere entrato in guerra con quello della Terra. Arthur – conosciuto ormai dalla gente come Aquaman – con l’aiuto di Mera – Principessa di Xebel – dovrà trovare il modo di porre fine al conflitto, e ristabilire la pace nei due regni.

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L’anno nuovo verrà inaugurato in casa DC/Warner Bros. con l’uscita nelle sale di Aquaman, il lungometraggio dedicato al Re di Atlantide – interpretato qui da Jason Momoa -, già visto sul grande schermo in occasione del team-up di supereroi DC dello scorso anno, Justice League.

In Justice League, i contatti di Arthur con Atlantide erano ancora scarsi, salvo un paio di sue comparsate “in fondo al mar” per indagare e successivamente tentare di sventare gli attacchi di Steppenwolf.

Anche sulla terra la sua doppia identità come Aquaman non era stata ancora del tutto affermata – nonostante non si tirasse indietro nei momenti di necessità -, o, almeno, non all’inizio del film.

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In Aquaman assistiamo invece non soltanto alla crescita della sua fama da eroe in superficie, ma anche al suo riavvicinamento con il popolo marino. “Reclutato” da Mera (una splendida Amber Heard) e Volk (Willem Dafoe) per porre fine alla sete di potere e ai piani disfattisti del fratello Orm (Patrick Wilson), Arthur dovrà mettere da parte i suoi pregiudizi nei confronti di coloro che incolpa per avergli portato via la madre, e cercare di diventare l’uomo, il Re, l’Eroe di cui il popolo del mare e quello della terraferma hanno bisogno.

Tramite una quest improntata su un doppio livello, universale – la ricerca del Tridente di Re Atlan, il cui possesso lo legittimerebbe come Re di Atlantide – e personale – la ricerca del sé, come prevede il classico “viaggio dell’eroe” -, James Wan mette su le basi per un origin movie dal grande potenziale, ma che purtroppo non viene propriamente raggiunto in fase di realizzazione.

Aquaman soffre di un’ambizione forse troppo ardita, che invece di trovare remunerazione per il coraggio di aver osato, riceve una condanna per aver osato troppo. Condanna però giusta, perché la pellicola risulta esagerata sotto ogni aspetto: dall’invadentissima CGI – era logico che in un tale contesto venisse usata in grande misura, ma che non che non ne mantenesse una -, ai dialoghi eccessivamente palesi e on the nose – viene chiaramente violato il principio «Show, Don’t Tell!» -, alle strane scelte registiche, o anche in fatto di acconciature – la parrucca della Regina Atlanna (Nicole Kidman) e i capelli di Vulko e Re Nereus (Dolph Lundgren) sono un qualcosa di inguardabile, mentre è stato fatto un ottimo lavoro con il personaggio di Mera -.

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I villain, poi, non colpiscono e non affondano – perdonateci il gioco di parole -, né nel caso del fratello geloso Orm – il quale soffre anche del paragone con la sua controparte Marveliana, Loki, che può certamente vantare di una assai più abile costruzione cinematografica -, né nel caso di Black Manta (Yahya Abdul-Mateen II), che riesce ad essere persino meno memorabile di Steppenwolf – forse non per la povera Sicilia, ma per gli spettatori sicuramente -.

È più che naturale, allora, sfociare nel kitsch e nel trash, e non riuscire a trovare un’impronta stilistica definita, macchiandosi invece di una confusione generale che possiede, tristemente, poche qualità redentive.

Tra queste, sono assolutamente da segnalare i personaggi di Arthur e Mera, che trovano in Momoa e nella Heard degli interpreti perfetti, con un’ottima chimica, e con delle interessanti dinamiche da sviluppare – ci si augura – in futuro; alcune ambientazioni, in particolare quelle delle scene in Sicilia – e non lo diciamo per orgoglio nazionale, ma perché offrono realmente una tanto agognata dose di genuinità alla pellicola -; e alcune battute e momenti che riescono ad entusiasmare anche il pubblico più (non a torto) critico.

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Aquaman si rivela dunque essere un concentrato poco ben amalgamato di elementi che, se gestiti diversamente, avrebbero potuto rappresentare la carta vincente del film, mentre nello stato attuale ne costituiscono, purtroppo, il proverbiale tallone d’Achille – si fa per dire -.

