Bohemian Rhapsody – La Recensione

 

Preparatevi a farvi scuotere!

Negli anni settanta, una band inglese capitanata dal cantante più travolgente che l’industria discografica abbia mai avuto, arriverà a cambiare per sempre la storia della musica: lui è Freddie Mercury e loro sono i Queen.

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Quando, all’alba degli anni settanta, Farrokh Bulsara (Rami Malek, che in moltissimi conosceranno per la serie Tv Mr. Robot) incontra i musicisti Brian e Roger (rispettivamente Gwilym Lee e Ben Hardy), è solo un ragazzotto di origini parsi, attratto dal sontuoso abbigliamento femminile e da tutto ciò che è spettacolare. La sua incredibile voce sarà però la spinta decisiva a far nascere i Queen, la rock band Regale per eccellenza.

Farrokh mostra decisamente le qualità del frontman: è un bel concentrato di audacia e battute pungenti, e nemmeno il suo nome può essere banale – che infatti presto cambierà in Freddie Mercury -. Insomma, un autentico esplosivo che aspetta solo di essere innescato.

Intanto l’equilibrio che si crea all’interno del gruppo è quasi commovente: sono più che amici, sono così uniti da sembrare una famiglia, completandosi e sostenendosi a vicenda. Ma come in tutte le famiglie, non mancano screzi e incomprensioni.

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Davanti agli occhi, scorre inesorabile un’ascesa scandita dalle note dei pezzi più famosi ed emozionanti, con i quali la band ha conquistato l’immortalità eterna, dando un’attenzione particolare alle incursioni nella musica operistica. La fascinazione di Freddie verso questo tipo di atmosfera porterà al brano “definitivo”, assolutamente glorioso (come direbbe la buona Mara Maionchi) e in grado di fomentare anche i sassi – a quell’epoca come in tutte le generazioni a seguire –  Bohemian Rhapsody, un’immensa opera rock ancora oggi senza rivali. Ma nel ’75 pareva impensabile dare in pasto al pubblico di allora una canzone così poco immediata, di ben 6 minuti di lunghezza; l’unica cosa da fare resta intraprendere svariate prove di forza con l’industry e i produttori, che li vorrebbero imbrigliati in uno schema che non li rappresenta affatto.

Tutto culmina (ma anche, emblematicamente, prende il via) nel loro concerto più iconico e significativo: il Live Aid dell’85, a Wembley. E dopo aver sofferto e combattuto per anni in silenzio con la malattia, Farrokh Bulsara, noto universalmente come Freddie Mercury, morirà di AIDS nel ’91, all’età di 45 anni

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Se dobbiamo esser sinceri, di sbavature ce ne sono, e sfortunatamente il film deve avere un po’ risentito della sostituzione di regia; si indugia in sentimentalismi e in momenti che potrebbero risultare discutibili, mentre un aspetto su tutti avrebbe meritato molta più cura, cioè l’insieme di sfumature che costituivano Mercury nel suo essere: provocatore, strafottente, megalomane, sicuro di essere destinato alla grandezza, però anche estremamente fragile, con una complessa sensibilità. L’idea di fondo è buona là dove si vuole mostrare il netto solco tra la ribalta di ribollente e allucinata energia e un “dietro le quinte” molto più dimesso, comunque sopra le righe, ma che sa quasi di borghese.

Al nostro Malek, d’altro canto, non si può rimproverare praticamente nulla: si è dovuto confrontare con la personalità forse più carismatica, ingombrante e controversa degli ultimi tempi, con una delle voci più potenti e inconfondibili nella storia della musica. Non resta altro che aggiungere chapeau.

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Frutto dell’unione di musical e biopic, Bohemian Rhapsody, è una gioia per gli occhi e soprattutto per le orecchie, e vi renderà difficile non cantare a squarciagola, fingendo di reggere in alto un microfono (rigorosamente ancora agganciato all’asta, chiaro!)

