Macchine Mortali – La Recensione

 –

Un Nuovo Vecchio Mondo

Dopo la Guerra Dei 60 Minuti, la Terra è diventata una landa desolata, popolata da minacciose presenze, e in cui città mobili combattono tra loro per la supremazia, o anche solo per la sopravvivenza. E sarà proprio sopravvivere – e impedire che ad altri non venga data la possibilità di riuscirci – l’obiettivo principale di Tom Natsworthy e Hester Shaw.

Screen-Shot-2018-06-06-at-07.56.07

Tratto dal primo di una tetralogia di romanzi dell’autore britannico Philip Reeve – Mortal Engines, Predator’s Gold, Infernal Devices, A Darkling Plain, a cui si aggiunge il prequel Fever Crumb – Macchine Mortali debutta sul grande schermo, catapultandoci in un futuro dispotico dai toni steampunk.

 Il film diretto da Christian Rivers e scritto e prodotto da Peter Jackson, gioca sulle convenzioni tipiche del genere, perpetrandole in maniera non necessariamente innovativa, ma cionondimeno accattivanti.

Quante volte abbiamo visto – e vedremo ancora – futuri post-apocalittici in preda alla follia e all’avidità di chi è al comando, e la cui speranza di sopravvivenza e salvezza risiede unicamente nelle azioni dei protagonisti e dei gruppi ribelli loro alleati?

E quanti villain di nome Valentine abbiamo visto e dovremo ancora vedere in preda a vaneggiamenti e deliri di onnipotenza, prima che qualcuno impari a diffidare di loro – beh, in realtà uno, ma ha una portata abbastanza ampia da servire da monito per ulteriori trasposizioni -?

una-scena-del-film-macchine-mortali-maxw-1280

Eppure, Macchine Mortali riesce ad andare oltre queste limitazioni, facendo dei troppe narrativi più comuni solo uno degli elementi della sua storia.

Ciò che stupisce e cattura maggiormente l’attenzione dello spettatore è infatti lo spettacolare production design, la magnitudine delle scenografie, quell’ambientazione che si estende fra le stravaganti città stratificate e le pericolose lande deserte con una naturalezza disarmante, e che fornisce un perfetto campo di battaglia per l’inevitabile scontro finale.

Scontro che vedrà tra i suoi protagonisti da un lato il “Re dei Nerd”, come è ormai conosciuto da tutti Hugo Weaving per via dei suoi numerosi ruoli in altrettante pellicole fantasy (Il Signore Degli Anelli, Matrix, Captain America, V Per Vendetta etc.), il perfido e ingannevole Valentine, e dall’altra Tom Natsworthy (un sempre più notevole Robert Sheehan) e Hester Shaw (Hera Hilmar) – il cui nome potrebbe seriamente ispirare un drinking game, per quante volte viene ripetuto nel corso delle due ore -, due orfani i cui destini verranno ad incrociarsi proprio a causa dei reati commessi da Valentine. Questi ultimi troveranno degli alleati nel movimento anti-trazionista degli abitanti di Shan Guo, uno degli stabilimenti della civiltà asiatica, ai ferri corti con quella britannica e dell’Europa Continentale.

macchine-mortali-junkie-xl-colonna-sonora

Unico neo a livello puramente visivo potrebbe forse essere l’inquietante Shrike (Stephen Lang), che in prima istanza dà l’idea di un miscuglio poco ispirato di almeno una dozzina di personaggi appartenenti alla cultura popolare, ma che troverà invece compimento narrativo con il procedere del film.

In una lotta all’insegna del Darwinismo Municipale, come viene definito l’atto “cannibale” dell’assorbimento di una città da parte di un’altra, e della resistenza ad esso, saranno la forza, l’inventiva, le conoscenze e il coraggio di chi non si arrenderà dinnanzi a un futuro già scritto, ma tenterà di costruirne uno migliore, a trionfare.

Per essere la prima grande prova da regista di RiversMortal Engines può vantare un world-building affascinante e ben strutturato – grazie anche alle direttive fornite dai romanzi – e che riesce a vincere la sfida imposta dalla sua connaturata complessità. Anche lo spettatore più avvezzo al genere non potrà non apprezzarne la realizzazione.

