Piccole Donne – La Recensione

La bellezza della semplicità

Questa è la storia di Jo, Amy, Meg e Beth March. La storia di quattro ragazze, quattro sorelle, che non potrebbero essere più diverse tra loro, ma tutte con sogni, desideri, aspirazioni e un grande cuore. La storia di Piccole Donne. 

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Il 2019 è stato un anno di grande produttività per il cinema, non tanto a livello quantitativo – potrebbe anche essere, non ci siamo messi a far di conto -, quanto a livello qualitativo.  Questa Award season, rispetto a quelle immediatamente passate, è caratterizzata da un’insolita incertezza, che se non si conoscessero (o, almeno, intuissero) molti dei meccanismi dietro le assegnazioni dei premi, e ci si basasse solo sui criteri il più possibile oggettivi e meritocratici (per quanto si possa essere oggettivi nel giudicare l’arte), sarebbe davvero arduo decretare un solo e assoluto vincitore per ogni categoria.

In questo discorso rientra perfettamente il Piccole Donne di Greta Gerwig.  L’ultimo adattamento dell’opera cartacea di Louisa May Alcott per mano della regista di Lady Bird è un notevole passo avanti rispetto alla sua precedente creatura, e ci permette di azzardare l’accostamento del termine “perfezione” al suo titolo. Non è qualcosa che diciamo con leggerezza, badate bene. E bisogna sempre contestualizzare: Piccole Donne è perfetto nella misura in cui è stato fatto esattamente tutto ciò che si poteva fare – e come lo si poteva fare – nell’adattare e rinnovare un grande classico.

Florence Pugh (Finalized);Meryl Streep (Finalized)

Per argomentare, una volta in sala troverete che, al di là del gusto personale, al di là delle proprie convinzioni morali, al di là delle proprie preferenze in fatto di generi/attori/metodi narrativi, la storia delle Sorelle March non poteva – e probabilmente non avrebbe neanche avuto senso farlo – essere raccontata diversamente. La Gerwig riesce a cogliere fin nei minimi particolari lo spirito dell’opera originale, pur ampliandola e ristrutturandola quanto (e quando) basta per attualizzarla, senza la minima forzatura (sarà difficile, complessivamente, trovare di che lamentarsi in termini di fedeltà al romanzo).

Ad esempio, una delle sue più evidenti “rivoluzioni”, seppur graduale e mai invadente, è stata la caratterizzazione del personaggio di Amy (Florence Pugh), uno dei generalmente meno amati dai lettori. Nella pellicola, in parte grazie alla pregnante interpretazione della Pugh, e in parte grazie proprio al lavoro di fino della regista/sceneggiatrice, quello della terza sorella March diventa uno dei breakout character della storia, a cui sono tra l’altro consegnate alcune delle migliori battute (come il discorso ispirato dalle parole di Meryl Streep – fun fact -, che nel film interpreta la Zia March).

Louis Garrel (Finalized);Saoirse Ronan (Finalized)

 

Questo non vuol dire che la nostra empatia non vada in gran parte a Jo (Saoirse Ronan, che nonostante sia solita interpretare questo genere di ruoli, qui sembra decisamente più agio che altrove), come è probabilmente vero anche per la maggior parte dei lettori del libro, ma il modo in cui sono delineati tutti i personaggi, anche i secondari (anche Mr. Laurence o John Brooke, per non dire il più ovvio Laurie) ci permettono di sentirci vicino a ognuno di loro.

Ma la grande forza di Piccole Donne, e dell’operazione portata avanti  dalla Gerwig in particolare, è quella di rendere straordinario l’ordinario. È paradossalmente più semplice, in un certo senso, portare avanti con successo una storia in cui ad attirare l’attenzione sono già tanti altri elementi (ambientazione fantastica, forti caratteristiche distintive di genere, personaggi con tratti particolari ecc.), ma quanto è difficile rendere accattivante e mai banale la vita e le difficoltà quotidiane (come, d’altronde, quest’anno ha fatto con successo anche il marito della Gerwig, Noah Baumbach, con il suo Marriage Story)?