Cristiana Carta

 

Info

Titolo: Bohemian Rhapsody

Regia: Dexter Fletcher, Bryan Singer

Durata: 106'

Con: Rami Malek, Mike Myers, Aidan Gillen,

 Tom Hollander, Joseph Mazzello, Lucy Boyton, 

Allen Leech, Michelle Duncan, Aaron McCusker, 

Max Bennett, Gwilym Lee, Ben Hardy

Data di uscita: 29 novembre 2018

Distribuzione: 20th Century Fox

Robin Hood: L’Origine Della Leggenda – La Recensione

Eppure, eppure, eppure.

Lord Robin di Loxley è costretto a prender parte a una guerra non sua, che si rivelerà solo un inutile spargimento di sangue e un assurdo spreco di denaro. Al suo ritorno a casa, scopre che la corruzione dilaga fin oltre la contea, e che il suo popolo, assieme alla sua amata, è relegato in miniera. Assieme a un mentore inaspettato, il ragazzo cercherà di rimediare ai torti commessi dallo Sceriffo di Nottingham e dai suoi alleati, diventando l’eroe delle leggende.

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Eppure, siamo rammaricati di comunicarvi che di eroi e leggende, nel film di Otto Bathurst, se ne vedono ben pochi.

Memore di un poco convincente King Arthur: Il Potere Della Spada, Robin Hood – L’Origine Della Leggenda mette in scena una versione rimodernata di un classico senza tempo, ma invece di imparare dagli errori commessi dal suo “predecessore”, vi prende spunto per farne di nuovi, più personali e… Meno giustificabili.

Con un cast così ricco di potenziale – Egerton è sicuramente uno dei giovani più talentuosi del panorama attuale, mentre Foxx e Mendelsohn non avrebbero bisogno nemmeno più di introduzioni – è davvero difficile confezionare un prodotto meno che discreto.

Eppure, è esattamente ciò che accade.

Similmente a quanto avvenuto per King Arthur, non bastano lo star power e il talento degli attori, le scene d’azione a metà tra slow-motion e hyper speed (tanto care a Ritchie, e qui emulate da Bathurst), o la promessa di riportare un personaggio così iconico sul grande schermo per garantire il successo della pellicola.

Non quando la traballante sceneggiatura e le opinabili scelte di costume e production design sembrano fare a pugni tra loro. Non quando la storia di fondo non supporta l’essenza dei personaggi a cui sta dando vita. E non quando questi ultimi sono a malapena riconoscibili nel maldestro tentativo di rinnovarli e rimodernarli, ma senza una chiara visione dietro.

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Il film pecca tristemente di un’indecisione che non trova risoluzione: ci prova, ma non abbastanza; osa, ma non nel modo giusto, sfociando più nel casuale bizzarro e ridicolo, che nel volutamente stravagante, e disorientando completamente lo spettatore.

Vuole essere provocativo, irriverente, politicamente rilevante, ma non lascia tracce di alcuno spessore. Fa un tentativo anche in materia di femminismo, ma con scarsi risultati. Semmai, ottiene l’effetto opposto, rendendo Marian uno degli elementi più irritanti del lungometraggio.

Eppure, Robin Hood – L’Origine della Leggenda ci lascia effettivamente qualcosa – anche se nulla di particolarmente positivo, se escludiamo le interpretazioni e qualche battuta azzeccata -: ci lascia delle domande.

Dove sono l’impavido Robin e suoi Merry Men, dov’è il senso dell’umorismo tipico dell’arciere incappucciato, e dove sono il cuore e l’anima del ladro che rubava ai ricchi per dare ai poveri perché era la cosa giusta da fare (e non solo per far bella figura con la gentil donzella o per capriccio personale)?

Con la speranza che almeno voi troviate risposte, Robin Hood – L’Origine Della Leggenda sarà dal 22 Novembre al cinema.