Si ripete dunque la storia dei cinecomic DC che potevano essere, ma che invece non sono. Con l’unica eccezione di Wonder Woman – e lungi da noi conoscere i motivi per cui non ne è stato preso l’esempio -, il DCEU sembra non avere ancora trovato una sua direzione.

Ma visti gli ingenti incassi che sta già realizzando il film di Wan, forte dell’hype creatosi attorno ad esso, dubitiamo che in casa Warner Bros. venga a mancare lo spirito delle feste.

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Aquaman arriverà nei mari – e nelle sale – d’Italia dal 1 Gennaio 2019.

Laura Silvestri

Info 



Titolo Originale: Aquaman



Durata: 143'



Data di Uscita: 1 Gennaio 2019



Regia: James Wan



Con: 


Jason Momoa, Amber Heard, 


Willem Dafoe, Nicole Kidman, 


Patrick Wilson, Dolph Lundgren, 


Temuera Morrison, Yahya Abdul-Mateen II,
Kekoa Kekumano



Distribuzione: Warner Bros. Italia

 

 

Amici Come Prima – La Recensione

Non ci siamo già visti da qualche parte?

In un hotel di lusso milanese sono in arrivo grossi cambiamenti, e il primo a subirne le conseguenze è il direttore, sempre fedele e soprattutto stimato da tutti, ma che viene licenziato ciononostante. È un brutto colpo per lui, ma non si scoraggerà, arrivando al punto di fingersi una badante, pronto(a) persino a prendersi cura dell’anziano proprietario di quello stesso hotel che gli ha dato il benservito.

2) C. De Sica M. Boldi @Loris T. Zambelli_MG_0238

Ci siamo già visti sì, l’ultima volta ben tredici anni fa.

Di nuovo insieme la coppia che, solo a nominarla, riecheggia di situazioni paradossali, vissute da personaggi poco probabili, indicativamente durante il periodo natalizio: Christian De Sica e Massimo Boldi.

In questa storia – che con grande disappunto sembra non avere nulla a che fare con le amate festività – Christian De Sica interpreta Cesare, uno stimatissimo ma sfortunato direttore d’albergo.

Il proprietario del rinomato Hotel Colombo (Massimo Boldi) sembra attraversare una fase complicata, tra la demenza senile e la passione per le pro…caci e belle giovani. La figlia di Colombo (Regina Orioli), è intenzionata a prendere in mano le redini dell’”impero”; sostiene che il padre non sia più in grado di occuparsi di nulla, e controlla di fatto ogni aspetto della sua vita – tranne quando se la spassa a sua insaputa -. L’arrivo dei nuovi soci cinesi porta aria di cambiamento, e Cesare si ritrova di punto in bianco sollevato dal suo incarico.

20) C. De Sica L. Savino F. Bruni @Loris T. Zambelli_MG_0806

L’ex direttore si ritrova alla disperata ricerca di un nuovo impiego, impresa decisamente proibitiva per chi è più in là con gli anni o laureato; per di più ha accanto una moglie (Lunetta Savino) che non fa altro che mortificarlo: vorrebbe continuare a vivere agiatamente, e poi, insomma, c’è da produrre il primo singolo di Matteo (Francesco Bruni), il loro talentuosissimo figlio!

La soluzione arriva come un colpo di fulmine: la figlia di Colombo è in cerca di una nuova badante per il padre, ovviamente, rigorosamente donna. Cesare però non si scompone, e insieme all’aiuto di un ex collega suo amico, prenderà le sembianze di un’avvenente e robusta signora biondo platino. Per 5000 euro al mese questo ed altro! C’è solo un ultimo problemino: la moglie e il figlio sono completamente all’oscuro di tutto.

Tra battute fuori luogo e soluzioni narrative dipendenti dalle comedy anni ‘80/’90 – qualcuno ha detto Tootsie? o Mrs. Doubtfire? -, bisogna ammettere che i buoni sentimenti che animano il film non sono così sgradevoli.

23) M. Boldi R. Orioli @Loris T. Zambelli_MG_0680

 Boldi da’ sostanzialmente vita ad un personaggio triste, vuole sentirsi pieno di energia ma appare un po’ squallido; la trasformazione di De Sica riesce ad essere abbastanza divertente, all’interno di talune situazioni; la Orioli, invece, è in grado di rendere la sua interpretazione tanto irritante quanto il suo personaggio – è una dote anche questa, forse.