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Trionfa quindi, in questo caso, la bellezza della semplicità, di quell’ordinarietà resa più entusiasmante da una brillante scrittura, un’ottima interpretazione, e un’eccellente visione d’insieme. E tanta, tanta passione per l’opera, la storia e il mestiere.

Piccole Donne è nelle sale italiane dal 9 gennaio 2020.

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: Little Women

Data di Uscita: 9 gennaio 2020

Durata: 135'

Regia: Greta Gerwig

Con: 

Saoirse Ronan, Florence Pugh,

Timothée Chalamet, Laura Dern,

Emma Watson, Eliza Scanlen,

Meryl Streep, Louis Garrel

Distribuzione: Sony Pictures

Tolo Tolo – La Recensione

Un comico bianco nell’Africa nera

Checco è un giovane dotato di spiccata imprenditorialità ma di poca propensione alla legalità. Perseguitato dal fisco italiano e da una schiera di ex mogli e parenti, a cui deve molti soldi, Checco inaspettatamente trova rifugio in Africa, novella terra promessa, nella quale tutto è possibile, o meglio, tutto è permesso.  Sfortunatamente, si imbatterà in un nemico ancora più temibile del fisco italiano e delle sue ex-mogli, la guerra, che lo costringerà ad intraprendere un viaggio della speranza nell’Africa nera.

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Checco nazionale, dopo l’inarrivabile successo di Quo Vado?, azzarda con una delle tematiche più scottanti dell’attualità nostrana ed europea giocando con la paura dello straniero e del fisco.

Da degno erede dei maestri della commedia all’italiana ai quali si ispira esplicitamente, Zalone si cimenta per la prima volta nelle vesti da regista confermandosi come un acutissimo osservatore delle contemporaneità, capace di restituire nuovamente un ritratto dell’Italia dalle mille sfaccettature.

Quasi come in una immagine speculare di Quo Vado? in Tolo Tolo troviamo la descrizione di quella Italia che rifiuta sprezzante l’assistenzialismo. Un’Italia dotata di grandi slanci produttivi, anche se spesso gli stessi sono atrofizzati da un apparato burocratico soffocante, ma anche dallo spezzo per qualsiasi forma di legalità. Una Italia nella quale nel malcontento e nel sonno della ragione nascono mostri politici dagli slogan facili e dalle carriere fulminee. Ma anche una Italia che non guarda solo al suo orticello ma che si confronta, seppur per caso, con le tragedie che avvengono nel mondo affrontando in prima persona il dramma dei rifugiati che scappano da guerre e da dittature.

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Capace di essere politicamente scorretto senza mai superare il limite dell’inaccettabile Zalone conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, il talento di narratore ed interprete dei limiti e delle virtù dello stivale che, tra vizi vecchi e nuovi, echi di fascismo misti a semplice arrivismo e bagliori di fascino inarrivabile, continua a rappresentare terra fertilissima per gli autori e gli artisti.

Ravvivato dall’aiuto alla sceneggiatura di Paolo VirzìTolo Tolo tratteggia personaggi inaspettatamente interessanti come quello di Omar, ispirato ad una figura realmente esistita di senegalese amante del neorealismo italiano, che conferiscono ulteriore profondità ad una pellicola coraggiosa, travestita da commedia per le famiglie, che si appresta ad affrontare i populismi di questa Italia di oggi stanca e livida.

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Tolo Tolo è dal 1 gennaio al cinema.

Josephine M.

 

Info

Titolo: Tolo Tolo

Data di Uscita: 1 gennaio 2020

Durata: 90'

Regia: Checco Zalone

Con:

Checco Zalone, Souleymane Sylla,

Manda Touré, Nassor Said Birya,

Antonella Attili, Gianni D'Addario

Distribuzione: Medusa Film

Star Wars: L’Ascesa di Skywalker – La Recensione

Sempre e per sempre, in una galassia lontana lontana…

La Saga degli Skywalker volge al termine con il nono episodio, Star Wars: L’Ascesa di Skywalker, diretto da J. J. Abrams. Rey, Poe, Finn e il resto della Resistenza continuano a combattere contro il Primo Ordine, ma delle potenti forze del male provenienti dal passato rendono sempre più inevitabile la resa dei conti.  