Laura Silvestri

Info


Titolo: Robin Hood


Durata: 116'



Data di Uscita:22 Novembre 2018
Regia: Otto Bathurst


Con: 
Taron Egerton, Jamie Foxx, 

Ben Mendelsohn, Eve Hewson, 

Jamie Dornan, Tim Minchin


Distribuzione: 01 Distribution

Aquaman – Il Final Trailer

Disponibile online il final trailer di Aquaman, sesto film dell’universo cinematografico DC targato Warner Bros.

Secondo la sinossi rilasciata da Acting Auditions:

“Aquaman sarà incentrato sul riluttante sovrano del regno subacqueo di Atlantide, Arthur Curry. Arthur si troverà coinvolto nella battaglia tra gli abitanti della Terra, che inquinano costantemente l’ambiente, e il suo popolo, pronto a invadere la superficie” 

Aquaman, diretto da James Wan e con Jason Momoa, Amber Heard, Nicole Kidman, Patrick Wilson e Willem Dafoe, uscirà nelle sale italiane il 1 gennaio 2019.

Trailer: Warner Bros.
Poster: Everyeye

Laura Silvestri

American Horror Story : Apocalypse – Il Recap Di Stagione

Ogni anno si presenta la stessa story(a): le supposizioni sulle imminenti stagioni di American Horror Story diventano il passatempo preferito dei fan della serie TV.

Nel corso del tempo abbiamo assistito a sempre più crossover tra i personaggi, e finalmente Ryan Murphy e Brad Falchuck (creatori della serie, come anche di Glee, Scream Queens, American Crime Story, Feud, 9-1-1e Pose) hanno annunciato che l’ottava stagione sarà interamente incentrata sull’unione di due mondi: American Horror Story: Apocalypse è ufficialmente la collision fra Murder House e Coven (prima e terza stagione dell’antologia).

E noi di Time Stone Entertainment non potevamo lasciarci sfuggire questo ottavo capitolo.

Tenetevi forte perché questo è il nostro recap di:

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Tutto era cominciato in agosto, con la comparsa del teaser della stagione che mostrava un sorteggio compiuto da Wilhemina Venable (Sarah Paulson), accompagnato dalle parole: “Questa è la tua possibilità di essere uno dei pochi rimasti. Questa è la tua possibilità di sopravvivere. Ti troveremo presto.” 

Ecco che si è pensato immediatamente ad uno scenario simile a quello della mietitura in Hunger Games, e perciò ci si è domandatistiamo parlando di una stagione distopica?

Ad ogni modo, almeno inizialmente è sembrato che ci si stesse addentrando nel post-apocalisse: sulla Terra, ormai, si sono diffuse delle radiazioni che mutano i tratti somatici degli esseri viventi, ma chi ha potuto – meritevole o fortunato – si è già salvato.

Ma, a dire il vero, sin dalle prime puntate è parso ovvio che l’Apocalisse nucleare fosse solamente la cornice dell’intera vicenda. In realtà, nel corso dei dieci episodi, l’Apocalisse di cui si è trattato è stata prettamente di matrice religiosa: tutta la stagione, infatti, si è delineata sullo scontro fra il bene e il male.

 Il bene ha trovato i suoi emblemi nelle streghe dell’Accademia Miss Robichaux per ragazze eccezionali, diretta da Cordelia Goode (Sarah Paulson), la “Suprema”.

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 Zoe Benson (Taissa Farmiga), Madison Montgomery (Emma Roberts), Queenie (Gabourey Sidibe) Misty Day (Lily Rabe) e Myrtle Snow (Frances Conroy) sono state infatti le preziose alleate di Cordelia nella lotta contro il male supremo, incarnato da Michael Langdon (Cody Fern).

Nei vari episodi non ci si concentrerà tanto sul come una piccola porzione di umanità sia sopravvissuta al cataclisma nucleare, ma tramite numerosi flashback ci verrà svelata la sequela di eventi che hanno decretato l’ascesa del diabolico Michael e la decisione di Cordelia di volerlo eliminare.