84618_ppl-2

In quanto a plot character development, forse anche per via della sua appartenenza a una saga letteraria, la storia avrebbe probabilmente potuto giovare di un format più generoso a livello di tempistiche – come una mini-serie televisiva in stile HBO -, ma non per questo sfigura in una confezione cinematografica. Ci auguriamo comunque che le avventure di Tom, Hester e degli altri personaggi di Mortal Engines possano trovare un proseguo in un futuro sequel, rimandando la parola fine ancora per un pò.

Macchine-Mortali-Poster

Macchine Mortali sarà al cinema dal 13 Dicembre.

Laura Silvestri

Info



Titolo Originale: Mortal Engines



Durata: 128'

Data di Uscita: 13 Dicembre 2018



Regia: Christian Rivers



Con:
 Robert Sheehan, Hera Hilmar,
 

Hugo Weaving, Jihae,
 

Stephen Lang, Leila George



Distribuzione: Universal Pictures

Un Piccolo Favore – La Recensione

Segreti e Martini

Stephanie, una mamma blogger, si ritrova improvvisamente ad affrontare la scomparsa della sua migliore amica Emily, madre super glamour che spicca per l’alone di seduzione che si trascina dietro ovunque vada. La donna, dopo aver affidato il figlio all’amica, sparisce nel nulla…

VhP6g7Gg

Sembra che Paul Feig, dopo aver rivisto per la centesima volta Gone Girl sia andato dal suo produttore e abbia esclamato: «Ok, immagina Gone Girl però in versione comedy». E che, per tutta risposta, il produttore abbia esclamato entusiasta: «Facciamolo!».

L’intuizione di ibridare due generi così apparentemente distanti, il thriller e la commedia, rappresenta una bella sfida, ma il film, purtroppo, non riesce a trovare il giusto equilibrio tra la tensione tipica del thriller e il rilascio della tensione connaturato nella commedia.

Questa differenza tonale ne accentua sfortunatamente i difetti: un thriller, per funzionare, ha bisogno di creare una tensione costante; mentre la commedia, per funzionare, lavora sul versante opposto. La mescolanza fallimentare di scene che cercano di costruire tensione seguite immediatamente da scene che invece rilasciano questa tensione per strappare una risata al pubblico, crea un involontario effetto di straniamento, che culmina in un finale inverosimile dove il tono è ormai troppo sopra le righe per essere recuperato.

0hljZqAAav-TcscA

La scelta vincente di questa pellicola è invece nelle sue protagoniste, Anna Kendrick e Blake Lively. Le due sono assolutamente perfette per incarnare i personaggi principali, anche se, in realtà – per aderire al tono della commedia -, gli stessi perdono tridimensionalità, diventando delle macchiette, e non permettendo l’immediata comprensione delle motivazioni dietro le azioni dei personaggi, sfavorendo, inoltre, l’immedesimazione del pubblico.

Così Stephanie (Anna Kendrick) si ferma ad essere la satira di una mamma iperattiva, mentre Emily (Blake Lively) risulta l’ennesima versione stereotipata di una femme fatale.

Neanche i numerosi flashback aiutano a capire le motivazioni dei personaggi; i segreti che si confessano le due protagoniste intaccano di poco lo svolgimento degli eventi, e i plot twist disseminati per tutto il film perdono la propria efficacia perché prevedibili, nonostante l’infittirsi della trama.

djabe7xg

Paul Feig, dopo aver diretto successi di botteghino come Le Amiche Della Sposa e Spy, rischia molto con questa commistione non sempre bilanciata di due generi.

Ci sono stati film, come ad esempio Game Night -sempre del 2018 – oppure Notte Folle a Manhattan – del 2010 -, in cui i registi sono riusciti a dosare perfettamente l’aspetto comedy con una trama orientata alla detection.

Nonostante non sia questo il caso di Un piccolo favore, non possiamo comunque non apprezzarne l’ambizione.

wnKSouJE

Dal 13 Dicembre al cinema.