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Tanto tempo fa, in una galassia… Beh, ormai questa galassia la sentiamo più che vicina, non trovate? Dopo nove episodi cinematografici (e tante aggiunte provenienti dall’Universo Espanso di Star Wars), la Saga degli Skywalker giunge a conclusione, anche se l’universo creato da George Lucas ci riserverà ancora parecchie sorprese in futuro.

Star Wars: L’Ascesa di Skywalker, diretto da J. J. Abrams, è predisposto dunque per portare a compimento una storia iniziata nel 1977, che è passata per tre diverse generazioni di eroi, antagonisti, e protettori di entrambi i lati della Forza.

Senza ulteriori indugi (e senza spoiler), passiamo dunque a commentare l’epica risoluzione messa in atto da Abrams, i cui protagonisti sono i personaggi che abbiamo conosciuto e imparato ad amare (ma anche odiare, per chi si sente più vicino al Lato Oscuro) ne Il Risveglio della Forza e Gli Ultimi Jedi, ma anche nelle due precedenti trilogie.

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Sarà difficile procedere senza rivelare alcun dettaglio, poiché tanto andrebbe detto sulle scelte narrative compiute in funzione del rispetto, ma anche del rinnovo della tradizione. La classica grande battaglia tra forze del bene e del male viene qui declinata con aspetti più intimistici, che andranno però a segnare il destino dell’universo. Si esternano i timori, i ricordi, le speranze, i sogni, i desideri andati e quelli ancora possibili, e si interiorizza la forza, quella Forza, ma non solo, per andare alla scoperta di sé e dell’altro.

Gioca molto sulle dinamiche tra i personaggi, Abrams, richiama a sé volti noti e li riunisce alle nuove generazioni, in modo da creare un efficace continuum narrativo ed emozionale. Il Golden Trio della più recente trilogia (Poe, Rey, Finn) funziona brillantemente, sfoggiando una chimica incredibile, ed emanando un’aria di familiarità quasi impensabile se si ragiona sul poco tempo che hanno (purtroppo) condiviso sullo schermo nel corso dei tre film – un vero peccato non poter esplorare ulteriormente questo aspetto, e soprattutto aver avuto modo solo ora, con il terzo capitolo, di goderne più appieno -.

Ma sono senza dubbio Ben (Adam Driver) e Rey (Daisy Ridley) a portare avanti le fila della trama principale: due facce di una stessa medaglia, ma anche due complessi esseri umani, dallo spettro emotivo e comportamentale quasi complementare, che si influenzano a vicenda, vengono influenzati da ciò che li circonda, e a loro volta trasformano il mondo e le persone (umani, creature aliene o droidi, che dir si voglia) con cui vengono a contatto.

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Tanta azione, tanta esposizione, tanto riflettere: è duro, il confronto con il passato; ma è ancora più dura guardare avanti. È dura affrontare la realtà, è dura lasciarsi e lasciare andare, ed è dura dire addio. Ma in questo caso, e non senza qualche cucitura qua e là, si riesce a far tutto. Pur restando nei limiti del prevedibile, ma non per questo banale o “sbagliato”, pur agendo in una comfort zone che si preferisce definire – anche, magari, con più correttezza – aderenza a una mitologia e a degli archetipi di fondo, L’Ascesa di Skywalker ci prende per mano e ci conduce con affetto e nostalgia verso la fine della storia che a tutti noi veniva raccontata da bambini, che abbiamo continuato a guardare e ascoltare da ragazzi, e che ora, da adulti, sentiamo ormai come nostra, come un’estensione di ciò che noi stessi siamo stati, siamo e saremo.

Sempre e per sempre, lì, in una galassia lontana lontana… che davvero così lontana, poi, non è.