Tutto ha inizio nella casa della prima stagione, Murder House, che vede il concepimento di Michael per intercessione di un’entità maligna (Satana?).

Il bambino verrà poi affidato alle cure di Constance Langdon (Jessica Lange), sua nonna.

Stando ai racconti presenti nella già stagione d’esordio, Michael si dimostra diabolico sin dalla tenera età. Sarà poi nel sesto episodio di Apocalypse (diretto da Sarah Paulson) che il bimbo, dopo aver spinto al suicidio la stessa Constance, si unirà alla Chiesa di Satana, apprendendo di avere dei poteri speciali, simili a quelli della Suprema, se non con la differenza di essere finalizzati al puro male.

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Verso la conclusione di Coven, si assiste alla morte delle streghe Myrtle, Nan (Jamie Brewer) e Madison, in più, nella quinta stagione (Hotel) Queenie rimane vittima del famigerato Mr. March (Evan Peters), proprietario dell’hotel Cortez.

Le streghe verranno resuscitate una ad una in Apocalypse andando a costituire il potente esercito di Cordelia, al quale si aggiungeranno Mallory (Billie Lourd), una strega che spesso ci ha dato il sentore di essere la futura Suprema in ascesa, Bubbles McGee (Joan Collins), vecchia star del cinema, e la ricca e viziatissima Coco St. Pierre Vanderbilt (Leslie Grossman), strega con dei bizzarri poteri: indovinare la percentuale di glutine e le calorie presenti nel cibo (in seguito si scoprirà essere anche in grado di percepire le situazioni di pericolo).

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Michael Langdon dalla sua avrà un esercito di stregoni appartenenti all’Hawthorne Academy per ragazzi eccezionali, ma questi verranno pian piano eliminati da Cordelia. Un’altra sua preziosa alleata sarà poi Miriam Mead (Katy Bates), l’androide creato ad immagine e somiglianza della donna che lo ha adottato dopo il suo allontanamento dalla casa di Murder House.

Questa, vivrà per un periodo all’interno dell’Avamposto 3, un tetro bunker gestito da Wilhemina Venable (Sarah Paulson) finalizzato alla sopravvivenza di pochi eletti alla catastrofe nucleare.

Michael si introdurrà all’interno di questo profetizzando: “Mi è stato assegnato il compito di valutare chi di voi merita di sopravvivere. Posso portarvi via tutti. Oppure nessuno.”.

Ciò che sapremo riguardo questa selezione è che Venable non è tra i fortunati “prescelti” a causa di una forma di scoliosi.

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Le nove puntate che precedono quella conclusiva sono una corsa contro il tempo per fermare l’Anticristo. Le streghe tenteranno di sventare dei complotti contro di loro, punendo i cospiratori con la messa al rogo, e scenderanno a patti con alcune entità: uno su tutti Papa Legba (Lance Reddick), il Loa haitiano già incontrato in Coven, beneficiando – in questo caso – di Dinah Stevens (Adina Porter), un’intermediaria doppiogiochista, che venderà poi l’anima a Satana per il mero successo in TV.

La domanda finale è sempre quella: chi vincerà tra bene e male?

Rimanete con noi, perché a breve arriverà la recensione del finale di stagione: Apocalypse Then.

Lucrezia Roviello

TFF 2018 — Dovlatov – I Libri Invisibili

Dovlatov – I libri invisibili verrà presentato in anteprima nazionale nella sezione “Festa Mobile” alla 36° edizione del Torino Film Festival.

Diretto da Aleksej German Jr., già Orso d’Argento per il film Under Electric Clouds e Leone d’Argento per Paper Soldier, il film ha conquistato l’Orso d’Argento per il miglior contributo artistico al Festival di Berlino 2018

Aleksej German Jr. per la prima volta volge lo sguardo verso la sua città, la Leningrado degli anni ’70, per ritrarre le vite dei giovani scrittori sovietici Sergei Dovlatov e Joseph Brodsky, e di tutti gli altri artisti oppressi dal regime dell’epoca.