Anna Antenucci

 

Info

Titolo Orignale: A Simple Favor

Durata: 117'

Data di uscita: 13 Dicembre 2018

Regia: Paul Feig

Con: 

Anna Kendrick, Blake Lively, 

Henry Golding, Andrew Rannell

Distribuzione: 01 Distribution

 

Il Ritorno Di Mary Poppins – La Recensione

Mary E Il Mondo Sopra-Sotto

Al numero 17 di Cherry Tree Lane sono passati diversi anni, e la famiglia Banks nella sua nuova formazione – Michael, Jane, Ellen e i tre piccoli Banks, Annabelle, John e Georgie – non sembra passarsela al meglio. Ma il ritorno di una vecchia conoscenza cambierà tutto…

1VWi2C1U

A distanza di 54 anni, ritroviamo nuovamente sullo schermo il personaggio di Mary Poppins, comparso per la prima volta sulle pagine dei romanzi di P. L. Travers – che ricorderete avere il volto di Emma Thompson nel film Disney Saving Mr. Banks – e reso celebre da Julie Andrews nel film musical del 1964.

Ne Il Ritorno Di Mary Poppins,  la tata più amata da grandi e piccini si troverà ancora una volta nei pressi di casa Banks, pronta a dare una mano agli ormai adulti Jane (Emily Mortimer) e Michael (Ben Whishaw), e ai figli di quest’ultimo, Annabelle (Pixie Davies), John (Nathanael Saleh) e il piccolo Georgie (Joel Dawson), che porta il nome del nonno.

Dopo la precoce scomparsa della moglie, Michael si ritrova a dover far fronte a delle spese impreviste, con il rischio di perdere la casa di famiglia. I ragazzi, nel frattempo, hanno imparato a prendersi cura non solo di loro stessi, ma anche della casa, aiutando il più possibile il papà, la zia e persino la cameriera Ellen (una fantastica Julie Walters), ormai abbastanza avanti con l’età.

In una situazione in cui i bambini hanno dovuto dire addio alla loro infanzia con troppo anticipo, e dove i piccoli-ormai-adulti Banks sembrano percorrere la stessa rotta dei genitori molti anni addietro, la famiglia residente al numero 17 di Cherry Tree Lane rischia ancora una volta di perdere di vista la cosa più importante. Ma, fortunatamente, ci penserà – come in precedenza – un malridotto aquilone a sistemare tutto.

BdoXj1ms
Georgie: « Facevo volare l’aquilone, e si è impigliato in una tata!»

Il Ritorno di Mary Poppins, diretto da Rob Marshall, cammina su una retta parallela e perpendicolare rispetto all’originale, riproponendo, con una simmetria spaventosamente precisa e una narrazione dall’andamento speculare a quella passata, tutti i momenti chiave di Mary Poppins, ma adattati alla nuova storia.

È un piacere ritrovare così tanti riferimenti all’originale, in un’autoreferenzialità propria dell’universo diegetico, che mostra il lavoro di fino compiuto da regista, sceneggiatori, compositori e coreografi, e che aiuta a costruire la storia facendo da guida agli spettatori, soprattutto per coloro che sono cresciuti assieme ai Banks.

Nonostante un inizio un po’ titubante, il film trova una sua identità andando avanti con il racconto, ma sempre cercando di tener fede al proprio illustre passato.

I nuovi personaggi sembrano sapere come portare avanti l’eredità dei propri predecessori: spiccano particolarmente il lampionaio Jack (Lin-Manuel Miranda), l’estrosa cugina Topsy (Meryl Streep), e il perfido direttore di banca Wilkins (Colin Firth). Per non parlare della stessa Mary (Emily Blunt), che ha dinnanzi a sé un compito estremamente difficile da portare a termine, dovendo conquistare i cuori non solo dei più giovani fan, ma soprattutto di quelli di lunga data.

ZmypM0bw

I camei eccelsi di Dick Van Dyke e Angela Lansbury arrivano al momento giusto; specialmente il primo, che riaccende appieno la nostalgia nei cuori degli appassionati, e illumina – come dice anche la canzone – il (nuovo) mondo a festa, permettendo alla pellicola quello sprint finale che convincerà anche i meno entusiasti.

Passando invece alle canzoni, ci ritroviamo un sapore agrodolce in bocca, in quanto – mentre la colonna sonora in lingua inglese emoziona e riprende perfettamente le fila dell’originale -, sfortunatamente, non possiamo dirci soddisfatti dell’adattamento nostrano. Nel primo atto, la trasposizione italiana è semplicemente disastrosa, per poi però riprendersi e dare il suo meglio nel finale.