Star Wars: L’Ascesa di Skywalker è dal 18 dicembre al cinema.

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Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: Star Wars: The Rise of Skywalker

Data di Uscita: 18 dicembre 2019

Durata: 141'

Regia: J.J. Abrams

Con:

Daisy Ridley, Adam Driver,

Oscar Isaac, John Boyega,

Carrie Fisher, Joonas Suotamo,

 Ian McDiarmid, Billy Dee Williams

Distribuzione: Walt Disney Company

Cena con Delitto – Knives Out — La Recensione

Indovina chi (anzi, come) muore a cena

Lo scrittore di gialli Harlan Thrombey muore la sera del suo ottantacinquesimo compleanno, dopo una cena con tutta la famiglia al completo. La polizia lo classifica come suicidio, ma il Detective Benoit Blanc viene ingaggiato per risolvere un omicidio. Cosa sarà successo davvero? 

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Benvenuti in casa Thrombey, dove tutti nascondono qualcosa, e nessuno è innocente… O forse sì?

Nel giallo deduttivo di Rian Johnson niente è come sembra, e quando pensiamo di aver capito come è andata, ci viene provato il contrario. Ma non è esattamente questo quello che i migliori Murder Mystery dovrebbero fare? Già, ed è proprio ciò che abbiamo davanti.

Cena con Delitto – Knives Out (la prima parte del titolo è un’immancabile aggiunta nostrana) riprende la migliore tradizione letteraria e cinematografica e mette su un avvincente enigma che tiene incollati allo schermo, ma non solo perché si vuole arrivare a strecciare ogni nodo e sciogliere ogni dubbio su cosa sia davvero successo la notte del suicidio/omicidio, come è normale che sia. Già dai primi minuti della pellicola, infatti, si viene catapultati nelle dinamiche personali e famigliari di casa Thrombey, nei problemi e nei segreti dei membri della ricca famiglia, ma anche degli “outsider”, ed è impossibile non iniziare a prendere le parti di uno o più di loro fin da subito. Perché a seconda del momento, vorrete risolvere il caso con il Detective Benoit Blanc (Daniel Craig), o mandare tutti a quel paese come fa Ransom (Chris Evans), o passare un po’ di Biochetasi alla povera Marta (Ana De Armas), che è affetta da conati di vomito ogni volta che mente – no, non stiamo scherzando -.

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Divertente, graffiante (diremmo quasi… affilata), sorprendente, la sceneggiatura di Johnson, che non si lascia scappare nemmeno un’occasione per inserirvi una citazione illustre, un commento a sfondo politico, o un easter egg inaspettato – va da sé, ormai, che l’ideale sarebbe vederlo in versione originale per poter cogliere tutto al meglio -, e che riesce a rendere anche il più “apparentemente innocuo” riferimento ficcante ed essenziale.

Ma se, quindi, il 50% del lavoro è frutto dell’operato del regista/sceneggiatore/produttore, l’altro 50% è tutto riconducibile al cast stellare del lungometraggio – da Christopher Plummer a Jamie Lee Curtis, da Ana De Armas a Chris Evans, da Michael Shannon a Daniel Craig, per non parlare di Toni Collette, Don Johnson e persino l’iconica K Callan -, che si dimostra l’ensemble perfetto, e dona ancora più carattere a un film che, di per sé, ne aveva già in abbondanza.

E anche se, secondo i nostri calcoli, andiamo fuori di percentuali, la resa finale non sarebbe stata la stessa senza gli accorgimenti tecnici di cui è dotato Cena con Delitto – Knives Out: le inquadrature strategiche, il posizionamento e la scelta della musica, la scenografia ammiccante, ma mai invadente (nonostante questo potesse essere uno dei maggiori rischi), e in generale il modo in cui viene ricreata un’atmosfera così fuori dal tempo, ma anche estremamente attuale, non fanno che aggiungere valore al prodotto.

E, per i fan dell’etica e della morale, ci sarà sicuramente di che discutere. Non solo ci viene proposto un whudunnit entusiasmante e degno della migliore Agatha Christie, ma non viene nemmeno a mancare la lezione di vita… Che però scoprirete solo al cinema, e solo grazie alla morte del “povero” Harlan.