Dovlatov – I libri invisibili verrà distribuito in Italia dalla primavera 2019 da Satine Film che, dopo i recenti successi di WajibInvito al matrimonio e A Quiet Passion, porta nel nostro paese una pellicola che ha colpito il cuore del pubblico e della critica internazionale.

Nel cast del film Milan Maric, Danila Kozlowsky, Helena Sujecka e Arthur Beschastny.

Il regista sarà presente alla rassegna cinematografica.

 

Incontro con il regista:

Lunedì 26 novembre ore 18:00 c/o Circolo dei Lettori via Bogino, 9

Proiezione ufficiale:

Lunedì 26 novembre ore 19:30 – Cinema Massimo

 

Materiali Stampa: ManzoPiccirillo
Trailer: Geomovies

 

Lucrezia Roviello

TFF 2018 – The Guilty

L’esordiente regista danese, Gustav Möller, presenta in anteprima in concorso al Torino Film Festival 2018 il thriller The Guilty, con Jakob Cedergren.

La sinossi del film:

“Asger Holm, ex-agente di polizia e operatore telefonico ad un centralino per le emergenze, riceve una chiamata da una donna che è stata rapita. Quando la conversazione improvvisamente si interrompe, comincia la ricerca della donna e del suo sequestratore.
Con a disposizione soltanto il telefono, Asger dà inizio ad una corsa contro il tempo per salvare la vittima. Presto però comprende di avere di fronte un crimine ben più grave di quanto inizialmente pensasse.”

 

Gli screening avranno luogo:

Domenica 25 novembre alle 21.45 – Cinema Reposi 3 (Proiezione ufficiale)

Lunedì 26 novembre alle 12.00– Cinema Reposi 3 (Proiezione ufficiale)

Martedì 27 novembre alle 18:00 – Cinema Reposi 2

 

 

The Guilty è prodotto da Magnolia Pictures distribuito da Movies Inspired. Nel cast anche Jessica Dinnage, Omar Shargawi e Johan Olsen.

Materiali Stampa: US

Lucrezia Roviello

ROMA – Il Film Di Cuarón Arriva Su Netflix e Al Cinema

ROMA, il film vincitore del Leone D’Oro a Venezia 75 sta per arrivare su Netflix e al cinema, inizialmente solo in pochi esercizi selezionati, ora accompagnato da un’espansione del numero di sale negli Stati Uniti e nei mercati internazionali. Nel complesso, il film sarà distribuito nelle sale di oltre 30 paesi in tutto il mondo.

Come da comunicato, ROMA avrà un’uscita esclusiva in un numero limitato di sale nelle città di Los Angeles, New York e in Messico dal 21 novembre. Altre uscite cinematografiche nelle città americane, a Toronto e Londra seguiranno il 29 novembre insieme ad altri importanti mercati e territori internazionali, che continueranno ad aggiungersi a partire dal 5 dicembre. Il film sarà distribuito a livello mondiale su Netflix il 14 Dicembre.

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Di seguito la sinossi ufficiale:

“Il progetto ad oggi più personale del regista e sceneggiatore premio Oscar Alfonso Cuarón (Gravity, I Figli degli uomini, Y Tu Mama Tambien), ROMA segue le vicende di Cleo (Yalitza Aparicio), una giovane collaboratrice domestica di una famiglia della classe media che vive nel quartiere di Roma a Città del Messico. Con un’artistica lettera d’amore alle donne che lo hanno cresciuto, Cuarón attinge alla propria infanzia per creare un vivido ed emozionante ritratto di conflitto domestico e gerarchia sociale nel pieno delle turbolenze politiche degli anni ’70. Il primo progetto di Cuarón dal rivoluzionario Gravity (2013).”

#Netflix #ROMACuaron

Materiali Stampa: Studio Lucherini Pignatelli

Laura Silvestri