Anche se capiamo le difficoltà dell’operazione, ci sorprende come in passato si sia riuscito a rendere al meglio il cuore delle pellicole, mentre ultimamente ci ritroviamo con sempre più perplessità riguardo alle scelte compiute nel dipartimento musicale – vedere anche gli adattamenti italiani di Let It Go in Frozen, e in particolare Belle, che nella versione live-action ha subito un rinnovamento nella traduzione del testo quantomeno raccapricciante -.

In ogni caso, l’abbinamento della voce cantata di Mary con quella di Serena Rossi è decisamente vincente, cosa che ci compiace alquanto.

_MfRf4Bk.jpeg

Un nuovo capitolo “tutto sopra-sotto” – per citare la cara cugina Topsy – che, nonostante fatichi un pochino ad ingranare nella parte iniziale, ritrova la strada con il procedere, seguendo la luce dei lampioni come nella nebbia più fitta.

Il Ritorno Di Mary Poppins sarà quindi al cinema dal 20 dicembre, pronto ad emozionare le vecchie generazioni, e ad incantare quelle presenti e a venire. E allora che aspettate? Spit Spot! Correte al cinema!

Laura Silvestri

CURIOSITÀ:

Di seguito un piccolo assaggio dei paralleli che troverete nel film con l’abbinamento delle canzoni delle due colonne sonore.

MARY POPPINS – IL RITORNO DI MARY POPPINS

Overture – Overture

Comical Poems/Pavement Artist/Cam Caminì – Il Cielo Su Di Noi

Io Vivo Come Un Re – Dove Sei? 

Un Poco Di Zucchero – Che Stupendosa Idea!

Com’è Bello Passeggiar Con Mary – Royal Doulton Music Hall

Supercalifragilistichespiralidoso – L’Abito Non Fa Il Monaco

Stiamo Svegli/Sempre Sempre Sempre – Il Posto Deve Si Nasconde

Rido Da Morire – Sopra-Sotto

Cam Caminì/ Tutti Insieme – Puoi Illuminare Il Mondo A Festa

L’Aquilone – Fin Dove Potrà Portarmi

ohnF1IIQ
Materiali Stampa: Disney
Info



Titolo Originale: Mary Poppins Returns



Durata: 130'



Data di Uscita: 20 Dicembre 2018

Regia: Rob Marshall



Con: 


Emily Blunt, Lin-Manuel Miranda, 


Ben Whishaw, Emily Mortimer, 


Colin Firth, Julie Walters, 


Meryl Streep, Dick Van Dyke, 


Angela Lansbury, Pixie Davis, 


Nathanael Saleh, Joel Dawson



Distribuzione: Walt Disney Studios

Se Son Rose… – La Recensione

Sono cambiato, riproviamoci!”

Stampa

Ricevere un messaggio del genere potrebbe essere un incubo per alcuni e un (ennesimo) nuovo inizio per altri.

Nel film Se Son Rose…, diretto e interpretato da Leonardo Pieraccioni, lo stesso messaggio è stato mandato alle dieci ex fidanzate di Leonardo Giustini, un giornalista quotidianamente alle prese con recensioni di nuove, bizzarre app  per un sito web.

Ad inviare il “galeotto messaggio” però, non è stato Leonardo – reduce da un divorzio e impegnato con Ginora, una ragazza svampita che lui chiama “48” (Elena Cucci) – ma sua figlia Yolanda (Mariasole Pollio).

La ragazza, curiosa di scoprire il motivo dei fallimenti delle storie d’amore del padre, rintraccia le sue ex, mandando ad ognuna lo stesso messaggio.

©_ANGELO_TRANI

Tra le dieci, solo in quattro risponderanno: la prima è Benedetta (Caterina Murino), una donna dai modi molto pacati – spesso inquietanti, ma dalle tonalità comiche –,  diventata ora una suora laica.

La seconda è Elettra (Gabriella Pession), che come la precedente ex, ha un nome che già ne prospetta l’indole: se Benedetta è una donna religiosa e pacifica, Elettra si rivela essere una persona dal carattere fumantino, “elettrico”.

Fra le altre ex, spunta poi Angelica (Michela Andreozzi), un’artista avvolta da un’aura di delicatezza.

Quando i due si incontreranno, Leonardo scoprirà di non sapere nulla, in realtà, della vita di questa donna, segnata da un evento tanto tenero quanto triste .