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Cena con Delitto – Knives Out è dal 5 dicembre al cinema.

Laura Silvestri

Info

Titolo Originale: Knives Out

Durata: 130'

Data di Uscita: 5 Dicembre 2019

Regia: Rian Johnson

Cast:

Daniel Craig, Christopher Plummer,

Chris Evans, Ana De Armas, 

Jamie Lee Curtis, Michael Shannon, 

Don Johnson, Toni Collette

Distribuzione: 01 Distribution

Frozen 2 – Il Segreto di Arendelle — La Recensione

Sulle ali del vento di Frozen

Anna, Elsa, Kristoff, Olaf e Sven tornano per un’altra indimenticabile avventura all’insegna di magia, amore e mistero. In questo secondo capitolo, ci addentriamo maggiormente nella storia di Arendelle e della sua famiglia reale, e scopriamo qualcosa in più sui poteri di Elsa.

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A distanza di sei anni dal primo film, Frozen – Il Regno di Ghiaccio, torniamo a far visita al regno fittizio di Arendelle per riabbracciare i suoi colori, le sue atmosfere e i suoi abitanti… Ma non solo.

Frozen 2 – Il Segreto di Arendelle ci permette, come promette il titolo, di fare un tuffo nel passato del reame, evidenziando una connessione con i Northuldi, il popolo della Foresta Incantata di cui aveva parlato anche il Papà di Anna e Elsa quando le due erano solo delle bambine. Nelle prime scene del film, infatti, si dà spazio al racconto di Agnarr (Maurice LaMarche) su come siano scoppiate le ostilità tra i due popoli dopo un periodo di pace apparente, e su come lui stesso – all’epoca solo un ragazzo -, dopo uno scontro tra le due fazioni, si salvò in maniera miracolosa grazie a un ignoto salvatore. Una volta cessate le ostilità, nessuno ha mai più messo piede nella Foresta.

Nel presente, tuttavia, la situazione è ben diversa: il nostro gruppetto preferito tranquille sereno le giornate, e tutto sembra andare per il meglio, tanto che Kristof (Jonathan Groff) aspetta solo il momento giusto per chiedere alla sua Anna (Kristen Bell) di sposarlo (con molta, molta fatica, vista la straordinaria goffaggine di cui è dotato). Solo Elsa sembra essere turbata da qualcosa: una voce, che solo lei riesce a sentire, e che la sta chiamando.

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Non potendo più ignorare ciò che sta accadendo, Elsa va in cerca di risposte, ma nel far ciò causa involontariamente ius brusco risveglio dei quattro elementi – aria terra acqua e fuoco – nei pressi di Arendelle, che viene colpita dalle conseguenze. Elsa, AnBeh, non possiamo mica raccontarvi tutto!

Frozen 2 – Il Segreto di Arendelle non si risparmia sotto nessun aspetto: seppur la trama e i suoi risvolti siano alquanto prevedibili, la formidabile animazione e il coraggio delle scelte narrative – ci vuole fegato a far interpretare al personaggio di Kristoff una ballad in stile anni ’80 nel bel mezzo della Foresta (per fortuna c’è Jonathan Groff a rendere tutto più accettabile, almeno nella versione originale) – sopperiscono alla mancanza di originalità in  altri punti.

Anna e Elsa hanno entrambe un gran da fare, e molto spazio viene dedicato alla loro crescita interiore, senza però dimenticarsi di Olaf – che anche lui è intento ad esplorare le sfide della crescita, per quello che possa significare per un pupazzo di neve animato dalla magia – e Kristoff, che anche se qui non ha lo stesso screen-time del primo capitolo, ha comunque un ruolo ben definito (seppur a tutti gli effetti “di supporto”). Di grande impatto i nuovi “companion” elementali, ma qui non ci dilunghiamo troppo per non cadere in spoiler.