Alla conferenza è intervenuto il cast, con Christian De Sica nel doppio ruolo di attore e regista, in collaborazione con il figlio, Brando. Una cosa che però ha voluto sottolineare il duo dei cinepanettoni è il fatto che la loro pausa non fosse affatto dipesa da qualche brusco litigio, come si vociferava. Sono tornati, e probabilmente continueranno a lavorare insieme in futuro. Si è scherzato molto anche sulle parecchie strizzate d’occhio ai loro film precedenti.

Insomma, una pellicola che emana tantissime vibrazioni anni ’90 – fin dalla colonna sonora – il che può considerarsi un piccolo passo avanti rispetto al contesto poco felice in cui il film si inserisce.

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Amici Come Prima sarà al cinema dal 19 Dicembre.

Cristiana Carta

 

Info



Titolo: Amici come prima



Durata: 85’



Regia: Christian De Sica 



Data di uscita: 19 Dicembre 2018



Con: Christian De Sica, Massimo Boldi, 


Regina Orioli, Lunetta Savino, 


Maurizio Casagrande, Francesco Bruni



Distribuzione: Medusa Film

Ben Is Back – La Recensione

Wow. Avete ancora paura di me.

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È la mattina del 24 dicembre, e i Burns si stanno preparando per trascorrere le festività.

Tutto sembra essere tranquillo, finché il giovane Ben Burns (Lucas Hedges) torna a casa per passare il Natale con la sua famiglia, dopo essere uscito dalla comunità a cui si era rivolto per disintossicarsi.

Sua madre, Holly (Julia Roberts), sulle prime è emozionata per il ritorno del figlio ed è fiduciosa nei suoi progressi, ma lo scetticismo di sua figlia Ivy (Kathryn Newton) e la premura del suo compagno Neal (Courtney B. Vance) la mettono in guardia, ricordandole che in passato Ben è stato una minaccia non solo per sé, ma anche per la sua famiglia.

Holly decide di far restare suo figlio, ma ad una condizione: che si lasci sorvegliare da lei stessa per le 24 ore successive.

Tuttavia, Ben non è tornato solamente nella casa di famiglia, ma anche tra i fantasmi che ha nascosto in soffitta, tra quelle colpe e in quella realtà criminale da cui era scappato.

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Ben is Back è diretto da Peter Hedges, sceneggiatore e regista di Schegge di Aprile co-sceneggiatore di About A Boy. Anche in questo caso, come in quello dell’ultima opera citata, Hedges ha analizzato la relazione tra famiglia e dipendenza basandosi su vicende autobiografiche in cui si sono verificati degli episodi di assuefazione all’alcool e alle droghe. 

La famiglia Burns è duplice: se da una parte c’è un polo positivo, rappresentato dalla tolleranza di Neal e della felicità dei due figli che ha avuto da Holly, Lacey e Liam, dall’altra c’è la negatività della sofferenza nelle lacrime della stessa Holly, di Ben e di Ivy – emblematica è la catartica scena in cui quest’ultima canta Oh Holy Night -.

Non è difficile entrare in empatia con Holly e Ben, così come non è facile uscirne una volta fuori dalla sala: l’ansia e le paranoie di Holly sono le stesse che prova anche il pubblico, e il solo pensare ai pericoli in cui potrebbe incappare Ben, terrorizza lui e gli spettatori in egual modo.

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I fiati, i bassi, le poche note al piano della colonna sonora di Dickon Hinchcliffe (Un Gelido Inverno, Locke) e la fotografia fredda di Stuart Bryburgh (Lezioni di Piano, I Sogni Segreti di Walter Mitty, The Gifted – il Dono del Talento) fanno sì che il gelo della Vigilia rispecchi quello che, in quel giorno, porta con sé Ben tornando a casa.

I dialoghi talvolta si silenziano davanti agli sguardi carichi di rabbia fra la Roberts e Hedges, lasciano spazio ai gesti che li avvicinano e alle braccia tese che li tengono lontani l’uno dall’altra, smuovendo visceralmente chi li osserva, amplificando il dubbio su chi, fra madre e figlio, stia cercando di proteggere l’altro.