©_ANGELO_TRANI

Ultima, ma non per importanza, è un’ex di cui Leonardo conserva ancora la foto nella scatola dei ricordi: Fioretta (Antonia Truppo). Il vezzeggiativo si rivelerà essere abbastanza in contrasto con la personalità di questo personaggio che, per dirne una, entrerà in scena percorrendo una scalinata con un SUV.

Dopo essersi guadagnato un pungo in faccia da Fioretta, Leonardo riceverà un ultimo messaggio da parte di una ex davvero “speciale”: Fabiola, l’ex moglie (Claudia Pandolfi).

 Al corrente della missione di Yolanda, e felicemente risposata con Fabio (Gianluca Guidi), Fabiola si scoprirà essere fra le destinatarie del messaggio, ma tornerà dall’ex-marito unicamente in virtù di sincera confidente.

Grazie all’incontro con le sue ex, Leonardo capirà di essere stato un amante noioso, poco determinato, e di essere rimasto, in fondo, ancora un ragazzo in cerca del vero amore.

La commedia non solo scava a fondo per comprendere i veri motivi per cui una relazione possa finire, ma analizza anche una situazione che si verifica più spesso di quanto si possa pensare: quante volte abbiamo vissuto dei ritorni di fiamma? Quante volte sono tornati degli ex incancellabili dal nostro passato?

E quante volte siamo stati noi “gli ex che tornavano”?

©_ANGELO_TRANI

Durante la conferenza, Pieraccioni ha affermato di aver iniziato con I Laureati, in cui si descriveva una realtà appartenente al mondo giovanile. Con l’avanzare dell’età ha poi incentrato le sue storie attorno a “quei dubbi del vissero felici e contenti fino ad arrivare ad oggi, al momento in cui è finalmente venuto a conoscenza di un “amore infinito”: quello di un genitore per i figli.

Ecco quindi che «Se son rose… potrebbe essere il primo film di una seconda serie».

La mission che Pieraccioni ha proposto al suo co-sceneggiatore Filippo Bologna (Perfetti Sconosciuti, Cosa fai a Capodanno?) era semplice: Raccontiamo la verità, perché quello è un codice infallibile».

L’aver seguito questo ideale ha fatto sì che Se Son Rose… risultasse essere un film “sincero”, aggettivo assegnato dallo stesso regista alla sua opera durante l’incontro con la stampa.

La parola passa poi alle attrici, che rivelano come alcune di loro avessero effettivamente delle caratteristiche simili ai propri personaggi, mentre altre si sono trovate ad aggiungere alla performance qualcosa di personale, e altre ancora hanno dovuto ricercare al di fuori di sé il proprio ruolo, mettendosi completamente in gioco.

Nonostante la comicità di base, e il potere attrattivo che esercita tendenzialmente su un determinato tipo di pubblico, Se Son Rose… è una commedia su cui si può riflettere, e che riesce a cogliere lo zeitgeist attuale.

©_ANGELO_TRANI

Quella del 25 novembre è stata nominata la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, vittime spesso di storie d’amore finite e non accettate come tali: vedere un film in cui dalle stesse delusioni si può trarre un insegnamento importante, come il valore del ricordo di un momento passato, o di un “amore infinito” come quello per i figli, sarebbe il modo perfetto per celebrarla, anche a distanza di tempo.

Lucrezia Roviello

Info

Titolo: Se son Rose…

Regia: Leonardo Pieraccioni

Durata: 90’

Con:  Leonardo Pieraccioni, Michela Andreozzi, 
Elena Cucci, Caterina Murino, 
Claudia Pandolfi, Gabriella Pession, 
Mariasole Pollio, Antonio Truppo,
Gianluca Guidi, Sergio Pierattini, 
Nunzia Schiano, Vincenzo Salemme 


Data di uscita: 29 novembre 2018

Distribuzione: Medusa Mediaset Group

 

Animali Fantastici: I Crimini Di Grindelwald – La Recensione

Il Mondo Magico È Tornato

Il Mago Oscuro Grindelwald riesce a fuggire dalla prigionia e riprende la sua crociata contro gli esseri non magici, riunendo tutti i maghi purosangue fedeli alla causa. Newt e gli altri dovranno impedire che ciò accada, e nel frattempo, tentare di salvare Creedence dalle grinfie del perfido stregone. 

VOLTAIRE

Dalle casse risuonano le note familiari della colonna sonora di James Newton Howard, sullo schermo appare il logo Warner. Bros. e… ci siamo.