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Le canzoni, a questo giro, sono decisamente meno incisive, eccezion fatta, forse, per Into The Unknown/Nell’Ignoto , All Is Found/Il Fiume del Passato e Show Yourself/Mostrati (nettamente preferibili in versione originale, ma poi qui si entra nel reame del gusto personale, nonostante l’obiettività sostanziale delle differenze dovute all’adattamento dei brani).

Credo «che una delle cose che abbiamo cercato di fare con la musica sia stata approcciarci a questo film come se fosse il secondo atto di un musical moderno. Il primo film è stato il primo atto, abbiamo stabilito i personaggi nella maniera più immediata ed esaustiva possibile, mentre qui abbiamo avuto l’occasione di andare più nel profondo delle loro emozioni. Ci siamo presi forse qualche libertà creativa in più, e ci siamo divertiti parecchio. È stata una sfida, ma abbiamo potuto esplorare ulteriormente la storia e i personaggi» afferma Chris Buck, uno dei registi, in conferenza stampa.

Ad ogni modo, dato il finale della pellicola (che ovviamente non abbiamo intenzione di rovinarvi raccontandovelo), c’è sicuramente spazio per un terzo capitolo, che però al momento non è assolutamente una certezza, come nemmeno un’impossibilità: «Ne parliamo sempre, e ce lo chiedono spesso [se ci sarà un terzo film]. Per noi, ognuno di questi film è un po’ come correre una maratona. Alla fine di ognuno, siamo così felici di arrivare al traguardo e collassare, e magari andare in vacanza» dice Buck, ridendo assieme ai colleghi «Vi dirò però che dopo il primo, ci volle un annetto prima di decidere di realizzarne un altro. Ci eravamo innamorati dei personaggi e di questo mondo e… Magari richiedetecelo tra un anno!»

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E allora pronti a volare sulle ali del vento di Frozen 2 – Il Segreto di Arendelle?

Dal 27 novembre al cinema.

Laura Silvestri

 

Info

Titolo Originale: Frozen II

Durata: 103'

Data di Uscita: 27 Novembre 2019

Regia: Jennifer Lee, Chris Buck

Con: 

Idina Menzel, Kristen Bell, 

Jonathan Groff, Josh Gad,

Evan Rachel Wood, Sterling K. Brown

Distribuzione: Walt Disney Studios

Le Mans ’66 – La Grande Sfida — La Recensione

La Corsa Del Cuore

Ford v. Ferrari. Piloti v. Corporation. Uomini v. Vita. Le Mans ’66 – La Grande Sfida racconta della vera storia di Carroll Shelby, Ken Miles e la grandiosa quanto imponente gara della 24 ore di Le Mans, il circuito francese di dominio Rosso Ferrari fino all’arrivo dei due nelle scuderie della Ford Motor Company. 

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Prima regola di Le Mans ’66: non serve essere esperti o appassionati di auto e gare automobolistiche per poter amare questo film.

Seconda regola di Le Mans ’66: non ve ne vorrà il vostro orgoglio di italiani se tiferete per le auto Ford invece che per le Ferrari durante la visione della pellicola.

Terza regola di Le Mans ’66: fate come Mollie Miles (Catriona Balfe), prendetevi una bella bibita fresca (o una cioccolata calda, visto anche il periodo dell’anno in cui ci troviamo) e godetevi uno dei migliori film di questo 2019.

Ford v. Ferrari, come è noto in America, non è un semplice lungometraggio pieno di interminabili giri d’auto su una pista, carico di rumori assordanti e dal risultato scontato.  Che amiate o meno l’automobilismo come sport, il film di James Mangold vi intratterrà, vi coinvolgerà, vi sorprenderà e vi farà emozionare in ogni caso.

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Basato sulla vera storia dietro quella peculiare annata che fu il ’66 per la 24 ore di Le Mans, la vicenda con al centro il progettista ed ex-pilota Carroll Shelby (interpretato da un esilarante Matt Damon), il meccanico-pilota Ken Miles – un sempre azzeccatissimo Christian Bale, che come al solito ha dato prova di grande dedizione fisica e mentale nei confronti del ruolo, questa volta perdendo più di 30 chili dopo averne messi su quasi altrettanti per Vice – L’Uomo nell’Ombra solo pochi mesi prima – e le due celebri scuderie rivali, si dipana per 152 minuti che non vengono affatto percepiti come tali.