Ben is Back è un film commovente, che riesce a rendere credibile un espediente inflazionato come quello del “non-mostrare” al fine di creare la suspense – e fidatevi, ci sono moltissime cose che vi sfuggiranno ad una prima visione -. È un film che rivela senza filtri la mostruosa realtà delle dipendenze e il modo in cui viene vissuta sia da chi ne è vittima, sia da chi è al suo fianco e cerca di proteggerlo.

In conclusione, due sono le cose certe: una è che Ben is Back non è facile da metabolizzare, l’altra è che merita di essere visto.

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Prodotto da Black Bears Pictures, 30West e Color Force, il film è stato presentato al Toronto International Film Festival e alla Festa Del Cinema Di Roma, e uscirà nelle sale italiane il 20 dicembre, distribuito dalla Notorious Pictures.

Lucrezia Roviello

Info

Titolo Originale: Ben Is Back

Durata: 103'

Data di Uscita: 20 Dicembre 2018

Regia: Peter Hedges

Con: 

Lucas Hedges, Julia Roberts, 

Kathryn Newton, Courtney B. Vance

Distribuzione: Notorious Pictures

BumbleBee – La Recensione

Cuor Di Metallo

È il 1987, e sulla Terra precipitano dei meteoriti. Uno di questi è l’Autobot B-127, in fuga dal suo pianeta a causa della guerra contro i Decepticon, e in cerca di un nuovo ambiente abitabile per i suoi simili. Nel tentativo di nascondersi dai suoi nemici – e dai servizi militari che lo hanno nel frattempo etichettato come minaccia – il robot assume le sembianze di un maggiolino giallo. Non passerà troppo tempo prima che venga trovato da Charlie, una diciottenne con la passione per i motori, da cui sarà accolto e rinominato BumbleBee.

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Sorprende piacevolmente la pellicola diretta diretta da Travis Knight, e ambientata nel mondo dei Transformers, macchine senzienti in grado di mutare il proprio aspetto, e conosciute ormai in più vesti, inclusa quella cinematografica.

Dopo il successo del primo film sugli Autobot, diretto da Michael Bay, numerosi sequel hanno visto la luce, tra cui il più recente Transformers – The Last Knight – quinto lungometraggio della saga – sempre opera di Bay, ma che non ha incontrato grande successo di critica.

Diversi si sono dunque chiesti la necessità di un’ulteriore aggiunta alla serie, e l’annuncio di uno spin-off prequel non ha subito convinto la totalità degli appassionati. Ma già dal trailer, BumbleBee sembrava promettere bene, e con stupore degli scettici, ha mantenuto la parola data.

Non è difficile, infatti, capire come mai, già dagli screening internazionali, lo si sia definito il miglior film della saga.

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Non solo siamo di fronte ad una storia coinvolgente e accattivante, ben congegnata a livello narrativo, e solidamente realizzata sul piano tecnico. BumbleBee, con la sua tenerezza e la sua vulnerabilità, carica di umanità la saga dei Transformers, rendendola approcciabile sia dai fan di lunga data, che dallo spettatore occasionale, quale che sia il genere o l’età.

Fin da subito si riesce a stabilire una forte empatia con il robot di giallo dipinto (a cui presta la voce l’attore Dylan O’Brien), e il resto dei personaggi aggiunge spessore e colore alla storia, riuscendo a garantire un ampio spettro di caratterizzazione: il patriottico Agente Burns, interpretato da John Cena – e chi, se non lui? -, la vivace, ma incompresa, diciottenne Charlie (Hailee Stenifeld), la madre apprensiva (Pamela Adlon), e lo strambo padre adottivo (Stephen Schneider), il fratellino combinaguai (Jason Drucker) e il vicino con una cotta per la protagonista (Jorge Lendeborg Jr.) si uniscono ai villain Dropkick e Shatter interpretati da Justin Theroux e Angela Bassett per regalarci una storia avvincente ed emozionante.

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Molto forte è anche l’impronta nostalgica data dall’ambientazione, garantita da studiati riferimenti al lore anni ’80, tra musica, oggettistica e film dell’epoca, che trasportano al passato coloro che quegli anni li hanno vissuti, e iniziano a una cultura più classica – o vintage, che dir si voglia – le nuove generazioni.

E per chi si dovesse impensierire riguardo alla scene d’azione, già dai primi minuti arriva la rassicurazione: combattimenti, inseguimenti ed esplosioni non mancheranno, in pieno stile Tranformers. E se la cosa non dovesse convincervi, potete sempre chiedere ad Optimus Prime…

Poster Ufficiale

BumbleBee arriverà nelle sale italiane il 20 Dicembre 2018.