Ancora una volta facciamo ritorno in quel mondo pieno di magia, incantesimi e misteriose creature che, prima con la saga del bambino sopravvissuto Harry Potter, e ora con le avventure del magizoologo Newt Scamander, ci ha accompagnato dall’infanzia all’età adulta, e che sta facendo lo stesso con le nuove generazioni.

Animali Fantastici: I Crimini Di Grindelwald è il secondo capitolo della saga prequel spin-off di Harry Potter, e con tutti i suoi pregi e difetti, si dimostra un’altra solida aggiunta a quello che ormai siamo soliti indicare come Wizarding World.

rev-1-FBCOG-TRLR-105_High_Res_JPEG

Sarebbe forse il caso di togliersi subito il dente dolente, come si suol dire, e iniziare da ciò che non va in questa seconda pellicola della serie, diretta da David Yates – già al timone del primo film, Animali Fantastici E Dove Trovarli, e degli ultimi quattro film della saga madre – e scritta dalla stessa J. K. Rowling.

Già dalle prime scene iniziano a sorgere spontanee delle domande, che continuano a moltiplicarsi durante il film, e non trovano risposta giunti a conclusione di esso. Tutto normale, si potrebbe pensare. Eppure molte di esse – se escludiamo quelle relative a determinate scelte registiche, come le peculiari inquadrature iniziali – hanno a che fare con un elemento imprescindibile, seppur estremamente ostico, degli universi transmediali: la continuità.

Senza rovinarvi il piacere di scervellarvi sul come e perché di questi dubbi, ci riserviamo il diritto di rimanere leggermente perplessi da alcune scelte di sceneggiatura, che non sembrano incastrarsi perfettamente nella logica e nella cronologia seguite finora.

Detto questo, ci sarebbe da fare un piccolo appunto sulla caratterizzazione dei personaggi.

Se infatti abbiamo avuto l’estremo piacere di vedere dedicato ampio spazio al giovane Silente di un perfetto Jude Law (e interpretato nella sua versione ancora più giovane da Toby Regbo) e al suo rapporto con il magnetico Grindelwald di Johnny Depp (Jamie Campbell Bower in età adolescenziale), troviamo che a quest’ultimo, tutto sommato, sia stato attribuito un peso non necessariamente controbilanciato dai suoi presunti atti. Se con Voldemort il terrore che esso suscitava faceva accapponare la pelle al solo sentirlo nominare, in questo caso sembra più un dato di fatto da tenere costantemente in considerazione “perché è così”, e non per ciò che effettivamente vediamo e sentiamo. Probabilmente, nella prima istanza un grande contributo era dato dall’impressionabilità dovuta all’età dei lettori e degli spettatori – e forse anche l’avere una effettiva e duratura controparte cartacea ne aumentava la solennità – ma siamo convinti che al Mago Oscuro che aveva terrorizzato il mondo prima di Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato, e ai suoi crimini – come da titolo, dopotutto -, si sarebbe potuto dare una maggiore  incisività.

Dal lato dei “buoni”, qualche considerazione sarebbe da fare sulle sorelle Goldstein e il loro approfondimento caratteriale in questo secondo capitolo: è comprensibile che lo spazio a disposizione per portare avanti tutti questi elementi fosse poco, ma avremmo gradito forse uno sviluppo più coerente per Queenie, e un appiglio – uno qualunque – che avesse potuto rendere meno arduo sopportare Tina.

Per essere uno dei lead character assieme a Newt (a seguire nella gerarchia troviamo Queenie e Jacob), è decisamente poco quello a cui ammontano le sue azioni e la sua presenza alla fine del film, così come ci vengono date poche ragioni per considerarla almeno in parte indispensabile come fa lo stesso Newt.

Passando a pensieri più felici, Theseus – interpretato da Callum Turner -, assieme al già citato Giovane Silente, è probabilmente la migliore aggiunta del sequel. Bellissime ed estremamente significative le scene con Newt, così come quelle con Leta (Zoë Kravitz) e i due fratelli, simbolo di un legame che, seppur abbastanza approfondito qui, si spera verrà comunque mostrato più nel dettaglio in futuro.