La chimica tra i due attori è innegabile, e anche le dinamiche tra i due personaggi non si presentano mai come scontate, prevedibili, e certamente si discostano da quelli che potevano sembrare inizialmente i presupposti del film a uno spettatore che non era già a conoscenza dei fatti realmente accaduti.

«Entrambi [Christian e Matt] sono dei tipi davvero tranquilli; amano il loro lavoro, e non lo vedono in qualità di stelle del cinema, ma in qualità di attori. Non ho molta pazienza, né tempo, per stare dietro a dei divi. Ci sono molti attori in questo film, si tratta di un lavoro di squadra, ed è così che anche loro vi si sono approcciati. Sono degli attori davvero generosi, che amano il set e amano il cast. Li conosco entrambi da una ventina d’anni, e mi sono sentito come se stessi girando un film con degli amici» racconta Mangold in conferenza stampa.

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Comicità, dramma, riflessioni, zuffe, prove, riunioni, trasferte, tiri bassi, trovate geniali, e ovviamente corse… Tutto questo e molto altro vanno a formare la ricetta perfetta per infornare una pellicola che, al pari della miglior ciambella, verrà fuori col buco, un buco che si spera verrà riempito dai premi che porterà a casa nell’imminente Awards Season.

L’attenta regia di James Mangold – assieme alla suggestiva fotografia di Phedon Papamichael – imposta perfettamente la narrazione, dando il giusto ritmo alla storia, il giusto respiro ai personaggi, non dimenticandosi mai di concedergli i loro momenti, nemmeno quando si tratta di figure forse tecnicamente secondarie, ma comunque estremamente importanti ai fini della vicenda: Lee Iacocca (Jon Bernthal), Leo Beebe (Josh Lucas), Henry Ford II (Tracy Letts), ma anche Enzo Ferrari (Remo Girone), e ovviamente la già citata Mollie Miles, assieme al piccolo Peter (Noah Jupe), hanno tutti l’occasione di risplendere nelle loro parti, imprimendole nella memoria dello spettatore.

«Interpretare Enzo Ferrari, un personaggio così importante e conosciuto della storia italiana, è stato davvero bello. E sul set le macchine erano tutte ricostruite a grandezza naturale, tutte portate da piloti veri. E anche se non mi conoscevano come attore, quando hanno visto che ero quello che interpretava Enzo Ferrari, hanno tutti voluto fare una foto con me» ricorda Girone, a riprova di quanto un ruolo con alla fin fine uno screen time abbastanza ridotto possa aver comunque lasciato il segno.

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Una corsa sì per la vittoria in pista, quella di Ford v. Ferrari, ma anche e soprattutto per la vittoria del cuore e delle passioni.

Non tergiversate, dunque, e riversatevi in massa nelle sale per vedere sul grande schermo l’epica “Grande Sfida” di cui parla il titolo italiano. Non ve ne pentirete.

Le Mans ’66 – La Grande Sfida sarà al cinema dal 14 Novembre.

Laura Silvestri

 

Info 

Titolo Originale: Ford v. Ferrari

Durata: 152'

Data di Uscita: 14 novembre 2029

Regia: James Mangold 

Con: 

Christian Bale, Matt Damon,

Catriona Balfe, Jon Berrnthal, 

Noah Jupe, Josh Lucas, 

Remo Girone,  Tracy Letts

Distribuzione: 20th Century Fox 

Brittany Non Si Ferma Più – La Recensione

Gli ostacoli si superano un isolato alla volta

Brittany è l’anima della festa, espansiva, autoironica, vivace e con la battuta sempre pronta. Brittany è anche angosciosamente vicina ai trent’anni, sovrappeso, circondata da persone per lei nocive e incapace di prendersi cura di sé. Una visita dal medico, nel tentativo di farsi prescrivere dell’Adderall, la porterà alla decisione di rimettersi in forma, poco alla volta accarezzando il sogno di partecipare alla celebre Maratona di New York City.