Non perdetevelo!

Laura Silvestri

Info



Titolo Originale: BumbleBee



Durata: 114'



Data di Uscita: 20 Dicembre 2018

Regia: Travis Knight



Con: 
Dylan 'Brien, Hailee Steinfeld, 


John Cena, Justin Theroux, 


Angela Bassett, Jorge Lendeborg Jr.



Distribuzione: Paramount Pictures, 20th Century Fox

Macchine Mortali – La Recensione

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Un Nuovo Vecchio Mondo

Dopo la Guerra Dei 60 Minuti, la Terra è diventata una landa desolata, popolata da minacciose presenze, e in cui città mobili combattono tra loro per la supremazia, o anche solo per la sopravvivenza. E sarà proprio sopravvivere – e impedire che ad altri non venga data la possibilità di riuscirci – l’obiettivo principale di Tom Natsworthy e Hester Shaw.

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Tratto dal primo di una tetralogia di romanzi dell’autore britannico Philip Reeve – Mortal Engines, Predator’s Gold, Infernal Devices, A Darkling Plain, a cui si aggiunge il prequel Fever Crumb – Macchine Mortali debutta sul grande schermo, catapultandoci in un futuro dispotico dai toni steampunk.

 Il film diretto da Christian Rivers e scritto e prodotto da Peter Jackson, gioca sulle convenzioni tipiche del genere, perpetrandole in maniera non necessariamente innovativa, ma cionondimeno accattivanti.

Quante volte abbiamo visto – e vedremo ancora – futuri post-apocalittici in preda alla follia e all’avidità di chi è al comando, e la cui speranza di sopravvivenza e salvezza risiede unicamente nelle azioni dei protagonisti e dei gruppi ribelli loro alleati?

E quanti villain di nome Valentine abbiamo visto e dovremo ancora vedere in preda a vaneggiamenti e deliri di onnipotenza, prima che qualcuno impari a diffidare di loro – beh, in realtà uno, ma ha una portata abbastanza ampia da servire da monito per ulteriori trasposizioni -?

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Eppure, Macchine Mortali riesce ad andare oltre queste limitazioni, facendo dei troppe narrativi più comuni solo uno degli elementi della sua storia.

Ciò che stupisce e cattura maggiormente l’attenzione dello spettatore è infatti lo spettacolare production design, la magnitudine delle scenografie, quell’ambientazione che si estende fra le stravaganti città stratificate e le pericolose lande deserte con una naturalezza disarmante, e che fornisce un perfetto campo di battaglia per l’inevitabile scontro finale.

Scontro che vedrà tra i suoi protagonisti da un lato il “Re dei Nerd”, come è ormai conosciuto da tutti Hugo Weaving per via dei suoi numerosi ruoli in altrettante pellicole fantasy (Il Signore Degli Anelli, Matrix, Captain America, V Per Vendetta etc.), il perfido e ingannevole Valentine, e dall’altra Tom Natsworthy (un sempre più notevole Robert Sheehan) e Hester Shaw (Hera Hilmar) – il cui nome potrebbe seriamente ispirare un drinking game, per quante volte viene ripetuto nel corso delle due ore -, due orfani i cui destini verranno ad incrociarsi proprio a causa dei reati commessi da Valentine. Questi ultimi troveranno degli alleati nel movimento anti-trazionista degli abitanti di Shan Guo, uno degli stabilimenti della civiltà asiatica, ai ferri corti con quella britannica e dell’Europa Continentale.

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Unico neo a livello puramente visivo potrebbe forse essere l’inquietante Shrike (Stephen Lang), che in prima istanza dà l’idea di un miscuglio poco ispirato di almeno una dozzina di personaggi appartenenti alla cultura popolare, ma che troverà invece compimento narrativo con il procedere del film.

In una lotta all’insegna del Darwinismo Municipale, come viene definito l’atto “cannibale” dell’assorbimento di una città da parte di un’altra, e della resistenza ad esso, saranno la forza, l’inventiva, le conoscenze e il coraggio di chi non si arrenderà dinnanzi a un futuro già scritto, ma tenterà di costruirne uno migliore, a trionfare.