Dei vivi complimenti vanno poi elargiti nei confronti dei costumisti: è impossibile non notare l’accuratezza e la raffinatezza dei costumi di scena – davvero vien voglia di andare su Amazon e cercare le riproduzioni dei vari cappotti mostrati… E che dire delle divise di un tempo? – come anche la loro funzione di simbiosi e contrasto, a livello visivo, con i toni cupi delle scenografie.

rev-1-FB2-FP-0074_High_Res_JPEG

E tra inseguimenti, misteri e complotti, i titolari Animali Fantastici sono forse qui meno protagonisti che in precedenza, ma hanno comunque i loro momenti per brillare e ammaliare il pubblico.

Se dovessimo misurare in percentuali la riuscita di Animali Fantastici: I Crimini Di Grindelwald, gioverebbe forse una seconda visione per poter essere del tutto imparziali. Ma per fortuna o sfortuna, a seconda dei punti di vista, ce ne è bastata una – così come ci è bastata una semplice inquadratura di un certo castello – per sentirci comunque a casa (anche se un tantino spaesati in certi momenti) proprio come ci aveva promesso Zia Row.

rev-1-FB2-03257r_High_Res_JPEG

Animali Fantastici: I Crimini Di Grindelwald sarà al cinema dal 15 Novembre 2018, e in anteprima nazionale il 14.

Laura Silvestri

Info


Titolo: Fantastic Beasts - The Crimes Of Grindelwald

Durata: 134'

Data Di Uscita: 15 Novembre 2018

Regia: David Yates

Con:Eddie Redmayne, Katherine Waterston, 
Jude Law, 
Johnny Depp, Callum Turner, 

Dan Fogler, Alison Sudol,
Ezra Miller,
Claudia Kim, 
Zoë Kravitz

Distribuzione: Warner Bros.

Hunter Killer: Caccia Negli Abissi – La Recensione

Sei mai stato su un Hunter Killer?

In una contemporaneità non specificatamente definita, la terribile minaccia di una incombente Terza Guerra Mondiale porta Joe Glass, Capitano di un Hunter Killer (sofisticato sottomarino americano) e il suo equipaggio a sventare un colpo di stato nazionalista in Russia, sfidando la sorte negli abissi del Mar Glaciale Artico…

Tratta dal romanzo di G. Wallace e D. Keith uscito nel 2012, Hunter Killer – Caccia Negli Abissi è una storia che deve affrontare il fragilissimo equilibrio tra Usa e Russia, mai assestato del tutto; si parla di responsabilità, di scelte che vanno ad inglobare il destino dei rapporti tra le potenze mondiali e della popolazione tutta; si mettono in luce alcune dinamiche pericolose proprie di una realtà che ha sulle spalle il peso della Guerra Fredda, con tutte le sue conseguenze.

hk2

Ci troviamo davanti ad un vero e proprio intrigo internazionale, in cui tutto è giocato su tre diversi “scenari operativi”: la sala all’interno del Pentagono, da cui l’ammiraglio Donnegan (Gary Oldman) dirige l’intera operazione, la base nemica da cui verrà prelevato il Presidente russo, e il sottomarino fulcro dell’intera struttura narrativa. I passaggi da uno scenario all’altro controllano abbastanza bene la tensione, trascinando la storia verso una parte finale che sprigiona un angst dalle sfumature catastrofiche (e claustrofobiche); peccato si sfoci in una risoluzione, a essere sinceri, davvero troppo facile e scontata.

Il ritmo e i dialoghi seguono un po’ lo strascico di un certo cinema action-thriller degli anni ’90, senza purtroppo avere quello sprint in più che male non avrebbe fatto.

Il lavoro registico compie il suo dovere, ma è tutt’altro che brillante, pur trovando qualche scelta visiva che sicuramente non lascia indifferenti (il merito in parte se lo prende anche un’ambientazione artica suggestiva). Ci sono dei frammenti di attimo in cui si trascende dal susseguirsi dei fatti e quasi ci si immerge negli abissi insieme al sottomarino.

Anche il setting militare/claustrofobico all’interno di un sottomarino da guerra è decisamente abusato, però il film riesce nel riprodurre con accuratezza, e in qualche modo nel dare un’autenticità, una definizione, a questo spazio, e alle dinamiche all’interno e al di fuori di esso.

hk5

Gli attori cardine di tutto il film sono indiscutibilmente Gerard Butler e Gary Oldman. Butler nei panni del Capitano Joe Glass è credibilissimo, con la giusta dose di magnetismo; il suo è un personaggio che con carisma e sangue freddo prende in mano la situazione, senza mai un’esitazione. Quello di Oldman è un tasto dolente, in quanto l’Ammiraglio Charles Donnegan è un personaggio che ha dalla sua la razionalità ma è molto poco incisivo; cosa dire, se non che quando si ha un attore (finalmente!) premio Oscar del genere è anche necessario saperlo sfruttare al meglio?