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Premiato dal pubblico all’ultima edizione del Sundance Film Festival, Brittany non si ferma più è l’esordio alla regia del drammaturgo Paul Downs Colaizzo; con questo brillante e divertente “racconto di formazione”, Colaizzo ha voluto in qualche modo rendere omaggio alla sua migliore amica del college, Brittany O’Neill (non a caso omonima della protagonista), che lo stesso regista aveva aiutato nel suo passato percorso di ricerca di un equilibrio.

Brittany Forgler (interpretata da una spassosissima Jillian Bell) è una New Yorkese di ormai ventisette anni, e la sua vita scorre su un tracciato disfunzionale fatto di relazioni dannose, abuso di alcool e sottoccupazione cronica; sembra andare avanti, grazie alla sua autoironia e alla sua simpatia, che le permettono di affrontare qualsiasi cosa col sorriso, e in pratica riesce per questo ad essere amica di chiunque, tranne che di sé stessa. Ma non potrà durare a lungo questo malsano stile di vita…?

A dare una svolta decisiva, sarà una visita dal medico, con l’unico scopo di poter rimediare una ricetta per l’Adderall (farmaco stimolatore cognitivo, in genere utilizzato nei casi di disturbo da deficit d’attenzione); tutto ciò che ottiene è invece la terrificante imposizione di perdere peso, e rimettersi in forma adottando uno stile di vita più salutare. 

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Non è sicuramente facile per lei: quando sceglie di rimettersi in sesto, preso atto dei costi allucinanti che avrebbe richiesto la palestra, Brittany inizia il suo percorso nella corsa; è ancor meno facile quando si ritrova a tutti gli effetti derisa da quella che si suppone essere la sua più cara amica, una di quelle ragazze col profilo Instagram più glamour di una star di Hollywood, che preferisce avere accanto qualcuno che possa rassicurarla sul fatto che al mondo ci sia qualcuno peggio di lei.

Gradualmente, passo dopo passo, falcata dopo falcata, Brittany sembra fare enormi progressi, prendendoci gusto nel definirsi una “runner”, tanto che si convince di poter presto iscriversi alla famosissima Maratona di New York, senza dubbio una delle più ambiziose; pian piano, dimostra grandi progressi non solo a livello di salute fisica, ma anche a livello umano, liberandosi di chi non vuole affatto il suo bene trovando nuove amicizie con cui poter affrontare le difficoltà. 

Per stessa ammissione del regista, l’idea era quella di andare a estrapolare il personaggio tipico del “cicciottello”, “pasticcione”, per inserirlo in un contesto che ne possa valorizzare il lato umano, senza essere stereotipato o  macchiettistico.  L’intento si potrebbe definire sufficientemente riuscito,  andando a considerare che il personaggio scaturito da Colaizzo e portato in vita dalla Bell è sinceramente vero, “vivo” e reale. Brittany è chiunque si trovi alla fine dei suoi vent’anni senza alcuna certezza, è figlia di una società che si preoccupa sempre meno della stabilità emotiva dei singoli e sempre più di una felicità posticcia, costruita sui social network.

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Con picchi di ironia davvero divertenti, Brittany non si ferma più  è una comedy dallo stile e dall’estetica indie, riuscendo comunque ad essere genuino, concreto e mai eccessivamente scontato

Brittany non si ferma più sarà disponibile dal 15 novembre su Amazon Prime Video

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Info

Titolo Originale: Brittany Runs a Marathon

Durata: 108”

Data di Uscita: 15 novembre 2019

Regia: Paul Downs Colaizzo

Con: 

Jillian Bell, Utkarsh Ambudkar,

 Michaela Watkins, Lil Rel, 

Howrey Micah, Stock Mickey, 

Day Alice Lee

Distribuzione: Amazon Prime Video