Per essere la prima grande prova da regista di RiversMortal Engines può vantare un world-building affascinante e ben strutturato – grazie anche alle direttive fornite dai romanzi – e che riesce a vincere la sfida imposta dalla sua connaturata complessità. Anche lo spettatore più avvezzo al genere non potrà non apprezzarne la realizzazione.

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In quanto a plot character development, forse anche per via della sua appartenenza a una saga letteraria, la storia avrebbe probabilmente potuto giovare di un format più generoso a livello di tempistiche – come una mini-serie televisiva in stile HBO -, ma non per questo sfigura in una confezione cinematografica. Ci auguriamo comunque che le avventure di Tom, Hester e degli altri personaggi di Mortal Engines possano trovare un proseguo in un futuro sequel, rimandando la parola fine ancora per un pò.

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Macchine Mortali sarà al cinema dal 13 Dicembre.

Laura Silvestri

Info



Titolo Originale: Mortal Engines



Durata: 128'

Data di Uscita: 13 Dicembre 2018



Regia: Christian Rivers



Con:
 Robert Sheehan, Hera Hilmar,
 

Hugo Weaving, Jihae,
 

Stephen Lang, Leila George



Distribuzione: Universal Pictures

Un Piccolo Favore – La Recensione

Segreti e Martini

Stephanie, una mamma blogger, si ritrova improvvisamente ad affrontare la scomparsa della sua migliore amica Emily, madre super glamour che spicca per l’alone di seduzione che si trascina dietro ovunque vada. La donna, dopo aver affidato il figlio all’amica, sparisce nel nulla…

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Sembra che Paul Feig, dopo aver rivisto per la centesima volta Gone Girl sia andato dal suo produttore e abbia esclamato: «Ok, immagina Gone Girl però in versione comedy». E che, per tutta risposta, il produttore abbia esclamato entusiasta: «Facciamolo!».

L’intuizione di ibridare due generi così apparentemente distanti, il thriller e la commedia, rappresenta una bella sfida, ma il film, purtroppo, non riesce a trovare il giusto equilibrio tra la tensione tipica del thriller e il rilascio della tensione connaturato nella commedia.

Questa differenza tonale ne accentua sfortunatamente i difetti: un thriller, per funzionare, ha bisogno di creare una tensione costante; mentre la commedia, per funzionare, lavora sul versante opposto. La mescolanza fallimentare di scene che cercano di costruire tensione seguite immediatamente da scene che invece rilasciano questa tensione per strappare una risata al pubblico, crea un involontario effetto di straniamento, che culmina in un finale inverosimile dove il tono è ormai troppo sopra le righe per essere recuperato.

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La scelta vincente di questa pellicola è invece nelle sue protagoniste, Anna Kendrick e Blake Lively. Le due sono assolutamente perfette per incarnare i personaggi principali, anche se, in realtà – per aderire al tono della commedia -, gli stessi perdono tridimensionalità, diventando delle macchiette, e non permettendo l’immediata comprensione delle motivazioni dietro le azioni dei personaggi, sfavorendo, inoltre, l’immedesimazione del pubblico.

Così Stephanie (Anna Kendrick) si ferma ad essere la satira di una mamma iperattiva, mentre Emily (Blake Lively) risulta l’ennesima versione stereotipata di una femme fatale.

Neanche i numerosi flashback aiutano a capire le motivazioni dei personaggi; i segreti che si confessano le due protagoniste intaccano di poco lo svolgimento degli eventi, e i plot twist disseminati per tutto il film perdono la propria efficacia perché prevedibili, nonostante l’infittirsi della trama.

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Paul Feig, dopo aver diretto successi di botteghino come Le Amiche Della Sposa e Spy, rischia molto con questa commistione non sempre bilanciata di due generi.

Ci sono stati film, come ad esempio Game Night -sempre del 2018 – oppure Notte Folle a Manhattan – del 2010 -, in cui i registi sono riusciti a dosare perfettamente l’aspetto comedy con una trama orientata alla detection.

Nonostante non sia questo il caso di Un piccolo favore, non possiamo comunque non apprezzarne l’ambizione.

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Dal 13 Dicembre al cinema.

Anna Antenucci

 

Info

Titolo Orignale: A Simple Favor

Durata: 117'

Data di uscita: 13 Dicembre 2018

Regia: Paul Feig

Con: 

Anna Kendrick, Blake Lively, 

Henry Golding, Andrew Rannell

Distribuzione: 01 Distribution