In sostanza, un film che ha certamente i suoi difetti, ma godibile, con buon impatto visivo e un discreto, anche se poco coraggioso, sviluppo narrativo.

Cristiana Carta

 

 

Info

 
Titolo: Hunter Killer

 
Regia: Donovan Marsh

 
Durata: 121’


Con: Gerard Butler, Gary Oldman, Common, Linda Cardellini, Toby Stephens

 
Data di uscita: 8 Novembre

 
Distribuzione: Eagle Pictures

 

Overlord – La Recensione

L’Horror(e) Della Guerra

Dal regista Julius Avery e dal produttore esecutivo J.J. Abrams, arriva Overlord, film ambientato all’epoca del secondo conflitto mondiale, che racchiude in sé una miscela di generi: dall’horror-thriller all’action di guerra, dallo splatter al mistery, la pellicola non si fa davvero mancare nulla, e dimostra di saper intrattenere goliardicamente il pubblico.

5

Un gruppo di soldati atterra nella Francia occupata dai Nazisti per boicottare l’imminente invasione tedesca. Il loro compito è distruggere una radiotrasmittente posizionata in cima a una torre, nei pressi di una chiesa fortificata. Non sanno, però, che orrori inimmaginabili si celano al di sotto…

È difficile parlare di star power in questo caso, poiché gli attori più familiari al grande pubblico sono probabilmente una minoranza: Wyatt Russell, già visto in 22 Jump Street e in Black Mirror, e Pilo Asbæk, l’Euron Greyjoy di Game Of Thrones, mentre i più attenti riconosceranno forse Iain De Caestecker, il Fitz di Agents Of S.H.I.E.L.D., Jacob Anderson, anche lui reduce dal Trono Di Spade. Eppure, la fama non sembra essere un fattore qui necessario.

La storia raccontata lancia infatti le premesse per la ribalta dell’everyman, l’uomo qualunque, che si batte e combatte contro chi, invece, le tenta tutte per poter raggiungere l’immortalità fisica e figurata, anche a costo della proprio umanità.

Si punta allo spessore interpretativo, che i ragazzi scelti sanno convogliare – grazie anche ad una caratterizzazione assolutamente non da disdegnare – persino nelle scene più toccanti, e che riescono ad adattare, quando necessario, a quelle di carattere comico o più improntate all’azione.

4

Passando alla qualità visiva, è particolarmente apprezzabile la fotografia – che forse indugia un po’ troppo a lungo sui toni scuri in fase iniziale, mostrando invece più dinamicità andando avanti – e rievoca con successo, assieme ad un assennato lavoro di ricostruzione da parte di scenografi e costumisti, le atmosfere tipiche dei ’40.

L’ambientazione è decisamente una boccata d’aria fresca per narrazioni di questo genere, evitando di saturare ulteriormente il panorama degli horror movie con l’ennesimo contemporary dotato di adolescenti spensierati e case infestate.

E persino le trovate più inerenti lo splatter non commettono l’orrore errore di scadere nel kitsch e nel trash… Almeno non eccessivamente.

Trama avvincente, personaggi che finalmente non fanno venir voglia di gridare al villain della storia «Sono dietro la porta, ti prego falli fuori!» e un interessante prospettiva sulle debolezze umane fanno di Overlord non solo il film di Halloween che non vi aspettate – soprattutto perché esce l’8 Novembre -, ma anche il pop-corn movie che non vi farà andare di traverso lo spuntino di mezzanotte, e che non vi pentirete di aver messo su nonostante sia già calata l’oscurità.

Laura Silvestri

 

Info

Titolo: Overlord

Regia: Julius Avery

Durata: 109'

Con: Jovan Adepo, Wyatt Russell, Pilo Asbæk, 
Iain De Caestecker, JohnMagaro, 
Dominic Applewhite, Jacob Anderson, 
Mathilde Ollivier 

Data Di Uscita: 8 Novembre

Distribuzione: Paramount Pictures, 20th Century Fox